giovedì 2 novembre 2023

Biacesa, Il Minkione del Lago (6b+, 160 m, 6a+ obb.)

Zona: Biacesa di Ledro
Sviluppo: 160 m
Esposizione: S
Tempo: 2 h
Difficoltà: V+ (6b 2 passi)
Discesa: a piedi
Materiale: friend medio-piccoli


Interessante via a torto poco ripetuta che si svolge tra le due vie più ripetute: il Cadetto e il Re; apritori sconosciuti. Complessivamente le caratteristiche difficoltà sono analoghe delle altre vicine, quindi placche lavorate protette con clessidre cordonate e qualche chiodo nei tratti più impegnativi, trasferimenti brevi per collegare le varie paretine. Tutte le soste sono attrezzate con maglia rapida per la discesa. Giunti all'ultimo tiro la sinfonia cambia: ci troviamo davanti ad un tiro quasi sportivo protetto con 6 fix non proprio S1 e con difficoltà sul 6b+. Superati i 2 tratti chiave la via confluisce sul Re del Lago con la quale condivide la sosta finale. Questo tiro comunque è evitabile salendo il vicino penultimo tiro del Re che attacca pochi metri a sx. Per uscire sulla sommità si percorre l'ultimo facile tiro del Re del lago aggiungendo una lunghezza alla relazione originale sotto riportata.

Accesso:
Dall’imbocco della galleria si prosegue in discesa sulla vecchia srtyada del Ponale, arrivati di fronte ad uno spiazzo sterrato sulla destra imboccate il sentiero che sale al termine del muro in sassi sulla sinistra. Seguirlo in salita fino a superare un tratto esposto. Poco dopo si arriva ad un bivio contrassegnato dalla tabella “palestra”. Da qui continuare per raggiungere il SETTORE A. Raggiunto il Settore A continuare alla base delle pareti fino in fondo per trovare l'attacco della via posto tra le vie Il cadetto del Lago e il Re del Lago, scritta sbiadita nera "Il M.".

Discesa: prendere verso destra il sentiero che scende superando alcuni facili tratti attrezzati, mantenendosi in direzione Biacesa (attenzione a non scendere verso Riva del Garda). Proseguire seguendo il sentiero che, aggirando tutta la base delle pareti, riporta a Biacesa in un ora e mezza. Se si vuole accorciare la discesa, calarsi dai primi due tiri della via il Sogno di Carlo (sosta con anello).

Tratto chiave di L6

Scritta di attacco

L2, passo di VI

L1, placca di V


Relazione originale

martedì 10 ottobre 2023

Palestra di Stallavena: tra vie storiche e multipitch

Tra poco più di un decennio la "Palestra" delle palestre veronesi, laboratorio dell'alpinismo e dell’arrampicata sportiva locale compirà 100 anni. Un secolo dalle prime esplorazioni alpinistiche: le salite con chiodi e staffe che venivano sistematicamente schiodate dopo ogni salita fino ai moderni monotiri sportivi con spit e catene fissi nella roccia. Approfondiamo quindi la sua storia e i protagonisti troppo spesso ignorati dai moderni frequentatori, cercando di sintetizzare in una chiara timeline i nomi dei protagonisti e il periodo storico di apertura delle vie. Se già snocciolate un po’ di storia dell’alpinismo oppure semplicemente facendo dell’escursionismo avete bazzicato sul Monte Carega o sul Monte Baldo troverete una certa familiarità con molti nomi..e ciò non dovrebbe sorprendervi. 

La Longa (70 m 3L 4c)

LE VIE STORICHE E I PROTAGONISTI

Il resoconto cronologico che segue è un estratto dell’introduzione della guida “Stallavena, palestra di arrampicata” di Beppo Zanini pubblicata nell’ormai lontano 1987. Gli eventi, dagli albori delle prime esplorazioni, terminano nell’anno di pubblicazione della stessa guida, da allora ad oggi sono passati altri 30 anni, quindi manca un ulteriore pezzo di storia moderna della nascita dell’arrampicata sportiva ad oggi. Ma comunque non correremo il rischio di escludere nessuno perchè gli astri che ancora brillano (e hanno fatto scuola)  fanno la comparsa esattamente negli ultimi anni citati. Vediamo dunque come si sono svolti i fatti nell’età ormai “classica” della falesia.

