lunedì 21 settembre 2026

Ago del Mago o Guglia del Diavolo, Via Normale (20 m, III anni '30)

Zona: Vajo dei Formigari
Sviluppo: circa 20 m
Esposizione: E
Difficoltà: III storico
Materiale: 1 cordino, 1 friend rosso, chiodi&martello
Discesa: in corda doppia o moulinette.


L'Ago del Mago, conosciuto anche come Guglia del Diavolo, è una piccola ma singolare lama rocciosa nascosta sulle pendici del Cornetto, nella zona del Vajo dei Formigari, poco distante da Campogrosso. Le dimensioni sono modeste, l'ambiente ha invece tutto il carattere delle Piccole Dolomiti: mughi, canaloni, terreno ripido e una guglia che compare soltanto quando ci si porta nel punto giusto.
Bepi Magrin la inserì tra le guglie più singolari delle Piccole Dolomiti e del Pasubio, sottolineandone la posizione appartata e la forma slanciata. Anche la storia alpinistica merita attenzione: le fonti storiche indicano Raffaele Dalle Nogare in solitaria il 10 maggio 1931 per la Via Normale, valutata III, e Pojer-Dalle Nogare il 17 aprile 1935 per lo Spigolo Est, con difficoltà di III e un passaggio di IV.

Accesso: si può partire da Campogrosso oppure da Malga Cornetto, con avvicinamenti indicativamente equivalenti. Da Campogrosso si risparmia probabilmente qualche metro di dislivello e le indicazioni con i nomi dei vaj risultano più facilmente leggibili durante la salita.
Raggiungere in ogni caso il sentiero Peruffo e imboccare il Vajo dei Formigari. Risalirlo fino alla quota dell'attacco dello Spigolo Elisa, quindi continuare ancora per alcune decine di metri costeggiando la parete.
Abbandonare il fondo del vajo e salire diagonalmente verso sinistra, attraversandolo in direzione della parete rocciosa. Una traccia sottile conduce a una breve cengetta esposta che permette di aggirare la struttura. Sul lato opposto occorre perdere quota disarrampicando alcune roccette friabili tra i mughi.
Raggiunta la base, continuare per traccia verso un piccolo gruppo di faggi. Dove il terreno diventa più aperto, risalire direttamente il pendio, sempre ripido, puntando a un abete posto sulla selletta dietro la guglia. Il tratto compreso tra il Vajo dei Formigari e la selletta richiede attenzione: sono presenti terreno ripido, mughi, roccette instabili e una breve cengia esposta.

Descrizione:
Dalla selletta salire direttamente la placca. Nella prima parte è possibile integrare con un friend rosso; più in alto si incontra uno spuntone poco pronunciato utilizzabile con un cordino. Proseguire fino alla zona dove la parete diventa più aggettante. Qui si trova un chiodo rosso poco visibile e compaiono buone prese che permettono di superare il tratto più strapiombante e raggiungere la sommità. In cima è presente un cordino con anello utilizzato per la calata. Circa 20 m, III "storico".

Discesa: dalla sommità effettuare una calata in corda doppia utilizzando l'ancoraggio presente. Poi scendere direttamente lungo il faggeto (ometti) fino ad una placca rocciosa ripida, qui con una corda fissa si supera il risalto e scendendo in breve si raggiunge il sentiero Peruffo nel punto dove ci sono le scalette in discesa. Questa può essere una variante della salita (150 m lineari) ma è sconsigliabile in caso di terreno umido.

