giovedì 4 giugno 2026

Vierge du Flambeau, Via normale (150 m, III)

Zona: Bacino del Gigante
Sviluppo: 150 m
Esposizione: Sud
Tempo: 1 h 45 min 
Difficoltà: III 
Materiale: singola, friend mp, cordini

Tra le guglie minori che punteggiano il Bacino del Gigante, la Vierge rappresenta una meta ideale per chi desidera combinare ambiente d'alta quota e arrampicata senza impegnarsi in lunghe ascensioni. L'itinerario si sviluppa lungo una cresta articolata, con passaggi mai difficili ma sempre piacevoli, immersi in uno dei panorami più spettacolari del massiccio del Monte Bianco. Una salita poco considerata rispetto alle classiche della zona, perfetta per una mezza giornata.

Accesso
Dal Rifugio Torino dirigersi verso il Col Flambeaux e scendere sul ghiacciaio in direzione del Petit Flambeau. Costeggiarne la cresta sulla sinistra sempre in discesa puntando all'evidente guglia della Vierge. Raggiungere la selletta posto tra la guglia e la cresta del Petit Flambeau. 20-30 min

Descrizione
Ad eccezione del primo tiro di 30 metri di III, abbastanza verticale che conduce ad una sosta attrezzata il resto della salita si percorre in conserva fino alla doppia sosta attrezzata sulla vetta che consente di effettuare la prima doppia. Il percorso non è mai obbligato ma abbastanza logico, le difficoltà sono variabili in base a dove si decide di passare. Nell'ultimo tratto se si sta sulla destra risulta meno impegnativo. Sono sempre presenti ottime fessure e spuntoni su tutto il percorso. 

Discesa
Dalla cima effettuare una doppia di 30 m in leggera diagonale verso destra fino ad un terrazzo. Da qui si disarrampica brevemente e si risale fino ad uno spit con moschettone per una doppia di 30 m sul ghiacciaio che deposita sul ghiacciaio. In alternativa si arrampica ancora per un breve tiro fino a raggiungere una sosta a cordoni che con una doppia di 25 m deposita direttamente alla sella iniziale. Rientrare quindi al Col Flambeaux a piedi o per la cresta.

In rosso il nostro percorso, in giallo le soste per le doppie


In direzione Vierge

Sull'ultimo tiro sotto ad una nevicata

La prima calata dalla cima


La prima parte della cresta


domenica 17 maggio 2026

Colodri, Via del Bepi (VI+ A1, 185 m)

Zona: Arco
Sviluppo: 185 m
Esposizione: SE
Tempo: 4 h
Difficoltà: VI+ A1
Materiale: nda, friends fino al 4
Discesa: a piedi

Via classica e molto logica sulla parete sud del Colodri, aperta da Salvaterra e Leviti nel 1980 seguendo una linea evidente che collega spigoli, camini, fessure e il grande tetto della parte alta della parete. Dedicata al “Bepi”, storico personaggio delle marocche di Prabi che viveva ai piedi del Colodri e che per anni fu punto di riferimento per generazioni di arrampicatori di passaggio, ospitati nella sua casa dopo le scalate per un caffè. Arrampicata varia, decisamente alpinistica, con vecchi chiodi e protezioni da integrare nei tratti meno attrezzati. Il ripristino del 2014 ad opera di Grill e soci ha sistemato le soste con fix ad anello e ripulito parte della via, senza però snaturarne il carattere originale. Oggi la scarsa frequentazione si fa sentire soprattutto nei tiri centrali, dove erba, terra e qualche sasso mobile testimoniano una situazione piuttosto comune su diverse classiche della Valle del Sarca, spesso lasciate un po’ all’abbandono. Bello il traverso sotto il tetto e molto elegante la fessura finale, probabilmente il tratto più continuo e riuscito della salita. Ambiente verticale ed esposto sopra la grande Grotta "delle Cavre", una delle strutture più evidenti del Colodri.

Accesso: dalla piscina comunale di Arco (park gratuito) seguire il sentiero e poi la ferrata del Colodri. Quando questa piega decisamente a sinistra in corrispondenza dell’evidente grotta verticale, abbandonarla e traversare per tracce fino ad essa. Attacco sullo spigolo sinistro (fix con cordone). 