1935. Alberto De Mori con i Ragazzi delle Giovane Montagna inizia l'esplorazione delle "Senge del Castel" così erano chiamate. Il bosco non c'è ancora, è tutto brullo e si parte da Stallavena nei pressi del monumento ai caduti.

1940. Angelo Poiesi apre dal basso:  Diedrino, lo Spigoletto, la Longa, l'Obiqua e lo Spigolo Giallo.

1950-60. Milo Navasa CAAI & compagni (tra i quali Franco Chierego e Claudio Dal Bosco CAAI) aprono dal basso: lo Sperone, Pulpito, Albero, Ferratina (attenzione: la prima via aperta con l'uso di mezzi artificiali), Gran Diedro, Verona, Gialla, Firenze, Diedro Giallo, Peruviana.

Giancarlo Biasin CAAI apre la Dulfer. Funambolica è la sua discesa faccia a valle dell'Obliqua.

1975-77. Franco Sgobbi apre la seconda lunghezza di Squaqquacciò, poi la Placca Sgobbi e Chiodi Neri. Per primo, in questa sede sia chiaro, ha l'idea di lasciare in parete chiodi "buoni" per favorire le ripetizioni sia come qualità della scalata e per più allenante quantità.

1977-78. Silvio Campagnola CAAI e Gino Seneci aprono Indiani e Ada

Lo stesso Campagnola sosteneva che "..nell’ambiente veronese il cambiamento dall’ottica alpinistica a quella della falesia fosse avvenuto in coincidenza dell’attrezzatura delle calate in moulinette a Stallavena, che di fatto avevano soppresso anche quella breve camminata per tornare alla base, durante la quale i compagni di cordata si parlavano scambiando le impressioni."

1978-80 Compare il Gruppo dei Nani, movimento nato dal GASV: vera esplosione gioiosa e dissacrante dell'attività alpinistica tra i giovani veronesi nonché contributo fondamentale alla stampa della prima guida della falesia

Bruno Bettio apre i 7 nani, la Peuterey e Alce Nero. Il nuovo mattino di Stallavena: da questo periodo viene progressivamente abbandonata la chiodatura dal basso mista libera-artificiale a favore della ripetizione leggera e sicura con le protezioni fisse in loco.

1980-83 Periodo di stasi della palestra, viene chiodata Famiglia Felice, la prima via aperta dall'alto

1984-87 Gianni Rodighiero apre Placca Fredda, Gianni e Fafifurni

Franco Perlotto apre Delise Brut

I fratelli Nicola ed Emanuele Sartori aprono Anatomic, Orzowall, Alcazar, Messaggeri del Teschio, Apprendista Stregone introducendo sempre più il concetto sportivo nell'arrampicata

Bepo Zanini apre una trentina di nuovi itinerari e riattrezza tutta la falesia per renderla più versatile e sicura con il contributo della Scuola di Alpinismo Priarolo.

2000 Silvio Campagnola CAAI apre "Arrivederci by Silvio"  l'ultima sua, aperta dall'alto la primavera prima di morire; "arrivederci" perché era consapevole che avrebbe dovuto lasciarci di lì a poco a causa della sua malattia. Significativo il fatto è accanto alla via "Amici del Minazio", e lui del Vallon delle Lede sulle Pale dove apputto si trova il famoso Bivacco è stato il più grande conoscitore e appassionato.

Silvio Campagnola

Claudio Dal Bosco


Giancarlo Biasin


Franco Perlotto

LE VIE A PIU’ TIRI

Vediamo ora di guardare con altri occhi la falesia, non più come una palestra ma come una parete come la vedevano i pionieri, dove allenarsi su vie con roccia ottima in ottica di preparazione alle più ambite salite dolomitiche, quindi con le vie a più tiri. Questo elenco potrebbe tornare molto utile a direttori di corsi del Cai per riscoprire la parete in ottica didattica non solo per quanto riguarda l'arrampicata sportiva ma anche per la gestione dei tiri in ambiente. Li elenchiamo di seguito, con alcuni nostri appunti per la ripetizione.

  1. SPIGOLETTO (A.Pojesi) 25 m 2L 4a (Settore Spigoletto). Arrampicata elementare su roccia molto lavorata, il secondo tiro molto corto si trova 5-6 metri sopra alla sosta con catena (da lì è presente una sola protezione, portare eventualmente un friend). Sosta su 2 golfari.