Relazione storica LAV del 1955

Risalendo il Vajo formigari

La guglia compare volgendosi ad ovest




Suggestiva la vista dallo Spigolo Elisa, allo Spigolo delle Clessidre e i Denti del Diavolo. 




martedì 8 settembre 2026

Monte Turgiòn, Spigolo della Cascata (105 m, 5a)

Zona: Val Vanoi
Sviluppo: 105 m
Esposizione: S
Tempo: 1 h 30 min
Difficoltà: 5a
Materiale: 10 rinvii
Discesa: in doppia


Breve via sportiva sulla Parete della Salina del Monte Turgiòn aperta nel 2016 dal local Fabrizio Rattin, poco sopra Canal San Bovo sul margine destro della lunga fascia rocciosa in corrispondenza della cascata dove ora corre la ferrata della Val di Scala, inaugurata nel 2018. Cinque lunghezze ben attrezzate, con difficoltà concentrate soprattutto nella partenza del secondo tiro; più in alto lo spigolo diventa progressivamente semplice. Roccia solida, fix ben posizionati e soste attrezzate con doppio anello. Possibilità di effettuare la salita in stile greenpoint / trad. 

In via, oltre che sull'avvicinamento dalla Salina vi è molta vegetazione rigogliosa, con una piccola forbice potreste fare cosa gradita ai ripetitori dopo di voi.

Accesso: da Canal San Bovo proseguire in direzione Caoria. Circa 1,5 km oltre il paese, poco prima dell'inizio della struttura paramassi, parcheggiare nel piccolo slargo sulla destra. Imboccare il sentiero diretto alla falesia La salina e mantenere la destra ai primi due bivi. Superare interamente la base della falesia. Continuare senza seguire l'indicazione per la via "Vorrei Baciarla" e la traccia per la via Panoramica (lo spigolo parallelo di sinistra alla nostra). Poco prima che il sentiero scenda nel greto del fiume (cascata), lasciare il percorso principale e risalire la traccia verso il pilastro. Raggiunta la parete, traversare brevemente verso destra lungo una cengia stretta fino a una pianta con cordone; targa bianca senza scritta alla base sulla destra dei fix della recente via Sharon. 20 min circa. In alternativa è possibile, per evitare il sentiero sovente inerbato, risalire la ferrata e, prima della grande cascata, seguire il sentiero verso lo spigolo.

Descrizione:
L1 - Risalire il facile canale con erba spostandosi verso destra; raggiunto il margine roccioso, prendere lo spigolo e continuare fino alla sosta su due fix con anelli. 8 fix. (20 m, 3c)
L2 - Dalla sosta portarsi sul lato destro e affrontare il breve tratto più impegnativo della via. Proseguire sullo spigolo, poi rientrare verso sinistra fino al terrazzo di sosta. 7 fix. (20 m, 5a)
L3 - Superare il muro immediatamente a sinistra della sosta e continuare su terreno più facile fino alla catena. 7 fix. (15 m, 4c)
L4 - Partire verso destra, raggiungere una lama e seguirne l'andamento riportandosi progressivamente a sinistra. Sosta attrezzata poco oltre. 7 fix. (25 m, 4c)
L5 - Continuare lungo la parte alta dello spigolo su difficoltà contenute fino all'ultima sosta. 5 fix. (25 m, 4a)

Discesa: effettuare 2 brevi doppie lungo l'itinerario fino alla S3. Da qui una calata di circa 50 m scende direttamente verso il canale alla base della parete; è presente una sosta intermedia che permette di dividere la calata. Raggiunto l'attacco, ripercorrere il sentiero di avvicinamento fino al parcheggio. Circa 50 min complessivi: 30 min per le doppie e 20 min per il rientro a piedi.


L2

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venerdì 4 settembre 2026

Malga Cornetto, La Vigliacca (180 m, V+)

Zona: Vajo Tricorno 
Sviluppo: 180 m (5 tiri)
Esposizione: NE
Difficoltà: V+ max, IV+ obb.
Proteggibilità: R2
Tempo: 2 h
Materiale: NDA, cordini, friend m.p.


