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domenica 5 luglio 2026

Corno d’Aquilio, Via Lessinia Crack (75 m, VII+)

Zona: Lessinia orientale
Sviluppo: 75 m
Esposizione: W
Tempo: 2 h
Difficoltà: VII+ (VI+ e A0/A1), R1/R2
Materiale: friend fino al 5; doppiare 1-2-3-4
Discesa: in doppia
Schizzo degli apritori qui

Il ripido versante ovest del Corno d’Aquilio precipita sulla Val d’Adige in un dedalo di piccole e grandi pareti, un angolo appartato della Lessinia dove l’arrampicata conserva un carattere pienamente alpinistico. Lessinia Crack segue una linea breve e molto fisica, quasi sempre in fessura, su calcare di qualità generalmente ottima. La via è stata aperta il 23 maggio 2026 da Walter Polidori, Said Taghipour e New Rocks team. Le protezioni in posto sono ridotte al minimo: poche tracce lungo i tiri, soste attrezzate e il resto da armeggiare con friends e incastri. Itinerario consigliato a cordate abituate alla scalata trad e clean alla valutazione del terreno, con attenzione ad alcuni blocchi incastrati e ai tratti più delicati. 
Dalla cima della torre il colpo d’occhio sulla Val d’Adige è notevole e l'ambiente ombroso, fresco e ricco di piccoli larici fa sembrare di essere almeno 1000 m più in alto. Sulla stessa torre salgono anche Tastasal e Fessur-INA. Nella zona, poco più avanti si trova la Parete dei Lavoratori con Cotechino e Pearà. Periodo consigliato: fine primavera, estate e autunno. La nostra è stata la prima ripetizione (F.Busato, M.Leorato).

Accesso: raggiungere la località Coste 
di S.Anna d'Alfaedo, in Lessinia orientale. Da Coste proseguire fino al grande e gratuito parcheggio “Tommasi 2”. Dal parcheggio prendere la strada asfaltata che sale a sinistra, seguendo le indicazioni del sentiero 234 per il Corno d’Aquilio. Quando la strada piega a destra, continuare dritti passando nei pressi dell’agriturismo Le Coste. La sterrata diventa poi sentiero e raggiunge una palina con indicazione a sinistra per il sentiero 250, Rocca Pia; proseguire invece dritti sul 234.
Al successivo cartello della Riserva Naturale il sentiero 234 piega a destra, ma si può anche continuare dritti per scalinata terrosa. Al bivio seguente tenere la destra e proseguire a lungo, prima in falsopiano e poi in leggera discesa, fino al tratto in cui il sentiero inizia a salire con decisione. In prossimità di una barriera rocciosa, dove il sentiero piega a destra presso un muretto a secco, abbandonarlo e traversare a sinistra su traccia circa orizzontale, sempre vicini alla fascia rocciosa. In breve oltrepassato un bel masso squadrato si trovano gli attacchi delle 3 via. La prima è Tastasal sotto una fessura-lama. Poi la nostra Lessinia Crack sotto ad un diedro evidente con fessura. Poco oltre inizia Fessur-INA. Ometto e cordone su sasso incastrato poco sopra terra. Attacco GPS: 45°41'04.9"N 10°56'45.6"E. 1 h.

Descrizione:
L1 - Attaccare la fessura, inizialmente con bordo buono poi con buoni incastri di pugno. Si raggiungono due cordoni su massi incastrati ed un fix. Più in alto si trovano due chiodi. Uscita su cengia a sinistra. 20 m, VI, VI+, poi VII+ oppure VI+ e A0/A1 su friend.

L2 - Traversare a destra della sosta (fix), quindi rientrare nel diedro fessurato. Seguire la fessura liscia, aperta e leggermente strapiombante, dove sono presenti in alto due chiodi ed un cordino su masso incastrato. Uscire su cengia erbosa e spostarsi a destra fino alla S2 della via Tastasal. 25 m, VI+, fino al VII+ oppure VI+ e A0/A1 su friend.

L3 - Traversare a sinistra e imboccare un ampio camino. Usciti dal camino si raggiunge una zona più appoggiata, dove da destra arriva la via Tastasal. Continuare pochi metri fino alla S3 di Tastasal. Libro di via. 20 m, V+.

