Sono passati quasi dieci anni dall’apertura della via che diede origine a Zig Zag tra le Ombre, l’articolo con cui Alberto Peruffo attaccò la Diretta delle ombre, aperta nel 2017 sulla parete Sud del Baffelàn da Confente, Gianesini e dal sottoscritto. Per molto tempo abbiamo evitato di alimentare quella polemica, ma, ciclicamente riaffiora, sovente alimentata o dai trolls del GognaBlog o da una manciata di nostri haters annidiati nella piazza di facebook.
Oggi ritengo necessario rispondere, perché la discussione ha superato da tempo il confronto fra differenti modi di intendere l’apertura di una via. Peruffo aveva pieno diritto di ripeterla, criticarla, contestarne la chiodatura e proporre una diversa ricostruzione storica. Nel suo stesso articolo riconosce che si tratta di una bella linea e che merita di essere ripetuta. Poi il tono cambia. La critica tecnica diventa una delegittimazione degli apritori, del loro ruolo di istruttori CAI e perfino del loro diritto di intervenire sul Baffelàn. Il passaggio più grave riguarda la rimozione delle protezioni. Peruffo invitò apertamente gli apritori a togliere gli spit e sostenne che, qualora non lo avessero fatto, altri alpinisti avrebbero avuto il diritto di intervenire. In seguito la Diretta delle ombre è stata schiodata nel settembre 2025 e la scatola con i chiodi e il libro di via è stata ritrovata a 120 km di distanza a Spiazzi nel veronese da Giuseppe Vidali, quasi in concomitanza con l'evento al Malù Bar sui vandalismi alle vie in Val d'Adige...che coincidenza. Non conosco l’identità di chi ha materialmente compiuto l’intervento e non attribuirò incarichi diretti in assenza di prove.
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| A. Peruffo durante una ripetizione della Montecchiani |
Discutere di una via è normale, anche una critica molto dura può avere una sua utilità, purché resti ancorata alla relazione, alla storia della parete, alle protezioni presenti e ai passaggi effettivamente percorsi. L’articolo di Peruffo entra inizialmente in questo terreno, per poi abbandonarlo quasi subito. Dopo aver contestato il nome, i gradi e l’uso degli spit, definisce la via un “insulto”, parla di “sfregio” e mette in dubbio che gli apritori possano essere considerati veri alpinisti. Arriva infine a domandarsi se fossimo “istruttori o distruttori del CAI”.
Nella postilla, aggiunta in seguito alle rimostranze verso l'articolo dell’allora direttore della Scuola di Alpinismo di Montecchio, Alessio Gualdo (CAAI), sostiene che sia difficile conciliare il ruolo di istruttore con l’apertura di una via di questo tipo e chiede pubblicamente al CAI di Montecchio Maggiore di richiamare i propri istruttori.
Definire degli istruttori “distruttori” non aiuta certo a stabilire dove passassero le presunte salite perdute dei fratelli Soldà, quelle che secondo i contestatori passavano proprio da quelle placche tra le vie Cocco e Sgreva. Definirci distruttori ha però aiutato il sottoscritto a trovare quella motivazione in più per conseguire il titolo di Istruttore Nazionale di Alpinismo e, in seguito, raccogliere il testimone alla direzione della stessa Scuola. Una realtà oggi più giovane e viva che mai, della quale peraltro, Peruffo in passato ne è stato una meteora.
Tutta questa vicenda è stata un attacco diretto alla reputazione delle persone coinvolte, alla loro preparazione e al loro ruolo. Personalmente considero quelle parole infamanti, oltre che profondamente ineleganti da parte di un intellettuale. Peruffo avrebbe potuto contestare la via e basta ma ha scelto invece la delegittimazione pubblica, formulando giudizi su persone che non conosceva e non conosce realmente e delle quali, evidentemente, aveva raccolto soltanto opinioni filtrate da terzi, mossi da evidentissimo pregiudizio, indivia e rancore.
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| Diretta |
Sul tema della schiodatura, le parole pubblicate nel 2019 sono chiare: si consiglia agli apritori di tornare sulla via e togliere gli spit e se non lo avessero fatto, ogni alpinista dotato della consapevolezza da lui richiesta avrebbe avuto “il diritto di farlo. Di togliere quegli spit”. Conclude poi: “Perciò, se qualcuno in piena coscienza, decide di toglierli, li tolga.” E aggiunge: “Spero lo facciano gli apritori.” Nello stesso passaggio rivendica per sé e per altri una presunta autorità fondata sui rispettivi percorsi personali. Queste sono frasi ancora leggibili nella pubblicazione sul suo blog.