Aperta da M. Stefani il 27 giugno 2021, la via sale la torre occidentale del Vajo Tricorno, la struttura più estetica e ben visibile dal parcheggio tra quelle della fascia bassa. La prima linea tracciata su questa parete è stata la Gresele (sulla sinistra della fessura), seguita nel 2014 dalla Via dei Serenissimi, che ne risale la nascosta parete ovest passando dal grande camino di destra, e infine da La rosa di Elisa (De Rossi, Canova, 2021) lungo la costola est.
La Vigliacca offre un'arrampicata sorprendente per la qualità del calcare: una roccia grigia, compattissima e straordinariamente lavorata che a tratti ricorda le placche scolpite delle Pale di San Martino, regalandoci senz'altro una delle migliori porzioni di roccia di tutto il Sengio Alto. Lo stile di chiodatura è squisitamente dolomitico: in via sono presenti soltanto alcune clessidre cordonate ad indicare la linea, rendendo indispensabile sapersi autoproteggere adeguatamente sfruttando i numerosi buchi e clessidre della parete.
Le soste sono tutte attrezzate e, sul passo chiave in traversata, il famoso "passo del vigliacco", una provvidenziale clessidra offre la possibilità di azzerare se necessario. Un vero gioiello a due passi dalla macchina, perfetto quando si ha poco tempo o con il meteo incerto.

Avvicinamento
Parcheggiato nello spiazzo dopo Malga Cornetto, attraversare la strada e imboccare il sentiero per la Falesia Montagna Viva risalendo i prati fino al limite del faggeto. Al primo bivio prendere la traccia verso destra (ometti) che conduce alla base della parete. L'attacco si trova in corrispondenza di un cordone blu alla base di uno spigolo, poco sotto un grande camino (10 min). E' anche possibile attraversare verso destra alla base della parete dall'attacco della via La Rosa di Elisa.

Relazione
L1: Salire lo spigoletto fino ad una placca rossastra (chiodo). Da qui si prende una bella lama verso sinistra fin che non si verticalizza, da qui con una traversata con buon allungo si raggiunge la cengia dove si sosta su grande clessidra. 
(30 m, V+)
L2 : Si rimonta verso destra una placca molto lavorata fino ad un altra cengia dove si sosta su spuntone. 
(20 m, IV)
L3 : Si prosegue su un divertente spigoletto che si butta su una placca. Poi facilmente si raggira il grosso masso sulla destra sostando su clessidra. 
(25 m, III+)
L4 : In leggera discesa si salta in spigolo e si prosegue in verticale su delle zanche esagerate. Sosta su 2 clessidre. 
(20 m, IV+)
L5 : 2 metri a sinistra e si rimonta un piccolo caminetto poi ancora in verticale su roccia scolpita fino ad una cengia, ultima breve paretina fessurata e si sosta su fix in vetta 
(25 m, IV).

Discesa
Si effettua una doppia di 25 m verso est nel canale dalla sosta su 2 fix. Da qui seguendo gli ometti si risale brevemente per poi scendere subito nel Vajo Tricorno che va seguito fino al termine nel faggeto dove in breve ai prati e al parcheggio. (20 min)

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L4

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giovedì 3 settembre 2026

Guglia Negrin, Spigolo Lia (125 m, IV+, IV obb.)

Zona: Gruppo del Fumante
Sviluppo: 125 m, 5L
Esposizione: NW
Tempo: 2 h
Difficoltà: IV+
Materiale: NDA, cordini, friend m.p.
Discesa: in doppia 

Aperta in solitaria il 19 ottobre 2002 dal compianto Franco Spanevello, la via supera con linea logica lo spigolo situato subito a destra del canale di discesa della Guglia Gei. Chiodata nel suo stile inconfondibile, con fix dipinti di bianco e siliconati più golfari alle soste, presenta le prime tre lunghezze riattrezzate recentemente a fix inox. La qualità della roccia è complessivamente discreta e richiede attenzione nella scelta dei passaggi più solidi; nei punti chiave, tuttavia, le frequenti ripetizioni hanno ripulito per bene il percorso. I tiri più meritevoli sono senz'altro il primo, il terzo e l'ultimo. Ad eccezione della prima sosta, abbiamo preferito non concatenare le lunghezze per mantenere il contatto visivo, per questo le lunghezze sono 5 anzichè le 3 proposte dalla relazione seguita di Piccole Dolomiti Sport.

