lunedì 22 gennaio 2018

Vajo Casara & Vajo Invisibile

Zona: Campogrosso, Pra degli Angeli e Boale dei Fondi
Sviluppo: 200+250 m
Esposizione: Nord
Difficoltà: AD 
Protezioni: chiodi e cordoni
Materiale: dotazione alpinistica completa

L’inverno 2017-2018 passerà di certo sugli albi d’oro dell’alpinismo come “l’inverno dei vaji”, infatti da più di un mese lo stato dei canali sui versanti nord delle Piccole Dolomiti è strabigliante: condizioni di neve compatta e ghiacciata che non si vedevano da molti anni. Dopo svariati tentativi non andati proprio a buon fine finalmente ci riesce un bel concatenamento sull’Obante ovvero il Casara e l’Invisibile.
Vaji quasi dirimpettai, il primo facile Casara parte dalla base della guglia omonima, sul lato destro del Prà degli Angeli, la sua prosecuzione naturale sarebbe il Vajo Caure, ma quest'ultimo prende molto sole già dal mattino quindi visto l'orario tardo si decide di visitare il ben più tosto Invisibile. Il vajo Casara sulla guida di Bellò è dato come TD con passaggio di V grado ma è chiaramente un errore di stampa, la pendenza comunque è abbastanza sostenuta e non è proprio adatto al neofita.
Dell'Invisibile a detta del suo nome, non si avverte della sua presenza, se non per il cono valanghivo alla base, dalla fine del Casara si taglia il pendio tutto a destra e sci scende per pochi metri. Si risale dentro il camino-canale come in una scala a chiocciola fino ad arrivare ad una grotta formata da un masso incastrato. Si può optare per passare dallo stretto foro o dalla lingua di ghiaccio esterna poco proteggibile. Dalla sosta sul pianerottolo superiore, con passo azzerabile si giunge al vajo vero e proprio, da qui le soste saranno tutte da attrezzare se si decide di proseguire legati. Il canale mantiene pendenza costante ed è ostacolato da soli due facili e divertenti risalti. L’uscita è posta a pochi metri da Bocchetta Fondi che rappresenta la via di discesa.


L'Ago Casara
Partenza del Vajo Casara





Attraverso il foro del vajo Invisibile



Terzo facile risaltino




martedì 16 gennaio 2018

Artificiale in Valdadige: I Tre Re di Affi

Zona: Brentino, Gem 85
Sviluppo: 150 m
Esposizione: Est
Difficoltà: IV, A1/A2
Protezioni: fix da 8 mm
Materiale: Staffe e 27 rinvii
Relazione seguita qui

Presi dall'entusiamo verso l'artificiale come potevamo perderci la seconda via in Valdadige della cordata Filippi-Bertolotti? Ed ecco che cade all'assedio anche "I Tre Re di Affi" (in realtà gli apritori sono tre:  Filippi, Bertolotti, Spinelli NDR), in zona Pale Basse di Brentino, sulla sinistra dell'indimenticabile diedro di GEM85. Giornata uggiosa da nebbie "alte", mentre sopra i 2000 mt si scia su powder e sui nostri amati Vaji ci si diverte sul glacionevato e cascate di ghiaccio, eccoci a battere i denti in cengia in due, anche noi come i Re in tre, aspettando che il nostro compagno scompaia dalla nostra vista al di là del grande tetto da superare dondolando sulle staffe. Tecnica di allunghi sul verticale e buona chiodatura sull'orizzontale rendono la via semplice ma non banale, se l'affronterete dopo piogge sappiate che anche se oltre il tetto ci sarà il sole, sotto il tetto pioverà ancora, inesorabilmente. 
Sensazione di smarrimento sui primi metri del soffitto, come Rusconi lo descriveva sulla Piussi, se pur per noi in scala nettamente minore, ma per un attimo non si capisce se si è capovolti, dov'è il sotto e dov'è il sopra, mal di mare da staffe che comunque passa rapidamente tutti presi nelle lente manovre che dilatano il tempo e lo spazio.
Al di sopra del grande strapiombo un'ultima lunghezza facile e divertente che alterna libera e artificiale, su parete via via più lavorata da carsismo superficiale ma anche via via sempre più invasa dalla vegetazione, qualche masso instabile obbliga ad un minimo di delicatezza.

