martedì 14 luglio 2026
Castore 4.228 m, Via Normale dal Colle Bettaforca (1.550 m, PD)
domenica 5 luglio 2026
Corno d’Aquilio, Via Lessinia Crack (75 m, VII+)
Sviluppo: 75 m
Esposizione: W
Tempo: 2 h
Difficoltà: VII+ (VI+ e A0/A1), R1/R2
Materiale: friend fino al 5; doppiare 1-2-3-4
Discesa: in doppia
Il ripido versante ovest del Corno d’Aquilio precipita sulla Val d’Adige in un dedalo di piccole e grandi pareti, un angolo appartato della Lessinia dove l’arrampicata conserva un carattere pienamente alpinistico. Lessinia Crack segue una linea breve e molto fisica, quasi sempre in fessura, su calcare di qualità generalmente ottima. La via è stata aperta il 23 maggio 2026 da Walter Polidori, Said Taghipour e New Rocks team. Le protezioni in posto sono ridotte al minimo: poche tracce lungo i tiri, soste attrezzate e il resto da armeggiare con friends e incastri. Itinerario consigliato a cordate abituate alla scalata trad e clean alla valutazione del terreno, con attenzione ad alcuni blocchi incastrati e ai tratti più delicati. Dalla cima della torre il colpo d’occhio sulla Val d’Adige è notevole e l'ambiente ombroso, fresco e ricco di piccoli larici fa sembrare di essere almeno 1000 m più in alto. Sulla stessa torre salgono anche Tastasal e Fessur-INA. Nella zona, poco più avanti si trova la Parete dei Lavoratori con Cotechino e Pearà. Periodo consigliato: fine primavera, estate e autunno. La nostra è stata la prima ripetizione (F.Busato, M.Leorato).
Accesso: raggiungere la località Coste di S.Anna d'Alfaedo, in Lessinia orientale. Da Coste proseguire fino al grande e gratuito parcheggio “Tommasi 2”. Dal parcheggio prendere la strada asfaltata che sale a sinistra, seguendo le indicazioni del sentiero 234 per il Corno d’Aquilio. Quando la strada piega a destra, continuare dritti passando nei pressi dell’agriturismo Le Coste. La sterrata diventa poi sentiero e raggiunge una palina con indicazione a sinistra per il sentiero 250, Rocca Pia; proseguire invece dritti sul 234.
Descrizione:
L1 - Attaccare la fessura, inizialmente con bordo buono poi con buoni incastri di pugno. Si raggiungono due cordoni su massi incastrati ed un fix. Più in alto si trovano due chiodi. Uscita su cengia a sinistra. 20 m, VI, VI+, poi VII+ oppure VI+ e A0/A1 su friend.
L2 - Traversare a destra della sosta (fix), quindi rientrare nel diedro fessurato. Seguire la fessura liscia, aperta e leggermente strapiombante, dove sono presenti in alto due chiodi ed un cordino su masso incastrato. Uscire su cengia erbosa e spostarsi a destra fino alla S2 della via Tastasal. 25 m, VI+, fino al VII+ oppure VI+ e A0/A1 su friend.
L3 - Traversare a sinistra e imboccare un ampio camino. Usciti dal camino si raggiunge una zona più appoggiata, dove da destra arriva la via Tastasal. Continuare pochi metri fino alla S3 di Tastasal. Libro di via. 20 m, V+.
L4 - Salire leggermente e poi traversare a sinistra doppiando lo spigolo. Continuare verso sinistra fino a prendere una piccola fessura poco sotto la cima. Salirla e raggiungere la sosta su cordone. 10 m, 1 passo di VI+.
Discesa: dalla cima scendere con brevissima doppia da cordone a sinistra faccia a valle fino all'anello di S3. Da qui una doppia di 50 m riporta alla base della parete, nei pressi dell’attacco.
mercoledì 1 luglio 2026
Monte Verena, Via Custodi Erranti (V+, 140 m, V obb.)
