lunedì 9 aprile 2018

Via dell'Obiettore, Tessari

Zona: Tessari, Salto del Faraone
Sviluppo: 120 m
Esposizione: Est
Difficoltà: V A0
Protezioni: chiodi
Materiale: singola, rinvii, friends medio piccoli
Ripetitori: Leorato-Brighente

Ripulita dalla vegetazione e ripetuta dopo molti decenni questa via classica del 1985, la prima sulla struttura "Salto del Faraone-Onda Lunga" in zona di Tessari (Valdadige). I primi salitori, i parmensi Rampini e Baroni, hanno individuato con intelligenza questo punto debole della fascia strapiombante seguito successivamente da un corridoio di roccia incredibilmente lavorata. Noi abbiamo percorso il primo tiro di una via adiacente che verrà pubblicata a breve sulla guida gratuita "V per Valdadige" traversando dopo la prima sosta a fix decisamente a sinistra su cengia, fino ad arrivare alla base del diedro, spesso bagnato. In questo modo si evita il rumego dello zoccolo percorrendo un tiro divertente e piccante. Il tiro successivo è il chiave e sale dritto fino alla base del tetto per poi seguire una fessura orizzontale che, con un traverso, ne permette il superamento (A0, V); la fessura era bagnata e non ha permesso la libera. Con altro passo in traverso si giunge ad un grosso leccio su cui si sosta, ricordarsi di allungare di molto i rinvii. 
I tiri successivi sono tutti da integrare a friends e seguono la linea più verticale possibile fino alla cima, qui è presente una vecchia sosta con cordone, una è stata aggiunta.
Per scendere si seguono dei bolli rossi che conducono prima ad uno spiazzo e poi al sentiero che conduce nuovamente ai Tessari.










mercoledì 28 marzo 2018

Parete Zebrata, Via Spinelo

Ogni tanto, tra un cantiere ed un altro, ci sta anche una buona ripetizione, a maggior ragione se la bella stagione è alle porte.  Venerdì sera io e Matteo palleggiamo proposte per l’itinerario da percorrere per capire quale debba essere la via candidata del giorno a venire ma non riusciamo a cavarne un ragno dal buco; tuttalpiù entrambi lontani da casa, quindi senza aver modo di consultare la guida Valle del Sarca Mon Amour. Posticipiamo la fase decisionale al viaggio di andata dove, anche con l’aiuto telefonico di Mario, definiamo quale sia l’itinerario da fare in Valle del Sarca. Da tempo era nostra intenzione ripetere Spinelo; questa via presenta le caratteristiche  ideali per l’apertura della stagione. Arrivati al parcheggio ci prepariamo ed, accompagnati da un’arietta frizzante tipica del fine stagione, puntiamo le maestose placche Zebrate. Le punte delle vette intorno a noi sono tutte bianche, ancora cariche di neve. Troviamo con facilità l’attacco e Teo decide di rompere il ghiaccio al primo tiro. Da sotto sembra una placca appoggiata ma alcuni passaggi richiedono una buona dose di fiducia sui piedi. Più sopra le difficoltà calano, su L2, per tornare poi a richiedere concentrazione sul traverso di L3; un traverso, appagante che, oltre ad essere orizzontale, successivamente si abbassa di qualche metro, prima di raggiungere la sosta (dove si arriva anche dalla variante Pi.Gi.). L4 viaggia in più di 50m di fessura, un viaggio veramente gustoso attraverso passaggi in Dulfer, spalmate e prese di equilibrio.  Le lunghezze successive sono caratterizzate da placche tanto più marcate quanto più ci alziamo sulla parete: l’ultima lunghezza è il cuore della via. Un altro viaggio tra le rigole e le bugne calcaree che permettono di passare delicatamente spostando il peso tra un piede e l’altro in un gioco di aderenza unico. Riusciamo a trovare un piccolo spazio sul libro di via dove lasciare le nostre firme per poi dedicarci alle doppie che ci riportano alla base. Il nostro giudizio della via è molto positivo, esaltato dal fatto che la chiodatura è sicura ma richiede allo stesso tempo concentrazione al primo di cordata. 
La giornata si chiude così con un giretto in centro ad Arco per qualche acquisto veloce e la tanto agognata birretta gratificatrice.

C. Confente







venerdì 9 marzo 2018

Cascate in val Revolto, parte 3

Dopo il primo post datato Dicembre 2012 sull'ipotetica prima salita della Cascata Boschetto e quello di Febbraio 2016 sulla cascata della Val Rossa, ritornano favorevoli le condizioni per le formazioni effimere di quella che per noi è il "Piccolo Canada Veronese", la Val Revolto. L'inverno scorso, freddo ma secco, ha visto la formazione solo per pochi giorni delle cascate del canalone NO del Plische (Varalta ecc) questo inverno 2017/2018 molto nevoso ma con solo una settimana e mezza con temperature consone alla formazione (sotto i -10°C) ha permesso la formazione del 90% dei flussi anche quelli di più rari e sconosciuti.

