venerdì 1 giugno 2018

Tessari: Phainomena & Alalazo

Zona: Roda del canal, Valdadige
Sviluppo: 100 m
Esposizione: Est
Difficoltà: IV
Protezioni: Fix
Materiale: corda singola, rinvii, cordini


Dopo aver ripetuto tutte le vie della Roda del Canal entrate nella guida "V per Valdadige", sorge spontanea la curiosità di conoscere anche le vie vicine della concorrente guida "Trapezio e dintorni". Accade quindi che in un dopo lavoro mi trovo con il Nick per ripetere "Sopra il fiume sull'acqua", a detta di tutti una delle vie più belle della Roda, accade anche però che mi dimentico la relazione a casa: "ma sì, tanto basta trovare il nome e andar su", mi ripeto. Il proposito così spontaneo altrettanto ovvio non è, primo perché nessuno della cordata ha fatto gli studi classici e non conosciamo l'alfabeto greco, secondo perché le scritte sono sbiadite e poco decifrabili e gli attacchi non così ovvi, dato che le placche sono disseminate di fix e chiodi. 
Ok, buona la prima (scopriamo poi che sarà Phainomena). "Ma si va di qui o di là?" "Ma non doveva essere una via alpinistica?" - Invece ci sono fix ogni mezzo metro, anche dove ottime clessidre erano lì proprio per darne egregie alternative. Ok, seguo la linea più evidente e arrivo in sosta. "Oh, ma poco più in là, tre metri a sinistra, ce n'è un'altra" (scoprirò poi che si tratta di Alalazo). Segue sul secondo tiro una lunghezza di placca molto bella ma con ancora parecchia roba instabile nonostante le molte ripetizioni, spit apparentemente inutili vista la quantità di clessidre presenti, tralasciando misericordiosamente che la via corre ossessivamente parallela ad Alalazo, due metri più a sinistra . Giunti alla solita cengiona quasi sommitale, ci attende l'ultimo tiro, solitamente il più bello della struttura. Noi scegliamo la difficoltà sul divertente strapiombino appigliato della via Alalazo, evitando l'originale canale inerbato (occhio all'edera velenosa nella bella stagione!). 
Tirando le somme, viene da chiedersi come fanno certe vie ad essere descritte in termini entusiastici come ad esempio qui. Poi sovviene la possibilità dell'inesperienza su questo tipo di roccia da parte di certi climber. Forse quando non c'erano altre vie erano queste le più belle, in quanto uniche. Probabilmente chi le definisce "oltre il plaisir" non ha mai ripetuto le altre vie più meritevoli presenti su questa struttura; e certe altre ancora, classificate come "rumego", sicuramente sono state aperte con maggior rispetto per la roccia qui forata come un gruviera, in un'ansia penetratoria che lascia sconcertati. Insomma, un "grosso guaio a Tessari-Town".


Primo tiro 

Soste parallele 











Il Diedro degli Elfi in Valdadige

Zona: Turan, Valdadige
Sviluppo: 180 m
Esposizione: Est
Difficoltà: IV/V passi di VI
Protezioni: Chiodi, clessidre, cunei
Materiale: corda singola, rinvii, cordini, friends
Cordata: Confente-Leorato, prima ripetizione



"..poi mi dirai quanti ne hai visti.. oro sicuramente vedranno te!"