Salita breve e da ricercare sul pilastro occidentale della bastionata Orientale del Verena, nel cuore dell’Altopiano dei Sette Comuni di fronte a Cima Portule. Ambiente aperto e panoramico, roccia generalmente buona ma con alcuni tratti dove serve attenzione specialmente nella parte facile centrale. La via è stata aperta da Marco Toldo e Mathias Stefani il 28 agosto 2021, con chiodatura minimale e protezioni da integrare nelle fessure. Attenzione alla gradazione delle difficoltà non bonaria e tipicamente dolomitica.
Descrizione:
L1 - Salire prima per una piccola fessura e poi per placche compatte ed una strozzatura fino ad una cengia con sosta intermedia su larice. Si forza una fessura verticale (clessidra) e con ancora alcuni metri di fessurine si esce su zolle d'erba. Sosta su 2 chiodi e comoda cengia a sinistra. 30 m, V.
L2 - Proseguire verso destra per superare una fascia aggettante (cordone) fino ad una cengia, poi per diedri e placche in verticale fino a sostare su chiodi nei pressi di un larice. 30 m, V.
L3 - Continuare per diedro facile sulla destra e poi si segue la facile cresta (roccia delicata) fino al penultimo larice dove si sosta (sosta da attrezzare). 25 m IV.
L4 - Continuare sulla crestina (chiodo) e poi attraversare a destra sotto allo strapiombo (cordone) poi in verticale fino alla cengia dove si sosta su 2 chiodi. 30 m V+.
L5 - Rimontare il muretto poi traverso verso sinistra fino ad un diedro formato da dei blocchi che rimontato permette si superare un ultimo muretto fino all'uscita. Sosta su larice e libro di via. 25 m IV+
Discesa: dall’ultima sosta salire pochi metri fino ai prati sommitali. Costeggiare il ciglio della parete verso destra, faccia a monte, per circa 100 m, quindi abbassarsi una cinquantina di metri fino a intercettare la carrareccia erbosa che in pochi minuti riporta al tornante della strada forestale. Da qui rientrare lungo il percorso di accesso. 10 min fino al tornante.
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| Il Rifugio Verena |
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| Uscita della via |
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| Strapiombo di L4 |
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| L2 |
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| Uscita da L1 |
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| Cengia di attacco |
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| Relazione da bacheca Rif. Verena |
giovedì 18 giugno 2026
Fermati Chirocefalo!
Chi frequenta la montagna non solo per le prestazioni da sfoggiare su Strava, Climbook o Escalibur, ma per la cultura e la storia che la permeano, sa che ultimamente pareti e sentieri stanno diventando sempre più lo specchio delle nevrosi della società.
Più volte, su queste pagine, abbiamo parlato di etica (o fanta-etica), di chiodature, di come il nostro approccio a questo mondo stia cambiando. Ma oltre alle recenti questioni fuffa e clickbait sul mondo delle falesie o delle vie di arrampicata, resta il nodo vero del nostro rapporto con questi ambienti e quel sottile malinteso riguardo il senso di "conservazione", che a volte sfiora il grottesco. Ma andiamo più a fondo..
Adoro quando trovo connessioni tra il mondo musicale e quello delle terre alte. Lo spunto, o il LA in questo caso, mi è stato dato ascoltando un album del 2008 che si chiama "Bachelite".
Nella tracklist c'è un pezzo geniale, e ruvido come nel loro stile, quello degli Offlaga Disco Pax che si intitola Fermo!.Paladini del post-punk elettronico e minimal che ha scosso la scena indie italiana degli anni 2000, muovendosi nell'underground emiliano fatto di drum machine, synth analogici e militanza politica, gli Offlaga (che prendono il nome da un comune di 164 abitanti del Bresciano) hanno contribuito all'evoluzione dell'estetica della narrazione teatrale in ambito musicale.