L4 - Salire leggermente e poi traversare a sinistra doppiando lo spigolo. Continuare verso sinistra fino a prendere una piccola fessura poco sotto la cima. Salirla e raggiungere la sosta su cordone. 10 m, 1 passo di VI+.

Discesa: dalla cima scendere con brevissima doppia da cordone a sinistra faccia a valle fino all'anello di S3. Da qui una doppia di 50 m riporta alla base della parete, nei pressi dell’attacco.



Fessura Crack

L1

In partenza da S3

Ultima lunghezza oltre lo spigolo


venerdì 8 maggio 2026

Canyoning alla Chiusa: il Colatoio di Ceraino

Zona: Monte di S.Ambrogio di Valpolicella
Sviluppo: circa 600 m
Esposizione: W
Tempo: 3-4 h
Difficoltà: V4, a1, III
Materiale: 2 corde da 50 m

Conosciuta semplicemente come "la cascata" dai volargnesi, si ravviva e torna visibile dopo periodi di piogge abbondanti, percorrendo la SS12 tra Volargne e Ceraino. Dopo qualche passaparola ci aveva incuriosito la possibile presenza di una via di arrampicata nella prima parte, ma anche l’idea che la forra potesse proseguire nel bosco oltre il salto più evidente. Siamo partiti con l’intenzione di esplorarla assieme al compagno di forra Nicola Battilotti, e siamo rimasti piacevolmente colpiti nel trovarla già attrezzata, nonostante alcune guide canyoning locali interpellate non ne conoscessero l’esistenza.
Non risultano notizie certe sulla prima discesa integrale del Vajo Monte, questo è il suo vero nome. È invece documentata la risalita a spit della parte del colatoio-marmitta, corrispondente alle due calate finali, effettuata nel 2003 da E. Cipriani, secondo quanto riportato da Le Alpi Venete. Oggi quegli spit da 8 mm risultano tutti tranciati dalla caduta di sassi; sul posto si individuano ancora soltanto tre soste, su cui non fare sicuramente affidamento.
Lungo il percorso sono presenti ancoraggi speleo e alcune corde fisse, da verificare sempre prima dell’utilizzo. La ricognizione è stata effettuata il 2 maggio 2026 con torrente completamente in secca. In presenza d’acqua le difficoltà possono aumentare sensibilmente, soprattutto nel tratto della profonda marmitta scavata alla base del penultimo grande salto.
Divertente anche in dry canyoning, è una piccola perla che la Val d’Adige riesce ancora a regalare a chi abbia il piacere di esplorarla. Da evitare nei periodi di piena, dopo piogge intense o con portata anche solo incerta.

Accesso: Da Sant’Ambrogio di Valpolicella seguire le indicazioni per la frazione di Monte. Parcheggiare sulla destra nei pressi del tornante di via Quari 45° 33' 57.9" N - 10° 50' 45.1" E.
Dal parcheggio tornare indietro per circa 10 m e imboccare una stradina sterrata in discesa. Raggiunto un bivio, mantenere la destra e attraversare una cava abbandonata. Al termine della cava si supera una zona attualmente coltivata fino a intercettare il sentiero CAI n. 238. Seguirlo fino a un tubo di scolo che immette nel Vajo Monte.
Da qui si entra nel greto e, procedendo tra boscaglia fitta, si raggiunge la briglia con albero attrezzato con cordone, punto di inizio delle calate.

Rientro: Al termine della discesa passare sotto il sottopasso e scavalcare il muretto con passaggio atletico. Proseguire quindi lungo la pista ciclabile verso sud fino al parcheggio della chiesa di Volargne dove si ha lasciato preventivamente una seconda auto.



Calata dalla briglia

Seconda calata

Scivoli

Vista dall'ultima sosta "Cipriani"

Marmitta

Ancora visibili gli spit Cipriani tranciati

Ultimo grande salto



lunedì 4 maggio 2026

Tessari, Via Lo Sceriffo (VI-, 160 m, V obb.)

