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martedì 14 luglio 2026

Castore 4.228 m, Via Normale dal Colle Bettaforca (1.550 m, PD)

Zona: Monte Rosa, Gressoney
Sviluppo: circa 15,7 km
Dislivello: 850 m fino al Rifugio, 640 m fino alla vetta
Esposizione: N, SE la cresta
Tempo: 6-7 h
Difficoltà: PD, pendii nevosi fino a 40°
Materiale: da progressione su ghiacciaio
Discesa: 4-5 h dalla vetta al Colle Bettaforca

Il Castore è uno dei quattromila più frequentati del Monte Rosa. La via normale dalla Valle di Gressoney raggiunge il Rifugio Quintino Sella attraverso la cresta della Bettolina e continua sul Ghiacciaio del Felik fino alla sottile cresta sud-est.
Le difficoltà tecniche restano contenute, mentre la quota, i crepacci e l’esposizione della parte sommitale richiedono esperienza alpinistica. La salita va affrontata in cordata, con condizioni meteorologiche stabili.  La prima ascensione documentata risale al 23 agosto 1861 e fu compiuta da William Mathews e Frederick William Jacomb con la guida Michel Croz, seguendo la cresta sud-est.

Accesso: da Staffal, nell’alta Valle di Gressoney, prendere gli impianti diretti al Colle Bettaforca, a circa 2.727 m. Dal colle seguire il sentiero per il Rifugio Quintino Sella al Felik.
La traccia supera pietraie, dossi rocciosi e il Colle della Bettolina. La parte conclusiva percorre una cresta esposta attrezzata con corde fisse, gradini metallici e un breve ponticello. In presenza di neve o ghiaccio questo tratto può risultare delicato. Il rifugio si trova a 3.585 m, sul margine del Ghiacciaio del Felik. (3 h; circa 4,5 km; 850 m D+)

Descrizione: dal Rifugio Quintino Sella entrare sul Ghiacciaio del Felik e procedere verso N su terreno inizialmente poco inclinato, passando sotto Punta Perazzi.
Continuare in direzione del pendio che conduce al Colle del Felik. La linea esatta dipende dall’apertura dei crepacci e dalle condizioni della terminale. Risalire il tratto più ripido con ampie svolte fino a raggiungere il colle, posto a 4.061 m.
Dal Colle del Felik piegare verso NW e seguire l’ampia dorsale nevosa. Superata Punta Felik, la cresta diventa più stretta e marcata. Proseguire lungo il filo, controllando la possibile presenza di cornici sul versante settentrionale.
Oltrepassata l’anticima, continuare sulla cresta sud-est fino alla sommità del Castore. Il tratto conclusivo è aereo e può diventare impegnativo con neve dura, ghiaccio, vento forte o numerose cordate. Dal rifugio calcolare circa 3-3:30 h e 640 m di dislivello.

Discesa: rientrare lungo la cresta sud-est fino al Colle del Felik, prestando attenzione alle cornici e all’incrocio con le cordate in salita. Scendere quindi sul Ghiacciaio del Felik e tornare al Rifugio Quintino Sella seguendo una linea valutata in base alle condizioni dei crepacci.
Dal rifugio ripercorrere la cresta attrezzata e il sentiero della Bettolina fino al Colle Bettaforca. Nelle giornate calde è opportuno attraversare il ghiacciaio nelle prime ore, prima che i ponti di neve perdano consistenza. Verificare anche l’orario dell’ultima corsa degli impianti e l'orario di pausa pranzo degli stessi (12:45 - 1:00). (2-2:30 h fino al rifugio; 4-5 h complessive fino al Colle Bettaforca)














mercoledì 7 gennaio 2026

Le cascate di ghiaccio del Circolo del Gelo (Val Daone)

Il Circolo del Gelo è uno dei luoghi che, per quanto remoti e poco frequentati, sono entrati fin da subito nella bibliografia del cascatismo in Val Daone. Nella prima guida dedicata, Righetti lo colloca già con precisione nel contesto geografico e nella logica dell’avvicinamento, lasciando anche traccia di quel simpatico tono “da montagna” alla Popi Miotti, tipico delle pubblicazioni di quegli anni:

"Il circolo del Gelo è posto a monte della Val di Leno, in direzione Sud-Ovest, proprio sotto la Cima di Blumone. Per raggiungerlo percorrere tutta la Val di Leno e proseguire per il sentiero fino alla splendida piana che si apre di fronte al circolo (in inverno, con la neve, seguire il fondovalle, anche se spesso non è molto evidente, ma in fondo non siete alpinisti? Se vi dicessimo sempre tutto non sarebbe così divertente....e poi in fondo noi ci siamo sempre persi....). Sulla sinistra salendo, una volta arrivati al limitare della piana, si trova Malga Gelo (1867 m.); l’organizzazione offre: camera con doccia calda, vista stupenda sulle montagne circostanti, piatti locali, tra i quali eccellono gli scampi alla papaya e il filetto al pepe verde (per le aragoste bisogna prenotare); e poi campi da tennis, piscina, sauna e, con supplemento di prezzo....Siamo i soliti burloni, ma Malga Gelo non la cambieremmo con il miglior albergo; la pace, il silenzio, il profumo della legna che brucia nel camino sono solo alcuni dei momenti che si vivono qui. 

Circolo del Gelo = tempo per respirare. 

NB: il Circolo ha esposizione Nord ed una quota di circa 1900/2000 m., per cui le cascate si formano già a metà Novembre e rimangono generalmente fino ad Aprile."

A questa prima storicissima descrizione (tenete in considerazione il climate change) si affianca anni dopo, una conferma più breve ma esplicita, che mette a fuoco il valore del Circolo del Gelo come meta di riferimento. Francesco Cappellari, nello storico e più mainstream "Ghiaccio verticale", lo riassume senza giri di parole:

"Non può mancare al ghiacciatore una visita al Circolo del Gelo [....] Vale la pena, almeno una volta nella vita, raggiungerlo per l’ambiente solitario e incantevole in cui è inserito."

Insieme, queste due citazioni aiutano a capire perché il Circolo del Gelo sia rimasto, negli anni, un punto fermo nonostante l'ingaggio dell’avvicinamento spesso nella neve alta (circa 900 m D+): non solo per la qualità delle condizioni e per la sua stagionalità, ma per l’identità netta che si è costruito fin dalle prime pagine dedicate al ghiaccio in valle. E, alla luce dell’evoluzione del cascatismo “di massa”, viene quasi spontaneo aggiornare la formula di Righetti: più che "tempo per respirare", qui ora è davvero “tempo per scalare”. Un tempo e un luogo che restano lontani dalle dinamiche delle linee comode a bordo strada, quelle su cui spesso si concentrano tutte le "cordate-social", e di conseguenza, anche da parte dei rischi oggettivi che questa concentrazione inevitabilmente porta con sé.


ACCESSO

Dal parcheggio della centrale di Malga Boazzo in Val Daone si prosegue per la forestale verso sud, si oltrepassa la Regina del Lago (Cascata del Leno) e si prende il sentiero 246 che porta ripidamente a Malga Leno. Dopo la malga si prosegue nel fondovalle che, come ripete spesso Placido Corradi, ricorda un piccolo Canada, tenendosi alla verso sinistra e superando il torrente con una passerella di tronchi. Un successivo pianoro anticipa l'ultimo tratto boscoso ripido che anticipa a sinistra la bella (ma trasandata) malga Gelo (1.5 h con buona traccia altrimenti aumentare di un'ora). Sommare un'ulteriore ora, se si deve tracciare nella neve per raggiungere le cascate, prestando attenzione ai grossi ed insidiosi massi. Utili gli sci o le ciaspole in questo tratto.

LE RELAZIONI


1. Alura?! (150 m, 2+)

S. Conti, Luigi Trippa, Giorgio Carlotti, G. Iotti (19.11.1995)

Facile cascata-goulotte a sinistra del Sogno del Playboy. Discesa in corda doppia da albero e poi su abalakov. A sinistra di Alura si trova un altro flusso dalle caratteristiche simili.