Scivolo del Canyon

Cascata che si forma quasi tutti gli anni, si trova all’imbocco del canyon di Campobrun, incastonata tra le rocce di sinistra e non visibile  dall’esterno, si raggiunge percorrendo il sentiero degli Orti Forestali o scendendo dal Rif. Revolto, abbandonando opportunamente la traccia nel pressi della grande piana boscosa del cosidetto Lago Secco (quello vero..). Due tiri di corda con ottime soste attrezzate per 50 m di ghiaccio talvolta delicato e con passi di IV. Discesa in doppia.







Cascata dell'acqua fresca
Vera sorpresa della stagione, l'ultima volta che è stata vista formata era il lontano 2003. Autentica apparizione lungo la strada che conduce al Rif. Boschetto, sul lato sinistro nei pressi di una struttura in cemento, si parcheggia l'auto bordo strada si attraversa il Progno e si risale il canale in cemento che termina ben presto sotto un primo salto roccioso. La caratteristica di questa cascata è lo spessore veramente esiguo del ghiaccio, spesso non oltre i 5 cm. Ne consegue una difficile proteggibilità e quindi un grado giustificatamente elevato (6°). Zoccolo, candela a 90° per 4-5 m veramente divertente, muro più appoggiato che si fa via via più roccioso. Sosta a spit sepolta dalla neve sulla destra sotto una nicchia. Ulteriore risaltino facoltativo e discesa in doppia, 30 m.




Sosta a spit con anello di calata


Cascata dell'Orco
Cascatella appoggiata di 2° grado, didattica e breve, ubicata nella valletta che si trova sulla destra del secondo tornante dopo l'ultima contrada di Giazza: Boschengrobe. Difficile formazione vista la quota bassa, discesa in doppia da cordone su albero (da rinforzare). Qui il ghiaccio varia moltissimo da un giorno all'altro in base alle temperature, noi quest'anno l'abbiamo affrontata di notte con ghiaccio ridotto a granita.


La cascata in condizioni (2018)






martedì 27 febbraio 2018

La figlia illegittima della regina

Zona: Valdaone
Sviluppo: 100 m
Esposizione: S-E
Difficoltà: III
Protezioni: Viti
Materiale: singola da 60 m


Breve e facile goulotte sulla destra dello sperone roccioso che delimita il ramo della cascata Regina del Lago. Ottimo ripiego nel caso non si trovino le giuste condizioni per salire in sicurezza la cascata principale.
Sequenza di 3 tiri, ti cui il più bello è il primo, prima sosta su ghiaccio dopo 60 m, le altre due su alberi. Per rientrare salire il bosco e virare decisamente a sinistra, attraversare con attenzione il fiume che alimenta la Regina e da li scendere per comodo sentiero alla base.








giovedì 22 febbraio 2018

Cascatismo a S. Stefano di Cadore

Uno dei templi del culto dell'arrampicata su ghiaccio si trova nell'alta val Comelico: tra i paesi di Sappada e S. Stefano di Cadore si trovano numerosissime possibilità di salite effimere e di soddisfazione su flussi ghiacciato dagli accessi talmente comodi da risultare imbarazzanti, ne consegue un elevata possibilità di affollamento ma se affrontate con la giusta tattica tempistica il problema non è poi così rilevante.

Carpe Diem, 200 m - III+
Cascata fuori dal coro rispetto alle vicine sorelle, in quando si sviluppa all'imbocco della Val Visdende, attacco sopra la galleria della strada. Successione di facili risalti e rientro a doppie su solide soste attrezzate.




Le tre grazie, 100 m - III
Curiosissimo flusso glaciale utile come riscaldamento della giornata, si parcheggia l'auto al secondo tiro (davero!!!) si scende nel bosco e si risale il primo facile tiro che passa sotto alla strada, da qui successione di divertenti risalti in base alle condizioni, rientro dal bosco.




Massacro delle caprette, 70 m - III+
Attraversamento impegnativo e poco intuitivo dell'impetuoso Piave, se non ci si vuole bisogna andare verso nord costeggiando la sponta e riuscendo a trovare la giusta combinazione di sassi, mettere in preventivo comunque di bagnarsi un po gli scarponi. La cascata non sarà di certo affollata e presenta un evidente e bella colonna finale. Corda ma di soddisfazione, discesa con unica calata da 60 m da solita sosta a fix.




Futura, 150 m, IV
Cascata che prende sole nel pomeriggio, esattamente di fronte al Massacro delle Caprette, non sempre salibile in sicurezza l'evidente colonna finale, si può comunque arrampicare sui divertenti risalti che la precedono.