Zona: Salto del Faraone
Sviluppo: 160 m
Esposizione: E
Tempo: 2 h
Difficoltà: V, un passo di VI-
Materiale: cordini, friend medi
Discesa: a piedi

Via semplice su roccia lavorata con bei passaggi di movimento da intuire. Aperta da Brighente e soci nel Febbraio 2026. Alcuni passaggi sono stati lasciati da proteggere a cordini e friends. Ottimamente ripulita, termina a ridosso della via Roccolo in Fiore della quale si percorre l'ultimo tiro.

Accesso: dal parcheggio di Tessari attraversare il centro abitato verso nord e proseguire per la Grattugia e Parete Rigata. Oltrepassare la parete Salto del Faraone contraddistinta da grande strapiombo. Trovare l'indicazione di un masso "Rocc. in F.", risalire il bosco e individuato l'attacco della via Roccolo in Fiore, spostarsi a sud di circa 50 m.

Descrizione:
L1 Zoccolo con passo aggettante su roccia delicata, sosta su albero. V, 25 m.
L2 Diedrino a cui segue un traverso per poi rimontare un piccolo strapiombetto. Sosta su clessidre. V, 1 passo di VI-, 30 m.
L3 Attraversare la cengia e poi muretto fino alla sosta su clessidre. V, 23 m.
L4 Lungo corridoio molto lavorato. III, 30 m.
L5 Traverso verso destra tra lecci e olivi selvatici in leggera discesa. 25 m, III
L6 Breve e divertente muro fessurato. V+, 25 m.
L7 Tiro finale di Roccolo in fiore. III, 25 m.

Discesa: si continua con l'ultimo facile tiro di Roccolo in Fiore, dopodichè per traccia si raggiunge il comodo sentiero di rientro, recentemente allargato e sistemato, che si percorre in direzione sud.







lunedì 27 aprile 2026

Dente & Secondo Spigolo del Pastello (VII+, 340 m, VI obb.)

Dente & Secondo Spigolo del Monte Pastello

Cavalcata alpinistica nell'anfiteatro nord del Pastello, una zona ancora poco esplorata. Si tratta delle vie di arrampicata con l’avvicinamento più breve dell’area e, grazie al concatenamento, di quelle con il maggiore sviluppo in arrampicata del piccolo "massiccio".
La roccia del Dente si è rivelata una scoperta tanto casuale quanto piacevole, grazie alla sorprendente qualità del suo calcare, così come inaspettata è stata la presenza delle fessure nascoste lungo il secondo spigolo: esse si svelano solo durante la scalata e hanno permesso di bypassare il grande tetto che lo sbarra sul lato destro, apparentemente invalicabile.
La parte finale, costituita da una facile ma delicata cresta di sfasciumi, risulta già percorsa in passato come testimoniato da una fettuccia risalente agli anni ’80-’90 rinvenuta tra l’erba in un tratto pianeggiante. A causa della compattezza del calcare, le difficoltà si attestano intorno al 6a-6b tradizionale. I passaggi più impegnativi sono protetti da chiodi normali, ma è necessario integrare le protezioni nelle sezioni più facili e dove sono presenti buone fessure.
Le vie sono state dedicate al figlio di Christian e alla madre scomparsa.



DENTE DEL PASTELLO  (top. proposto) - Via Pietro25

Zona: Monte Pastello
Sviluppo: 70 m 
Esposizione: W
Quota: 1000 m
Tempo: 1 h 
Difficoltà: VII+ o A0
Materiale: nda, serie di friend
Discesa: a piedi
Apritori: Manuel Leorato, Christian Confente, Lodovico Gaspari

Monolite con roccia molto compatta; arrampicata prevalentemente su fessure e placche a buchi con molto spalmo di piedi. La prima lunghezza è stata salita per curiosità il 18 maggio 2025 assieme a Lodovico Gaspari prima di una ripetizione sulla parete ovest, trovando delle fessurazioni invitanti si è deciso di ritornare e salire la porzione monolitica soprastante. Il chiodo a pressione all'inizio della seconda lunghezza è stato aggiunto per aggirare un masso pericolante sopra la sosta, ora disgaggiato.