Avvicinamento
Dal Rifugio Campogrosso si imbocca il sentiero N°157 per Bocchetta Fondi. Arrivati sulla verticale delle guglie del Fumante prendere il sentiero n°195 risalendo fino alla base della parete della Guglia Gei. Si attraversa una galleria di guerra in discesa per sbucare sul Giaron della Scala. Si risale per 50 m il ghiaione fino alla grande spaccatura che divide la guglia GEI dalla Negrin. Scritta rossa ormai sbiadita con 2 golfari alla base dello spigolo di destra. (35-40 min).

Relazione
L1: Salire il pilastrino seguendo gli spit e poi traversare a destra aggirando lo spigolo. Proseguire in verticale superando una sosta intermedia (spit con anelli) e sostare poco oltre su 2 spit sotto ad una placca. 
(30 m, IV)
L2: Dalla sosta spostarsi a destra (clessidra cordonata), poi salire in verticale e rientrare a sinistra sullo spigolo. Continuare dritto fino alla sosta su due golfari. (20 m, 
IV)
L3: Salire a sinistra e  affrontare il passo chiave (IV+, 3 spit ravvicinati). Seguire lo spigolo fin dove si abbatte su cresta detritica (Attenzione). Sosta su due spit con anello (libro di via). (20 m, IV+)
L4: Seguire la cresta su terreno facile ma molto delicato (II), restando a sinistra del filo di cresta (clessidra), attraversare quindi un canale verso sinistra (ometto), fino alla base di una paretina sopra della quale si trova la sosta su 2 golfari su ampia cengia. (20 m II)
L5: Salire in verticale in direzione di 2 clessidre cordonate e proseguire dritti passando a destra di un pilastro che forma un diedro, fino alla sosta di vetta su spuntone. (30 m, IV, III)

Discesa
Calata da 35 m direzione  Guglia Gei fino alla forcella. Scendere a piedi con attenzione una decina di metri nel canale, fino alla sosta su golfari e maglia rapida. Seconda calata da 60 m fino alla base. E' anche possibile calarsi in diagonale in direzione guglia Piccola con una doppia da 40 m e scendere così per il ghiaione alla base della guglia Schio e di qui all'attacco in discesa.


L1

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attraversata delicata

L5



lunedì 24 agosto 2026

Cimoncello, Spigolo Conforto (180 m, VI, V+ obb.)

Sviluppo: 200 m, 6L
Esposizione: S
Tempo: circa 2 h 30 min
Difficoltà: VI max, V+ obb., R2
Materiale: NDA, friend m.p. cordini
Discesa: a piedi


Lo Spigolo Conforto del Cimoncello è una delle grandi classiche della Val d’Astico, una linea evidente che segue il filo meridionale dell'evidente prua sopra Arsiero. Calcare generalmente ottimo specialmente sul secondo e terzo tiro, arrampicata di stampo alpinistico talvolta ostacolata dalla vegetazione e una chiodatura che conserva parecchio del carattere originario della via.
La salita risale al 26 maggio 1935, quando Umberto Conforto, Luigi Toffoli e Danilo Zoppi affrontarono lo spigolo dopo due precedenti tentativi compiuti il 7 e il 14 aprile. Quella stessa mattina Piero Pozzo e Francesco Padovan raggiunsero la parete da Vicenza, arrivando fino ad Arsiero in bicicletta. Trovata la cordata di Conforto già impegnata sullo spigolo, si spostarono su un’altra linea aprendo la via dello Spigolo Est, oggi quasi abbandonata e situata a sinistra della Via dei Diedri. A fine giornata le due cordate, con un fair play d'altri tempi, si ritrovarono sull’altopiano per complimentarsi a vicenda, dopo aver lasciato sulla parete due itinerari destinati a entrare nella storia alpinistica del Cimoncello.