  2. PLACCA FREDDA (G.Rodighiero) 30 m 2L 6a+ (Settore Ferratina)

  3. GRAN DIEDRO (M.Navasa)  30 m 2L 5b (Settore Ferratina). Uno dei diedri più estetici della falesia di Stallavena, purtroppo la partenza in dulfer è diventata untissima, sopra migliora. Come sempre su questa parete il secondo tiro è sempre corto. L'ultima sosta è appesa, conviene quindi sostare sulla staccionata soprastante e rientrare a piedi.

  4. LA PROVA 27 m 2L 5a (Settore Palestrina)

  5. DIEDRINO ALTO, 27 m,  2L 4a (Settore Palestrina)

  6. PRIAROLO 22 m 2L 4a (Settore Palestrina)

  7. DIEDRINO 28 m 2L 4a (Settore Palestrina)

  8. LA LONGA (A.Pojesi) 70 m 3L 4c (Settore Longa). Via simbolo della Palestra e l'unica che merita di essere chiamata "via lunga".  Identificata da un bollo giallo sull'estrema sinistra del settore, si snoda ora tra gli spit dei monotiri, seguirla ora è facilitato dalla colorazione gialla delle piastrine. L1: placca atletica verticale sosta su pulpitino, 4a. L2: salire brevemente poi iniziare il lungoo traverso prima in discesa e poi in salita (rinviare le soste), la sosta si trova leggermente in basso, 4b. L3: risalire tutto il verticale camino giallastro, sostare comodamente sul terrazzo erboso soprastante, 4c. Discesa con una doppia da 50 m o meglio con 2 più corte.

  9. QUANDO IL CIELO NON È PIÙ BLU 38 m 2L 5b (Settore Longa)

  10. MEDITATE GENTE  38 m 2L 5c+ (Settore Longa)

  11. MICKEY MOUSE 36 m 2L 6a+ (Settore Albero)

  12. ALBERO 50 m 2L 5c (Settore Albero)

  13. KAMIKAZE 29 m 2L 6c+ (Settore Albero)

  14. SQUAQQUACCIÒ 40 m 2L 5c+ (Settore Squaqquacciò)


In conclusione, riflettendo sul percorso affascinante e ricco di storia della Palestra di Stallavena, possiamo affermare che questa falesia rappresenta molto più di un luogo per praticare l'arrampicata sportiva. È un patrimonio vivente dell'alpinismo locale, un tesoro di esperienze e sfide che attraversa decenni di evoluzione e passione.


Ogni via, ogni chiodo piantato nella roccia, porta con sé un pezzo di storia, un ricordo di un'alba alpinistica, di un'impresa audace o di una conquista personale. Gli alpinisti e gli arrampicatori che hanno lasciato il loro segno su queste pareti hanno plasmato un legame indissolubile tra l'uomo e la roccia, tra la sfida e la gratificazione.


Quindi, quando vi avventurerete su queste pareti, immaginate i volti determinati di coloro che vi hanno preceduto, sentite l'energia delle loro imprese e onorate il loro spirito intraprendente. Che siate principianti desiderosi di imparare o arrampicatori esperti alla ricerca di nuove sfide, la Palestra di Stallavena sarà sempre più di una semplice falesia: sarà un luogo dove il passato si intreccia con il presente, dove la storia continua a essere scritta con ogni passo, ogni presa e ogni salita.


Quindi, prendete questa eredità preziosa, custoditela con cura e continuate a arrampicare con rispetto, gratitudine e una profonda consapevolezza delle radici profonde da cui siete cresciuti. Che la vostra avventura sulla roccia sia illuminata dalla conoscenza del passato e ispirata dal desiderio di creare un futuro altrettanto straordinario. Buone arrampicate!


Manuel Leorato

domenica 8 ottobre 2023

Parete N del Cornetto - Via degli Istruttori (VI-, 285 m, V+ obb.)

Zona: Cornetto (Piccole Dolomiti)
Sviluppo: 285 m
Esposizione: N
Tempo: 4-5 h
Difficoltà: IV (VI- 2 passi)
Discesa: a piedi
Materiale: qualche friend medio-piccolo, cordini

La via è stata individuata e aperta da Manuel Leorato, Paolo Schiavo e Christian Confente con il successivo aiuto nella fase di attrezzaggio e pulizia degli aspiranti istruttori della stessa scuola quale occasione di esperienza formativa inusuale per questi tempi. E’ stata quindi dedicata a tutti gli istruttori in attività della Scuola di Alpinismo della sezione CAI di Montecchio Maggiore senza i quali grazie alla loro opera di volontariato a testa bassa, nonostante critiche e polemiche, non sarebbe possibile l'insegnamento genuino dell'alpinismo e la cultura dell'andar per monti in sicurezza.

