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lunedì 15 giugno 2026

Pizzetto Ovest, "Facoceri nello Spazio" (200 m, VI-)

Zona: Rifugio Scarpa Agner
Sviluppo: 200 m
Esposizione: Sud
Tempo: 3-4 h
Difficoltà: VI-
Materiale: NDA, friend medi, cordini per clessidre.
Discesa: in doppia

Conosciuta anche come "Borsato-Portaluri" è una delle linee classico/moderne più frequentate dei Pizzetti. Aperta nel 2003 supera la parete sud del Pizzetto Ovest in prossimità dello spigolo sfruttando una successione di placche appoggiate e fessure che offrono un'arrampicata continua ed elegante.
La roccia è quasi sempre eccellente e la chiodatura discreta lascia spazio all'utilizzo delle protezioni veloci. Dopo una prima parte caratterizzata da placche compatte e molto lavorate, la via raggiunge una grande cengia mediana da cui attacca l'evidente sistema di diedri che costituisce il tratto più caratteristico dell'itinerario. 

Accesso
Da Frassenè raggiungere il Rifugio Scarpa lungo la strada forestale (1 ora, utili le biciclette). Dal rifugio seguire il sentiero Miniussi passando per il Col Colander 
fino al bivio con la vecchia via normale dell'Agner e proseguire verso destra fin sotto al Pizzetto Ovest (quello di sinistra). Risalire il pendio erboso alla base del Pizzetto spostandosi sul sul margine sinistro fino ad individuare l'attacco della via. Circa 1 ora dal rifugio.

Descrizione
L1 - Si attacca a destra del cordone seguendo un facile sistema di diedrini e gradoni che porta a una serie di fessure parallele ben evidenti. Sosta su grande clessidra con cordone. 50 m, IV+.
L2 - Traversare leggermente verso destra e risalire un pilastrino articolato. Si continua poi su belle placche lavorate fino a raggiungere un canale-camino che conduce a un albero di sosta. 55 m, IV.
L3 - Per terreno più semplice si superano alcuni risalti rocciosi aggirando una caratteristica quinta sulla sinistra. Sosta in una piccola nicchia attrezzata. 20 m, III.
L4 - Salita diretta su roccia compatta seguendo una marcata colatura scura che funge da riferimento. Uscire sulla cengia superiore e sostare in una nicchia sulla sinistra. 45 m, V.
L5 - Tiro breve ma sostenuto. Superare un piccolo strapiombo sopra la sosta e spostarsi progressivamente verso destra fino ad entrare nel camino soprastante. Sosta su chiodi. 15 m, VI-.
L6 - Risalire il diedro-camino con arrampicata atletica ma ben protetteggibile. Le difficoltà diminuiscono gradualmente fino a una comoda cengia con alberello. 25 m, VI- poi IV.
L7 - Seguire una fessura verticale che richiede qualche movimento più deciso. Una breve placca conduce quindi alla cresta superiore, raggiunta aggirando le ultime difficoltà sulla destra. Sosta tra grandi blocchi. 40 m, IV.
L8 - Ultima lunghezza molto panoramica. Un breve muro conduce a una cengia esposta che va percorsa verso ovest e dalla quale si guadagna la cresta terminale e la vetta per facili rocce. 30 m, IV.

Discesa
Con due rapide doppie da 60 m sul versante occidentale fino al canale che si scende con facile disarrampicata fino all'attacco.




Ph. Credits Sito Rif. Scarpa

Spiz de la Lastia, "Spigolo Est" Santomaso-Zilio (270 m, V)

Zona: Rifugio Scarpa Agner
Sviluppo: 270 m
Esposizione: Est - Sud-Est
Tempo: 4-5 h
Difficoltà: V
Materiale: NDA, friend dal BD 0.5 al 3, cordini per clessidre.
Discesa: in doppia


Arrampicata piacevole e panoramica sul versante meridionale dell'Agner: aperta nel 2007 da Sergio Santomaso e Luca Zilio, segue con logica l'affilato margine orientale dello Spiz de la Lastia, alternando fessure, diedri e placche compatte sempre ben proteggibili. Le difficoltà rimangono contenute e distribuite lungo tutto il percorso. Il lungo avvicinamento potrebbe scoraggiare a prima vista, ma una volta raggiunta la base dello spigolo il contesto ripaga ampiamente della fatica. La vista sulla Conca Agordina e sulle Pale di San Lucano accompagna la salita dall'attacco fino all'anticima e contribuisce a rendere l'itinerario uno dei più interessanti del settore per chi cerca una giornata di arrampicata classica in totale isolamento nonostante la vicinanza quasi palpabile con la valle.