2. Il Sogno del Playboy (70 m, 3)

Stefano Righetti, Andrea Beati, Giuseppe Foscili (21.11.1993)

Da malga Gelo puntare all’estrema sinistra della bastionata che delimita il circolo; si notano quattro bei flussi su placche appoggiate; questa è quella centrale, con due evidenti restringimenti nella parte mediana. Dall’uscita spostarsi a destra per una decina di metri fino ad un ancoraggio per calata; con due corde doppie si torna alla base.

3. Il Ritorno di Cavallo Selvaggio (70 m, 3+)

A destra della precedente, incassata in una stretta forra, dopo un piccolo sperone. Per scendere Salire verso sinistra fino ad un evidente spuntone, obliquare salendo ancora una trentina di metri e attraversare decisamente sempre verso sinistra fino a raggiungere l’ancoraggio di calata dell’itinerario precedente.

4. Carne Salada (80 m, 4)

A destra della precedente, quasi al centro della bastionata, presenta un tratto iniziale innevato e facile. Discesa in corda doppia lungo la via.

5. Lucente Aurora (80 m, 4)

Al centro della bastionata; è riconoscibile per un primo tiro molto ampio, mentre il successivo si insinua in una stretta goulotte, il diedro della parte alta non è sempre collegato con l'ampia parte basale. Discesa in corda doppia, da attrezzare, lungo la via.

6. Cascata di Gall (140 m, 3)

Al centro della bastionata ed è riconoscibile per essere quella di sinistra di due colate con la parte iniziale in comune per un lungo tratto. Discesa in corda doppia sulla destra.

7. La Plecia Secia (100 m, 4+)

Come la precedente; questa è la diramazione di destra. Discesa in corda doppia, da attrezzare, lungo la via.

8. Prosit (85 m, 3)

Si trova nel penultimo canalone sulla destra del circolo e sale per la stretta goulotte a sinistra. Discesa in corda doppia, da attrezzare, lungo la via.

9. Totem (75 m, 3+)

Come la precedente è la ramificazione di destra. Discesa in corda doppia, da attrezzare, lungo la via.

10. Cascate di destra

Si tratta di 3 flussi ghiacciati formati da vari risalti posti sulla destra del grande canalone. Si raggiungono tagliando sul pendio di destra fra la vegetazione evitando così la zona basale con i massi. Discesa in doppia su abalakov.

Prosit e Totem

Prosit

Alura?!

Il Sogno del Playboy a sx, a dx Il Ritorno di Cavallo Selvaggio

Il sogno del Playboy, ramo sx

lunedì 23 giugno 2025

Carè Alto 3465 m, Via Cerana (500 m, III)

Zona: Adamello
Sviluppo: 500  m
Dislivello totale: 2200 m
Esposizione: E
Tempo: 8/12 h
Difficoltà: III su roccia
Discesa: doppia e a piedi 
Materiale: friend m.p. 4 rinvii, 1 mezza.

Stupenda ascensione su una vetta estetica e molto amata, tecnicamente non difficile ma con discesa molto lunga. Arrampicata divertente su tonalite molto generosa di fessure e spuntoni. I panorami sul gruppo dell'Adamello, del Brenta e della sottostante amena val di Fumo sono impagabili. Primi salitori Jakob e Keller nell'estate 1913, numerose le testimonianze del primo conflitto mondiale. 

Accesso
Al Rifugio Carè alto dalla Val Borzago, Pian della Sega, attraverso il sentiero 213 sono circa 2 ore e 1100 m d+ con buon passo.
Dal rifugio seguire le tracce a lato della cresta che continua fino alla Bocchetta del Cannone, rimontare sulla neve a destra della gobba della vedretta di conca in direzione di una torre evidente. La si lascia sulla destra fino a rinvenire i bolli che indicano l'attacco sullo zoccolo posto sotto alla paretina. 2 ore, 750 m d+.

Descrizione
Si supera lo zoccolo diagonalmente destra-sinistra fino ad una sosta su 2 chiodi. Da li con un tiro di poco più di 30 m per belle lame si sosta su spuntone. La cresta diviene poi facile e si arrampica su blocchi a corda corta quasi sempre sul lato nord seguendo i bolli fino alla gobba d'asino oltre la quale si trova una sosta. Poco oltre la cresta diventa nevosa e si prosegue sul filo e con un paio di rampette oltrepassando la ruota dell'ex teleferica e raggiungendo la normale poco sotto la cima.