L'idea che ha mosso l’apertura di questa linea è il raggiungimento del bel pilastro che domina centralmente la testata del Vajo Horn Eitzen, l'incisione che taglia la parete nord del Cornetto, senza tuttavia dover risalirlo. Ne nasce così un itinerario che dopo il primo tiro su belle placche si sviluppa con due tiri di traverso ascendente su roccia prima discreta e poi compatta. Raggiunta una banca ghiaiosa si supera un bel camino aggettante (variante possibile per evitarlo se bagnato) e successivamente tramite un trasferimento si giunge alla base del bel pilastro che con percorso lineare in 4 lunghezze conduce al sentiero di arroccamento poco sotto alla Cima. La via è a percorrere in periodi secchi ed asciutti.

Accesso: risalire la ferrata del Vajo Stretto e successivamente svalicare per tracce sulla sinistra idrografica nel Boale dei Vaccari, da li seguire in discesa le indicazioni per il vajo delle Ombre (attacco Cresta dei Baranci), oltrepassarla passando prima dall'attacco della via Bel Cornetto e poi per la targa Federico Canova, dalla targa attraversare il Vajo Horn Eitzen fino a raggiungere la sua costola sinistra idrografica (nome alla base). Più in basso e a destra attaccano le via Incastri disastri e Ci Piaccion le fessure. Come seconda opzione, più faticosa ma più rapida, risalire interamente il Boale dei Vaccari, arrivati all’ampio circo glaciale oltrepassare gli attacchi della Cresta dei baranci e di Bel Cornetto, dalla targa Federico Canova attraversareil vajo Horn Eitzen fino all'attacco della via. Tot. 1.5 h

Descrizione:

L1: Verticalmente per bei muretti fino a sostare a sinistra del mugo su 2 clessidre. 6cl 2 ch 25 m IV
L2: Traverso a sinistra, prima detritico poi in leggera discesa, la roccia diviene compatta quindi passo in placca poi risalire una fessura, sosta a chiodi sopra allo spuntone. 5 cm 4 ch 30 m IV+
L3: Ancora in facile traverso, oltrepassare un canale poi placca tecnica fino a rimontare la banca ghiaiosa dove si sosta. Allungare bene le protezioni. 6 ch. 40 m IV+
L4: Verticalmente su placca (chiave) fino ad arrivare nel camino che si risale fino al suo termine, sosta sulla destra. 4 ch, 2 cl 20 m VI-
VARIANTE: in caso di camino bagnato dopo i primi 2 chiodi si traversa nettamente a sinistra (sprotetto, usare spuntone) fino ad un primo chiodo, risalire quindi la fessura fino al termine poi per roccette erbose verso sinistra si raggiunge la sosta alla base del pilastro. 30 m VI.
L5: Trasferimento in traverso verso sinistra, poi in discesa fino alla sosta sulla base del pilastro. 2 cordoni su mugo. 30 m.
L6: Risalire le facili roccette fino a superare una strozzatura, spostarsi a sinistra su spigolo, si supera una placca tecnica e si sosta poco sopra. 30 m V-
L7: Si continua sullo spigolo fino ad entrare in un camino che sbuca su ampia cengia. Libro di via. 25 m IV+
L8: Aggirare lo spigolo a sinistra poi risalire un caminetto (chiodo nascosto), poi per muretti stando sempre sul filo dello spigolo fino a sostare su mugo. 3 cl. 2 ch. 1 nut incastrato. 30 m IV+
L9: Rocce elementari con brevi risalti purtroppo disturbati dall'erba fino al sentiero di arroccamento, sosta da attrezzare su masso in mezzo al sentiero. 2 cordoni, 3 chiodi. 50 m III
VARIANTE di uscita Menegardi: attraversare il vajo in orizzontale verso sinistra fino alla base del pilastrino che si risale fino ad uscire sulla punta della piccola torre, antistante al sentiero.