Accesso
Da Frassenè raggiungere il Rifugio Scarpa lungo la strada forestale (1 ora, utili le biciclette). Dal rifugio seguire il sentiero Miniussi passando per il Col Colander fino alla Pala della Madonna, riconoscibile per la presenza dei paravalanghe. Risalire il pendio erboso passando tra le strutture fino al loro termine fino a raggiungere l'evidente spigolo orientale dello Spiz de la Lastia. Circa 1h e 10 dal rifugio.

Descrizione
L1 - Si attacca sopra a dei mughi prendento lo spigolo sulla destra e seguendo un evidente diedro ben proteggibile. Sosta su 2 chiodi. 40 m, V-.
L2 - Rimontare la sosta e attraversare a destra poi dritti in direzione di un cordino (passo di V). Un caminetto svaso deposita in cengia dove si sosta su clessidra 35 m, V.
L3 - Per terreno facile si supera in conserva una fascia articolata di gradoni, mughi e cenge fino alla forcella con masso incastrato. Sosta su spuntone. 80 m, II. (in caso di emergenza si può scendere a piedi da questo punto in direzione dei paravalanghe).
L4 - Si affronta il pilastro su bellissima placca a buchi. Sosta su 2 chiodi. 40 m, V.
L5 - Si risalgono due diedri in successione separati da una forcelletta. Sosta su clessidra. 30 m, IV.
L7 - Un'ultima fessura seguita da una serie di camini conduce all'anticima dove si sosta su spuntone, 40  m, IV.

Chi desidera raggiungere la vetta principale può calarsi per circa 30 metri nella forcella tra anticima e cima e risalire le facili placche del versante opposto. Il rientro avviene percorrendo lo stesso itinerario.

Discesa
Dall'anticima seguire la cresta verso sud per circa 50 m (ometto) fino a raggiungere la sosta della prima calata. Due doppie lineari da 60 m sul versante sud-est riportano direttamente alla base della parete nei pressi dei paravalanghe.




A. Gualdo su L1


Da S1

Verso la forcella

Bellissima placca di L4 

martedì 9 giugno 2026

Pizzetto Est, Spigolo Liberalato (200 m, V)

Zona: Rifugio Scarpa Agner
Sviluppo: 200 m
Esposizione: Sud
Tempo: 3-4 h 
Difficoltà: V
Materiale: NDA, friend medi, cordini.
Discesa: in doppia 


Lo Spigolo Liberalato (o Spigolo Sud-Ovest) è una di quelle vie di arrampicata classica che andrebbero percorse all'inizio della frequentazione dell'Agner perché racchiude molte delle caratteristiche che rendono unico questo gruppo: roccia generalmente compatta, ambiente ampio e severo e necessità di saper leggere il percorso e di muoversi con autonomia nelle protezioni. Aperto nel 1967 da Liberalato, Barina e Bonato, l'itinerario segue con grande evidenza il margine meridionale del Pizzetto Est, sfruttando la linea più naturale della parete. Le difficoltà si mantengono costanti lungo tutta la salita e soltanto un breve tratto in camino può risultare più impegnativo, soprattutto dopo periodi piovosi. Per il resto si arrampica con continuità su un calcare compatto, a tratti intervallato da erba e detriti, ma sempre in un contesto di grande respiro. Pur con uno sviluppo contenuto, la via regala una piacevole sensazione di montagna selvaggia e rappresenta un ottimo primo incontro con le immense architetture rocciose che circondano l'Agner.

Accesso
Da Frassenè seguire la strada forestale che conduce al Rifugio Scarpa-Gurekian (1 ora a piedi). Dal rifugio imboccare il sentiero Miniussi in direzione dell'Agner fino al Col Colander. Superato un breve risalto roccioso si raggiunge il bivio tra la vecchia normale all'Agner e il Miniussi, continuare a destra fino alla base del pendio sottostante i Pizzetti. Risalire i prati e i ghiaioni puntando all'evidente spigolo meridionale (cordino viola). Circa un'ora dal rifugio.