Accesso: 700 metri prima di Forte Masua arrivando da Cavalo (frazione di Fumane, VR) prendere una strada sterrata sulla sinistra in località Molane (880 m), palina CAI del sentiero Molane-Dolcè. Parcheggiare al bivio o seguire brevemente la sterrata fino alla sbarra con slargo. Si segue il sentiero CAI 236 in discesa prima per pascoli, poi per faggeto. Poco dopo aver oltrepassato un cancello per il pascolo si trova un cartello naturalistico sulla sinistra, abbandonare quindi il sentiero CAI che scende ripido e prendere la traccia sulla sinistra. Questa mantiene la quota per poi perderla brevemente nei pressi di un vecchio fronte di cava. Oltrepassato un vecchio rudere si continua in piano e poi in leggera salita fino a scavalcare una sella in salita fino ad una radura di caccia, l'attacco del Dente si trova 50 metri sopra. Chiodo. (40').

Descrizione:
L1: Salire interamente la bella fessura fino a raggiungere delle belle lame che anticipano la cengia erbosa. Sosta su albero. (3 chiodi, 1 cordino) 20 m  V+.
L2: Rimontare a sinistra della sosta (ch. a pressione) salire la placca compatta impegnativa fino ad un chiodo con cordone, qui traversare a sinistra (chiave). Seguire tutta la lama da friends fino alla sommità dove si tiene la sinistra. Sosta su 2 spit. (3 clessidre. 7 Chiodi). 30 m VII+.
L3: Cresta erbosa e muretto che conduce nel bosco. Sosta su albero non attrezzato. (1 cordone). II, 20 m

Discesa: Scendere dal canale a sinistra per ritornare alla base del dente oppure seguire una traccia in salita con degli ometti per una settantina di metri fino alla base dello spigolo per continuare la cavalcata su Mamma Silvana.

L1

L2

SECONDO SPIGOLO (top. proposto) - Via Mamma Silvana

Zona: Monte Pastello
Sviluppo: 215 m 
Esposizione: N
Quota: 1000 m
Tempo: 2-3 h 
Difficoltà: VII- 
Materiale: nda, friend fino al 4
Discesa: a piedi
Apritori: M.Leorato, C.Confente (15/6/2025)

L'attacco si trova 10 m sulla destra dello spigolo vero e proprio in prossimità di una fessura. Segue un breve trasferimento. I 50 metri della Prua fino all'evidente gendarme si svolgono su roccia e fessure molto belle. I successivi 100 metri di cresta appoggiata, presentano sfasciumi poco stabili per cui serve attenzione. Questo tratto facile è già stato esplorato in passato (rinvenuta una vecchia fettuccia persa tra l'erba) ed è stato quindi lasciato disattrezzato. Salita one-push da Manuel e Christian il 15/6/2025 e successivamente risistemata.

Accesso: consigliato l'accesso dalla via sul Dente in modo da evitare la ravanosa risalita del bosco-ghiaione.

Descrizione: 
L1:  Attaccare a destra dello spigolo sulla verticale di una fessura, segue un traverso a sinistra per raggiungere lo spigolo più facile. Sosta su albero non attrezzato sotto alla Prua. VI+, 
30 m
L2: Alzarsi sullo strapiombo a cubetti utilizzando i 2 chiodi a pressione dopodiché scalare la bella fessura su bella roccia fino ad una piccola cengia sul lato sinistro del tetto. Sosta a spit. (4 chiodi, 1 cordone) VI e A0, 15 m
L3: Salire grazie a delle lame e superare la fessurazione che si restringe, oltre il tratto verticale la fessura si allarga e diventa regolare e ideale per la tecnica ad incastro di mano (friend grandi utili). Al termine un dietro bloccato da un masso si supera a destra prendendo una cornice. Sosta a spit poco oltre. (6 chiodi, 1 spit) VII, 
30 m
L4:  Proseguire per un canaletto per poi
 doppiare lo spigolo a destra compiere una traversata sempre verso destra con leggera discesa fino alla base di un diedro. (1 chiodo, 2 cordini). IV+, 20 m.
L5:  Salire il bel diedro fessurato e sostare su un muretto ora in cresta. (2 chiodi, 1 cordino). V, 20 m. 
L6: Affrontare il muretto molto friabile (IV, 1 chiodo) e poi proseguire per cresta elementare fino ad uno spuntone. 30 m.