Descrizione:
L1 Salire l’evidente spigolo sopra il grottone fino allo strapiombo terminale. Tiro atletico e un po’ unto. VI+, 30 m.
L2 Breve traverso a sinistra su placca a buchi fino al pulpito sospeso. Chiave della via. VII+ o A1, 10 m.
L3 Camino con strozzatura fisica, poi obliquare a sinistra fino a un pulpito molto esposto. VI+, 45 m.
L4 Aggirare il masso e seguire fessura e diedro continui fino al terrazzo con vegetazione. Tiro sporco. VI+, 30 m.
L5 Diedro fessurato più facile, poi traverso verso destra fino alla larga fessura di sosta. Qualche blocco mobile. Tiro sporco. V+, 25 m.
L6 Superare la fessura ad incastro facendo attenzione a non strattonare il leccio sradicato. Spostarsi a destra su roccia più solida sostando poco sotto il tetto. V+, 15 m.
L7 Tiro molto bello spezzabile in 2. Traverso sotto il tetto su concrezioni e vecchi chiodi, poi ribaltamento e larga fessura finale molto estetica. VI+, 30 m.

Discesa: usciti dalla via raggiungere in breve il sentiero marcato e seguirlo verso sud fino a intercettare la ferrata del Colodri che riporta rapidamente alla base e al parcheggio. 30 min.


L1

L2

L2

L3


L7



martedì 12 maggio 2026

Un cuore di roccia sul Monte Pastello

Racconto per Up-Climbing, Maggio 2026

L'idea di salire il secondo spigolo del Pastello (sì, secondo Spigolo.. proprio come la Tofana) ci è venuta sfogliando alcune foto riprese dal sentiero che conduce alla croce di vetta, in cui l’autore si interrogava sulla presenza o meno di vie in quella porzione accidentata di parete. Come sempre, l'idea rimase a macerare nei meandri del cervello fino al momento propizio. "Ora tutti salgono ed esplorano sulla Ovest, è il momento di sloggiare e spostarci in nuove aree vergini," dico al mio partner di scorrerie verticali. "Andiamo a vedere quell’anfiteatro sempre in ombra a nord, c’è uno spigolo." 
"Ma no" mi dice Christian, "non vedi che è sbarrato da un tetto orizzontale di almeno 4 metri? Come facciamo.. ci tocca salire in artificiale". Fine della discussione. 



Il tempo passa, come anche le stagioni “a passo di giava”. Ritorna la primavera, il periodo migliore per scalare in Pastello. Siamo di nuovo qui io, Christian e Lodovico per ripetere la via "Giochi Estivi".
È il 18 maggio e sono finalmente riuscito a portar fuori casa Christian, reduce da un periodo che non ho dubbi sia stato il più intenso e traumatico della sua vita: la perdita quasi contemporanea di un genitore e la nascita di un primo figlio. Siamo qui tutti assieme per togliergli la ruggine dagli avambracci e i pensieri dalla testa.
Scendendo alla ex cava, durante l’avvicinamento, sulla radura panoramica che dà sullo spigolo Ovest dico ai miei compagni: "Perchè non andiamo a vedere la base di quel monolite?” indicando un sassone prolungato che dal fondovalle durante il tramonto mi è sempre sembrato un dente luccicante e che da sempre ha attirato la mia attenzione. Dente di Satanasso lo chiamavo, come quello sull’Agner.
In breve, ci ritroviamo all’attacco dello zoccolo, proprio nei pressi di un riparo di camosci a poca distanza dallo spigolo ovest. L’idea dell’improvvisata è stata mia, perciò parto io. La placca di partenza è un po’ liscia e un po’ bagnata, ma riesco ad agganciare una fessurina da dita che devo ripulire con la punta del martello dalla festuca, per renderla accogliente sia per i miei friend che per le mie dita. Pianto qualche buon chiodo "Sloveno" e, in un tempo indefinito, il lottare con la vegetazione sospende sempre il cronometro, raggiungo una scaglia affilata che mi permette l'uscita sulla cengia, la base vera e propria del monolite.
Recupero i compagni che, sotto di me, disgregano i massi pericolanti che avevo evitato. Per ultimo, staccano anche quella scaglia affilata che mi aveva permesso di saltar fuori. Appena arrivano in sosta, mi fulminano: "Ma non eravamo qui per la ripetizione di Giochi Estivi?"
Corda doppia e via, verso la parete principale, a fare quello che dovevamo fare.

