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mercoledì 1 luglio 2026

Monte Verena, Via Custodi Erranti (V+, 140 m, V obb.)

Zona: Altopiano dei Sette Comuni
Sviluppo: 140 m
Esposizione: N
Tempo: 3 h
Difficoltà: V+ max, V obb.
Materiale: cordini, friend m.p., dadi
Discesa: 45 min.

Salita breve e da ricercare sul pilastro occidentale della bastionata Orientale del Verena, nel cuore dell’Altopiano dei Sette Comuni di fronte a Cima Portule. Ambiente aperto e panoramico, roccia generalmente buona ma con alcuni tratti dove serve attenzione specialmente nella parte facile centrale. La via è stata aperta da Marco Toldo e Mathias Stefani il 28 agosto 2021, con chiodatura minimale e protezioni da integrare nelle fessure. Attenzione alla gradazione delle difficoltà non bonaria e tipicamente dolomitica.

Accesso: si parcheggia nel piazzale degli impianti del monte Verena, gratuito in estate. Prendere la strada sulla destra dell'impianto che risale la pista. Arrivati nel falsopiano in vista dell'impianto superiore (Pista dei Caprioli) prendere una strada-raccordo con sbarra che si collega alla forestale n°820 che si segue in discesa fino al tornante con una palina CAI (30 minuti). Scendere il canale per 200 m, al bivio (ometti) per Dama Bianca a sinistra viso a valle noi prendiamo la traccia verso destra.
Attraversare lungamente sotto parete su cenge esposte e superando un primo spigolo e un canale, arrivando ad un secondo. Attacco indicato da un chiodo con cordone in prossimità di un grande larice. (1 ora in totale).

Descrizione:
L1 - Salire prima per una piccola fessura e poi per placche compatte ed una strozzatura fino ad una cengia con sosta intermedia su larice. Si forza una fessura verticale (clessidra) e con ancora alcuni metri di fessurine si esce su zolle d'erba. Sosta su 2 chiodi e comoda cengia a sinistra. 30 m, V.

L2 - Proseguire verso destra per superare una fascia aggettante (cordone) fino ad una cengia, poi per diedri e placche in verticale fino a sostare su chiodi nei pressi di un larice. 30 m, V.

L3 - Continuare per diedro facile sulla destra e poi si segue la facile cresta (roccia delicata) fino al penultimo larice dove si sosta (sosta da attrezzare). 25 m IV.

L4 - Continuare sulla crestina (chiodo) e poi attraversare a destra sotto allo strapiombo (cordone) poi in verticale fino alla cengia dove si sosta su 2 chiodi. 30 m V+.

L5 - Rimontare il muretto poi traverso verso sinistra fino ad un diedro formato da dei blocchi che rimontato permette si superare un ultimo muretto fino all'uscita. Sosta su larice e libro di via. 25 m IV+

Discesa: dall’ultima sosta salire pochi metri fino ai prati sommitali. Costeggiare il ciglio della parete verso destra, faccia a monte, per circa 100 m, quindi abbassarsi una cinquantina di metri fino a intercettare la carrareccia erbosa che in pochi minuti riporta al tornante della strada forestale. Da qui rientrare lungo il percorso di accesso. 10 min fino al tornante.



Il Rifugio Verena

Uscita della via

Strapiombo di L4

L2

Uscita da L1

Cengia di attacco

Relazione da bacheca Rif. Verena

martedì 9 giugno 2026

Cimoncello, Moreie n'tel Formaio (VII, 250 m, VI+ obb.)

Zona: Valdastico
Sviluppo: 250 m
Esposizione: E
Tempo: 3-4 h
Difficoltà: VI- obbligatorio e A0, 6a+ in libera
Materiale: friend medi, cordini.
Discesa: a piedi


Delle numerose vie di arrampicata che solcano la parete est del Cimoncello, "Morèie n' tel formaio" ("topolini nel formaggio" in dialetto locale) è, a detta degli apritori, una delle più riuscite. Il team di Balasso nel 2013 ha letto la parete, sfruttando cenge, punti deboli e traversi che permettono di superare una muraglia molto compatta. Ne esce una via lunga, varia e continua, che attraversa la grande placconata grigia all'estrema destra della parete.
Non aspettatevi una salita tutta verticale: a metà troviamo una gran cengia erbosa che spezza la continuità dei primi tiri e dove si intuisce la forte ricrescita vegetativa dovuta alla scarsa frequentazione (la nostra è la prima ripetizione dal 2024) e alle temperature sempre più alte a queste quote. Chiodatura presente ma non invasiva che lascia ancora spazio alla possibilità di integrare con protezioni veloci.