Giunti al boschetto basta seguire i numerosi ometti che conducono all'ancoraggio di una brevissima doppia che ci deposita sulla bocca del vertiginoso diedro di GEM85, da li basta tuffarsi nel vuoto (in doppia!) e ci si ritrova dove il nostro viaggio ha avuto inizio, di fronte al sentiero da percorrere in discesa che ci porterà alle nostre case, dove passeremo i prossimi giorni sognando e desiderando nuovamente di poterci, ancora una volta, cullare sulle staffe.

M.Leorato










martedì 9 gennaio 2018

Vecchio Falco, Parete Rigata

Zona: Valdadige, Parete Rigata
Sviluppo: 125 m
Esposizione: Est
Difficoltà: VI- un passo, IV
Protezioni: chiodi 
Materiale: corda singola, rinvii, friend


Senza ombra dubbio una via fuori dal coro se paragonata alle sorelle della Parete Rigata. Questa è come si presenta la new entry “Vecchio Falco”, aperta in solitaria dal basso da C. Murari con pochi chiodi e logica alpinistica. Non logicità di linee ma logicità di ricerca delle minori difficoltà, caratterizzano il primo tiro da affrontare con friends medio piccoli alla mano, per integrare le poche protezioni fino alla sosta, oggi rinforzata, su due piccoli chiodi. I tiro successivo ancora leggermente detritico ma su bella fessura-canale funge da collettore alle due lunghezze finali su roccia dall’orogenesi strabiliante, tipica di questi calcari del fondovalle Baldense.
Anche per questa via la relazione completa la potete trovare su "V per Valdadige": il nostro ebook gratuito contenente tutte le più interessanti novità alpinistico-sportive del comprensorio ;)









venerdì 22 dicembre 2017

Via della Discordia

Zona: Campogrosso, Sojo dei Cotorni
Sviluppo: 200 m
Esposizione: Est
Difficoltà: D-, 60°
Protezioni: chiodi di passaggio e cordoni
Materiale: corda, picche, ramponi e qualche rinvio

La via della Discordia nata nel secchissimo ma freddo inverno 2016 è un simpatico e logico percorso che corre lungo una fenditura del Sojo dei Cotorni in Piccole Dolomiti. Da molti scambiato per un vajo, cosa che non è vista la mancanza di pendi valanghivi, si tratta invece di una divertente via di misto facile da percorrere come approccio alla disciplina. Le condizioni non proprio felici in cui l’abbiamo trovata ad inizio stagione hanno reso l'ascesa forse leggermente più difficile di come sarebbe percorrendola con abbondante neve e ghiaccio. Purtroppo la bassa quota (sotto i 1500 mt) e l'esposizione ad est sono vincolanti per percorrere questo itinerario alpinistico che in mancanza di neve e ghiaccio si riduce ad una ravanata tra mughi e terra e risalti rocciosi di IV grado da percorrere in libera. Sicuramente una buona scusa per andare a rifarla magari concatenandola con la vicina via “Il buso del Diaolo”.

Relazione seguita qui









mercoledì 8 novembre 2017

Instabilità Emotive

Zona: Castelpresina, Valdadige
Sviluppo: 175 m
Esposizione: Est
Difficoltà: 6b due passi, resto 6a
Protezioni: fix e soste artigianali
Materiale: corda singola, rinvii

Via che non ha certo bisogno di presentazioni, si tratta della seconda più semplice della parete, dopo Evitando il Frio ma comunque non va presa sottogamba. Esposizione magnifica e arrampicata sempre atletica sono compensate da un mare di fax artigianali che ne diminuiscono notevolmente l'impegno psicologico. In presenza di altre cordate (si trova spesso la coda..) bisogna prestare attenzione attenzione a qualche presa che suona male sul quinto tiro. L'ultima lunghezza su placca grigia molto tecnica è eventualmente azzerabile.