Questa è l'ultima frase enigmatica giuntami dell'apritore poco prima della prima ripetizione, avvenuta il giorno stesso del termine della via, con il calare delle tenebre sulla piana di Preabocco. Diedro molto logico, osservato personalmente da anni ma tra mille dubbi, mai preso in considerazione. Arrampicata classica e logica su roccia ripulita con concrezioni e canne sui tiri centrali, protezioni a chiodi dalle molteplici forme e colori, ormai chiara firma dell'apritore (vedasi il diedro Stefani-Toldo), molte clessidre e...cunei in legno, vera chicca visto i tempi che corrono!
Tutte le soste sono su chiodi e clessidre attrezzate per l'eventuale calata, la roccia è sempre integrabile con friends medi, il primo tiro può risultare bagnato dopo le piogge ma è possibile bypassare la colata sulla destra allungando le protezioni e integrando con friend e clessidra (noi l'abbiamo trovato molto sporco di terra a causa della recente opera di pulizia). Il penultimo tiro invece è molto bello, esposto e continuo. Il rientro non è ancora evidente ma degli ottimi bolli blu indicano la via (anche con il buio!). Per concludere si tratta di una via dall'etica rigorosamente alpinistica tra le più tradizionali ma con una personalità propria, non anacronistica, contestualizzata con quel tocco di atmosfera fiabesca ed ironica nei confronti di chi si prende troppo sul serio in parete, provare per credere!

Relazione qui













lunedì 21 maggio 2018

Canale: Via Auffgus street

Zona: "Parete degli stranieri" aka "Facce di Canale", Valdadige
Sviluppo: 115 m
Esposizione: Est
Difficoltà: IV, A2
Protezioni: Fix
Materiale: dotazione da Artificiale, friend N°2/3 B.D, 25 rinvii
Ripetitori: Gianesini-Confente-Franco

Astinenza da verticalità?? Nessun problema, basta una ripetizione ben piazzata ed il problema è risolto!
Domenica 6 maggio, cordata a tre, io Simone e Nicolò. Prima esperienza artif per il giovine Nico, destinazione Aufguss Street (Monte Cimo - Parete degli Stranieri, Canale) sesta ripetizione assoluta.  La zona non è nuova per me e Simone soprattutto alla luce delle ultime aperture nel circondario; ci caliamo da November Rain per poi, alla cengia mediana, seguire i bolli azzurri verso nord sino ad intersecare la traccia a bolli rossi segnata dagli apritori.
Giornata calda ed il sole è alle spalle.. in aggiunta la parete riflette i raggi dandoci la netta sensazione di essere dentro un forno a microonde. Il primo tiro ci fa capire che alcuni passi della via saranno atletici e da ponderare, onde evitare di sprecare energie inutilmente; si aprono le danze su una placca a scaglie bianche per poi arrivare al primo tettino molto suggestivo che termina su una cengia che si conquista con qualche breve passaggio in libera. Anche due soci arrivano divertiti, nonostante qualche inghippo tecnico tra staffe, longe ecc. Il secondo tiro si arrampica con facilità in libera arrivando ad un ampio slargo colonizzato da animali selvaggi (abbondante sterco a terra). Simone si gode l’apertura di L3, un traverso verso sinistra addobbato da buchi netti e prese che fanno venir voglia di mollare staffe e bloccanti e provare qualche movimento in libera. Sosta successiva sotto il tetto, si inizia il gioco con il vuoto!  Anche questo tiro è attrezzato molto bene, a volte obbliga ad alzare i piedi negli ultimi gradini della staffa. Passato il brivido del tetto guardo a nord e avverto un meteo veramente pessimo, tuoni in lontananza e la tipica aria da perturbazione: faccio un paio di passaggi, ragiono e capisco che l’unica via plausibile è quella di salita. A rendere il tutto più pepato ci si mette anche un bel passaggio su friend giusto a metà strapiombo.. superato questo punto l’acqua inizia a scendere ma tengo la testa sui movimenti  e cerco di non sprecare energie per raggiungere quanto prima la fine. Finalmente la roccia finisce e lascia lo spazio al prato sommitale ma il tutto viene reso frizzante dal passaggio dalle staffe al fondo bagnato. Chiamo i miei compagni e convergiamo sul fatto che sia meglio attendere e avere le idee più chiare sul meteo. Di li a un quarto d’ora ci risentiamo e visto la situazione di stabilità decidono di partire, arrivando in sosta asciutti e soddisfatti.
 Mi rammarica solo il fatto di non essermi goduto la salita dell’ultimo tiro, di non essere riuscito a fermarmi a godere della verticalità e del vuoto. Questo significa che tornerò ancora.
Complimenti a Nicolò per la prima esperienza e per non aver “perso le staffe”.
Un elogio agli apritori Matteo Bertolotti, Diego Filippi e Davide Martini: salita molto logica, emozionante farcita da una chiodatura top.