Accesso
Da Arsiero salire verso Tonezza del Cimone. Poco prima dell'abitato seguire le indicazioni per Contrà Campana e il Sacrario Militare del Monte Cimone, dove conviene parcheggiare.
Ritornare lungo la strada per qualche centinaio di metri e imboccare il sentiero CAI 547 sulla destra. Dopo circa venti minuti, quando il percorso diventa più pianeggiante (Larice isolato, bollo e grande ometto), abbandonarlo e scendere verso destra. Un ripido canalone (attenzione se bagnato), attrezzato in un tratto con corde fisse, conduce alla base delle pareti. Da qui tenendo la destra viso a valle si raggiunge l'Antro delle Liane, una grande cavità ben visibile. L'attacco si trova 30 m a sinistra, presso un grosso albero incurvato. 40 minuti dal parcheggio.

Descrizione
L1 Tiro facile in comune con la “via dei Diedri” e la via “Fora dai Pensieri”. Dritti per 35 m fino alla cengia erbosa dove si sosta su pianta. IV.
L2 Davanti a noi la difficile placca di Fora dai Pensieri. La nostra via va in traverso a destra. Chiodo molto alto. Si integra con friend e cordino su pianta. 25 m sosta a fix sopra alla pianta. V.
L3 Forzare il muro, poi traverso a dx e scala rovesciata fino alla cengia. 20 m, VI, sosta su fix.
L4 Traverso a destra, fessura non banale e poi traversone tutto a sinistra. 15 m VI+. Sosta su fix.
L5 Placca compatta poi strapiombo di VII. Si entra nel mondo vegetale: guadagnare alla meglio la grande cengia rocciosa sopra sulla verticale, protezioni poco visibili. 20 m.
L6 Traversone tutto a destra fino ad una pianta in spigolo. 30 m II
L7 Diedro poi spostamento a sinistra e poi balze. 30 m IV+
L8 Bel tiro a balze, con un singolo passo difficile (VII) ma ben proteggibile. 25 m.
L9 Traverso a sinistra sotto i tetti, non banale specialmente se umido. 25 m VI+
L10 Tiro molto bello, partenza boulderosa (VII) poi tutto V godibile fino al bosco sommitale. 30 m

Discesa
Dall'uscita seguire il bosco verso ovest fino a intercettare il sentiero CAI 547. Percorrerlo in salita fino al Sacrario del Monte Cimone e al parcheggio. Circa 20 minuti.

Ph. Credits GRRC

L3

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sabato 27 dicembre 2025

Sojo Bostel: Il richiamo di Penna Bianca (6b, 245 m, 5c A1 obb.)

Zona: Val d'Astico
Sviluppo: 245 m
Esposizione: Sud
Tempo: 4-5 ore
Difficoltà: 6b, 5c A1 obb.
Materiale: 14 rinvii, staffa, cordini, 2 friend m.p.
Discesa: Sentiero (bolli gialli)
Chiodatura: Spit, chiodi, clessidre
Apertura: T. Balasso, S. Frigo 2015

Via molto bella e logica su roccia solida. Offre un'arrampicata varia e di impegno costante con chiodatura curata. L'itinerario si sviluppa a destra del grande spigolo-pilastro arrotondato (settore centrale) della parete Sud. Caratteristico l'ultimo tiro sulla rigola bianca (la penna), visibile anche dalla strada aperto in artificiale e liberato dai 4 Gati di Arsiero con grado proposto di 8a+. Ideale arrampicata invernale, va al sole dalle 10.