L7: Proseguire per cresta per 40 m fino al libro di via sotto all'ultimo muro, II.
L8: Muretto finale su roccia a cubetti evitabile a piedi sulla destra. Breve ma impegnativo fino a sostare su una grossa clessidra. (2 chiodi) VI A0. 15 m.

Discesa: seguire una buona traccia nella radura verso sinistra (ometti) fino ad intercettare il sentiero CAI 240 che seguito verso nord per dorsale conduce alla Croce prima e poi in discesa per mulattiera con alcuni tornanti fino al punto di partenza. (30')

Il secondo spigolo


L2

Il Gendarme in apertura


L3






lunedì 2 febbraio 2026

Quarry Ridge (180 m, III, 1 p. di VI-)

Sviluppo: 180 m (6L)
Esposizione: SE
Tempo: 1 h
Difficoltà: VI- 1 passo, il resto III
Materiale: singola, cordini.
Discesa: a piedi
Chiodatura: 3 chiodi.

Via didattica su cresta rocciosa affilata creata dall'attività estrattiva. Propedeutica alla progressione a conserva media e corta. Lasciati soli 3 chiodi: 2 di sosta e uno di progressione sul tratto chiave, valutato di VI-. Il resto delle difficoltà si attestano sul III/III+. Presente qualche cordino di passaggio sulle numerose clessidre o per soste alternative. Percorsa da sud a nord con Nicolò Bolla ed Emma Yardley il 31/1/2026.  Si segnala che in un punto estremamente banale, dove quasi si cammina, sono stati rinvenuti 3-4 spit raggruppati, l'unica spiegazione è che siano serviti a qualcuno per esplorare la sottostante parete che si tuffa nel fiume. 

Attacco

La zona con spit

Passo chiave



domenica 14 dicembre 2025

Monte Creta, Cinquantesimo GEM (VI+, 100 m V+ obb.)

Via 50°GEM (VI+, 100 m V+ obb.)

Zona: Monte Crocetta
Sviluppo: 100 m 
Esposizione: SE
Quota: 800 m
Tempo: 3 h 
Difficoltà: VI+ (V+ obb.)
Materiale: singola, friends.
Discesa: a piedi
Chiodatura: chiodi normali
Apritori: Manuel Leorato, Christian Confente, Niccolò Bolla.
Apertura: 13/12/2025

Via alpinistica dedicata ai 50 anni del Gruppo Escursionistico Montebaldino di Caprino Veronese: la famosa via GEM85 l'avete sentita ancora?..ecco sono proprio loro. È stata scelta questa piccola cresta frastagliata ben visibile dal centro di Caprino e composta da 3 piccoli pilastri su roccia finemente lavorata che dai colori e le forme ricorda a tratti lo spigolo del monte Oddeu, “un piccolo supramonte di Caprino”, come lo ha definito uno dei primi ripetitori, richiamando gli altipiani calcarei della Sardegna, selvaggi e talvolta impenetrabili. Ambiente per nulla frequentato, snobbato… ma con una sorpresa.

La sorpresa
Sullo sperone occidentale sono state trovate almeno 2 o 3 vie (probabilmente del 2016-2017) prive di relazione pubblica, chiodate a spit seriali, nonostante la roccia super lavorata e adatta all’arrampicata tradizionale. Da alcune fonti risulta inoltre che la struttura fosse già stata salita in precedenza (prima delle vie a spit) da Franco “Babo” Coltri e compagni. Vista la qualità della roccia sono linee piacevoli intorno al 5a-5b, anche se un po' invase dalla vegetazione, e ideali per il concatenamento, magari in stile green-point, scendendo dal canale a lato.

Accesso: da Caprino Veronese seguire le indicazioni per S. Zeno di Montagna. Superata la frazione di Rubiana e prima della frazione di Lumini, dopo il grande tornante, parcheggiare in uno slargo con briglia di contenimento sulla destra (3 posti auto - 45° 37′ 7.91″ N 10° 46′ 30.37″ E). Tornare indietro in discesa per 150 m e prendere l'evidente sentiero per il Monte Crocetta che si stacca in salita. Lo si sale ripidamente fino all'intersezione con la forestale 054. Scendere per circa 400 m fino ad uno slargo con palina CAI, dal quale parte una traccia appena percettibile sulla sinistra (segni rossi). Seguirla fino ad individuare un ghiaione che va salito faticosamente per intero per portarsi alla quota degli attacchi. Traversare a destra tra la macchia fino ad individuare le prima rocce verticali da dove salgono le vie. (45°37'7.129"N, 10°47'13.790"E). La via parte dal pilastro più a destra degli attacchi di quelle spit. Cordone blu su albero. 45 min.