Descrizione
L1 - Si sale direttamente sopra al cordino e si supera subito una placca compatta e poi per fessure erbose. Sosta su clessidre oltre un canale. 50 m, III.
L2 - Affrontare la fessura verticale (cordino visibile) e ricca di clessidre che conduce ad un canaletto sotto ad una nicchia, si traversa a sinistra e si sale una fessura (chiodo) che porta ad una comoda cengia di sosta sotto al camino umido. 40 m, IV+
L3: Salire il camino (V) che sgrada man mano fino al piccolo larice dove si sosta. 20 m.
L4 - Si continua prima per placche e poi a cavallo della dorsale girando a sinistra un evidente masso. 35 m,  IV-.
L5 - Si prosegue sempre in direzione dell'evidente Naso sommitale, per placche compatte, fino ad entrare nel canale detritico che va risalito fin sotto al diedro. IV+, 50 m.
L6 - Si sale il diedro sul margine destro (cordino) e poi per i bei camini sommitali si giunge alla sosta su clessidre. 45 m, IV+.

Discesa
Dalla sosta di vetta su clessidre effettuare una prima doppia di 20 metri fino all'intaglio con la torre vicina. Seguire una stretta cengia esposta verso ovest ed effettuare una calata di 20 m da chiodi su un diedro fessurato fino al gande terrazzo. Da qui con una calata da 50 m si arriva ad una sosta nel canale. Effettuare un'altra calata per superare un risalto strapiombante, poi valutare se disarrampicare su III detritico
 oppure continuare con altre 2 da 60 m fino all'attacco.


Bellissima fessura di L2


L5

L4

Ph. Credits Sito Rif. Scarpa

lunedì 6 ottobre 2025

Cima di Valtorta, Via Normale (120 m, III)

Zona: Agner
Sviluppo: 120 m
Esposizione: NE
Tempo: 4 h
Difficoltà: III
Discesa: a piedi e in doppia
Materiale: friend e cordini

Itinerario d’ambiente, consigliato a cordate esperte nel muoversi su terreno non battuto e privo di riferimenti, da affrontare in periodi asciutti e con condizioni stabili. La via, non segnata né attrezzata, si svolge tra mughi, cengette e brevi risalti di roccia compatta, richiedendo intuito e capacità di muoversi fuori traccia. L’impegno non è tanto tecnico quanto ambientale e d’orientamento.

Accesso:
dal Rifugio Scarpa raggiungere Malga Agner in discesa. Da qui una debole traccia (aiutarsi con carta e gps) conduce sempre in costa verso il baito dei cacciatori nominato "Casel del Nenti" posto esattamente sotto alla est della Cima di Valtorta. Da qui puntare la base della parete per tracce di camoscio e puro "ravanage". Quando il terreno si fa più aperto si supera un passo di roccia sulla sinistra fino ad arrivare per prato ripido alla Forcella Scura. (1h30’). 

Descrizione:
L1 Dalla forcella rimontare un muretto nel punto più facile a destra e con breve traverso andare ad aggrappare i mughi sui quali ci si issa prima e si galleggia sopra poi. Si giunge ad un canaletto che crea un tunnel tra mughi che porta ad una zona libera con albero secco dove si sosta. (30 m, II)
L2 Traverso a destra su cengetta e si risale il canale umido ed erboso. Lo si risale con passi di III, traversando poi a sinistra fino a uno spigoletto e a un terrazzo con massi e spuntoni dove si sosta. Presente cordino di calata su mugo che ci servirà al rientro. (40 m, III)
L3 Si prosegue a piedi per lasta inclinata verso sinistra fino ad una forcelletta dove si sosta su friends. (40 m, II)
L4 Guadagnare la cresta ed in breve ci si trova sulla sommità. (10 m, III)

Discesa:
Dalla cima si torna per cresta disarrampicando prima e percorrendo a ritroso la cengia inclinata fino alla sosta di calata su mugo. Con una doppia da 30 m si è di nuovo al mugo secco dove si percorre a ritroso con attenzione il primo tiro tra i mughi fino alla Forcella Scura. Da qui stare sotto ai Denti (o Torri) di Valtorta fino alle reti paravalanghe (traccia di camoscio). Percorrere tutte le reti verso ovest rimanendo in quota fino ad intercettare sentiero che scende a Malga Agner.