Accesso: Da Arsiero seguire per Trento, svoltare per Pedescala e salire verso Castelletto di Rotzo. Parcheggiare in uno slargo a sinistra 500m dopo il 6° tornante (altro spiazzo 100m più avanti). A piedi: scendere per 200m lungo la strada fino a un tombino con ometto. Risalire il bosco ripido (ometti) puntando all'attacco di "La Tosta-ta del Bostel" (punto più basso della parete, 10m sopra un tasso, placca grigia con edera a destra). Da qui traversare a destra sotto parete per 50m fino a un diedrino grigio (cordone su clessidra e pianta). Tempo: 10 min. dall'auto.

Descrizione:
L1: Muro a sinistra del diedro, traverso a destra su muro verticale. Breve diedrino, uscita a sinistra su cengia. Sosta su fix e albero. 5c, 25m.
L2: Verticale sopra sosta, traverso a sinistra, salita e nuovo traverso a destra. Sosta su fix. 6a, 30m.
L3: Salita e traverso esposto a destra. Muro verso sinistra, poi gradoni e lista orizzontale a destra. Sosta su fix. 6b, 25m.
L4: Obliquo a destra puntando a fessura-lama. Salirla fin sotto il tetto, traverso a destra. Sosta su fix e clessidra. 6a+, 30m.
L5: Strapiombo marcato, uscita a sinistra. Traverso a sinistra (sosta facoltativa consigliata) e muro verticale (7b in libera). Sosta su fix. A0, 25m.
L6: Tiro sporco e molto vegetato con muretto centrale. Protezioni nascoste dalla vegetazione. Sosta su fix. 5b, 40m.
L7: Traverso a destra su cengia fino a diedro terroso. Salirlo fino all'uscita a destra su cengia. Sosta su fix. 5a, 25m.
L8: Traverso a destra, muretto, breve spostamento a destra e muro compatto. Sosta su fix. 5c, 30m.
L9: Passo singolo, traverso delicato a sinistra fin sotto il tetto. Seguirlo a destra su buone prese ma compresse, muretto e cengia a sinistra. Libro di via. Sosta su fix. 6b, 20m. Variante di uscita attraversando su cengia a destra.
L10: Due muretti in sequenza poi cengia. Muro compatto su caratteristica rigola bianca. Uscita nel bosco. Sosta su albero. A1 (8a+), 30m.

Discesa: A piedi (30 min): Dalla S10 risalire il bosco (30m) fino a una grande cengia. Seguirla verso Ovest (ometti) in quota. Raggiungere un terrazzamento inferiore, proseguire verso Ovest fino a un filo elettrico. Scavalcarlo, seguire traccia (tabelle gialle divieto caccia) fino al pilone. Da qui sentiero con bolli gialli verso sinistra (orografica) fino al parcheggio.

Foto relazione GRRC

L2

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Tiro della penna bianca




martedì 9 settembre 2025

Pasubio, "In direzione ostinata e contraria" (VI+, 650 m, V obb.)

Zona: Campanili del Cherle, Terza Pala
Sviluppo: 650 m
Esposizione: NW
Tempo: 4 h (solo la via)
Difficoltà: VI+ 1 passo
Discesa: a piedi
Materiale: nda, friend e chiodi

Itinerario di pura ricerca, dallo stile classico, che sfrutta camini e colatoi solcanti l’intera parete dalla base fino alla cima. È stato aperto nel settembre 2024 dalla prolifica cordata Stefani-Rini. La salita richiama, in piccolo, i boral della Valle di San Lucano ed è quindi indicata soprattutto a chi predilige l’alpinismo d’avventura rispetto alla pura arrampicata. La nostra, assieme a L. Gaspari, è stata la prima ripetizione ad un anno dall’apertura. La relazione ufficiale è stata pubblicata su Le Alpi Venete, numero primavera-estate 2025.
Le difficoltà tecniche non sono elevate, la via è ben chiodata (soste incluse), ma l’impegno complessivo non è da sottovalutare: il complesso rientro richiede buona esperienza alpinistica e condizioni meteorologiche stabili, a causa del terreno infido e della totale assenza di tracce, fatta eccezione per quelle lasciate dai camosci. Si tratta del primo itinerario alpinistico aperto su questa struttura rocciosa che sovrasta il paese di Raossi, in Vallarsa, conosciuta sulle carte come I Campanili e collegata al complesso del Cherle tramite una sottile cresta sommitale. La via raggiunge la cima della Terza Pala (toponimo proposto dagli apritori), con i suoi 650 metri di sviluppo, risultando una delle più lunghe dell’intero gruppo Pasubio-Carega. L’ambiente è selvaggio e incontaminato, con roccia varia: generalmente buona, solida e slavata nei camini, ma con tratti detritici nei settori appoggiati. Alla penultima sosta, dove si trova anche il barattolo di via, è presente una nicchia che può fungere da bivacco per due persone. L’itinerario va affrontato esclusivamente in periodi asciutti.