Passa un mese e il ricordo di quella bella fessurina, e di quanto la compattezza del calcare fosse diversa da quella della Ovest, mi resta fisso in mente. Finalmente, un giorno propizio nel calendario per tornare con Christian e concludere l’opera. L’alta pressione africana sta spazzando via a spallate decise il bel fresco primaverile anche quassù, tra i faggi argentei della Lessinia. Ci carichiamo di acqua e partiamo lo stesso, tanto staremo in ombra tutto il giorno. Sono le ultime occasioni per andare lassù.

Il Gendarme del Pastello


Parto di nuovo io visto che il primo tiro già lo conosco. Christian invece attacca il secondo, che in pochi metri si rivela già ostico: un pilastrino pericolante di qualche quintale incombe sulla sosta. Lo aggira sulla sinistra, piantando un chiodo a pressione artigianale e issandosi sopra lo supera. Segue un diedro appena accennato in spalmo che si trasforma in fessura, dove bisogna traversare decisamente a sinistra per prenderne un’altra formata da una lama enorme, che ora si segue più facilmente fino alla stretta punta del Dente dove recupera me e il sacco.
Un breve tiro di cresta di terzo fino al bosco; bosco che si risale ora ripido fino all’attacco del secondo spigolo vero e proprio, dove Christian nota un buco a forma di cuore sotto una fessura gialla. Inizio io ignorandola ma seguendo la logica dello spigolo, e con un tiro facile, purtroppo invaso dall'erba, sono a sostare sotto la prua che anticipa il grande tetto. Successivamente, durante la pulizia, raddrizziamo la partenza originale proprio su questa fessura per evitare la roccia friabile e la festuca.
La partenza è in strapiombo. Va Christian. C’è una fessura svasa e strapiombante che si sfalda a cubetti rovesci. Si traffica un po’ con chiodi e friend che saltano via fino ad arrivare ad un altra fessura, ora buona, che si risale fino a sostare di fianco allo strapiombo. Un tiro breve, preparatorio per quello lungo successivo.
Sembra che salendo dritti per una placca grigio scuro ora si possa bypassare il tetto, e questo è positivo. Parto, ma dopo cinque metri mi ritrovo su una placca in uno stallo, con un altro blocco instabile che incombe sulla sosta e che sono costretto a calpestare per avere un appoggio per i piedi. Lo supero senza toccarlo piantando un fix e, successivamente oltrepassata la convessità della parete, con grande sorpresa si apre davanti ai miei occhi una fessura pulita e lineare, che continua a vista d’occhio fino all’uscita su un camino strapiombante.
Per fortuna ho con me tutta la serie di friends, incluse le misure grandi. Si prosegue con incastri di pugno, non facili per la nostra attitudine orientale, e in un tempo sospeso raggiungo la “zanca” di uscita che mi proietta fuori, in piena esposizione, con un bel grido di soddisfazione. Sosto su spuntone nei pressi di un masso caratteristico che chiameremo “Il gendarme”.
La corrente termica sale e ha asciugato sudore e riserve d’acqua. Ora si va al sole in cresta con 30°C; anche se è facile iniziamo a sentire la disidratazione. Saliamo decisi in conserva, con l’unico obiettivo le caratteristiche fontane di Cavalo, che già una volta qui ci hanno salvato dalla sete. Ma la cresta è ancora lunga 100 m e, con sorpresa, a differenza di quanto scalato finora, è particolarmente infida e friabile.
Cataste di lastre appoggiate su sé stesse che ci ricordano le Piccole Dolomiti: più disgaggi più ti viene da disgaggiare. In un tratto dove si cammina troviamo anche una fettuccia anni ‘80 nascosta tra l’erba e sotto alle macerie. Di chi sarà? Qualcuno è già passato salendo dal lato del canale boscoso o addirittura in discesa, e ha già percorso questo tratto di cresta di sfasciumi arroventati. Decidiamo quindi di lasciare disattrezzato e “dis-disgaggiato” (passatemi il termine) questo tratto, in virtù della sua facilità e della presenza di quel testimone, il cui proprietario scopriremo qualche tempo dopo, e restando più che certi che la parte ostica della prua non sia mai stata salita prima di oggi. Lo leggiamo nella roccia, ce lo sussurrano le nude fessure.
Un ultimo muro a cubetti anticipa la riposante radura della sommità dello spigolo Ovest, dove confluisce anche la storica via di Menegardi. Qui mettiamo un barattolo con il libro di via, soddisfatti per aver salito in giornata una via inedita sul nostro amato Pastello senza ricognizioni precedenti dall’alto e senza pellegrinaggi di ritorno sulle corde fisse.