C. Confente

Avvicinamento e discesa:
parcheggiata l’auto nel posteggio della falesia di Serpele, prendere la mulattiera che conduce in leggera salita al forte S. Marco, oltrepassata l’altezza della falesia del Cubo, avvicinarsi al ciglio della parete individuando l’ultima sosta della Via del Becchi (45°35’19.3”N 10°49’39.6”E), effettuare quindi una lunga calata di 40 m che conduce alla grande cengia, traversare con attenzione verso sinistra viso a monte fino a trovare una sosta di servizio al centro della grotta, da qui con un'altra lunga calata nel vuoto si è all’attacco. Per ritornare all'auto percorrere a ritroso la mulattiera.








martedì 15 maggio 2018

Wild climbing routes di Andrea Lucchi

Una guida per tutte le stagioni. È chiaro fin dalle prime righe della sua presentazione l'intento di Lucchi e del suo "Wild climbing routes" (Ed. Vividolomiti): quello di raccontare un alpinismo lungo tutto l'arco dell'anno; con itinerari di "Ghiaccio, neve, roccia" - che ne è poi proprio il sottotitolo. Dalla Presanella agli Alti Tauri, dalla Val d'Adige alla Marmolada, ma anche dalle Grandes Jorasses al Bernina: non solo l'arco dell'anno, ma anche l'intero arco alpino ha in questa pubblicazione i suoi sparsi rappresentanti. 
Il progetto dell'opera è senz'altro ambizioso e ammirevole, eppure ne è risultato un libro agile, con 53 itinerari proposti, spesso inediti, qualche volta "nascosti", su pareti famose ma anche più defilate quando non neglette. Ogni salita è relazionata dettagliatamente, nello stile schematico, minuzioso e "tecnico" ormai più diffuso nelle guide alpinistiche. Rompono e vivacizzano la teoria delle ascensioni alcune pagine di mano dei loro stessi protagonisti. E questa sorta di surplus testimoniale è senz'altro una delle frecce più preziose ai molti archi di Lucchi. 
Il quale, molto prima di essere un alpinista, fra le altre cose, è un curioso; e sarebbe una sciagura essere l'uno senza l'altro; e anzi tra queste pagine si impara proprio questa lezione. Ecco il più bel merito di questo libro, essere un libro per curiosi.

Simone Gianesini



giovedì 10 maggio 2018

Sardinia Climbing Trip 2018

Tempo lento, se potessi riassumere in due parole tutto quello che abbiamo imparato da questo viaggio sognato da anni, oltre ad essere il nome di una via inserita nella nostra road map (ma che non siamo riusciti a salire per mancanza materiale appunto, di tempo) è anche lo stile di vita degli isolani che ha profondamente affascinato noi continentali dalla vita frenetica con il ritorno ai ritmi dettati dai cicli di arrampicata no stop e con i bivacchi in luoghi sempre ameni e selvaggi.
Con questo report non entrerò nel merito dei dettagli delle singole relazioni ma cercherò di fornire ulteriori considerazioni utili ai ripetitori a completezza della già vasta biografia scritta a riguardo.