Accesso:
Da Raossi (Vallarsa), parcheggio al centro del paese, si torna indietro di circa 100 m e si imbocca a sinistra una stradina asfaltata ripida (palina CAI 135 e fontana di fronte). La strada diventa poi sentiero, entrando in Val di Piazza, da cui la struttura rocciosa è già visibile.
Dopo due bivi consecutivi si tiene sempre la destra e si scende sul greto del torrente. Prima del ponte si abbandona il sentiero e si segue il torrente per 30-40 minuti, superando una briglia sulla destra, fino a raggiungere la verticale della parete. Qui si risale un canale di scolo sulla destra (freccia blu su masso), che in circa 20 minuti porta ad un risalto umido segnato da un chiodo con cordino rosso. Dopo questo risalto altri 100 metri di facile canale portano al primo tiro vero e proprio. Tempo complessivo: circa 1h20’.

Descrizione: Si rimanda all’ottimo schizzo degli apritori; in ogni caso la via può essere idealmente suddivisa in tre sezioni. La prima parte (primi 5 tiri) concentra i passaggi più impegnativi, resi delicati dalla roccia lisciata. La parte centrale (tiri 6-9) segue invece un canale più abbattuto, percorribile anche in conserva. Nella parte finale (tiri 10-14) la via si raddrizza tra camini e placche. Qui abbiamo evitato le placche verticali e sprotette del L12, scegliendo di salire per la fessura a sinistra. Al tiro 13, invece, siamo usciti direttamente forzando il camino con masso incastrato: nonostante la roccia umida, si trovano buone prese e una solida clessidra sotto il blocco.

Discesa: Dalla cima della Terza Pala si risale brevemente la Seconda Pala. Da qui si segue la cresta verso est in salita per poi perdere quota lungo il ripido crinale erboso a sud-ovest fino ad un evidente larice isolato. Si attraversa il pendio erboso fino a calare ad un gruppo di betulle, dove si trovano tracce della Grande Guerra (grotta militare utile come riparo). Si prosegue lungo la cresta erbosa e rocciosa, rimanendo a tratti sul filo e a tratti sul versante sinistro, fino ad un primo gruppo di faggi. Qui si abbandona la cresta per scendere tra faggeta, aggirando risalti e seguendo sempre come riferimento il crinale verso la Val di Piazza. Dopo lunga discesa nella macchia per tracce di camoscio si raggiunge una zona pianeggiante prima e una vecchia una forestale che porta di nuovo al torrente dell'avvicinamento, lo si attraversa e per traccia sulla destra idrografica in breve si ritorna al ponte dell'avvicinamento. 
Tempo complessivo: 2h30’.


Primo tiro, chiave

La volta rocciosa

Grande placca abbattuta

Iniziano i camini

Uscita dalle placche verticali

Penultimo tiro

La cresta verso il grande larice

La seconda cresta in direzione Val Piazza

Foto originale degli apritori

Schizzo originale degli apritori




lunedì 21 luglio 2025

Monte Verena: Via Dama Bianca (180 m, V+)

Zona: Monte Verena
Sviluppo: 180 m
Esposizione: NE
Tempo: 3 h
Difficoltà: V, V+
Discesa: a piedi
Materiale: friend fino al 3
Protezioni: cordini, chiodi

Bella intuizione di Mathias Stefani per questa via di arrampicata tradizionale, aperta in solitaria, su roccia bianca e compatta a fessure e diedri, su parete inusuale e molto fresca anche in estate. Ideale per chi ama l'ambiente e non disdegna i lunghi avvicinamenti (ma non troppo). Le difficoltà non sono eccessive ma è necessario sapersi proteggere adeguatamente lungo i tiri. Al termine della via consigliato un piatto di bigoli e una birra al Rifugio poco lontano dall'uscita della via. 