I "dissetanti" lavandai di Cavalo

Ora ci incamminiamo, stanchi e assetati, sul sentiero in discesa, chiusi ognuno nei propri pensieri. In questo momento, il ricordo del piccolo dettaglio che Christian aveva notato all’inizio del secondo spigolo ci riporta indietro: quel foro a forma di cuore nella roccia, quasi come un sigillo posto dallo stesso Pastello.

Abbiamo trovato la nostra linea, la nostra via d’uscita, proprio quando Christian ne aveva più bisogno. La dedicheremo a Silvana e al piccolo Pietro, perché anche se la perdita e la nascita hanno scavato un vuoto profondo, c’è sempre un varco, un appiglio che testimonia che l'amore, in ogni sua forma, resiste a ogni strapiombo.

M. Leorato 6/2025




venerdì 8 maggio 2026

Canyoning alla Chiusa: il Colatoio di Ceraino

Zona: Monte di S.Ambrogio di Valpolicella
Sviluppo: circa 600 m
Esposizione: W
Tempo: 3-4 h
Difficoltà: V4, a1, III
Materiale: 2 corde da 50 m

Conosciuta semplicemente come "la cascata" dai volargnesi, si ravviva e torna visibile dopo periodi di piogge abbondanti, percorrendo la SS12 tra Volargne e Ceraino. Dopo qualche passaparola ci aveva incuriosito la possibile presenza di una via di arrampicata nella prima parte, ma anche l’idea che la forra potesse proseguire nel bosco oltre il salto più evidente. Siamo partiti con l’intenzione di esplorarla assieme al compagno di forra Nicola Battilotti, e siamo rimasti piacevolmente colpiti nel trovarla già attrezzata, nonostante alcune guide canyoning locali interpellate non ne conoscessero l’esistenza.
Non risultano notizie certe sulla prima discesa integrale del Vajo Monte, questo è il suo vero nome. È invece documentata la risalita a spit della parte del colatoio-marmitta, corrispondente alle due calate finali, effettuata nel 2003 da E. Cipriani, secondo quanto riportato da Le Alpi Venete. Oggi quegli spit da 8 mm risultano tutti tranciati dalla caduta di sassi; sul posto si individuano ancora soltanto tre soste, su cui non fare sicuramente affidamento.
Lungo il percorso sono presenti ancoraggi speleo e alcune corde fisse, da verificare sempre prima dell’utilizzo. La ricognizione è stata effettuata il 2 maggio 2026 con torrente completamente in secca. In presenza d’acqua le difficoltà possono aumentare sensibilmente, soprattutto nel tratto della profonda marmitta scavata alla base del penultimo grande salto.
Divertente anche in dry canyoning, è una piccola perla che la Val d’Adige riesce ancora a regalare a chi abbia il piacere di esplorarla. Da evitare nei periodi di piena, dopo piogge intense o con portata anche solo incerta.

Accesso: Da Sant’Ambrogio di Valpolicella seguire le indicazioni per la frazione di Monte. Parcheggiare sulla destra nei pressi del tornante di via Quari 45° 33' 57.9" N - 10° 50' 45.1" E.
Dal parcheggio tornare indietro per circa 10 m e imboccare una stradina sterrata in discesa. Raggiunto un bivio, mantenere la destra e attraversare una cava abbandonata. Al termine della cava si supera una zona attualmente coltivata fino a intercettare il sentiero CAI n. 238. Seguirlo fino a un tubo di scolo che immette nel Vajo Monte.
Da qui si entra nel greto e, procedendo tra boscaglia fitta, si raggiunge la briglia con albero attrezzato con cordone, punto di inizio delle calate.

Rientro: Al termine della discesa passare sotto il sottopasso e scavalcare il muretto con passaggio atletico. Proseguire quindi lungo la pista ciclabile verso sud fino al parcheggio della chiesa di Volargne dove si ha lasciato preventivamente una seconda auto.



Calata dalla briglia

Seconda calata

Scivoli

Vista dall'ultima sosta "Cipriani"

Marmitta

Ancora visibili gli spit Cipriani tranciati

Ultimo grande salto



lunedì 4 maggio 2026

Tessari, Via Lo Sceriffo (VI-, 160 m, V obb.)