Descrizione:

L1 Risalire la placca compatta alla base dello spigolo con belle fessurine per le mani fino ad un intaglio. Sosta su 2 chiodi. V+ 15 m

L2 Breve caminetto poi spostarsi in placca aperta a sinistra. Rimontarla su piccoli appigli e poi andare a prendere lo spigolo di destra fino alla sommità del pilastro. La sosta su 2 chiodi si trova qualche metro sopra la forcella, V+. Passi di VI+ 25 m

L3 Cresta di solidi blocchi accatastati, sosta alla base dello spigolo di destra su 2 chiodi. III 20 m 

L4 Risalire tutto lo spigolotto appoggiato tra fessure e placche. Sosta su golfaro. IV 1 passo di V 20 m

L5 Tiro elementare di uscita in comune con le altre vie. II 20 m

Discesa: Se si desidera percorrere un altra via di quelle a spit si può tornare alla base per il canale boscoso posto sulla destra viso a monte (soluzione non verificata). Altrimenti muoversi verso sinistra mantenendo la quota 800 m (ometti) prima per sottobosco roccioso e poi per vaga traccia marcata di rosso, la quale perde leggermente quota fino a raggiungere un piccolo bivacco sul tornante del sentiero 054 per il Monte Crocetta. Da qui in discesa fino al punto di partenza. 30-40 min.




L3



L1


L4

In blu accesso, in giallo discesa






lunedì 3 novembre 2025

Tessari, Fior di Maggio (150 m, IV)

Zona: Roda del Canal
Sviluppo: 150 m
Esposizione: E
Tempo: 1 h
Difficoltà: IV
Discesa: a piedi
Materiale: singola, cordini

La sesta via da sinistra della Roda del Canal si trova tra L’Apprendista e le due vie gemelle con partenza comune Epanagoghè e Vare redde mihi legiones. La roccia è bella e riccamente lavorata, in gran parte libere dalla vegetazione. Nei punti abbattuti può tuttavia essere presente del detrito. La chiodatura, a fix, risulta esageratamente abbondante lungo tutti i tiri, nonostante la presenza di numerose clessidre su tutte le lunghezze. Utile soltanto qualche cordino e qualche friend medio per eventuali soste alternative in caso di affollamento.

Accesso: come per le altre vie della Roda, dal parcheggio si costeggia il canale Biffis verso sud fin quasi al termine della parete, dopodichè seguire uno dei numerosi varchi per la parete (ometti) e identificare il nome della via. 

Descrizione:  
L1: Su dritti per 20 metri fino a superare un diedro svaso. sosta a golfari. IV.
L2: Ancora dritti per placca lavorata fino a sostare su un albero a destra. 20 m IV. Si ignora la sosta a golfari della via Epanagoghè.
L3: Tratto in comune con Epanagoghè. Si supera il breve muretto per poi spostarsi a sinistra per placca più abbattuta. Epanagoghè invece devia a destra alla forcelletta. Sostare su grossa clessidra. 20 m III.+ (Questa sarebbe una variante di Fior di Maggio, l'originale passerebbe a sinistra dell'albero, ma si trova totalmente inerbata). 
L4: Facile costola rocciosa fino alla cengia dove si sosta su alberello + clessidra. 20 m III. 
Segue trasferimento di 40 m a piedi.
L5: Ci troviamo ora alla base della Falesia "Rotaryrampega" di sinistra. L'uscita della nostra via sta a destra della scritta Zig Zag. Linea più facile con cordini e spit, III per 30 m. Sosta su spit + clessidra. 