Casel del Nenti

Forcella Scura

L4 con i Denti di Valtorta sullo sfondo

Spiz de la Lastia e in primo piano il Dente di Satanasso


lunedì 18 agosto 2025

Agner, Spigolo Nord "Gilberti-Soravito" (1600 m, VI-)

Zona: Valle di S.Lucano
Sviluppo: circa 1600 m
Esposizione: NW
Tempo: 12-18 h
Difficoltà: VI-
Discesa: a piedi
Materiale: NDA, serie di friend.
Protezioni: chiodi
Relazione consigliata

Introduzione storica

Come riportato nell'esaurita guida del 2004 "Agner-Croda Granda" di Paolo Mosca, l’itinerario viene descritto come «arrampicata classica di straordinaria bellezza, su ottima roccia, che sale per il più lungo spigolo delle Dolomiti. L’itinerario segue nella prima parte un grande avancorpo ricoperto di mughi sul filo dello spigolo, nella seconda parte la destra dello spigolo». Aggiungiamo noi che la "straordinaria bellezza" si può certamente ricondurre dalla seconda spalla, dove finalmente i pini mughi smettono di crescere.
La via fu aperta da Celso Gilberti e Oscar Soravito il 29 agosto 1932, con uno sviluppo di circa milleseicento metri, difficoltà valutate sul IV e V grado con passaggi di V+ e VI-, e un tempo di salita che per i primi salitori fu di circa dodici ore. La prima ripetizione avvenne il 6 e 7 agosto 1936 a opera di Giovanni De Col e Mariano Da Campo. La prima invernale si deve invece a Sepp Mayerl insieme a Reinhold e Hans Messner, che scalarono tra l’11 e il 13 febbraio 1967, seguiti dalla seconda invernale realizzata dal 26 al 28 dicembre 1974 da Franz Gruber, Heini Renzl e Franz Forster.
Non mancarono le salite in solitaria: la prima fu compiuta da M. Fabbri il 24 luglio 1956, seguita dall’impresa di Toni Marchesini l’11 giugno 1964 in sei ore. Qualche mese più tardi, il 1° settembre 1964, Claude Barbier realizzò la terza solitaria in appena quattro ore e dieci minuti, mentre la quarta toccò a Angelo Ursella il 15 giugno 1969, con un tempo di sette ore e trenta. Lo stesso anno, il 13 luglio, Enzo Cozzolino firmò la quinta solitaria in cinque ore e trenta. Il primato rimane quello di Ivo Ferrari, che riuscì a percorrere lo spigolo in solitaria in sole tre ore e quindici minuti.