Pilastro Marragone: Furto a Nieddu & Via della Difesa

Arrivati nel centro del piccolo paese di Padru continuare seguendo sulla sinistra le indicazioni per il Monte Nieddu (insegna). Seguire la stradina compiendo un ampio tornante fino a passare sotto al torrione che si troverà sulla sinistra. Piccolo parcheggio poco più avanti sul primo tornante nei pressi di un ruscelletto. Un grande parcheggio si trova dopo 1 km nei pressi di una fontana asciutta (noi presi dalla sete abbiamo bevuto dal ruscelletto e siamo ancora vivi, portarsi acqua!).
Le vie partono tutte dalla parte più bassa del torrione esposta a sud (bolli) e seguono un evidente logica successione di fessure e placche, le soste sono tutte ottime attrezzate con fix inox, i tiri sono in stile clean climbing quindi portare un set completo di friend raddoppiando le misure medio grosse.
Furto a Nieddu (Gogna, 2002) parte subito con due bei tiri di VI ma quando si appoggia della parte centrale presenta delle placche di aderenza molto invase dal muschio (portare una spazzola metallica)  per questo motivo abbiamo deviato sulla via della difesa che si trova a destra. Questa via è decisamente più facile e plaisir (sempre clean) e presenta dei passaggi su roccia entusiasmante e lavoratissima a tafoni. Per quanto riguarda la discesa essa avviene con una prima doppia di 10 m che deposita sul canalone da scendere a piedi (prestare molta attenzione per i grossi blocchi che si muovono e potrebbere cadervi addosso!), una seconda doppia si trova a metà canale. La struttura rocciosa merita veramente per la qualità delle linee e della roccia ma è decisamente sconsigliata in estate.


Sulla bellissima fessura iniziale di Furto a Nieddu

Sul penuiltimo tiro della via della Difesa





Il pilastro



Aguglia di Goloritze: Easy Gymnopedie


Super classicissima salita sulla guglia più bella del Mediterraneo, la via Easy Gymno è la più semplice per salire sulla cima quindi di conseguenza affollata ed unta soprattutto nei tiri iniziali. Nonostante i gradi “easy” non sempre si viaggia sul plaisir e certi passi necessitano di decisione. Salita da affrontare alla mattina quando la parete è in ombra. Ottimo calcare liscio e bianchissimo, necessita scarpetta adatte da “tiratacche” e non da spalmo granitico.  Arrivati in cima si può scendere con 4 doppie dalla via "Sole Incantatore" oppure più brevemente dalla parete nord con sole due doppie, ma una volta vista la sosta arrugginita della prima vertiginosa calata da 60 m potrete probabilmente cambiare idea. 
Il biglietto è vero e incredibile, costa 6€, prezzo per poter accedere al sentiero che parte dall’ampio parcheggio dell’ottimo bar-agriturismo “Su Porteddu”. Un ora per l’andata in discesa ed un ora e mezza per il faticoso ritorno, per il totale di +500m di dislivello su terreno sassoso e tipicamente di montagna, portare molta acqua in quanto la sorgente della caletta non garantisce un flusso sufficiente. 



Sul tiro chiave, il secondo

Ultimo tiro

Vetta


Monte Pulchina: Via Pocahontas

Monumento naturale sardo, monolito a metà tra un Half Dome e un tacco della Monument Valley il tutto in miniatura. Per raggiungerlo da Tempio Pausania bisogna seguire in direzione di Palau, alla vista del monolito imboccare la strada asfaltata sulla sinistra che conduce alla sella tra il Pulchiana e il Pulchianotto.
Parcheggiare l'auto in corrispondenza di uno spiazzo sulla sinistra 100 m prima di una fontana con acqua potabile. Ritornare quindi indietro per 20 m ed entrare con discrezione (terreno privato) da un cancelletto di legno sulla sinistra che da su un praticello di cardi da cui parte la traccia con numerosi ometti che conduce all'attacco della via.
Pieno sud, ambiente selvatico ed appartato, ne consegue che conviene portarsi molta acqua e se possibile evitare l'estate. La via corre nell'unico punto debole del liscissimo scudo rappresentato da un affioramento di quarzo che sale in diagonale verso l'alto,  si attacca con una dulferata altletica ed inizialmente con scalini comodi e netti che via via diventano sempre più inclinati e la pura aderenza la fa da padrona. Provare per credere. Ci siamo trovati molto bene con la relazione di Pietra di Luna eccetto la lunghezza del primo tiro che non è di 30 m ma di 40. Soste molo evidenti tutte con doppio fix inox, fix di passaggio molto arrugginiti.