Discesa: calzate le scarpe si affronta un ultima "onda di roccia" di 4-5 m (fattibile a piacere con o senza corda). Arrivati sulla sommità si seguono le tracce verso nord che portano al sentiero CAI. Ad un bivio stare a sinistra (uscita delle altre vie della Roda a destra) e seguirlo ancora verso nord fino ad un altro bivio che in discesa porta rapidamente al parcheggio.




lunedì 25 agosto 2025

Monte Baldo, Via Madrigal Meridian (140 m, V-)

Zona: Cima Prà della Baziva (2207 m)
Sviluppo: 140 m
Esposizione: W
Tempo: 4 h
Difficoltà: V- 1 passo
Discesa: a piedi
Materiale:  singola, friend & nuts, chiodi inutili

La Cima Prà della Baziva rappresenta la seconda elevazione della catena del Monte Baldo, situata tra Cima Valdritta e Punta Pettorina. Sul versante ovest presenta alcuni scivoli rocciosi, moderatamente inclinati e lunghi un centinaio di metri. In passato, secondo gli apritori, questi tratti sono stati probabilmente percorsi come terreno di allenamento da cordate locali.
Nell’estate del 1990 Davide Martini e Alessandro Savoia, entrambi del CAI di Mantova, riscoprirono questi divertenti scivoli, li attrezzarono e ne pubblicarono la relazione sulla Rivista del CAI, tracciando due vie: Tangram e Madrigal Meridian. La prima, più facile, corre lungo il bordo sinistro della placconata rotta, misura circa 150 metri e propone difficoltà discontinue fino al IV. La seconda, che affronta la placca centrale più compatta, presenta un passo di V- con uno sviluppo analogo. Federico Allegrini, che conservava memoria di alcune ripetizioni di quegli anni e aveva ritrovato lo schizzo originale disegnato di suo pugno, ha riacceso il mio interesse e si è proposto per una ripetizione, a distanza di 35 anni, della più interessante dal punto di vista alpinistico: Madrigal Meridian. L’esperienza, compreso l'avvicinamento per il divertente Vajo Paradiso e Cresta del Gal,  ha confermato il valore della via, rivelatasi molto ben proteggibile con friends. Abbiamo rinvenuto tre chiodi di sosta e cinque chiodi di passaggio, esattamente come riportato nello schizzo originale. La roccia, in generale solida e affidabile, viene mantenuta ripulita dalle valanghe; solo nei tratti più appoggiati ed erbosi si incontra qualche piccolo detrito.

Accesso: Proveniendo da Ferrara di Monte Baldo si oltrepassa Cavallo di Novezza e si parcheggia lungo la SP3 nella piccola area dove parte il sentiero n°652, il quale sarà il nostro rientro. Si prosegue a piedi per strada asfaltata fino ad incontrare sul lato sinistro un foro di scolo con tre sbarre metalliche e recintato da una ringhiera in ferro: qui inizia il Vajo Paradiso. Lo si segue nel fondo roccioso per ripulito ed appigliato con passaggi di II-III fino all'altezza della prima evidente torre della Cresta del Gal, visibile sulla destra, guadagnando velocemente 100 metri di quota.
Si abbandona quindi il vajo per traccia a destra che cinge la torre sul lato sinistro, e seguendo sempre le tracce (passi di II), sempre fedelmente in cresta, si raggiunge il sentiero 651 a quota 2000 m. Lo si segue brevemente verso sud fino ad arrivare alla forcella di Val Fontanella dove sono visibili alcuni monotiri e dove è presente la famosa "acquasantiera". Si scende per ghiaione attraversando verso sinistra fino alla base delle placche ora ben visibili. Nel punto più basso attacca Tangram, si risale pochi metri verso la placca più compatta, sulla verticale di un tetto dove attacca Madrigal Meridian. 1 ora e 30.

Descrizione:
L1. Salire la placca sul suo margine sinistro per proteggersi sulle generose fessure. Sosta oltre un piccolo mugo (chiodo con anello + spuntone) 50 m, III, IV.
L2. Seguire la fessurazione ora in centro placca (chiodo) fino al suo termine (chiodo), qui si attraversa a destra in aderenza (V-) per prendere il diedro che si segue fino alla cengia ghiaiosa. Sosta su 2 chiodi. 50 m.
L3. Salire in verticale su placca aperta (2 chiodi) per poi spostarsi in diedro a destra (chiodo), fino ad uscire poco sotto alla cima dove si sosta su spuntone. 40 m, IV.