Schizzo Santomaso

Le nostre impressioni

Per questa grande-course partiamo alle ore 13.00 della vigilia di Ferragosto dal fondovalle, a 800 m s.l.m., con 30°C: non credevamo che in San Lucano si potessero toccare simili temperature. Siamo in cordata da tre, per dividere peso, acqua (5 litri a testa) e lunghezze, e anche per non privarci del piacere di un comodo e romantico bivacco programmato. Il sentiero di avvicinamento, quasi tutto sotto il sole, richiede un’ora e venti fino alla forcella d’attacco, dove troviamo il mitico Berto Lagunàz seduto all’ombra su un sasso: ironico proprietario della Torre e dello Spìz (di Lagunàz), che sarebbero in vendita al miglior offerente. Dopo i convenevoli e qualche risata, ci ragguaglia sulla piramide verde e mugosa sulla quale corre la prima parte della via: «Vardè che non lè un bèl rampegàr», ci avverte, consigliandoci una variante di attacco più diretta alla seconda spalla, salendo da sinistra. Noi, fedeli al tracciato originale, scopriamo però che a differenza di vent’anni fa i mughi sono cresciuti in maniera spropositata: sulla prima spalla, quella del larice secco, non c’è più il bel prato morbido che ricordava il compagno di cordata Giovanni, ma soltanto tunnel intricati sotto ai mughi, scomodi da superare con la corda alla mano. Lo spigolo nord, che dal Col di Prà sembrava una linea netta e verticale, rivela qui la sua vera natura: un lungo serpentone fatto di avancorpi, costole, camini e placche che si inseguono senza continuità. Ogni lunghezza si apre su un’altra, senza mai un termine visibile:  un girone dantesco per alpinisti, dove al termine di ogni tiro sempre più stanchi ci si ritrova costretti a ripartire, in eterno. Le prime lunghezze filano comunque lisce, senza intoppi, salvo qualche indecisione su L6, che sembra essere stata colpita da una frana, fino a raggiungere la cengia alta con i punti da bivacco più spaziosi sotto al fungo di roccia. Arriviamo alle 21, con la frontale accesa. La notte passa serena e riposante, a parte un breve temporale dall’una alle due: ci ripariamo sotto un masso e torniamo a dormire, mentre i ghiri si aggirano famelici, rosicchiando i contenitori del cibo lasciati incautamente fuori dagli zaini. Il secondo giorno inizia alle prime luci. Attraversiamo sotto la variante dei Triestini cercando il canale corretto. Qui vale la regola del “cercare il facile”, immaginando di salire con gli scarponi, e in effetti noi indossiamo ancora le scarpe da avvicinamento. Giunti a una cengia evidente che taglia a metà tutta la parete ovest, la cui sosta è contraddistinta da uno spit di un recente soccorso, puntiamo la fessura-camino evidente, che diventa un riferimento prezioso nel mare di placche. Sopra, le difficoltà calano sensibilmente, e con lunghi tiri raggiungiamo la famosa fessura di “quarto più sostenuto”, il primo vero tiro di soddisfazione: qui Daniele sale da primo, affrontando con decisione la lunghezza continua e sostenuta. Seguiamo poi il traverso per imboccare la fessura chiave con i cunei, che prosegue anche oltre, dove veniamo investiti da due temporali in rapida successione, con pioggia e grandine che ci costringono a rallentare, ma non a fermarci, con cautela, avendo già superato il tratto chiave. Giunti all’ultimo tiro, preferiamo proseguire sulla costola rocciosa piuttosto che entrare nell’umido canale: in breve siamo sull’ampia terrazza ghiaiosa che sostiene la piramide sommitale del "Gigante di pietra", con già in vista i pioli della ferrata che in venti minuti conducono al bivacco Biasin, ancora fresco di vernice per il 150° anniversario della via normale. Dopo la sempre interminabile ferrata del canalone in discesa giungiamo finalmente al Rifugio Scarpa, accolti calorosamente dall’amico e gestore Alessandro, che ci annaffia di "radler" a sancire la fine di una lunga giornata.

Avvicinamento sotto sole cocente

Prima spalla, si procede sotto i mughi

verso la seconda spalla

breve crestina

Primo passo di V

Secondo passo di V

Bivacco

Alla ricerca del giusto canale

Il camino giusto 

Tiro chiave: l'unico unto della via

Dopo il doppio temporale, gli ultimi tiri bagnati

Sulla terrazza, in direzione della ferrata di discesa


martedì 3 giugno 2025

Prima Torre del Camp, Via Raffaele Conedera (400 m, VI)

Zona: Moiazza
Sviluppo:400 m
Esposizione: W
Tempo: 6 h
Difficoltà: VI R3
Discesa: a piedi
Materiale: nda, doppiare i friend m.p.
Disegno seguito

Via firmata Massarotto-Conedera, famosa per l’impegno psicologico dovuto al mix di esposizione e scarsezza di protezioni. In realtà, a parte la sosta 5: un solo chiodo piantato a metà, che conviene rinforzare, le altre soste sono presenti e attrezzate con due protezioni ciascuna. Noi l’abbiamo gustata solo a metà: da L8 in poi ci siamo ritrovati sotto una pioggerellina insistente, mentre il temporale infuriava sul vicino massiccio dell'Agner con grandine e fulmini. Da affrontare con meteo stabile in quanto da L7 non è più possibile una ritirata.

Accesso: 
Da Malga Framont imboccare l’Alta Via n. 1. Oltrepassata la Forcella del Camp, proseguire sul sentiero in discesa finché, sulla destra, si nota una traccia che scende sotto le pareti. Risalire il canale che sale verso il Tridente del Camp, quindi traversare a destra lungo la cengia ascendente verso sinistra (tratti di II) che conduce all’attacco su una cengia mugosa, cordino nero. 1h 30.