Zona: Salto del Faraone
Sviluppo: 160 m
Esposizione: E
Tempo: 2 h
Difficoltà: V, un passo di VI-
Materiale: cordini, friend medi
Discesa: a piedi

Via semplice su roccia lavorata con bei passaggi di movimento da intuire. Aperta da Brighente e soci nel Febbraio 2026. Alcuni passaggi sono stati lasciati da proteggere a cordini e friends. Ottimamente ripulita, termina a ridosso della via Roccolo in Fiore della quale si percorre l'ultimo tiro.

Accesso: dal parcheggio di Tessari attraversare il centro abitato verso nord e proseguire per la Grattugia e Parete Rigata. Oltrepassare la parete Salto del Faraone contraddistinta da grande strapiombo. Trovare l'indicazione di un masso "Rocc. in F.", risalire il bosco e individuato l'attacco della via Roccolo in Fiore, spostarsi a sud di circa 50 m.

Descrizione:
L1 Zoccolo con passo aggettante su roccia delicata, sosta su albero. V, 25 m.
L2 Diedrino a cui segue un traverso per poi rimontare un piccolo strapiombetto. Sosta su clessidre. V, 1 passo di VI-, 30 m.
L3 Attraversare la cengia e poi muretto fino alla sosta su clessidre. V, 23 m.
L4 Lungo corridoio molto lavorato. III, 30 m.
L5 Traverso verso destra tra lecci e olivi selvatici in leggera discesa. 25 m, III
L6 Breve e divertente muro fessurato. V+, 25 m.
L7 Tiro finale di Roccolo in fiore. III, 25 m.

Discesa: si continua con l'ultimo facile tiro di Roccolo in Fiore, dopodichè per traccia si raggiunge il comodo sentiero di rientro, recentemente allargato e sistemato, che si percorre in direzione sud.







lunedì 27 aprile 2026

Dente & Secondo Spigolo del Pastello (VII+, 340 m, VI obb.)

Dente & Secondo Spigolo del Monte Pastello

Cavalcata alpinistica nell'anfiteatro nord del Pastello, una zona ancora poco esplorata. Si tratta delle vie di arrampicata con l’avvicinamento più breve dell’area e, grazie al concatenamento, di quelle con il maggiore sviluppo in arrampicata del piccolo "massiccio".
La roccia del Dente si è rivelata una scoperta tanto casuale quanto piacevole, grazie alla sorprendente qualità del suo calcare, così come inaspettata è stata la presenza delle fessure nascoste lungo il secondo spigolo: esse si svelano solo durante la scalata e hanno permesso di bypassare il grande tetto che lo sbarra sul lato destro, apparentemente invalicabile.
La parte finale, costituita da una facile ma delicata cresta di sfasciumi, risulta già percorsa in passato come testimoniato da una fettuccia risalente agli anni ’80-’90 rinvenuta tra l’erba in un tratto pianeggiante. A causa della compattezza del calcare, le difficoltà si attestano intorno al 6a-6b tradizionale. I passaggi più impegnativi sono protetti da chiodi normali, ma è necessario integrare le protezioni nelle sezioni più facili e dove sono presenti buone fessure.
Le vie sono state dedicate al figlio di Christian e alla madre scomparsa.



DENTE DEL PASTELLO  (top. proposto) - Via Pietro25

Zona: Monte Pastello
Sviluppo: 70 m 
Esposizione: W
Quota: 1000 m
Tempo: 1 h 
Difficoltà: VII+ o A0
Materiale: nda, serie di friend
Discesa: a piedi
Apritori: Manuel Leorato, Christian Confente, Lodovico Gaspari

Monolite con roccia molto compatta; arrampicata prevalentemente su fessure e placche a buchi con molto spalmo di piedi. La prima lunghezza è stata salita per curiosità il 18 maggio 2025 assieme a Lodovico Gaspari prima di una ripetizione sulla parete ovest, trovando delle fessurazioni invitanti si è deciso di ritornare e salire la porzione monolitica soprastante. Il chiodo a pressione all'inizio della seconda lunghezza è stato aggiunto per aggirare un masso pericolante sopra la sosta, ora disgaggiato.