Discesa: raggiunta la cima Prà della Baziva per breve cresta si continua per traccia fino al sentiero 651 che si abbandona subito per il n° 66 della Val Campione, il quale permette di perdere velocemente quota tra i mughi. All'intersezione con il n° 652 prendere quest'ultimo verso sinistra e raggiungere il parcheggio per ombrosa faggeta.

La parete con il tracciato di Tangram non ancora verificato


La cima Prà della Baziva

L3

L2

L1

Attacco

Acquasantiera

Cresta del Gal

Cresta del Gal

Torri della Cresta del Gal


Placca chiave del Vajo Paradiso

Punto in cui si abbandona il vajo

lunedì 9 giugno 2025

Corno d'Aquilio, Via Cotechino e Pearà (VIII, 165 m, VI+ obb.)

Zona: Lessinia
Sviluppo: 165  m
Esposizione: NW
Tempo: 3 h
Difficoltà: VIII R2 (VI+ obb)
Discesa: a piedi
Materiale: nda, doppiare i friend grandi
Relazione seguita

Nuova via di arrampicata inaugurata il 1° maggio 2025 da Ceriani, Garavaglia, Taghipour e Polidori: ambiente selvaggio e decisamente di montagna, quota 1500 m tra i larici, con il castello di Sabbionara proprio di fronte anche se, a sensazione, pare di scalare in Valdadige. Via completamente trad, fatta eccezione per le ottime soste a fix con anello. Proteggibilissima con friend medi e grandi; nei passaggi impegnativi si può sempre “azzerare” sugli stessi. Calata possibile lungo i tiri ad eccezione dell'ultimo. Abbiamo avuto l’onore di firmarne la prima ripetizione: fessure e roccia prese singolarmente sono entusiasmanti, ma le cenge alla fine di ogni tiro spezzano un po’ la continuità. Va sottolineato che il tracciato non è stato ripulito dalle toppe d’erba per appigli ed appoggi, quindi è sconsigliata a chi ha il palato troppo raffinato. 
La via interseca, alla terza sosta, la famosa e poco conosciuta Cengia del Corno Bettio-Tedeschi, una vera "via" orizzontale che proprio da questo pilastro comincia e termina oltre il Passo della Morte più a nord.

Accesso: Dal grande parcheggio "Tommasi 2" posto poco prima dell'agriturismo Le Coste (S. Anna d'Alfaedo) si prende il sentiero CAI 234 per il Corno d'Aquilio, seguirlo in falsopiano ignorando i vari bivi. Quando questo diventa ripido e a tornanti continuare in salita fin poco prima del sesto tornante contraddistinto da un muretto a secco, nei pressi di una evidente barriera rocciosa. Da qui prendere una traccia sotto parete sulla sinistra e seguirla per 350 m fin sulla verticale del pilastro, un chiodo evidente identifica l'attacco (GPS: 45°41'6.220"N, 10°56'49.901"E). 1 ora circa.

Descrizione: 
L1. Muretto iniziale con chiodo, poi seguire una larga spaccatura (cordone) che conduce alla cengia ripida con Larice abbattuto. 45 m. V-/IV+.
L2. Prima fessura che si abbandona subito per prenderne un altra sulla destra (cordone)  2 passi impegnativi in partenza e poi su fino alla seconda cengia erbosa. 35 m. VI+ (p. VIII).
L3. Salire delle fessure stondate a cui segue una rampa inclinata dietro lo spigolo, uscita su cengia nettamente verso destra. 35 m. VI.
L4. Bella fessura ad arco, passo di aderenza (VII) segue terreno delicato fino alla base del camino. 35 m. VII/VI.
L5. Qui la roccia cambia rispetto ai tiri precedenti e diventa meno intuibile. Salire interamente il camino fino al bosco sommitale (nostra variante, altrimenti da relazione buttarsi sulla placca a destra). 25 m. VI+.

Discesa: traversare a destra faccia a monte mantenendo la quota fino a raggiungere in breve il sentiero 234 che si segue a ritroso fino alla macchina. 1 ora 15.

L2

La traccia di accesso dal sentiero

Si cammina sotto parete fino al pilastro



Uscita di L3

L4

L5 variante in camino

Uscita di L5