Accesso: si parcheggia nel piazzale degli impianti del monte Verena, gratuito in estate. Prendere la strada sulla destra dell'impianto che risale la pista. Arrivati nel falsopiano in vista dell'impianto superiore (Pista dei Caprioli) prendere una strada-raccordo con sbarra che si collega alla forestale n°820 che si segue in discesa fino al tornante con una palina CAI (30 minuti con buon passo). Scendere il canale per 200 m. Attraversare a destra viso a monte superando una costola erbosa (ometti). Attraversare lungamente sotto parete  superando un primo spigolo e arrivando ad un secondo. Attacco indicato da un chiodo con cordone su una placca di fianco ad un diedro obliquo. (40 minuti dal tornante se non si perde la traccia).

Descrizione:
L1: salire con andamento diagonale verso sinistra per una fessura e vari risalti fino ad un chiodo con cordone giallo che indica il punto di sosta da integrare con friend. IV, 25 m
L2: si attraversa in orizzontale verso sinistra e poi in verticale per una lama, una fessura e un camino che conduce alle grandi placche che si seguono con leggera destra fino a una cengia comoda. Sosta su grossa clessidra con anello. V, 35 m
L3: rimontare la bella colata nera a gocce fino ad una cengia poi prendere delle fessure che permettono di raggiungere una seconda piccola cengia. Qui si attraversa nettamente a destra per ballatoio (cordone) fino a una grossa cengia con sosta su due chiodi e anello. V+, 25 m
L4: si superano delle belle placche e poi delle rocce rotte sempre con andamento verso destra fino ad arrivare ad una zona mugosa dove si sosta su mugo. IV+, 45 m
L5: variante di uscita non originale. Si attraversa a sinistra e fino a superare un larice e ci si trova sotto alla curiosa "Scodella". La si supera nel centro fino ad uscire sulla sommità a sostare su una clessidra. Libro di via. IV, 50 m

Discesa: attraversare per traccia a sinistra superando della vegetazione alta in leggera salita fino ad arrivare nei pressi dell'ultimo tornante prima del Rifugio (5 minuti). Dal rifugio si scende dalle piste lungo la traccia marcata ed in 15-20 minuti si è nuovamente alla macchina.

Relazione originale



L3

La scodella

Il canalone da scendere

Il raccordo a destra: non raggiungere il Rifugio all'andata

L3

L4

L1




giovedì 17 luglio 2025

Monte Cengio: Via Piccole Mani (VIII-, 240 m, VI+ obb.)

Zona: Monte Cengio
Sviluppo: 260 m, 8L
Esposizione: S
Tempo: 2 h
Difficoltà: VIII-, VI+ obb.
Discesa: a piedi
Materiale: singola, 10 rinvii
Protezioni: fix, chiodi, cordini

E con "Piccole mani" in versione serale, completiamo la ripetizione della doppietta di nuove vie di arrampicata del 2025 del Gruppo 4 Gatti. Chiodatura ottima, pulizia maniacale e due piccole opere d'arte all'attacco al posto del classico nome. In Altopiano la valorizzazione delle pareti e del territorio continua a stupire e ispirare, grazie alla passione e all'impegno di questo gruppo di apritori. Via di soddisfazione.

Accesso: dal park del Rifugio Granatiere prendere il sentiero che conduce alla base della parete e costeggiarla verso Est oltrepassando la Cresta delle postazioni, continuare per 100 m fino ad una panchina sotto ad uno strapiombo giallo. Attacco in comune con "Equilibrio sopra la follia", direttamente sul sentiero contraddistinto da 2 piccole sculture metalliche.