Diagonal, 200 m, IV
Attraversamento Piave su cavo in acciaio, quindi munirsi di una buona carrucola. Cascata superclassica e sempre frequentata, tiri lunghi e soste solide ne fanno una salita da non perdere. Partire presto la mattina o mettersi in fila.



martedì 30 gennaio 2018

Equilibrium: misto moderno in Piccole Dolomiti

Zona: Parete dei Fondi, Piccole Dolomiti
Sviluppo: 80 m la sezione difficile fino alla cengia
Esposizione: N
Difficoltà: IV, M4 (passi di M5), TD
Protezioni: set completo di friends, nut e chiodi
Materiale: singola da 80 o mezze da 60 m
Relazione seguita qui

Non solo di alpinismo invernale classico vivono le Piccole Dolomiti, nel marzo 2017 la cordata vicentino-veronese Stefani-Canova a comando alterno ha aperto questa via particolare ed insolita se paragonata agli itinerari presenti in zona. Una prima parete apparentemente breve e facile, seguita da una cengia invisibile esposta ed aggettante che conduce aggira gli strapiombi gialli e collega alla terza ed ultima parte: una serie di nevai 
tradizione Recoarese. Irripetuta per quasi un anno, nonostante le condizioni ottime di questo inverno, ancora nessuno ci si era avventurato..
Una prima ripetizione se pur parziale, fino alla seconda sosta, per mancanza di tempo e forse per aver sottovalutato difficoltà e tempistiche. Fin qui 80 metri verticali e intasati di ghiaccio e vetrato, invisibile da sotto, tanto che pensavamo di scalarla con mani e scarponi. Invece ecco che ne sono usciti 2 tiri molto impegnativi di M4 e forse di più, che ci hanno impegnato per ore, quasi totalmente da proteggere, eccetto due chiodi di passaggio e le soste. Giochi di incastri di picche alternati a brevi passi in libera e placche lisce “irramponabili”, se nella prima parte la neve era dura e piccozzabile, man mano del passare delle ore si è fatta sempre più flebile e marcia nella parte alta, tanto che l’attraversamento sulla cengia aggettante ci ha dato non ben pochi pensieri.
Un cosiglio per una prima ripetizione integrale?
Partire molto presto in modo da trovare tutta la parete ghiacciata, anche nella parte alta, così si eviteranno anche le scariche di sassi dello spigolo che in alto prende sole dalla tarda mattinata. Set di friends completo, nuts, chiodi e birra (in senso metaforico). 
Aspettiamo fiduciosi notizie di un’altra meritevole scalata di questa bella via che a mio avviso si potrebbe benissimo ritenere tra le più impegnative del comprensorio.

Primo tiro. Abbiamo usato la tattica del recupero dello zaino per il primo viste le difficoltà,
a scapito però della velocità.

La parte bassa del Boale dei Fondi. 

Quasi alla sosta 1, scomoda.

La sezione più difficile: la placca liscia soprastante la sosta.

Secondo tiro dalla seconda sosta


La cengia, qui arrivati ormai a tardo pomeriggio la neve ha iniziato
a cedere e le scariche sullo spigolo ci hanno fatto desistere


Tracciato



giovedì 25 gennaio 2018

Biacesa - Il Cadetto del Lago (200 m, V+)

Zona: Biacesa, Val di Ledro, Regina del lago, settore A
Sviluppo: 200 m
Esposizione: S-E
Difficoltà: V+
Protezioni: chiodi 
Materiale: corda singola, rinvii, friend
Apritore: Mario Brighente,  22 aprile 2017

Percorso alpinistico che viaggia sulla sinistra del conosciuto “Re del lago”. Il primo tiro presenta la necessità di superare qualche passo con movimenti di aderenza, più facile il secondo. A seguire la via incrocia il sentiero che porta alla ferrata F. Susatti, oltre il quale si sale per terreno articolato fino a una cengia con segni di postazioni militari. Da questa una bella parete con strapiombino molto ammanigliato accompagna a un’altra ma più esile cengia, che con andamento verso sinistra permette di evitare il compatto muro superiore. Dalla sosta si procede in verticale fino al primo chiodo, per poi traversare pochi metri a sinistra, per trovare delle bellissime tacche che permettono di salire con movimenti tecnici una placca compatta. L’ultimo tiro parte prima a destra e poi prosegue in verticale con difficoltà medie fino a un movimento che necessita di un allungo, dopo il quale una parte più articolata accompagna all’uscita. I passi di V+ non sono azzerabili. Roccia ottima, solo in pochi punti discreta. Necessaria normale dotazione alpinistica. Nome alla base del primo e del terzo tiro. Consigliato il concatenamento con le vie adiacenti.

Accesso: qualche decina di metri a destra del “Sogno di Carlo” e a sinistra del Re del Lago.

Discesa: dalla cima prendere verso destra il sentiero che scende superando alcuni facili tratti attrezzati, mantenendosi in direzione Biacesa (attenzione a non scendere verso Riva del Garda). Proseguire seguendo il sentiero che, aggirando tutta la base delle pareti, riporta a Biacesa.
Ultimo tiro

Primo tiro

Partenza del quinto tiro