Accesso: 700 metri prima di Forte Masua arrivando da Cavalo (frazione di Fumane, VR) prendere una strada sterrata sulla sinistra in località Molane (880 m), palina CAI del sentiero Molane-Dolcè. Parcheggiare al bivio o seguire brevemente la sterrata fino alla sbarra con slargo. Si segue il sentiero CAI 236 in discesa prima per pascoli, poi per faggeto. Poco dopo aver oltrepassato un cancello per il pascolo si trova un cartello naturalistico sulla sinistra, abbandonare quindi il sentiero CAI che scende ripido e prendere la traccia sulla sinistra. Questa mantiene la quota per poi perderla brevemente nei pressi di un vecchio fronte di cava. Oltrepassato un vecchio rudere si continua in piano e poi in leggera salita fino a scavalcare una sella in salita fino ad una radura di caccia, l'attacco del Dente si trova 50 metri sopra. Chiodo. (40').

Descrizione:
L1: Salire interamente la bella fessura fino a raggiungere delle belle lame che anticipano la cengia erbosa. Sosta su albero. (3 chiodi, 1 cordino) 20 m  V+.
L2: Rimontare a sinistra della sosta (ch. a pressione) salire la placca compatta impegnativa fino ad un chiodo con cordone, qui traversare a sinistra (chiave). Seguire tutta la lama da friends fino alla sommità dove si tiene la sinistra. Sosta su 2 spit. (3 clessidre. 7 Chiodi). 30 m VII+.
L3: Cresta erbosa e muretto che conduce nel bosco. Sosta su albero non attrezzato. (1 cordone). II, 20 m

Discesa: Scendere dal canale a sinistra per ritornare alla base del dente oppure seguire una traccia in salita con degli ometti per una settantina di metri fino alla base dello spigolo per continuare la cavalcata su Mamma Silvana.

L1

L2

SECONDO SPIGOLO (top. proposto) - Via Mamma Silvana

Zona: Monte Pastello
Sviluppo: 215 m 
Esposizione: N
Quota: 1000 m
Tempo: 2-3 h 
Difficoltà: VII- 
Materiale: nda, friend fino al 4
Discesa: a piedi
Apritori: M.Leorato, C.Confente (15/6/2025)

L'attacco si trova 10 m sulla destra dello spigolo vero e proprio in prossimità di una fessura. Segue un breve trasferimento. I 50 metri della Prua fino all'evidente gendarme si svolgono su roccia e fessure molto belle. I successivi 100 metri di cresta appoggiata, presentano sfasciumi poco stabili per cui serve attenzione. Questo tratto facile è già stato esplorato in passato (rinvenuta una vecchia fettuccia persa tra l'erba) ed è stato quindi lasciato disattrezzato. Salita one-push da Manuel e Christian il 15/6/2025 e successivamente risistemata.

Accesso: consigliato l'accesso dalla via sul Dente in modo da evitare la ravanosa risalita del bosco-ghiaione.

Descrizione: 
L1:  Attaccare a destra dello spigolo sulla verticale di una fessura, segue un traverso a sinistra per raggiungere lo spigolo più facile. Sosta su albero non attrezzato sotto alla Prua. VI+, 
30 m
L2: Alzarsi sullo strapiombo a cubetti utilizzando i 2 chiodi a pressione dopodiché scalare la bella fessura su bella roccia fino ad una piccola cengia sul lato sinistro del tetto. Sosta a spit. (4 chiodi, 1 cordone) VI e A0, 15 m
L3: Salire grazie a delle lame e superare la fessurazione che si restringe, oltre il tratto verticale la fessura si allarga e diventa regolare e ideale per la tecnica ad incastro di mano (friend grandi utili). Al termine un dietro bloccato da un masso si supera a destra prendendo una cornice. Sosta a spit poco oltre. (6 chiodi, 1 spit) VII, 
30 m
L4:  Proseguire per un canaletto per poi
 doppiare lo spigolo a destra compiere una traversata sempre verso destra con leggera discesa fino alla base di un diedro. (1 chiodo, 2 cordini). IV+, 20 m.
L5:  Salire il bel diedro fessurato e sostare su un muretto ora in cresta. (2 chiodi, 1 cordino). V, 20 m. 
L6: Affrontare il muretto molto friabile (IV, 1 chiodo) e poi proseguire per cresta elementare fino ad uno spuntone. 30 m.