Descrizione:

L1: Prima parte in comune con Equilibrio poi spostamento a destra e risalita fino alla comoda cengia. 25 m V+.
L2: Bel muretto fino alla successiva comoda cengia. 25 m, VII-
L3: Si sale la placca nera verso destra, nel tratto chiave (cordino nero) attraversare a destra su tacchette fino ad una grossa presa, da li dei piccoli appigli permettono di vincere il muro compatto. 24 m VIII-
L4: Continuazione della placca nera sfruttando dei buchi sulla sinistra, sosta su albero da attrezzare. 22 m VII-
L5: Non seguire la cresta erbosa ma stare bassi per traccia fino alla sosta. A piedi per 50 m
L6: Tiro tortuoso, allungare i rinvii. Si superano una serie balze con prese stondate. 37 m VII-
L7: Si attraversa a destra fino ad una pianta e poi su dritti fino in sosta su roccia delicata. 45 m IV+
L8: Raggiungere la pianta e poi sullo spigolo più a destra (chiodi un po' nascosti), roccia molto bella e compatta ad eccezione dell'uscita in sosta. 30 m VII

Discesa: Percorrere il sentiero del Granatiere verso ovest in discesa fino al Rifugio Granatiere.


L8

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lunedì 14 luglio 2025

Monte Cengio: Via Equilibrio sopra la follia (6a, 240 m, 5c obb.)

Zona: Monte Cengio
Sviluppo: 240 m, 7L
Esposizione: S
Tempo: 2 h
Difficoltà: 6a, 5c obb.
Discesa: a piedi
Materiale: singola, 10 rinvii, cordini
Protezioni: fix

Doppietta di vie nuove del 2025 della cordata Schiro-Girardi-Carollo assiema alla parallela "Piccole Mani". Come sempre la chiodatura e pulizia super meticolosa la rendono l'arrampicata facile e molto piacevole. Noi l'abbiamo salita un po' come ripiego dopo la pioggia e affrontato le prime 2 lunghezze completamente bagnate ma ne siamo rimasti soddisfatti.

Accesso: dal park del Rifugio Granatiere prendere il sentiero che conduce alla base della parete e costeggiarla verso Est oltrepassando la Cresta delle postazioni, continuare per 100 m fino ad una panchina sotto ad uno strapiombo giallo. Attacco in comune con Piccole Mani, direttamente sul sentiero contraddistinto da 2 piccole sculture metalliche.

Descrizione:

L1: Si parte in comune con Piccole mani e si mantiene poi la sinistra. Sosta anello + clessidra. 35 m V.
L2: Piccolo diedro con passaggio interessante. 6a 27 m
L3: Bel spigolo seguito da un caminetto. 6a 28 m
L4: Partenza a sinistra sullo spigolo poi balze. V 35 m
L5: A piedi per 40 m fino a sostare su una pianta.
L6: Bel pilastrino dapprima rotto poi su roccia bella. 5c 32 m
L7: A piedi per crestina erbosa fino al sentiero. Sosta su resinato. II 45 m

Discesa: Percorrere il sentiero del Granatiere verso ovest in discesa fino al Rifugio Granatiere.

L2

L3

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domenica 15 giugno 2025

Guglia Negrin: Via Soldà (VI+ , 150 m, V obb.)

Zona: Campogrosso
Sviluppo: 150 m 
Esposizione: E
Tempo: 3 h 
Difficoltà: IV-V, (VI+ l'originale Soldà)
Discesa: 1 doppia 
Materiale: nda; friend medi, cordini


Classica del 1933 di Gino Soldà, riattrezzata a resinati: linea verticale in stile dolomitico, con due passaggi tecnici su placca e fessura, il resto su roccia gialla ben articolata. Molto consigliabile la variante di uscita Spanevello (fix siliconati). L'ambiente è appartato di fronte al Dito di Dio e all'impressionante Punta Sibele; la roccia è mediamente ripulita dalle ripetizioni, offre una salita appagante, di soddisfazione e non molto frequentata.
 
Accesso
Dal Rif. Campogrosso (1.445 m) seguire il sentiero per il Boale dei Fondi, quindi la deviazione per il Fumante fin sotto la Guglia GEI. Alla galleria piegare a sinistra su traccia esile fin sotto la “gemella” Negrin; attacco sotto il centro della parete, segnato da una S rossa e un anello resinato (40 min).