Il settore dello Spigolo Sud è oggi attraversato e affiancato da diverse linee aperte in epoche successive. Nella parte centrale compare la Via del Cuore (VII+, D.Campi 2007), mentre poco più a sinistra corre lo Spigolo Sud-Ovest (VII, D.Campi 1978) oltre che alla "Direttissima Conforto" (B. Fontana), via di artificiale del '59, ancora più a destra.

Un riferimento importante per interpretare la chiodatura moderna sparsa sullo spigolo è proprio la via "Forza Cariatidi", aperta nel 2011 dal team Balasso. L’itinerario sviluppa circa 220 metri e sfrutta inizialmente la parte inferiore della parete donandone maggior continuità. La terza sosta coincide con l’attacco dello Spigolo Conforto; nei tiri successivi Forza Cariatidi si mantiene per un tratto sulla destra della classica, per poi attraversarla e portarsi decisamente a sinistra con la variante di VIII+ citata nella relazione della guida Casarotto.

Questo intreccio di itinerari spiega la presenza di fix lungo la parete, conviene quindi seguire con attenzione l’andamento dei diedri selezionando "il facile nel difficile" per non sbagliare il percorso.

Accesso: Parcheggiare presso il Sacrario del Monte Cimone, raggiungibile dalla strada Arsiero-Tonezza seguendo la deviazione a sinistra per Contrà Campana-Sacrario. Dal parcheggio scendere lungo la strada per qualche centinaio di metri, quindi imboccare sulla destra il sentiero segnalato n. 547 (SWP).
Proseguire sul sentiero per circa 10 minuti; in prossimità di un ometto abbandonare il tracciato principale e seguire una traccia che devia verso destra, fino a raggiungere la parte sommitale dello spigolo (20 minuti).
Dalla cresta iniziare quindi la discesa disarrampicando lungo lo spigolo (ometti). La prima calata in doppia si trova qui (45°49'26.8"N 11°21'18.6"E). Prosegue con una successione di 3 corde doppie (60, 50, 25 m), utilizzando le soste attrezzate a spit, fino a raggiungere il punto di partenza dell’itinerario. Esiste la possibilità di salire anche dal basso parcheggiando in uno slargo dopo la galleria "Tartura".

Descrizione:
L1 - Dalla base risalire le rocce articolate dello zoccolo, mantenendosi inizialmente verso sinistra e portandosi progressivamente sullo spigolo. Superare alcuni gradoni ben appigliati fino alla terrazza con albero. (Tiro solitamente non percorso da chi si cala per la presenza di erba). 30 m, IV.
L2 - Affrontare la compatta placca grigia sopra la sosta, cercando i punti più lavorati della parete. Spostarsi leggermente, raggiungere una fessurazione più marcata e proseguire su terreno ripido verso il diedrino fessurato superiore. 30 m, V+. (La guida Valdastico Verticale lo da di VI+).
L3 - Continuare nel diedro verticale fino al caratteristico tetto che ne interrompe la prosecuzione. Traversare sulla destra sfruttando la fessura orizzontale, quindi riprendere la salita lungo un sistema di lame e placche. L’uscita sulla piccola cengia presenta il celebre passaggio delicato ricordato nelle vecchie relazioni come “passaggio del gatto”. Sosta poco più a destra. 25 m. (VI+ per Valdastico Verticale, VI- per le guide Casarotto e Schiro).
L4 - Spostarsi a destra della sosta e superare direttamente il breve tratto strapiombante. Proseguire su rocce gradinate e lungo un diedro meno continuo, passando nei pressi di una pianta che ostacola il passaggio. Raggiunta la cengia traversare nettamente a sinistra e raggiungere il terrazzino poco più i basso. Sosta su spit, clessidra e chiodo. 30 m, V+, poi IV.
L5 - Salire sopra la sosta e portarsi progressivamente verso sinistra seguendo una cengetta che riconduce sul filo dello spigolo. Continuare per gradoni e roccia più appoggiata fino a sostare su albero. 25 m, IV, III. Se si desidera arrampicare maggiormente su roccia che su erba seguire l'ultima lunghezza di Forza Cariatidi (fix a sinistra), soluzione tuttavia non testata.
L6 - Proseguire un po' corda in mano per poi salire l'ultimo risalto partendo dal diedro a sinistra, sostare alla sosta della prima calata. 60 m, IV.