Discesa 
Per la nomale. Si segue la cresta nevosa in discesa fino a rinvenire degli spit in prossimità di una sella per la calata di 30 m fino al termine della parte ripida della pala nevosa. Non abbiamo seguito le frecce rosse per aggirare il bunker lato val di Fumo. Si attraversa il ghiacciaio fino al Sass de la Stria e da li per rocce montonate e radi ometti si raggiunge il sentiero 215, che con un ponte di corde prima e le scalette del Bus del Gat poi conducono al Rifugio. In caso di assenza del ponte di corde è possibile guadare in prossimità dell'emissario del laghetto glaciale. 2 ore da sommare all'altra ora e mezza fino alla macchina.



La paretina



Gobba d'asino

La cima e la teleferica


Tratto finale della cima

La discesa

Stambecchi del Carè Alto


lunedì 29 gennaio 2024

Val di Fumo: Mago Zurlì (WI3+, 95 m)

Zona: Val di Fumo
Sviluppo: 95 m
Avvicinamento: 4-5 h
Esposizione: W
Difficoltà: WI3+
Materiale: NDA
Salitori: Manuel Leorato, Daniele Ceron, Christian Confente
Salita: 28-1-2024

Divertente e facile colata ad Y di 3 lunghezze, posta di fronte a Malga Breguzzo ma nascosta alla vista da una quinta rocciosa. Non sono state rinvenute tracce di precedenti passaggi, soprattutto per le calate dagli alberi sommitali. La cascata proseguirebbe per una bella goulotte.. pena un altro non breve trasferimento in neve profonda. Attenzione, tutta la zona va affrontata con condizioni del manto stabile, pericolo ed evidenti tracce di valanghe.

Avvicinamento: dalla sbarra di malga Boazzo sono 10 km per raggiungere malga Breguzzo, prima per strada e poi per il sentiero che costeggia al lago, calcolare 4-5 ore. Arrivati alla Malga attraversare il ponte e puntare all’evidente canalone attraversando un piccolo laghetto ghiacciato. Depositare sci e materiale e battere traccia fino alla goulotte di attacco posta 70 metri sopra.

Descrizione:

  • L1. Facile goulotte. Sosta su ghiaccio. 25 m WI3
  • L2. Facili balze ghiacciate. Sosta su albero sulla destra. 40 m WI3
  • L3. Breve ma bel candelino per poi uscire in roccia sulla sinistra. Sosta su piccolo larice attrezzato. 30 m WI3+.

Discesa: attraversare a sinistra fino ad un grosso larice attrezzato. Da qui con 2 doppie, la prima di 50 metri, la seconda di 20 m da abalakov fino all’attacco. Si prosegue poi per traccia a ritroso fino alla base del canale.











Tracciato




giovedì 23 febbraio 2023

Vetta delle Buse: La donna di picche (M7, 230 m, M4 obb.)

VIA LA DONNA DI PICCHE

Apritori: Riccardo Dalla Brea, Elena Padovani, Manuel Leorato
Inverno 2022-2023
Zona: Monte Baldo
Sviluppo: 230 m
Esposizione: N
Tempo: 6 h
Difficoltà: M7, M4 obb.
Discesa: a piedi
Materiale: 2-3 friend, 10 rinvii

Interessante salita di misto e dry moderno ben protetta a fix alle soste e nei tratti difficili, chiodi e cordoni nel resto. Percorre un estetico e lungo camino dalle pareti molto lavorate sulla parete Nord della Vetta delle Buse, rinomatamente fredda anche in estate. Il particolare microclima della zona a balcone sul Lago di Garda permette l'ancorarsi della neve sulla roccia dopo abbondanti nevicate e la trasformazione della stessa ben prima di altre località. Il freddo salda i massi delle sezioni friabili e la progressione con le picche risulta facilitata dalle molte fessure da incastro. Da percorrere con buon innevamento e manto stabile, altrimenti soggetta a scariche e valanghe. La via si mantiene totalmente indipendente dalle vicine vie estive (Turri, Molinaroli) se non per il traverso nevoso di L4 dove non è stata aggiunta nessuna protezione.