Descrizione
L1 Obliquo a destra su placca grigia liscia (III+ poi V, A0 possibile) fino a cengetta di sosta. 25 m.
L2 Fessura con lame, quindi parete gialla verticale; traverso a sinistra sotto il tetto a mezzaluna, foro e uscita in sosta. 45 m, IV.
L3 (Originale Soldà) Traverso delicato a destra sul bordo del tetto (V), poi fessura strapiombante e uscita a sinistra sullo spigolo (VI–VI+). 55 m.
L3 Opzione più facile: variante Spanevello (consigliata) sullo spigolo sinistro (III, 25 m).
L4 Ultime roccette sul filo dello spigolo fino alla vetta. 25 m, III.
 
Discesa
Calata singola di 35 m in leggera diagonale verso la forcella tra la Guglia Piccola e la Guglia Negrin, tratto di disarrampicata delicata, quindi scendere il Giaron della Scala fin sotto la parete della GEI (galleria) quindi a ritroso fino al rifugio.







lunedì 9 giugno 2025

Guglia GEI: Via Renata (VI, 135 m, V+ obb.)

Zona: Campogrosso
Sviluppo: 135 m
Esposizione: NE
Tempo: 2-3 h
Difficoltà: IV/V+. 1 passo di VI
Discesa: in doppia
Materiale: nda


Via aperta nel 1993 dal compianto Franco Spanevello, guida di lunga esperienza che ha lasciato il segno in Piccole. Più continua della vicina Diretta, concentra però le vere difficoltà in due brevi passi di placca. Protezioni e soste a fix siliconati, marchio di fabbrica di Franco, con cui negli anni ’90 e 2000 rilanciò l’intero settore del Fumate, poi segnato dai crolli del piazzale SUCAI. Ogni via munita di questi fix porta la sua firma e garantisce una chiodatura impeccabile. La Renata presenta roccia compatta, ripulita dalle ripetizioni, per un’arrampicata scorrevole e piacevole.

A via finita, dopo la doppia da 25 m, conviene proseguire sulla parete nord della Guglia Negrin con un ulteriore, splendido tiro; dopo la calata sul versante opposto potete scegliere se salire la Guglia Piccola (roccia meno ripulita) o la Guglia Schio, più a destra sul Giaròn della Scala  (maggior sviluppo), completando così una classica cavalcata dolomitica davvero appagante.


AccessoDal Rifugio di Campogrosso si segue il sentiero N°7 fino al bivio della Sella del Rotolon, si prende il sentiero 6 fra mughi e trincee di guerra fino alla base della guglia GEI. La nostra via è la prima destra di fronte alla guglia del Milite. L'attacco è a qualche decina di metri prima di una galleria in corrispondenza di una bella placca a sinistra dell'attacco della via Diretta. (40/50 minuti)

Descrizione:
L1 Placca verticale ben protetta (numerosi spit), poi in diagonale verso sinistra su terreno via via più facile. Sosta su grosso mugo di sosta. 40 m, V.
L2 In verticale su prese solide (IV) fino ad un golfaro segue breve tratto erboso, quindi la placca-chiave che porta al terrazzino di sosta. 25 m, VI.
L3 Si sale in diagonale a sinistra su roccia più facile fino al piccolo terrazzino di sosta. 25 m, V-.
L4 Si rimonta un gradone e poi delle placche fessurate fino al pulpito da dove partono le 3 varianti di uscita. 20 m, IV+.
L5 Uscita dritti per piccolo strapiombo ben protetto a chiodi fino a sostare in vetta. 20 m V+.

Guglia Negrin (Via Casara): L1 30 m IV (chiodi, spit e clessidre) Si sale dritti e poi verso destra fino in vetta. Calata di 35 m in leggera diagonale verso la sella con la Guglia Piccola.

Guglia Piccola (Via Casara): L1 25 m IV (chiodi, spit e clessidre) si sale dritti per gradoni e fessure, roccia non ben ripulita. Calata direzione Giaròn della Scala.

Discesa: Breve doppia di 25 m fino alla sella con la guglia Negrin, da qui si prosegue sulla Negrin oppure si prende un altra doppia da 50 m nel canale che deposita sul Giaròn della Scala.

L1
 
L1

L2 Chiave

L5

Guglia Negrin (Via Casara)

La GEI sullo sfondo

Quel che resta del Corno, Guglia Piccola e Guglia Schio

Guglia Piccola (Via Casara)

Guglia Negrin e Guglia Piccola: le calate