Capo Testa: Cammino del Capo & Turbamento Inguinale

Da Santa Teresa Gallura si stacca una penisola collegata da uno stretto istmo, questo è Capo Testa: poche case e per il resto steppa mediterranea della più selvaggia ed impenetrabile su cui giacciono cataste di macigni ciclopici di granito arancione. Dal parcheggio di fronte a Cala Spinosa, falesia a picco sul mare nota per gli spit arrugginiti, poco più in là, oltre alla collina ed il faro che guarda la Corsica, si trovano 7 valli appartate, una di esse, sovrastata da una lunga porzione di parete divisa in due da un profondo canale è la Valle della Luna.
Le due porzioni di questa parete/cresta sono rispettivamente la Turri e la Parete della luna vera e propria. Esse rimangono in ombra fino alle 11 quindi, specialmente nella stagione estiva, si può arrampicare senza essere bruciati dal sole, si raccomanda solamente di usare toni pacati nei richiami e comandi di cordata, specialmente se in orari troppo mattutini, altrimenti potreste destare le malevolenze degli abitanti delle caverne sottostanti che, postumi dei gozzovigli della notte precedente, tendono a lavarsi dal loro giaciglio ad orari abbastanza tardivi. In valle è presente una piccola e benefica fontana dalla timida portata che si riduce ulteriormente in estate. Consigliato è il bivacco senza tenda nelle notti di luna piena sulla baia del Totem o dove meglio trovate, vivrete un emozione unica in una dimensione sospesa nel tempo. Ma torniamo a noi..
In conclusione di questo nostro racconto sul climbing trip sardo, le vie percorse dalla nostra cordata sono: Il cammino del capo (Azzalea, 1981) e Turbamento Inguinale (Merizzi, 1980). Entrambe trad (friends medio grossi)  con soste con cordone, la prima di chiaro approccio allo stile di arrampicata della zona percorre un evidente e profondo camino e non va mai oltre il IV grado, le difficoltà potrebbero essere quasi plaisir se non fosse per l'ultimo tiro (dato di terzo+!!) che si sviluppa lungo una lunga fessura-camino troppo larga da proteggere che costringe ad un lungo adrenalinico runout. Discesa al punto di partenza molto veloce con due doppie dalla vicina via del Greco.
Turbamento inguinale, attacca quasi a metà del canalone che divide le due strutture e supera con logica di cornici e fessure delle stupende placche dal sapore adamellico (che si possono anche prendere di petto in aderenza) conducendo esattamente in vetta della Turri dove si consiglia di scendere dalla via normale.  Noi saltando da un sasso all'altro e con una doppia dalla via dei Lecchesi. siamo riusciti a tornare alla sosta della via il greco per poter calarci nuovamente e recuperare gli zaini.



Cammino del Capo

Cammino del Capo


Cammino del Capo


Turbamento inguinale

Turbamento inguinale


Turri a sinistra e parete della luna a destra






lunedì 23 aprile 2018

Via CAI 100/30

Nascita della via CAI100/30

Hai presente quei fine settimana pianificati con largo anticipo? Talmente scontati che nulla ti sembra possa stravolgerli.. Sabato 21 doveva essere una data già scritta per me e Manuel ma purtroppo un malanno ha rovinato il piano, costringendo Manuel al riposo. Così, in fretta e furia, il venerdì sera cerco di riorganizzare l’uscita, sapevo che in zona ci sarebbe stato il Mario con altri climbers. Contatto Davide Melchiori e Matteo Marchetto spiegando quale fosse il piano e ricevo subito due conferme. Scopo della giornata ripetere “Dolce sorpresa”, nuova creazione in solitaria di Mario nel settore Salto del Faraone; una volta arrivati alla sommità posizionare il libro di via, per dar modo di lasciare due righe a chi passa sulle vie: “dell’onda lunga”, “dell’obiettore”, “dolce sorpresa”, “momento curioso”. A seguire spostarsi a Sud, attraverso il sentiero CAI 71, per la prima ripetizione della via “CAI 100/30”.