Discesa
: seguire il sentiero di arroccamento verso sinistra faccia a monte fino alla sella dell'Emmele e poi in discesa fino alla strada del Re, oppure dalla Sella dell'Emmele scendere più direttamente per la ferrata del Vajo Stretto.















lunedì 11 settembre 2023

Sojo del Fogo (Cornetto) - Via Spigolo del Fogo (VI-, 200 m, IV obb.)

Zona: Piccole Dolomiti
Sviluppo: 200 m
Esposizione: NE
Tempo: 3 h
Materiale: cordini, qualche friend
Difficoltà: IV (VI- un passo)
Protezioni: clessidre, chiodi

Si tratta della via più a sinistra del Sojo del Fogo, si sviliuppa talvota quasi ai limiti del bosco, frequentata meno delle altre vicine risente un po' della crescita della vegetazione. Il tiro chiave è il primo (VI-), nel tratto dove si doppia lo spigolo (2 ottimi chiodi), per il resto le difficoltà sono sul IV grado. Un po’ discontinua, i tiri migliori sono gli ultimi dove si avvicina molto alla Senza Chiodi. È possibile evitare di doppiare lo spigolo salendo direttamente con due tiri il Camino della Luna (IV+, numerose classidre), soluzione non provata.


Accesso: dal grande parcheggio prendere la traccia evidente sulla sinistra del prato soprastante che conduce alla falesia Montagna Viva (attenzione numerose tacce e ometti anche fuorvianti), la traccia corretta la si riconosce perché al limite tra prato e bosco attraversa il recinto di filo spinato attraverso un cavalletto in legno. Salire tenendo la destra al primo bivio (bolli gialli, traccia più marcata) poi salire lungamente sempre verso sinistra. Prima di arrivare alla falesia e all’attacco della via “Le do More” mantenersi bassi e tenere una taccia verso sinistra in piano e poi discesa. La via attacca sulla sinistra di Senza Chiodi quasi in prossimità dello spigolo su una placca a sinistra del profondo camino della Luna (variante di attacco di IV), cordino alla base. 20 min.

Descrizione:
L1: Placca facile poi traverso a sinistra (attenzione agli attriti) fino a doppiare lo spigolo (2 chiodi) sosta appesa più sopra su diverse clessidre. 30 m III, VI-
L2: Facili balze poi traverso verso destra in mezzo alla vegetazione fino alla sosta. 25 m IV-
L3: Risalire verso sinistra poi non farsi tentare di risalire il vajo ma continuare in traversata orizzontale con passo in discesa (cordone su grosso masso) la sosta è alla base di un bel diedro ai margini del bosco. 25 m IV
L4: Superare il diedro (terroso) poi per balze fino a sosta sopra ad un grosso sperone. 30 m V
L5: Lunghezza sulla destra dello spigolo e crestina aerea, sosta comoda sulla prima spalla. 20 m IV+
L6: Bella lunghezza sulla destra dello spigolo con numerose clessidre, sosta su mugo sulla seconda spalla. 28 m V
L7: Salire sulla destra del caminetto poi traversare sotto lo strapiombo verso destra, segue facile muretto verticale, sosta a clessidre poco sopra sullo spigolo. 30 m IV+
L8: Murettino e poi cresta pianeggiante fino alle catene di calata sulla cima. 30 m II

Discesa: con una doppia da 30 m fino alla base, successivamente una breve fissa porta nel vajo “Cassa da Morto” che si scende tra grossi massi fino alla falesia. Da li per traccia evidente nel faggeto a ritroso fino al parcheggio.

In verde lo Spigolo, in rosso la Senza Chiodi






martedì 5 settembre 2023

Cima d'Ambiez, Via Fox-Stenico (VI A0, 220 m, V+ obb.)

Zona: Cima d'Ambiez (Brenta)
Sviluppo: 220 m
Esposizione: S
Tempo: 3-4 h
Difficoltà: VI A0 (V+ obb.)
Discesa: doppie
Materiale: serie di friend
Relazione seguita qui

Primo approccio per questa bella e verticale parete a mezzora di auto dalla Valle del Sarca. Se si vuole scalare in giornata bisogna utilizzare il servizio Jeep (la valle è molto lunga) tuttavia molto caro (40€ andata, 40€ ritorno) quindi cercare di fare più cordate in modo da amortizzare questo costo folle, altrimenti optare per una mountain bike elettrica. Attenzione agli orsi nella parte vegetata della valle se si opta per la salita a piedi.
Nonostante la breve lunghezza è una via da non prendere sotto gamba per verticalità e continuità delle difficiltà, se fatto in libera il passaggio del secondo tiro si avvicina ad un 6b moderno.
Scesi a doppie per evitare un ben più complicato e nebbioso rientro, tutte le soste (ad accezione della prima) hanno un fix da 10 mm con anello di calata (CD1-40, CD2-40, CD3-35, CD4-60).











lunedì 21 agosto 2023

Prima Torre delle Giare Bianche, Le ricette di Elena (6b, 155m, 6a obb.)