Prima facile lunghezza

Sul secondo tiro in traverso



Quarto tiro verticale e continuo
Il quinto tiro, attenzione sui gialli


mercoledì 4 ottobre 2017

Val d'Astico, Diedro Stefani-Toldo (170 m, VI-)

Zona: Valdastico, Soglio Obergrubele
Sviluppo: 170 m
Esposizione: Ovest
Difficoltà: VI- un passo, resto V
Protezioni: chiodi
Materiale: corda singola, rinvii


La Valdastico, per il popolo delle pianure conosciuta e scambiata per un autostrada, va collocata nelle tre “valli” simbolo” dell’arrampicata Veneto-Trentina: la Valdadige, la Valsugana e appunto lei la Valdastico. Incassata tra l’altopiano dei Fiorentini e l’altopiano di Asiago, essa è la più “montana” e selvaggia delle tre e presenta pareti incombenti e di non sempre facile accesso contraddistinte da roccia sana ed arrampicabile. Il Diedro Stefani-Toldo è una delle ultime nate su queste pareti, per l’esattezza fa parte di una sorta di tacito progetto di riqualificazione delle pareti della Valle rendendo disponibili agli alpinisti medi itinerari inconsueti, semisconosciuti, o rimasti per anni incompiuti come quest’ultimo caso. La via percorre un diedro evidentissimo all’occhio esperto, visibile già nei pressi del paese di S. Pietro Valdastico, diedro che sembra sbucare proprio in cima all’altopiano nei pressi di Rotzo, affiancato da una placca verticale nerissima. L’arrampicata è sempre divertente, in particolar modo nel tiro centrale in diedro fessurato è proprio una vera goduria. Lo stile di apertura classica con soli chiodi dove essi vengono accettati da buchi e fessure assume un aspetto originale e creativo nella selezione multicolore di quest’ultimi: si va dal rosso, al viola fino al blu. Anche le soste, sempre comode, sono sempre con 3 chiodi. Infine, l’ultimo tiro, su parete solcata da tanti brevissimi “tettini” e cambi di pendenza, creati dalla stratificazione orizzontale della roccia, è una sorta di ciliegina sulla torta. La discesa, infine, per traccia merita particolare attenzione, in quanto uno scivolone potrebbe avere esito non proprio felice (ora è stata aggiunta una sosta di calata). Per tutto il resto vi lascio alla relazione originale.

NB. Attenzione su L1 è presente una vecchia sosta scomoda su 2 chiodi, ignoratela, la prima sosta è più sù, su di un comodo pulpito e con 3 chiodi più anello.








domenica 10 settembre 2017

Baffelan - Diretta delle Ombre (6a+, 380 m)

Zona: Baffelàn, parete S
Sviluppo: 380 
Esposizione: S
Tempo: 4-5 h
Difficoltà: 6a+
Discesa: a piedi
Materiale: singola, 13 rinvii, qualche friend.
Apritori: Confente, Gianesini, Leorato 2017
Richiodatura: 2026

La via sale dal Vajo del Baffelan (o Canale Sud di Gane), comune accesso alle vie della stretta parete sud, prendendo avvio dal suo punto più basso. L’obiettivo è raggiungere lo scudo sommitale, da cui il nome Diretta, situato leggermente a sinistra rispetto alla verticale di partenza. Lo si raggiunge attraverso alcuni traversi dalla chiara logica alpinistica, che consentono di evitare i settori più strapiombanti della parete.
Il tracciato si sviluppa tra le vie Carretta-Sgreva e Roby Cocco, con la quale condivide solamente una sosta in corrispondenza della strozzatura del Vajo. Sull’ombrosa parete sud sono presenti vecchie e sporadiche tracce di passaggio, riconducibili a epoche differenti e oggi di difficile interpretazione. La documentazione storica permette tuttavia di distinguere con maggiore chiarezza gli itinerari aperti da Gino Soldà nel 1928. La via storica documentata è la Via del Camino, salita in solitaria da Gino Soldà il 18 agosto 1928: l’itinerario percorre il Vajo del Baffelan e, nel settore superiore, prosegue attraverso il caratteristico camino posto a sinistra dell’attuale via Roby Cocco, raggiungendo infine la cresta sommitale. Pochi giorni più tardi, il 23 agosto 1928, con A. Soldà salirono anche una variante, già nella relazione dell’epoca indicata come «non consigliabile secondo i primi salitori» (La Rivista del CAI 1929). Di questo secondo tracciato non rimangono oggi elementi sufficienti per una ricostruzione attendibile e, con ogni probabilità, proprio il suo scarso interesse alpinistico contribuì alla sua progressiva perdita e al successivo oblio. Nelle vicinanze della Diretta sono stati inoltre individuati alcuni vecchi chiodi di tipo Cassin, esterni al tracciato e posteriori all’epoca di Soldà (produzione iniziata nel '47), oltre a una vecchia sosta, anch’essa realizzata con chiodi Cassin, situata circa 5-6 metri a sinistra della settima sosta. Questi reperti testimoniano passaggi successivi, ma non consentono di attribuire con certezza un itinerario completo né di stabilire eventuali sovrapposizioni con tracciati storici oggi perduti. La via è stata richiodata a spit e migliorata nel 2026, in seguito alla manomissione avvenuta nel 2025 da parte di ignoti, successivamente agli appelli diffusi dai cosiddetti “montecchiani ribelli”. Alla luce della documentazione disponibile, non vi sono pertanto elementi sufficienti per sostenere che la Diretta coincida o si sovrapponga in modo significativo alla Via del Camino di Soldà; allo stesso modo, non è possibile ricostruire con precisione l’andamento della variante del 23 agosto 1928, ormai caduta nell'oblio, anche se indirettamente, per volere stesso del suo apritore.