Accesso: da Punta Veleno (Brenzone, VR) per strada asfaltata verso Nord per circa 1 km fino al sentiero che si stacca a destra (654) entrando nella Val delle Nogare: direzione Rif. Telegrafo. Il sentiero incrocia una strada carrabile che si segue verso sinistra fino ad un guado oltre il quale si svolta su un sentiero verso destra. Al bivio a quota 1820 m seguire per Ferrata delle Taccole (destra) entrando nella Val delle Pré. Puntare ora l'evidente pilastro dove corrono la Via Turri e la Via Molinaroli risalendo i tal modo il ghiaione sul lato destro della valle (1h 30m).

L0: Dal ghiaione (neve) a sinistra per neve e facili roccette fino a rimontare una cengia dove si sosta (2 fix+anello+cordone,  targhetta  con nome). Se presente poca neve proteggibile con 1 friend blu.
L1: Salire per placche e diedrini aiutandosi con le zolle d'erba gelate  fino ad entrare nel camino, sosta a destra (2 fix + anello + cordone). M5, 35 m. 
L2:Proseguire nel largo camino, superare direttamente un primo strapiombo, poi per placche passare sotto un masso incastrato. Risalire ora lo stretto camino verso sinistra raggirando una lama per poi proseguire in una zona friabile fino ad un risaltino verticale. Lo si supera per poi sostare su un  terrazzino a destra. (3 fix + maglia rapida + cordone). M5, 30 m.
L3: Risalire facilmente per qualche metro puntando al grosso masso incastrato che ostruisce il camino. Superarlo con atletico passo in strapiombo  tenendosi a destra dove la roccia è migliore (a sinistra roccia pericolosa).  Proseguire qualche metro in camino fino alla  sosta  (2 fix + anello + cordone). M7, 20 m.
L4: Rimontare la cengia nevosa (sassi instabili se presente poca neve) e traversare a  sinistra ignorando la sosta della Via Turri. La sosta si trova a sinistra  di un evidente diedro-camino sotto un tetto (2 fix + maglia rapida+ cordone). 50°, 30 m.
L5:Risalire il diedro-camino fino alla sosta successiva (1 fix + 1 chiodo). M4, 35 m.
L6:Uscire dalle difficoltà per pendio nevoso puntando alla cresta della Vetta delle Buse. 80 m 50°.

Discesa: in corda doppia da S5 lungo la via. Da S6 a piedi puntare il ripetitore, nel circo glaciale delle Buse (sud). Lasciato il manufatto sulla destra attraversare il canalone della Val Trovai (sud) per poi scendere per versante prativo fino al Baito Buse (ovest) lasciandolo sulla sinistra. Da qui scendere in direzione ovest prima per prati stando sul margine sinistro della Val Trovai poi per sentiero nel bosco fino al parcheggio presso Punta Veleno (1h30m).



La via attacca nel camino tra i 2 pilastri

Il camino





In uscita dal pendio sommitale

In uscita dal chiave

In uscita dal camino

Lo strapiombo chiave

La linea principale in camino



mercoledì 1 febbraio 2023

Valorz, Grand Hotel (WI4+, 250 m)

Zona: Valorz
Sviluppo: 250 m
Esposizione: N
Tempo: 4 h
Difficoltà: 4+
Discesa: 4 doppie
Materiale: nda
Relazione qui

Senza dubbio una delle più belle della Valle, tabù personale per aver assistito un intervento di soccorso su di esse molti anni fà. Il primi due facili muretti di cui il primo interamente spittato sulla sinistra è seguito da un trasferimento fattibile in conserva. I due tiri chiave successivi e consecutivi hanno ottime soste a spit con anello e presentano muri non troppo continui. Noi personalmente nonostante la temperatura bassa ci siamo presi una bella doccia gelata in questa sezione della cascata poi discesi a doppia senza fare l'ultimo tiro facile. Con 4 rapide doppie si è nuovamente alla base. Molto consigliata.