mercoledì 18 novembre 2015

Pilastro Dalai Lama, Vecchie Tracce (6a, 115 m, 5a obb)

Zona: Malga Cornetto
Sviluppo: 5 lunghezze + 3 della Via Kora
Esposizione: N
Difficoltà: 6a, 5a obb
Chiodatura: Spit
Materiale: 10 rinvii, cordini
Discesa: Doppia da 20 m
Tempo: 2 h

Una nuova nuova piccola perla è nata sul Pilastro Dalai Lama, nel versante nord del Cornetto (Valli del Pasubio) e grazie alla generosità dell’apritore (M. Brighente & Co) siamo stati tra i primi fortunati ad avere il privilegio di percorrerla. La via si chiama “Vecchie Tracce”, in onore dei vecchi chiodi arrugginiti trovati lungo il primo tiro e corre parallela alla Kora, impossibile non notare il suo attacco, segnato da un cordone fucsia fluo! La via parte con due tiri di placca semi verticali con strapiombetto centrale (qui il calcare crea dei funghetti del tutto simili al granito!!) fino a rimontare una selletta nella quale perde verticalità per poi impennarsi nuovamente sul passaggio chiave strapiombante che abbiamo valutato di VI superiore. Giunti sulla sommità del pinnacolo un tiro di traverso abbastanza tecnico ci riporta sotto ad un tetto dal quale parte verticalmente l’ultimo tiro, anch’esso magnificamente “metamorfico”. A questo punto ci si ricongiunge alla Kora della quale si percorrono gli ultimi 3 tiri. Superato il libro di via ci si trova nel vajetto dal quale raggiunta la forcelletta visibile sulla destra, con una corda doppia ci si cala nel vajo della grande frana che, tenendo sempre la parete di destra, riconduce alla base.

Primo tiro

Secondo tiro

  
Traverso tecnico

Ultimo tiro






martedì 10 novembre 2015

Pilastro Dalai Lama, Via Kora

Zona: Valli del Pasubio
Sviluppo: 5 lunghezze
Esposizione: N
Difficoltà: V-
Chiodatura: chiodi e clessidre
Materiale: 10 rinvii, cordini, friend
Discesa: Doppia da 20 m
Tempo: 2 h
Partecipanti: io, Damiano


Via carina che gira attorno al Pilastro Dalai Lama alla ricerca della roccia migliore, attraversando un canale e una successione di pilastrini fino a sbucare sul vajo soprastante. L'itinerario è tipico di questa parte di Sengio Alto, con la roccia super lavorata ricca di clessidre e prese, questo fa si che il grado obbligatorio rimanga abbastanza basso anche nei tratti verticali e strapiombanti. L'arrampicata è sempre elegante ma discontinua. La via corre alla sinistra della "Aum" già relazionata su queste pagine e la discesa è la stessa, si parcheggia nello slargo dopo Malga Cornetto (Valli del Pasubio) e si segue il sentiero Cai per il Vajo Stretto, giunti alla base del Pilastro si individuano gli attacchi sopra ad una cengia mugosa, Kora inizia con un cordone grigio ed un chiodo arancione.

E' davvero un peccato che con una roccia così bella il paesaggio sia deturpato dall'anorme frana gialla staccatasi dal Pilastro del Vajo stretto, daltronte la roccia può variare le sue forme e la sua qualità del raggio di pochi metri sta solo alla curiosità degli apritori più intraprendenti a scovare gli itinerari migliori. Bravo Mario!




martedì 3 novembre 2015

Sojo del Fogo, Le do More (125 m, IV)

Zona: Valli del Pasubio
Sviluppo: 5 lunghezze
Esposizione: E
Difficoltà: IV
Chiodatura: Clessidre 
Materiale: 10 rinvii, cordini, friend
Discesa: Doppia da 27 m
Tempo: 2 h
Partecipanti: io, Seba


"..se non fosse per la vegetazione sembrerebbe di essere sulle Pale di S. Martino"

Così scrive Guido Casarotto di questa sulla nuova guida "Piccole Dolomiti e dintorni - Arrampicate scelte". La via in questione si chiama "Le do more" e non si capisce se si tratta di due belle ragazze dai capelli scuri che abbiano percorso questa via oppure delle famose ed illegali salamelle venete al sangue dal colore bruno, usate magari come spuntino dagli apritori. Le difficoltà contenute adatte per lo più ai neofiti non stimolano la ripetizione del rocciatore duro e navigato, ma l'immaginario che evoca la frase del Casarotto porta il pensiero alle crode più ardite tra la Val Canali e la Fradusta.
Così in un pomeriggio dopo i bagordi di Halloween, zaino in spalla e via a provarla..


Arrivati al Passo Pia delle Fugazze proseguire in direzione Ossario, superare la nuova bella  Malga Cornetto (ottime birre e panini), parcheggiare sullo slargo 200 mt dopo a sinistra. Traversare il prato e seguire i bolli a volte gialli, a volte rossi, impossibile perdersi! Al bivio che conduce al Vajo Tricorno tenere la sinistra e per bosco ripido si giunge alla base della parete EST del Sojo del Fogo dove è presente una piccola falesietta chiamata "Montagna Viva", costeggiare la parete a sinistra fino a trovare la targhetta della nostra via.

La roccia dopo i primi metri materializza clessidre una dopo l'altra e siamo presto ripagati dalla gioia di giocare con la roccia in una sorta di caccia al tesoro, così la via proseguendo tra balze e terrazzini mugosi la via ci regala anche qualche saltino strapiombante e verticale che danno un pò di brio alle danze ma purtroppo la discontinuità data dal lungo traverso centrale e la brevità della via lasciano un leggero amaro in bocca. 5 tiri fulminei e siamo sulla vetta della guglia, proprio sopra agli anelli di calata di fronte alla lugubre ma maestosa Punta Cassa da Morto, così chiamata per un masso dalle sembianze di bara che ahimè non abbiamo individuato.  Con una doppia verticale da 27 metri siamo nel Vajo Cassa da morto il quale sarà il nostro sentiero di discesa fino ai pressi dell'attacco della via dove il nostro cerchio si chiude.
Bella roccia e ambiente ma via breve e discontinua vivamente consigliata la prosecuzione della cavalcata sull'antistante Punta cassa da morto che però riserva difficoltà, proteggibilità e chiodatura decisamente più severe. Consigliata la variante dei diedri di destra (spit artigianali), decisamente più classica come stile.

Prima sosta su forcelletta alle luci del tramonto
La parete lavorata del secondo tiro

Recupero dalla seconda sosta

Dal terrazzo della terza sosta

La doppia verticale

Punta Cassa da Morto
Il Vajo di discesa