Qualcuno, in seguito, è realmente salito sulla Diretta delle ombre e ha rimosso le protezioni. Chi ha eseguito il lavoro conserva la responsabilità materiale della propria decisione ma sarebbe però poco onesto separare completamente quel gesto dal clima che lo aveva preceduto. Peruffo aveva indicato la schiodatura come un atto legittimo, aveva attribuito ad altri il diritto di compierla e aveva presentato gli apritori come responsabili di uno sfregio indicibile, quasi edipico di Mottiana memoria. Armiamoci e partite insomma.. e chi invita pubblicamente al vandalismo non può considerarsi completamente estraneo quando qualcuno raccoglie quell’invito.
Una via può essere criticata e può essere evitata, un ripetitore può scegliere di non utilizzare gli spit, ma rimuovere le protezioni collocate dagli apritori è un intervento di natura diversa: modifica materialmente l’itinerario e cambia le condizioni affrontate dalle cordate successive. Può generare un problema di sicurezza quando circola da un decennio la relazione che descrive protezioni in realtà assenti (non tutti guardano la piazza di facebook per rimanere aggiornati). Una decisione simile non dovrebbe appartenere al singolo che si considera più consapevole, più storico, più autorevole degli altri e che ha tra le mani un piccolissimo tribunale privato.
La questione appare ancora più evidente osservando la Via dei Montecchiani Ribelli, aperta nel 2015 sulla parete Nord del Baffelan dallo stesso Peruffo assieme al suo discepolo prediletto, anch'esso ex istruttore della sopracitata scuola. La via ha uno sviluppo dichiarato di 165 m, difficoltà massima di VIII- e obbligatorio di VI+. Viene descritta come aperta dal basso, con chiodi artigianali e protezioni naturali. La relazione degli stessi apritori riporta dati molto precisi: l'attacco è situato cinque metri a sinistra della Via Vicenza, il terzo tiro parte da una “sosta in comune con la via Thiene”, il quarto tiro parte da una “sosta su golfaro in comune con la Vicenza”. Questi elementi non derivano da una testimonianza orale, da una relazione degli anni '20 difficile da interpretare o da un vecchio chiodo trovato in una zona approssimativa della parete. La via si sviluppa in un settore già attraversato da 3 itinerari classici e utilizza più punti comuni con 2 degli stessi. La si può considerare una linea bella e difficile, si può apprezzarne lo stile di apertura, la qualità della roccia e il valore dei singoli passaggi. Ma rimane anche questa una via fortemente interconnessa con itinerari precedenti e per alcuni aspetti, a differenza della Diretta, appare più un raccordo, o addirittura una variante, più che una linea dotata di autonomia e identità propria.
Perché ciò che sulla parete Sud viene definito violazione, insulto e sfregio diventa un'apertura in pompa magna sulla parete Nord? Perché la possibile sovrapposizione con linee non più ricostruibili condanna la Diretta delle ombre, mentre due soste dichiaratamente comuni con la via Thiene e la via Vicenza non sembrano porre alcun problema alla Montecchiani ? Perché gli "incroci" fantasma degli altri autorizzerebbero una schiodatura, mentre quelli propri reali rientrerebbero nella normale complessità della parete? Una regola può essere severa ma deve valere per tutti.
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| Montecchiani |
Il problema è il doppio standard: le pareti storiche sono composte da linee che si avvicinano, si allontanano e talvolta si incrociano, condividono cenge, camini, soste e tratti obbligati. Esistono varianti, tentativi interrotti, calate e passaggi dei quali non è rimasta una documentazione sufficiente. Sul Baffelàn, come su molte pareti percorse da quasi un secolo, la separazione geometrica assoluta è spesso impossibile; il punto riguarda il criterio usato per leggere questa complessità. Nel nostro caso, la presenza di vecchi segni sparsi e la possibile interferenza con salite delle quali non era sopravvissuto un tracciato preciso sono state usate per negare dignità all’intera apertura. Nel caso della Montecchiani, la condivisione di soste con 2 vie classiche viene accettata come parte dell’itinerario. La differenza di giudizio sembra dipendere dal nome dell’apritore: nel proprio articolo Peruffo rivendica un’autorità derivante dal suo percorso personale, usandola per sostenere il diritto di ribaltare quanto realizzato da noi. Nessun curriculum attribuisce il diritto di cancellare unilateralmente una via, la storia personale merita rispetto ma per questo una parete non diventa una proprietà privata.