Descrizione:
L1 Per rocce facili raggiungere un gradino alla base del diedro; sosta su solido spuntone. 30 m, IV
L2 Seguire il diedro e uscire quasi al termine verso destra, sosta attrezzata in cima al pilastro. 50 m, V
L3 Disarrampicare verso destra fino alla base di una marcata fessura/lama dove inizia la sezione successiva; sosta attrezzata. 20 m
L4 Salire la fessura/lama sino al suo termine, spostarsi a destra sotto un tettino accennato, quindi traversare a sinistra sotto l’evidente tetto triangolare e sostare subito sopra. Sosta attrezzata. 35 m, V+
L5 Traversare nettamente in leggera salita verso destra alla base di un diedro aperto, sosta su un chiodo mal piantato. 20 m, V.
L6 Rimontare il diedro aperto, poi portarsi sulla parete sinistra sfruttando una fessura poco evidente e sostare su terrazzino. 25 m, VI-
L7 Traverso a destra poi leggermente dritti (cordone) e poi ancora nettamente a destra su roccia giallastra fino a bissare lo spigolo. Sosta attrezzata. 35 m, VI
L8 Per placca lavorata raggiungere un breve diedro, quindi obliquare a destra fino a una comoda sosta. 35 m, VI-
L9 Superare il breve diedro fessurato sopra la sosta, poi traversare per circa 15 m a destra fino alla base di una rampa sotto gli strapiombi. 30 m, V+. Possibile via di fuga a destra percorrendo la cengia mediana (Cengia alta) che conduce direttamente al Vant delle Nevere. 
L10 Salire integralmente la facile rampa fino alla successiva sosta. 45 III+
L11 Proseguire sulla stessa rampa che diventa un diedrino friabile appoggiato, bissare lo spigolo fino alla forcella dove si sosta e termina la via. 50 m, IV

Discesa:
Seguire la cengia, segnalata da ometti e con un breve tratto attrezzato, fino a incrociare il canale che separa le Torri del Camp dal Campanile dei Zoldani. Scenderlo fino a incontrare il sentiero di rientro della ferrata Costantini (neve ad inizio stagione), quindi riprendere l’Alta Via 1 fino a Malga Framont. 2 h.

L7

Canale di accesso

La prima lunghezza


Diedro aperto

Canale di discesa


martedì 7 gennaio 2025

Dente di Satanasso, Via Parissenti-Sattler (100 m III+)

Zona: Agner
Sviluppo: 100 m
Esposizione: S
Tempo: 6 h
Difficoltà: III+
Discesa: in doppia
Materiale: cordini, 2 friend mp.
Protezioni: clessidre, spuntoni

Il Dente di Satanasso è il penultimo tridente della lunga coda del drago composta dal gruppo Croda Granda-Agner, questa coda si adagia con andamento quasi nord-sud terminando sopra l'abitato di Agordo con l'asperità terminale rappresentata dalla Cima di Val Torta.

Questa effettiva via normale è stata tracciata il 12 agosto 1903 dalla guida di Frassenè Serafino Parissenti assieme al cliente Sattler ed è molto consigliata per qualità della roccia, panorami impagabili a 360° e la facilità della salita.. una rarità in zona. Risalita la Pala della Madonna, ovvero l'ampio pendio prativo contraddistinto dai paravalanghe, provenendo da Malga Agner o dal Rifugio Scarpa attraverso il sentiero Miniussi si guadagna la forcella del Boràl del Cavàl. Da qui, citando la guida di Paolo Mosca: "..si sale fino ad una nicchia; si prosegue per una spaccatura e si giunge sulla cresta che porta all'anticima. Di qui si scende per una spaccatura (15 m), si attraversa la successiva parete e quindi per un piccolo camino ed un colatoio si giunge il vetta.". La via è ben attrezzata con soste e cordini segnavia in clessidra relativamente nuovi, e sono presenti buoni segni di passaggio, indice di frequentazione della stessa.

Variante dello spigolo sud (Franceschini-Leszl, 11/7/1948)

Dalla forcellina di partenza dove si trova la sosta su grosso mugo inizia anche l'estetica variante per lo spigolo sud gradata IV+ ma ancora da noi non percorsa. Sempre citando Mosca: "..dall'intaglio erboso si risale lo spigolo che porta sulla cresta fino ad una lista obliqua sulla parete est, poi si scende brevemente alla spaccatura (poco sotto alla spaccatura un chiodo) e quindi in vetta".

Discesa: dalla cima percorsa la cresta a ritroso fino all'anticima si effettuano 2 doppie attrezzate con cordini ed anelli di calata da spuntoni, mantenendosi in leggera diagonale fino alla forcella di partenza.