Zona: Sengio Alto
Sviluppo: 155 m, 6L
Tempo: 4 h
Esposizione: E
Difficoltà: 6b, 6a obb.
Materiale: corda e rinvii
Relazione seguita qui

Con questa ascesa, aggiungiamo l'ultima tappa al gruppo di vie presenti sulla Prima torre delle Giare Bianche, che sono state precedentemente descritte: Alba Nueva, Stella Cometa e Pilastro NE. Questa salita è stata ripetuta insieme a Umberto, un amico condiviso di uno dei due apritori, Simone. La via è stata aperta nel 2018 ed è caratterizzata da un'arrampicata sportiva sia per quanto riguarda l'equipaggiamento che la linea. Il percorso inizia in alto, sul canale che si trova sul lato destro idrografico della torre. Dopo il primo tratto iniziale, l'intero primo tiro si sviluppa sulle ghiaie del vajo. La parte inferiore della via è composta da cubetti di colore giallo e nero, non è la migliore in termini di qualità, ma grazie all'opera di pulizia effettuata nel corso degli anni, la linea da seguire merita apprezzamenti. La salita segue una lunga colata nera che presenta alternanza di placche tecniche e piccoli strapiombini ben ammanigliati.

Potrebbe essere utile avere alcuni friend disponibili per la fessura chiave, che si trova nel quarto tiro, anche se non sono strettamente necessari: le protezioni a fix sono affidabili e nei punti cruciali.

La discesa segue lo stesso percorso delle altre vie: una breve doppia di 30 metri, poi si risale al sentiero di accesso e infine si scende a piedi fino al punto di partenza.







venerdì 11 agosto 2023

Alta Via dell'Adamello: avventura tra maestosità alpina ed echi della storia

Per un appassionato di trekking (ma anche per il medio alpinista), c'è un'esperienza che non bisogna davvero perdere: il Sentiero n°1 dell'Adamello, meglio conosciuto come Alta Via dell'Adamello. Questo percorso escursionistico per esperti è una delle gemme nascoste delle Alpi italiane, offrendo un'indimenticabile combinazione di maestosità alpina, natura incontaminata, storia e un'intensa dose di passaggi spiccatamente alpinistici.

 Introduzione all'Alta Via dell'Adamello

L'Alta Via dell'Adamello è un sentiero escursionistico per esperti che attraversa le magnifiche valli che si sviluppano a ventaglio dai piedi dell'Adamello (Caffaro, Daone, Adamè, Salarno, Miller, Avio, Paghera) in una delle catene montuose più affascinanti delle Alpi italiane. Situato nella regione della Lombardia, il percorso offre un'esperienza unica per gli escursionisti che desiderano immergersi nella bellezza intatta della natura alpina. E’ stato ideato da Adriano Floreancich della sezione CAI di Brescia nel 1969 e nella sua versione originale comprendeva 7 tappe da Passo Croce Domini a sud fino a Temù a nord, successivamente è stato prolungato con una tappa iniziale da Breno a Rifugio Malga Bazena (Passo Croce Domini) nel 2012 e verso Edolo con 2 nuove tappe passando dal Passo delle Gole Larghe che da accesso alla Val Paghera, quindi Rifugio Sandro Occhi e Malga Stain attraverso il passo Gallinera.

Il tracciato originale

 Una sfida per gli amanti del trekking

Il sentiero N°1 è una sfida affascinante e gratificante per gli appassionati di trekking. La sua lunghezza complessiva, che supera i 70 chilometri, richiede una buona preparazione fisica e mentale. Durante il cammino, gli escursionisti affronteranno diversi dislivelli con molti passi alpini (bel 12 sulle prime 7 tappe classiche) su terreno quasi sempre accidentato, ma ogni passo sarà ricompensato dalla vista spettacolare di panorami mozzafiato dalle creste granitiche ai ghiacciai del Pian di Neve, il più esteso ghiacciano interamente su territorio Italiano.