Lo stile è il cosidetto "spoken word", la voce recitante di Max Collini ci porta ai confini della realtà, a 2500 metri di quota, sotto la vetta del Monte Vettore, nel cuore dei Monti Sibillini, nelle Marche. Lì c'è una pozza d'acqua, il Lago di Pilato, ed è in questa conca che si consuma l'allegoria feroce sul nostro concetto moderno di "ambientalismo".
Gli Offlaga centrano il punto con una frase che è una pugnalata per chiunque rifletta sulle dinamiche di frequentazione della montagna: un sistema che chiama ambientalismo quella che in realtà è un’imbarazzante difesa dello status quo.
Fuori dalla metafora musicale, l'invertebrato in questione esiste davvero ed è un endemismo unico al mondo: il Chirocephalus marchesonii. Scoperto e classificato a metà degli anni '50 dal botanico Vittorio Marchesoni, è un minuscolo crostaceo rosso corallo, lungo circa un centimetro, che nuota come gli va, a pancia in su, nelle acque gelide e stagionali del lago a forma di otto rovesciato, incastonato tra i monti Vettore e Redentore.
La sua biologia è affascinante: poiché il bacino è sottoposto a forti stress stagionali, in certi anni si prosciuga totalmente in estate e, vista la quota, ghiaccia completamente in inverno. Il chirocefalo garantisce quindi la sopravvivenza della specie producendo delle uova particolarissime, chiamate "cisti". Queste cisti vengono deposte a riva, nel sedimento, e sono dotate di una parete protettiva che permette all'embrione di resistere a temperature estreme e all'aridità per stagioni intere, schiudendosi solo quando il ciclo idrologico torna favorevole.
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| Il minuscolo Chirocephalus marchesonii. Fonte: Getty Images |
Ed da questo meccanismo di sopravvivenza estrema che nasce il divieto che ha ispirato la canzone: per proteggere le uova invisibili depositate a riva, l'ente Parco vieta severamente la balneazione e impone a escursionisti e alpinisti di tenersi ad almeno 5 metri di distanza dal bordo dell'acqua.
Un cordone di sicurezza permanente permette di evitare di calpestare quello che sarà il futuro della specie del nostro Chirocefalo. La protezione dell'artropode è doverosa, ci mancherebbe, ma il paradosso sollevato dalla canzone ci costringe a guardare il dito e non la luna, e qui entra in gioco una delle più grandi lezioni della cultura ecologista: l’Etica della Terra (Land Ethic) di Aldo Leopold.
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| Aldo Leopold |
Nel suo pensiero, Leopold spiegava che un sistema è giusto quando tende a preservare l’integrità, la stabilità e la bellezza della comunità biotica, che include il suolo, le acque, le piante e gli animali.
Soprattutto, Leopold insisteva sul fatto che l’essere umano deve smettere di considerarsi il "conquistatore" o l'arbitro esterno di questa comunità, per diventarne invece un "membro comune e cittadino". Il nostro ambientalismo burocratico fa l'esatto opposto. Tratta la natura come un reperto archeologico estraneo all'uomo, un museo da recintare per proteggerlo da noi stessi.
Ci accaniamo sul singolo escursionista che magari si avvicina alla riva per sciacquarsi il viso dopo ore di cammino, sanzionandolo come un eco-terrorista con linee di demarcazione artificiali, e nel frattempo ignoriamo il collasso dell'intera comunità biotica circostante.
Oggi il Chirocefalo rischia di scomparire non per uno scarpone maldestro, ma perché le estati sono sempre più torride e gli inverni avari. Il riscaldamento globale sta seccando la pozza a ritmi che le stesse cisti-uovo non riescono a tollerare. Ecco dove sta il cortocircuito dello status quo: ci si lava la coscienza posizionando divieti, transenne e cartelli in quota, lasciando però intatto il modello socio-economico ed energetico che sta letteralmente demolendo i ghiacciai e modificando il clima globale: è l'illusione di salvare un frammento ignorando la distruzione dell'insieme.