In uscita sull'anticima

Imponente Spiz della Lastia

La spaccatura


Sulla bella variante dello spigolo




lunedì 26 agosto 2024

Pala di S. Martino, Gran Pilaster Langes-Merlet (800 m, IV+)

Zona: Pale di S. Martino
Sviluppo: circa 800 m
Esposizione: S
Tempo: 8 h
Difficoltà: IV+
Discesa: via normale
Materiale: NDA
Protezioni: clessidre, chiodi
Relazione: consigliata quella di IV Grado (edizione cartacea)

Ascensione classica molto frequentata su questa croda costellata di papaveri alpini, sia da chi la percorre in cordata sia dagli amanti del free-solo viste le difficoltà contenute e la roccia ottima. Tuttavia se si opta per dormire nel nuovissimo (ma piccolo) bivacco di vetta il peso da portarsi sulle spalle inizia a farsi sentire e le ore in parete si possono dilatare. Nella parte centrale non si segue una via obbligata ed in caso di nebbia non è facile orientarsi specialmente se non si vedono gli strapiombi gialli che indicano il termine della via. Fino dall'uscita dei camini è possibile un rientro a doppie aggiornando eventualmente il materiale delle soste (martello e chiodi sempre su queste vie). Si rammenta infine che i terzi gradi degli anni 20 sono bel lontani dai terzi moderni e la discesa dalla Normale equivale ad un altra via: con i nuovi resinati ricorda una piccola Segantini.

Accesso: dall'arrivo della Funivia prendere il sentiero verso il Rif. Rosetta e da li raggiungere il Passo di Val di Roda per il sentiero 702 che con ampi tornanti in discesa conduce al bivio con il 715 per il Passo di Ball. Seguire il 715 fino alla base della parete che si risale fino in prossimità di una targa, la via attacca 30 m sulla destra della stessa. 50 minuti.

Descrizione:
visto l'ampio sviluppo e le differenze sostanziali nelle relazioni confrontate, riassumiamo la via in 4 parti.
Prima parte "I camini". Qui ci sono ben 3 varianti di attacco, scegliamo quella a destra della targa che con tre lunghezze raggiunge la grande terrazza detritica dove inizia il vero e lungo camino-canale sbarrato da un sasso incastrato. Lo si segue fedelmente per 5 lunghezze di corda fino a sbucare sulla sommità di una spalla. Due passi di IV+
Seconda parte "la parete". Si attraversa a sinistra per raggiungere più o meno il centro della grande parete-rampa (ometti) e si puntano senza via obbligata i grandi strapiombi gialli che formando una V con il pilastro sulla destra sembrano chiudere l'accesso ad ogni possibilità di uscita. Sei lunghezze in totale con passi di IV verticali ma ben ammanigliati, chiodi di passaggio e numero se clessidre.
Terza Parte "Il diedro". Dagli strapiombi si sfugge sulla sinistra su bella parete articolata che porta alla base di un evidentissimo diedro nero. Lo si sale tutto oppure attraversandolo a sinistra all'altezza di un friend incastrato (sosta su 2 chiodi). Proseguire facilmente fino all'ultima grande banca detritica da cui parte l'ultimo pilastrino che scalato sulla sinistra conduce al pulpito di fine via. Quattro lunghezze, IV+ nel diedro.
Quarta Parte "Le Roccette". Ci si abbassa fino ad una forcella e poi si passa sul versante nord della Pala, dove seguendo gli ometti si scalano le roccette elementari che conducono sulla sommità della calotta in vista del Bivacco. 150 m circa.

Discesa: dalla calotta sommitale puntare al grosso ometto a N, scendere per pendii ghiaiosi (ometti) in direzione est fino alla comparsa dei resinati, seguirli fedelmente per districarsi nel labirinto della dentellata cresta della Pala che la collega all'altipiano. Ci sono alcune doppie, la prima evitabile, la seconda (20 m in diagonale) costringe ad una traversata espostissima e senza assicurazioni per raggiungere il secondo anello 6-7 m a sinistra, dove fare la seconda calata di altri 20 m. Effettuare una calata da 60 m non è consigliabile per il recupero corde. Si procede seguendo i resinati aggirando tutti i pinnacoli sulla sinistra (presente un'altra breve doppia su un camino) fino a raggiungere la Cima delle Scarpe. Dalla Cima facilmente si seguono gli ometti fino al Rifugio Rosetta. 2 h totali.



La dentellata cresta di discesa


La terza ed esposta doppia

In discesa dalla normale



Sopra il diedro finale

In uscoita dai camini



Schizzo più verosimile circolante in rete. Fonte Sergio Ramella


Via Normale. Fonte Sergio Ramella