Tracciato attuale conl'aggiunta di una tappa all'inizio e 2 alla fine

 La bellezza naturale dell'Adamello

Questo itinerario escursionistico offre una panoramica completa della varietà paesaggistica dell'Adamello. Dagli imponenti ghiacciai alle distese di pascoli alpini, dalle acque cristalline dei laghi alle maestose vette, ogni tappa dell'Alta Via regala uno spettacolo della natura che lascia senza fiato.

 Incontro con la storia

Oltre all'incredibile bellezza naturale, l'Alta Via dell'Adamello offre anche un'opportunità unica di entrare in contatto con la storia. Durante il percorso, gli escursionisti incontreranno resti di trincee e postazioni militari risalenti alla Prima Guerra Mondiale, testimonianze di un passato tormentato ma importante. Questi siti storici aggiungono una profondità emotiva all'escursione, ricordandoci il valore della pace e della libertà che oggi possiamo godere.

Un'esperienza autentica e lontana dal turismo di massa

Una delle caratteristiche più affascinanti dell'Alta Via dell'Adamello è la sua autenticità. A differenza di altre mete turistiche di montagna, questa zona è ancora lontana dal turismo di massa. Lungo il percorso, gli escursionisti avranno l'opportunità di immergersi nella tranquillità e nella serenità della natura, lontani dalla frenesia della vita moderna.

Consigli per gli escursionisti

Prima di intraprendere l'Alta Via dell'Adamello, è essenziale prepararsi adeguatamente. Ecco alcuni consigli per rendere l'avventura ancora più piacevole e sicura:

  •  Allenamento fisico: Preparati con un adeguato allenamento fisico, includendo escursioni più brevi e dislivelli per migliorare la resistenza.
  • Equipaggiamento adeguato: Assicurati di avere un abbigliamento adatto alle escursioni in montagna, comprese scarpe da trekking robuste e impermeabili, abbigliamento a strati per adattarsi ai cambiamenti climatici e uno zaino confortevole per trasportare tutto il necessario.
  • Acqua e cibo: Porta sempre con te una buona quantità di acqua (magaria anche un potabilizzatore portatile) e snack energetici. Lungo l'Alta Via, non sempre ci saranno punti di ristoro disponibili, quindi è fondamentale essere autosufficienti.
  • Carte e navigazione: Non affidarti solo al GPS (il telefono non prende quasi mai, se non in prossimità dei passi di alta quota), ma porta con te carte dettagliate e una bussola. La copertura del segnale potrebbe essere debole o inesistente in alcune zone.
  • Rispetto per la natura: Lascia solo impronte e prendi solo ricordi. Rispetta l'ambiente e segui le regole dell'escursionismo responsabile.
  • Attrezzatura: fondamentali un paio di bastoncini, scarpe adeguate, ad inizio stagione un paio di ramponi leggeri possono tornare utili per superare alcuni nevai residui. I tratti esposti sono tutti attrezzati con catene nuove, tuttavia, un imbrago ed un kit da ferrata possono tornare utili (ma non indispensabili) per superare alcuni passaggi.

Le tappe

Tappa 1: Centro Storico di Breno - Conca di Bazena

L’avventura inizia dal pittoresco centro storico di Breno, a un'altitudine di 340 metri sul livello del mare. Il percorso ti porterà a un'altitudine di 1.800 metri nella Conca di Bazena, con un dislivello totale di 1.460 metri. Questa tappa richiede circa 5 ore. Il paesaggio cambierà gradualmente mentre guadagni quota, passando da suggestivi paesini a prati alpini spettacolari. Nota bene: questa tappa è stata aggiunta successivamente e non farebbe parte del percorso originale che inizia dal rifugio Tassara.

Tappa 2: Dal Rifugio Tassara al Rifugio Tita Secchi

Dopo aver trascorso la notte al Rifugio Tassara (1.800 m.s.l.m.), ci si dirige verso il Rifugio Tita Secchi situato a un'altitudine di 2.367 metri. Con un dislivello di 567 metri, questa tappa richiede circa 2,30 ore di cammino. La vista panoramica e l'atmosfera sempre più di alta di montagna renderanno questa breve tappa un'esperienza indimenticabile passando per il passo delle Terre fredde e il famoso Passo della Vacca.