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| O.D.P. |
La montagna non è una teca di vetro da contemplare nel museo del presente. Si tratta un ambiente vivo, severo, in trasformazione continua, di cui storicamente facciamo parte come "cittadini" responsabili, non come intrusi da multare. Cercare di cristallizzarla, vietando l'interazione per placare il senso di colpa collettivo della pianura, non salverà né il chirocefalo né noi.
Forse aveva ragione il crostaceo degli Offlaga Disco Pax: meglio provare a uscire dal pantano per combattere il pensiero dominante, piuttosto che morire lentamente in una pozza evaporata, rassicurati da un bel cartello di divieto d'accesso.
lunedì 15 giugno 2026
Pizzetto Ovest, "Facoceri nello Spazio" (200 m, VI-)
Sviluppo: 200 m
Esposizione: Sud
Tempo: 3-4 h
Difficoltà: VI-
Materiale: NDA, friend medi, cordini per clessidre.
Discesa: in doppia
Conosciuta anche come "Borsato-Portaluri" è una delle linee classico/moderne più frequentate dei Pizzetti. Aperta nel 2003 supera la parete sud del Pizzetto Ovest in prossimità dello spigolo sfruttando una successione di placche appoggiate e fessure che offrono un'arrampicata continua ed elegante.
La roccia è quasi sempre eccellente e la chiodatura discreta lascia spazio all'utilizzo delle protezioni veloci. Dopo una prima parte caratterizzata da placche compatte e molto lavorate, la via raggiunge una grande cengia mediana da cui attacca l'evidente sistema di diedri che costituisce il tratto più caratteristico dell'itinerario.
Accesso
Da Frassenè raggiungere il Rifugio Scarpa lungo la strada forestale (1 ora, utili le biciclette). Dal rifugio seguire il sentiero Miniussi passando per il Col Colander fino al bivio con la vecchia via normale dell'Agner e proseguire verso destra fin sotto al Pizzetto Ovest (quello di sinistra). Risalire il pendio erboso alla base del Pizzetto spostandosi sul sul margine sinistro fino ad individuare l'attacco della via. Circa 1 ora dal rifugio.
Descrizione
Discesa
Con due rapide doppie da 60 m sul versante occidentale fino al canale che si scende con facile disarrampicata fino all'attacco.
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| Ph. Credits Sito Rif. Scarpa |
Spiz de la Lastia, "Spigolo Est" Santomaso-Zilio (270 m, V)
Sviluppo: 270 m
Esposizione: Est - Sud-Est
Tempo: 4-5 h
Difficoltà: V
Materiale: NDA, friend dal BD 0.5 al 3, cordini per clessidre.
Discesa: in doppia
Arrampicata piacevole e panoramica sul versante meridionale dell'Agner: aperta nel 2007 da Sergio Santomaso e Luca Zilio, segue con logica l'affilato margine orientale dello Spiz de la Lastia, alternando fessure, diedri e placche compatte sempre ben proteggibili. Le difficoltà rimangono contenute e distribuite lungo tutto il percorso. Il lungo avvicinamento potrebbe scoraggiare a prima vista, ma una volta raggiunta la base dello spigolo il contesto ripaga ampiamente della fatica. La vista sulla Conca Agordina e sulle Pale di San Lucano accompagna la salita dall'attacco fino all'anticima e contribuisce a rendere l'itinerario uno dei più interessanti del settore per chi cerca una giornata di arrampicata classica in totale isolamento nonostante la vicinanza quasi palpabile con la valle.
Accesso
Da Frassenè raggiungere il Rifugio Scarpa lungo la strada forestale (1 ora, utili le biciclette). Dal rifugio seguire il sentiero Miniussi passando per il Col Colander fino alla Pala della Madonna, riconoscibile per la presenza dei paravalanghe. Risalire il pendio erboso passando tra le strutture fino al loro termine fino a raggiungere l'evidente spigolo orientale dello Spiz de la Lastia. Circa 1h e 10 dal rifugio.