Il settore si trova sulla verticale della Roda del Canal. Questo itinerario è stato per me la materializzazione di un’amicizia con due ferraresi (Cento per la precisione, altrimenti mi tirano le orecchie) Giovanni Preghiera e Giuliano Gallerani, conosciuti nel parcheggio dei Tessari al rientro da una giornata sul verticale. Fin da subito abbiamo instaurato un rapporto molto confidenziale e di sana amicizia, poi l’idea di voler creare qualcosa assieme, su una di quelle pareti, nella speranza non siano state ancora violate. L’unione fa la forza, ci troviamo così una mattina ed andiamo in esplorazione, la zona da sotto sembra offrire buone possibilità. Nella prima giornata, in aprile 2017, portiamo a termine quasi interamente la via dal basso nei suoi tre tiri; ad aprile 2018 Giovanni e Giuliano ritornano alla carica ed aggiungono il primo tiro alla base ed individuano il rientro, a sinistra della struttura, in attraverso un canalone percorribile a piedi. La via nel suo complesso è molto piacevole e ben chiodata, tuttavia, nonostante le protezioni a fix, mantiene uno stampo esplorativo e di scoperta. Viene bene pensare possa essere un logico concatenamento delle vie sulla Roda. Il nome della via porta una dedica al CAI di Cento che nel 2019 festeggerà il trentesimo dalla fondazione. 
Un ringraziamento speciale a Giovanni, Giuliano, instancabili lavoratori ed infine al CAI di Cento.
C. Confente




La Roda del Canal con le pareti soprastanti dove si sviluppa la via

Attacco in apertura

In apertura

In apertura



martedì 10 aprile 2018

Novità in Valdadige: Via dell'Onda Lunga

Zona: Tessari, Salto del Faraone
Sviluppo: 190 m
Esposizione: Est
Difficoltà: V+ A2
Protezioni: golfari, spit, chiodi
Materiale: singola, rinvii, friends, staffe
Apritori: Mario Brighente, Christian Confente, Simone Gianesini, Manuel Leorato, Lino Sganzerla


Avvicinamento: da Tessari proseguire verso Nord in direzione della falesia della Grattugia, oltrepassarla con un saliscendi fino a sotto i grandi tetti, l’attacco è sulla sinistra del sentiero nei pressi di uno slargo panoramico formato da rocce montonate.

Tiro 1:  
salire facilmente lo zoccolo, chiodo grigio un pò  nascosto sopra ad un muretto poi fino alla cengia e traversare a destra. Sosta su clessidra con cordone. 1 chiodo, 20m, V p.
Tiro 2: 
verticalmente su terreno facile fino alla partenza dei fix che indicano l’inizio dell’arrampicata artificiale. Sosta a fix + fix anello sotto il tetto. 25 m, IV, A1.
Tiro 3:
si supera il tetto a soffitto attrezzato con golfari Ø8 fino alla sosta su piccola cengia esposta oltre il ciglio. Sosta fix + fix anello. 20 m, A2 (12 rinvii).
Tiro 4: 
con traverso ascendente verso destra si supera il muro strapiombante fino a raggiungere le placche appoggiate sommitali, poi marcato ma breve diedro fino a sotto una pianta. Sosta fix + fix anello. 30m 6b/A1, A2, V+, IV (14 rinvii).
Tiro 5:
continuare inizialmente sulla verticale nella prosecuzione del dietro, tenere margine dx, dopo la pianta, 1 chiodo, per poi obliquare leggermente a sinistra facendo attenzione ai grossi blocchi instabili. Sosta su grossi lecci + cordone.  30m, IV, II.
Tiro 6: 
traversare a destra (attenzione ancora massi instabili) per poi puntare ad una placca evidente che si percorre verso sinistra, 1 chiodo a metà per poi arrivare ad un ampio slargo. Tiro facilmente integrabile con clessidre, friends e nuts. Sosta a fix + fix.  40m, II, IV, III, II.
Tiro 7:
in verticale su placca lavoratissima, poi si traversa facilmente verso sinistra su calcare affilato, poi ancora in verticale in un pertugio nel boschetto di lecci. Comoda cengia ed ultimo passaggio in verticale fino alla sosta nel pianoro superiore. Sosta fix + fix. 40m, IV, III, IV.