L'inconfondibile vacca

Tappa 3: Dal Rifugio Tita Secchi al Rifugio Maria e Franco

Da un rifugio all'altro, questa tappa ti porterà da un'altitudine di 2.367 metri a 2.574 metri attraverso ampi spazi desolati di alta quota. Il tempo di percorrenza varia da 5,30 a 8 ore a seconda delle condizioni. La difficoltà è classificata come EE, incontrerai tratti più impegnativi che richiederanno attenzione e determinazione specialmente nel superare il Passo Brescia dove sono presenti delle catene fisse, dal lato opposto è presente un facile nevaio già in vista del Rifugio Maria e Franco.

Le prime fisse del Trekking proprio sotto al Passo Brescia


Tappa 4: Dal Rifugio Maria e Franco al Rifugio Lissone

Lasciati affascinare dalla natura incontaminata mentre percorri questa tappa che va da 2.574 metri a 2.020 metri. Attraverso la Sega d’Arno, il Lago Avolo e le insidiose Creste di Ignaga fino alla riposante Valle Adamè. Ci si impiega tra 4,30 e 6 ore per completare il percorso. La difficoltà è ancora valutata come EEA, quindi assicurati di essere preparato per i tratti attrezzati che incontrerai lungo il percorso.

Le creste di Ignaga, il tratto più insidioso del Trekking


Tappa 5: Dal Rifugio Lissone al Rifugio Prudenzini

Dopo aver passato la notte al Rifugio Lissone (2.020 m.s.l.m.), ti aspetta una tappa che ti porterà al Rifugio Prudenzini, situato a 2.235 metri attraversando l’ardito Passo Poia in circa 4,30 - 6 ore. Questa tappa è ancora classificata come EE e non ci sono tratti di corde fisse ma bisogna saper destreggiarsi nel cammino sui grossi massi di tonalite.

Quasi in prossimità del Passo di Poia


Tappa 6: Dal Rifugio Prudenzini al Rifugio Tonolini

La tua avventura continua e questa volta dovrai superare il Passo Miller tra i massi granitici scendendo al Rifugio Gnutti. Da qui per sentiero in discesa e attraverso il caratteristico Passo del Gatto ti permetterà di raggiungere prima il Rifugio Baitone e poi il Rifugio Tonolini. In alternativa è possibile giungere al Tonolini attraverso il passo del Cristallo, più alpinistico. Questa tappa presenta Il tempo di percorrenza varia da 5 a 7,30 ore e sono presenti alcune corde fisse.

Lo Gnutti visto dal Passo Miller


Tappa 7: Dal Rifugio Tonolini al Rifugio Garibaldi

Preparati per una giornata di avventura mentre percorri questa tappa che raggiunge il passo più alto di tutto il trekking: il Passo di Premassone. Ambiente di alta quota e scorci da cartolina con l’inconfondibile profilo dell’Adamello. In discesa sono presenti alcune catene fisse. Raggiunta la diga è necessario superare lo stretto e ripido Passo del Lunedì.

Spettacolo al Passo di Premassone


Tappa 8: Dal Rifugio Garibaldi al Rifugio Occhi all'Aviolo

Da qui in poi si tratta di due 2 tappe aggiunte: il sentiero originale terminerebbe al Garibaldi per poi discendere completamente la Val d’Avio fino a Temù. In ogni caso se si vuole proseguire oltre questa tappa ti condurrà attraverso il Passo delle gole Larghe. Preparati per una camminata di 5-7 ore, con una difficoltà valutata come EE.

Il termine dell'Alta via classica al Rifugio Garibaldi


Tappa 9: Dal Rifugio Aviolo a Edolo

L'ultima tappa ti porterà da 1.930 metri a 720 metri di altitudine, mentre ti avvicini alla fine del tuo viaggio. Dovrai affrontare l’ultimo passo del Trekking: il Gallinera e la Malga Stain.

 L'Alta Via dell'Adamello è un'esperienza straordinaria per gli amanti della montagna e dell'avventura. Attraverso panorami mozzafiato, natura selvaggia e un'atmosfera autentica, questo percorso escursionistico rimarrà impresso nella memoria di chiunque voglia intraprenderlo. Tuttavia, è essenziale prepararsi adeguatamente e affrontare l'avventura con rispetto per la natura e per se stessi. Buon trekking e buone avventure!