Applicando alla lettera il principio usato contro la Diretta delle ombre, qualcuno potrebbe sostenere che anche la Montecchiani Ribelli debba essere schiodata perchè anch'essa non degna secondo i canoni peruffiani ma sarebbe la prosecuzione dello stesso errore. Una rimozione compiuta per ritorsione trasformerebbe una richiesta di giustizia in una vendetta. Confermerebbe l’idea che ogni alpinista possa modificare le vie degli altri sulla base della propria autorità morale. Lo potremmo fare ma non lo faremo. Chiediamo alla comunità che la Montecchiani Ribelli (ma anche la Arcoiris & Butterfly che in parte si sovrappone sportivamente alla Casara) venga applicata la stessa attenzione riservata alla nostra via, e si sottoscriva che non è una via ma un incrocio, una variante di classiche.
La vicenda si collega a un problema più ampio e reale: il destino delle vie delle quali sono andati perduti il tracciato, la relazione e ogni riferimento certo, in sostanza una parete, non può rimanere in ostaggio ed è quello che continueremo a portare avanti. Una salita storica può essere realmente avvenuta e meritare pieno riconoscimento ma quando nessuno riesce più a localizzarla, il suo ricordo non può congelare per sempre un intero settore e per questo sarebbe necessario istituire un testamento spirituale dell'apritore, come suggerito da Alessio Conz nel suo Spit in Dolomiti, che suggerisco di leggere.
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| Spit in Dolomiti, A.Conz - Ed. Versante Sud |
Rispettare la storia significa fare ricerca, consultare archivi, ricostruire relazioni e raccogliere fotografie e testimonianze, senza però arrogarsi il diritto di parlare al posto dei morti. Le supposizioni non possono diventare confini di comodo larghi decine di metri e allo stesso tempo, una via documentata e riconoscibile non può essere cancellata perché qualcuno si considera investito dell’autorità per farlo.
Non chiediamo immunità dalle critiche: la Diretta delle ombre può essere discussa, ripetuta, valutata e confrontata con i documenti storici. Qualcuno potrà continuare a considerarla troppo chiodata, altri troppo poco, antri ancora incompatibile con la propria idea di alpinismo. Ma rimane appunto la propria. Rifiutiamo la delegittimazione personale, anche quella recente in cui in un ennesimo scivolone il Peruffo accosta il nostro nome al fascismo ("patacca e stella uncinata"), cosa assai risibile per chi ci conosce veramente visto che personalmente ho frequentato l'ambiente musicale dei centri sociali fino a non meno di 10 anni fa.
Il Baffelàn non appartiene ad Alberto Peruffo e nemmeno a noi: appartiene alla propria storia geologica prima e alpinistica poi. Una comunità adulta dovrebbe confrontarsi con responsabilità e rispetto reciproco, quindi chiediamo una cosa semplice: lo stesso metro per tutti oltre che a delle scuse formali per tutte le ingiurie sopportate stoicamente in questo decennio.
Il ripristino della Diretta ovviamente sarà eseguito, la via originaria aveva un carattere semi-alpinistico. Le protezioni fisse erano concentrate nei punti ritenuti più delicati, mentre in altri tratti erano presenti i chiodi forgiati dal compianto Franco Sartori CAAI. Se nessuno fosse intervenuto, sarebbe rimasta così. La rimozione anonima delle protezioni ha cambiato le nostre condizioni, per questo la Diretta delle ombre assumerà una nuova identità. Diventerà una via sportiva al 100%, sul modello della vicina Roby Cocco: attrezzatura coerentemente, linea riconoscibile e relazione aggiornata.
Chi è intervenuto voleva eliminare gli spit e cancellare l’identità della via ma otterrà l’effetto contrario. La Diretta tornerà sulla parete più "diretta" di prima e non sarà più una via semi-alpinistica. Se qualcuno, però, muoverà ancora la mano dopo il restauro della stessa, visto che la misura è ormai colma, è avvisato: la via dei Montecchiani seguirà lo stesso destino, verrà spittata alla stessa maniera ed il complesso edipico troverà la sua degna conclusione.
ML





