Discesa: risalire la cresta finale slegati e poi il percorso dell’andata fino alla strada asfaltata e poi al parcheggio. 15 min circa.



L2

Uscita di L2 prima del passo del gatto

L4

Ultimo tiro

L3

Relazione Casarotto, per noi la più fedele

Relazione M.Schiro, sulla destra la Direttissima Conforto

Forza Cariatidi in rosso con la variante indicata da Casarotto. In giallo la Conforto


Sdrammatizziamo un po'.. chissà se i crociati qui avrebbero da ridire.

lunedì 17 agosto 2026

Rognon Vaudano, Cric e Croc (160 m, 6b+, 6a obb.)

Zona: Dente del Gigante
Sviluppo: 160 m
Esposizione: W
Difficoltà: 6b+ max, 6a obb.
Materiale: friend fino al 2, doppiare 0.5, 0.75, 1 e 2; materiale da ghiacciaio
Discesa: 2 doppie da 60 m.


Cric e Croc sale la parete di granito rosso e grigio del Rognon Vaudano, piccola struttura posta sotto il Dente del Gigante. Sei lunghezze prevalentemente su fessure da proteggere, con alcuni passaggi tecnici in placca e difficoltà concentrate nella seconda metà della salita. La parete prende il sole dal primo pomeriggio.
La via è stata aperta nel luglio 2024, il nome proposto per la struttura ricorda Davide Vaudano, scomparso sul ghiacciaio del Rutor nel 2009. La parete aveva già visto attività alpinistica nei primi anni Novanta, due itinerari di quattro tiri sul settore più a sinistra. Secondo gli apritori, dal 1993-94 il livello del ghiacciaio alla base si è abbassato di circa 50-60 metri!

Accesso: Da Courmayeur salire con la Skyway Monte Bianco fino a Punta Helbronner. Dal Rifugio Torino o dalla stazione superiore seguire inizialmente la traccia diretta verso l’Aiguille Marbrées, quindi abbandonarla puntando alla parete del Rognon Vaudano sulla sinistra. L’avvicinamento si svolge su ghiacciaio e richiede attrezzatura e capacità adeguate alle condizioni. L'attacco si trova 20 m a sinistra della verticale del tetto rosso, su una fessura. Totale 45 minuti.

Descrizione:
L1: fredda fessura e poi blocchi, 4c, fino alla sosta su 2 fix, 10 m
L2: verticalmente, 5a, raggiungere un fix e traversare verso sinistra, 5a; proseguire poi su un diedro appoggiato verso destra, 5a, fino alla sosta su 2 fix, 20 m
L3: spostarsi verso sinistra quindi affrontare la placca di 6a+; presenti 2 fix, poi fessura di dita (friend piccoli o nuts). Terminata si inizia a traversare a destra e con un cordino ci si cala su una cornice più bassa, da li fino alla sosta su 2 fix, 20 m
L4: seguire una fessura verso destra, 5a, fino a un ampio terrazzo. Non fermarsi o rinviare la sosta sulla destra di calata, ma continuare dritti sulla parete che conduce in un diedro, 5c, fino alla sosta aerea sulla destra del tetto, 30 m
L5: salire verso destra lungo il largo diedro, 6a+, fino alla sosta su 2 fix, 30 m
L6: portarsi a destra e seguire verticalmente una serie continua di fessure, 6b+ (2 fix), fino alla sosta su 2 fix, 20 m

Discesa: Rientrare con 2 corde doppie da 60 m fuori linea. La prima fino alla grande cengia e la seconda fino al ghiacciaio. Tirare la corda da sinistra per evitare l'incastro dell'ultima doppia.