Discesa: Salire slegati per facili risalti, attraversare verso destra e seguire i bolli rossi che conducono, attraversando una radura, al sentiero di discesa verso Sud.
Il libro di via, in comune con gli altri percorsi della parete, si trova appeso ad un albero attraversanto tutto a destra per una ventina di metri al termine della via, prima della radura che conduce al sentiero.









Giocare con la gravità
di Christian Confente

Gennaio 2018. Instancabile, Mario non riesce a stare fermo un attimo, dopo aver terminato balla Sui Buchi scrutando i tetti dell’imponente parete del Salto del Faraone realizza un pensiero di innovazione. Vede i tetti non come un ostacolo bensì come un’opportunità di creare qualcosa assieme ai colleghi della Valdalpone che da qualche periodo si stanno cimentando nell’acrobatica disciplina delle staffe e della sfida con la gravità.. in pochi parole questo settore offre una partenza arrampicabile, una sezione superabile in artificiale sotto ad un tetto molto suggestivo, uno strapiombo ed infine la parte superiore nuovamente in “libera”. La via viene completata in più riprese, una prima uscita di Mario per sbrigare i tiri sottostanti fino all’attacco del tetto, una seconda con Simone e Manuel che lavorano duramente fino a più di metà del tetto, ed una terza nonché penultima giornata di lavoro che vede all’opera Lino e Christian. Quest’ultima puntata inizia in una giornata che, secondo le previsioni meteo, sembra essere una piccolissima finestra di bel tempo in un susseguirsi di colpi di coda dell’inverno che non ha intenzione di terminare. La prima parte la troviamo molto scivolosa ma con calma riusciamo a raggiungere l’inizio del tetto che, comunque, gocciola un po’. Siamo ben motivati e preparati grazie ad un’analisi puntuale fatta da sotto riguardo i riferimenti della parete, una volta appesi sotto al tetto ogni elemento visto, memorizzato e analizzato prima è vitale per non ciccare l’obiettivo. È la prima uscita di chiodatura in artificiale, le nozioni e i metodi sono chiari, ora c’è l’esame pratico! Già dai primi golfari le gambe e gli addominali iniziano a gridare aiuto: lavorare a sbalzo con la gravità che non ti molla un attimo pian pianino esaurisce presto le energie. Ciò nonostante arriviamo alla sosta prevista, dopo lo strapiombo.
Quindi Lino raggiunge la sosta oscillando sulle staffe come un bimbo con un sorriso che collega le orecchie. Il tiro successivo è su un costante strapiombo verso destra, interrotto all’inizio da alcuni cambi di pendenza, probabilmente “liberabili” su una roccia che si offre moltissimo in termini di appigli e lavorazioni calcaree. Spit dopo spit Lino arriva quasi alla fine dello strapiombo e, come stabilito con le gambe a terra, arriva a pochi metri dalla placche che ci porterà alla sezione arrampicabile di via. Domenica 8 aprile Simone e Christian si dirigono all’uscita della via dell’Obiettore, percorsa da Manuel e Mario il giorno precedente, e riusciamo a calarci fino alle ultime protezioni del tiro in strapiombo; percorrere tutta la parte in artificiale sotto ci porterebbe via troppo tempo. Quindi dopo aver recuperato le corde continuano dal basso per avere una lettura più fedele delle linee e piazzare le protezioni al punto giusto. Le difficoltà sono contenute ma il passaggio dall’artificiale alla libera regala sempre qualche brivido. Il tiro successivo è molto facile ma richiede di “tastare” sempre la roccia in quanto spesso sono presenti numerosi massi appoggiati abbastanza grossi. Il penultimo e ultimo tiro, invece, sono caratterizzati da placche appigliatissime ma altrettanto affilate che danno spesso modo di proteggersi con protezioni veloci.