L7: Proseguire per cresta per 40 m fino al libro di via sotto all'ultimo muro, II.
L8: Muretto finale su roccia a cubetti evitabile a piedi sulla destra. Breve ma impegnativo fino a sostare su una grossa clessidra. (2 chiodi) VI A0. 15 m.

Discesa: seguire una buona traccia nella radura verso sinistra (ometti) fino ad intercettare il sentiero CAI 240 che seguito verso nord per dorsale conduce alla Croce prima e poi in discesa per mulattiera con alcuni tornanti fino al punto di partenza. (30')

Il secondo spigolo


L2

Il Gendarme in apertura


L3






lunedì 20 aprile 2026

Monte Lefre-Fracena, La scala di Penrose (A1, 350 m, VII obb.)

Zona: Lefre-Fracena, Valsugana (TN)
Sviluppo: 350 m
Esposizione: SW
Tempo: 8-10 h
Difficoltà: A1 (
IX-?); VII obb.
Materiale: friend fino al 4, 1 staffa.
Discesa: 1h30 a piedi
Apritori: F.Sartori, A.Rossi

Una linea di arrampicata evidente infilata nel punto più logico di una parete che per anni ha respinto ogni tentativo anche solo pensato, complice la fama della roccia. Qui si segue il diedro meno appariscente rispetto a quello dei primi salitori più a sinistra sui grigi (Sent e Melchiori, via Lino della Maria, 1954), quelli che definirono la roccia del Fracena “putrida”, e non avevano torto.. Il diedro guida tutto: continuo, fisico, a tratti ostile. Un piccolo “Diedro Casarotto”, come lo ha battezzato a caldo il mio compagno di cordata Federico, che da solo vale la via, assieme anche all'ultimo tiro forse il più solido e lavorato.
Nella parte terminale del grande diedro arriva la sequenza più caratteristica: cinque tetti in scala rovesciata che definiscono il carattere della via oltre che il suo nome. Tetti superati con logica ed intuito, mentre la roccia vira al giallo e assume un aspetto quasi terroso. La libera, pur con chiodatura ottima, resta ancora troppo delicata: le prese non danno quasi mai fiducia e tendono a sfaldarsi. In artificiale invece il ritmo cambia, più fluido, con numerosi tratti alternati alla libera che risultano divertenti.
La roccia nonostante la grande opera di pulizia, alterna tratti solidi a molte sezioni dove serve attenzione e sensibilità specialmente nei primi tiri. L'ambiente è appartato, caldo e selvaggio nonostante la vicinanza al paese, e con una certa rusticità che a momenti mi ha evocato sentori di Supramonte sardo nonostante la bellissima vista sui Lagorai ancora imbiancati di neve.

La nostra è stata la prima ripetizione assieme a Federico, Lodovico e Stefano, il 18 aprile 2026, in memoria di Franco Sartori, accademico, co-apritore della via e storico fornitore di solidi chiodi artigianali, deceduto per un malore fatale proprio alla base di questa parete 2 giorni prima. R.I.P.

Accesso: Da Villa Agnedo seguire le indicazioni per Castello Ivano e imboccare Via Scura. Salire fino al termine della strada dove si parcheggia (46.061177 N, 11.535257 E). Dopo la sbarra traccia a destra con bolli rossi e ometti che traversa nel bosco sotto vecchi muri a secco. Superare una zona con alberi abbattuti fino a una piccolo ghiaione, quindi salire e prendere il sentiero a zig-zag seguendo sempre i bolli fino alla base della parete. Circa 45 minuti.

Descrizione: lascio alla relazione precisa di Alessandro Rossi qui.

Discesa: Dalla cima seguire a destra una traccia che porta ad un intaglio. Risalire il sentiero bollinato di rosso nel bosco fino a intercettare una specie di totem. Da qui un sentierino ripido conduce alle trincee e in breve alla strada asfaltata del Monte Lefre. Si segue in discesa abbandonandola prendendo i sentieri CAI che riconducono alla base, stando attenti a tenere sempre la sinistra. (circa 1h30 dalla cima).
In alternativa, possibile discesa in doppia al lato della via (da S10), veloce ma meno interessante e con qualche tratto ancora delicato. In alternativa potete lasciare una seconda auto alle trincee (46°03'40.9"N 11°32'57.6"E).

L1

L3

L5

L7

Diedro esigente e di soddisfazione

Lodovico quasi in sosta

Prosecuzione del diedro

Uscita dal primo tetto






Penultima lunghezza.