Petit Flambeau, Via Laurent Grivel (150 m, 5b, 4a obb.)

Zona: Punta Helbronner, Petit Flambeau
Sviluppo: 150 m
Esposizione: E
Tempo: circa 1 h 30’
Difficoltà: AD+, 5b max, 4a obb.
Materiale: singola, friend fino al 3, materiale da ghiacciaio.
Discesa: a piedi


Breve salita su granito sul versante orientale del Petit Flambeau, a pochi minuti dalla stazione di Punta Helbronner. La Via Laurent Grivel alterna un primo tratto facile su terreno a sfasciumi a belle fessure, diedri e spigoli nella parte superiore. L’itinerario è stato aperto da F. Trabaldo e A. Plat il 3 settembre 2016.
La presenza di alcuni fix sui tiri e le soste oltre alle numerose possibilità di integrare rendono la salita adatta anche a chi vuole prendere confidenza con l’arrampicata in quota sul granito del Monte Bianco. Serve attenzione nelle prime 3 lunghezze, dove i blocchi sono instabili se non saldati dalla neve. In presenza di altre cordate meglio evitare di sostare sulla verticale dell’attacco.

Accesso: Da Punta Helbronner (3462 m), raggiunta con la Skyway Monte Bianco, dirigersi verso l’evidente sperone E del Petit Flambeau. L’attacco si individua in corrispondenza di una cengia grigia inclinata posta sotto una fascia di rocce rossastre. L'avvicinamento richiede attrezzatura da progressione su ghiacciaio: grossi crepi a stagione avanzata. Circa 20’.

Descrizione:
L0: in caso di assenza di neve scalare la cengia-rampa grigia verso destra fino al primo fix di sosta. 10 m. II.
L1: superare una fessura facile e continuare per un tratto di roccia fratturata. 1 fix, 25 m.
L2: avanzare su terreno rotto, mantenendosi sulla sinistra in direzione dello spigolo. III, sosta su 1 fix, 20 m.
L3: continuare ancora per alcuni metri su roccia delicata, quindi spostarsi verso destra fino a raggiungere la sosta su 1 fix, 15 m.
L4: riportarsi verso sinistra e risalire una fessura, dalla quale si esce con una rimonta atletica. 5a. La sosta, su 1 fix, alla base della famosa fessura arcuata. 15 m.
L5: affrontare in dulfer la “Mezza Luna” per circa 6 metri, uscendo poi sulla destra. 5b. Sosta su 2 fix . 15 m.
L6: Rimontare la cengia e imboccare una bella fessura, 5c. al termine della quale traversare verso destra lungo la cengia. Sosta su 1 fix, 20 m.
L7: Altra bella fessura sullo spigolo, 4c, fino alla sosta su 1 fix su un blocco in cresta, 30 m.
L8: Avanti sulla cresta inizialmente sul versante nord, 4a. Sosta su fix, 30 m.
L9: Filo di cresta facile con tratto in discesa. Sosta su spuntone, 30 m.

Discesa: Dalla fine della via proseguire lungo la facile cresta fino alla sommità del Petit Flambeau, quindi continuare verso il Col des Flambeaux e rientrare a Punta Helbronner. In caso di terminale aperta, scavalcare i cavi della teleferica per reperire delle corde fisse esposte che riportano al colle totalmente su roccia. 

L0

L4

L5

L7

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