Descrizione
L1 - Si attacca sopra a dei mughi prendento lo spigolo sulla destra e seguendo un evidente diedro ben proteggibile. Sosta su 2 chiodi. 40 m, V-.
L2 - Rimontare la sosta e attraversare a destra poi dritti in direzione di un cordino (passo di V). Un caminetto svaso deposita in cengia dove si sosta su clessidra 35 m, V.
L3 - Per terreno facile si supera in conserva una fascia articolata di gradoni, mughi e cenge fino alla forcella con masso incastrato. Sosta su spuntone. 80 m, II. (in caso di emergenza si può scendere a piedi da questo punto in direzione dei paravalanghe).
L4 - Si affronta il pilastro su bellissima placca a buchi. Sosta su 2 chiodi. 40 m, V.
L5 - Si risalgono due diedri in successione separati da una forcelletta. Sosta su clessidra. 30 m, IV.
L7 - Un'ultima fessura seguita da una serie di camini conduce all'anticima dove si sosta su spuntone, 40 m, IV.
Discesa
Dall'anticima seguire la cresta verso sud per circa 50 m (ometto) fino a raggiungere la sosta della prima calata. Due doppie lineari da 60 m sul versante sud-est riportano direttamente alla base della parete nei pressi dei paravalanghe.
martedì 9 giugno 2026
Pizzetto Est, Spigolo Liberalato (200 m, V)
Sviluppo: 200 m
Esposizione: Sud
Tempo: 3-4 h
Difficoltà: V
Materiale: NDA, friend medi, cordini.
Discesa: in doppia
Lo Spigolo Liberalato (o Spigolo Sud-Ovest) è una di quelle vie di arrampicata classica che andrebbero percorse all'inizio della frequentazione dell'Agner perché racchiude molte delle caratteristiche che rendono unico questo gruppo: roccia generalmente compatta, ambiente ampio e severo e necessità di saper leggere il percorso e di muoversi con autonomia nelle protezioni. Aperto nel 1967 da Liberalato, Barina e Bonato, l'itinerario segue con grande evidenza il margine meridionale del Pizzetto Est, sfruttando la linea più naturale della parete. Le difficoltà si mantengono costanti lungo tutta la salita e soltanto un breve tratto in camino può risultare più impegnativo, soprattutto dopo periodi piovosi. Per il resto si arrampica con continuità su un calcare compatto, a tratti intervallato da erba e detriti, ma sempre in un contesto di grande respiro. Pur con uno sviluppo contenuto, la via regala una piacevole sensazione di montagna selvaggia e rappresenta un ottimo primo incontro con le immense architetture rocciose che circondano l'Agner.
AccessoDa Frassenè seguire la strada forestale che conduce al Rifugio Scarpa-Gurekian (1 ora a piedi). Dal rifugio imboccare il sentiero Miniussi in direzione dell'Agner fino al Col Colander. Superato un breve risalto roccioso si raggiunge il bivio tra la vecchia normale all'Agner e il Miniussi, continuare a destra fino alla base del pendio sottostante i Pizzetti. Risalire i prati e i ghiaioni puntando all'evidente spigolo meridionale (cordino viola). Circa un'ora dal rifugio.
Descrizione
Dalla sosta di vetta su clessidre effettuare una prima doppia di 20 metri fino all'intaglio con la torre vicina. Seguire una stretta cengia esposta verso ovest ed effettuare una calata di 20 m da chiodi su un diedro fessurato fino al gande terrazzo. Da qui con una calata da 50 m si arriva ad una sosta nel canale. Effettuare un'altra calata per superare un risalto strapiombante, poi valutare se disarrampicare su III detritico oppure continuare con altre 2 da 60 m fino all'attacco.
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| L5 |
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| L4 |
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| Ph. Credits Sito Rif. Scarpa |


