Tracciati della sud (manca variante di uscita della Cocco)


Accesso: da Campogrosso lungo la strada del Re, che si lascia in corrispondenza dell’evidente canale che scende dalla parete Sud del Baffelan. Attraverso facili risalti per 50m fino ad un ampio terrazzo sulla verticale del colatoio.

Relazione :
L1: Si sale il breve diedro che porta direttamente alla prima sosta. 5b, 20 m
L2: Dalla sosta ci si sposta verso la placca sul fondo del colatoio, che si risale fino a quando lo stesso diventa uno stretto camino erboso. Lo si risale, con qualche passo difficile (A0 possibile) uscendo poi su un’altra placca appoggiata che porta ad una strozzatura, dove si sosta. 6a+. 35 m
L3: Si sale restando sul fondo del canale (1 cordone) verso il grande masso incastrato, sotto il quale si sosta (sosta in comune con la via Robi Cocco). III. 50 m
L4: Superato il masso incastrato, si guadagna di nuovo il fondo del canale (1 cordone), che si risale tenendo la destra e giungendo a un ripiano detritico. La sosta si trova sulla parete di destra. 2 spit, 6a+ o A0, II. 25 m
L5 : Rimontare la parete di destra (allungare i rinvii) per poi obliquare verso sinistra, passando alla sinistra di un camino umido e risalendo quindi per parete articolata verso un breve camino, oltre il quale, su cengetta erbosa a sinistra, si trova la sosta. 5c+. 45 m
L6 : Si sale verso sinistra prima per una fessurina, quindi in traverso verso sinistra ancora e poi in verticale per parete lavorata, passando per il tipico spuntone rovesciato. Poi per placche appoggiate si arriva in sosta. 5b. 40 m
L7 : Si traversa nettamente verso sinistra per 7-8 m, superando una grossa clessidra, quindi in verticale per un accennato diedrino e solide placche, spostandosi progressivamente sempre verso sinistra. Sosta su una stretta cornice. 5a, 35 m
L8 : Ci si alza sulla sosta con passo deciso, quindi per placche in leggera ascensione verso destra fino a una cengetta gialla esposta, che si percorre traversando verso sinistra fino a sostare sotto un tettino. 5a, 20 m
L9 : per placca verticale, aggirando sulla destra il tettino sopra la sosta, quindi in traverso verso sinistra (allungare le protezioni prima di traversare). Sosta in una nicchia. 6a+, 20 m
L10 : Si percorrono i primi metri del camino sopra la sosta, spostandosi poi in placca esposta a destra fino a una cornice che dà accesso a un diedro obliquo verso sinistra, abbastanza delicato, al termine del quale (mugo), si sale un muretto a destra, oltre il quale si trova la sosta  (allungare le protezioni lungo il tiro). 4c, 30 m
L11 : Dalla sosta si guadagna dopo pochi metri una soprastante cengetta, obliquando verso sinistra, quindi per un camino poco marcato si arriva al terrazzo di sosta. 4a, 20 m 
L12 : Per cresta fino ai golfari in vetta. III, II, I. 60 m

Discesa: dalla cima del Baffelan verso Ovest fino al Passo del Baffelan (I e II). Da qui sia a destra che a sinistra scendono i sentieri che riportano sulla Strada del Re.

Relazione 2026


La rivista del CAI, 1929. Per gent. concessione M.Bertolotti

L2

L4

L5