mercoledì 2 settembre 2015

Piz Bernina 4050 m, Via normale italiana

Zona: Sondrio, Bernina
Dislivello totale: 5200 m
Esposizione: S-E
Difficoltà: III, PD
Punti di appoggio: Rif. Mario e Rosa
Chiodatura: Anelli, spit di passaggio
Materiale: Alpinistico completo
Discesa: Doppie, ferrata, ghiacciaio
Tempo: 15 h



Una nrmale di pura soddisfazione, per un “piccolo” 4000 tutto da sgambettare dall’inizio alla fine: qui le funivie non sono arrivate per fortuna.
Partenza dalla Diga di Campo Moro, evitando di attraversare la diga a piedi e di parcheggiare selvaggiamente bordo strada, proseguire per stradina sterrata che conduce ad un ampio parcheggio su prato esattamente sotto alla diga e alla partenza del sentiero.
Da qui superare lo zoccolo della valle e raggiungere il Rif. Carate, successivamente in ambiente via via sempre più alpino il Rifugio Marinelli (Ore 2.50 fino a qui). In altre 3 ore raggiungere il Rifugio Marco e Rosa attraversando il ghiacciaio dello Scerscen superiore passando prima per il Passo Marinelli.
L'attraversamento del ghiacciaio consiste nel compiere un ampio semicerchio puntando le morene centrali in modo da evitare le evidenti fasce crepacciate, giunti quasi sotto alla bastionata rocciosa di Cresta Guzza con una S si superano dei grossi serracchi e la terminale su un ponte di neve,  con un altro tratto di canale ghiacciato (attenzione alla caduta di massi) si giunge nei pressi della scaletta in alluminio che permette di oltrepassare la terminale si sinistra (qui molto più ampia e profonda) e quindi di attaccare la ferrata.

Giunti al rifugio, proseguire per pendio puntando alla vetta, in prossimità delle roccette iniziare a salirle puntando ad una sella. Da qui con una breve crestina raggiungere la parete vera e propria che con due facili tiri (spit) conduce alla cresta che sale verso la Spalla Italiana del Bernina. Scendendo leggermente e percorrendo un altra cresta aerea si sale alla cima Svizzera a 4.049
La discesa avviene per lo stesso percorso della salita con possibilità di effettuare delle doppie.






Dalla finestra del rifugio...a picco sullo Scerscen

Piz Bernina, spalla Italiana
Creste nevose belle ed aeree 

La cresta prima del tratto di roccia


Il tratto di roccia



Panorama dalla Spalla Italiana

Bernina, vetta Svizzera

La ferrata del Marco e Rosa

Ghiacciaio dello Scerscen superiore
Scendendo dal Passo Marinelli

Cime di Musella

Panorama dal Passo delle forbici e Rif Carate

Campomoro


lunedì 31 agosto 2015

Attraversata dell'Aiguille Marbrées

Campeggio ad alta quota, neve e sole, un tentativo e un attraversata integrale, questo è il riassunto di tre giorni sul ghiacciaio del gigante.

Con l'amico Andrea sono trascorsi tre bei giorni (uno solo anche metereologicamente) accampati nel pianoro glaciale sotto punta Helbronner..Arrivati pieni di obbiettivi da raggiungere e alla fine neanche uno portato a buon fine. La nevicata della prima notte unita alla nebbia ha prolungato fino al primo pomeriggio la ricerca dell'attacco alla normale della Tuor Ronde, salita vanificata al terzo tiro in cresta a causa del peggioramento meteo: nebbia e neve nuovamente. La terza notte annunciata tersa e serena ha completamente ghiacciato tutta la neve caduta e così anche il nostro materiale umido dai due giorni precedenti. Il morale inizia ad abbassarsi nonostante il meteo prometta buono per gran parte della giornata, e l'arzarsi tardi la mattina (7.00) unito al fattore vento gelido che ora soffia da nord vanifica la salita al Dente del Gigante. In un nuovo slancio d'animo comunque percoriamo la divertente cresta che dal Colle de Rochefort conduce alla vetta dell'Aiguille Marbees e di seguito la prosecuzione della frastagliata cresta fino agli anelli di calata per la doppia di discesa che deposita nuovamente sul ghiacciaio del Gigante.


Attraversata dell'Aiguille Marbrées

Zona: Rif. Torino, Ghiacciaio del Gigante
Dislivello: 150 m
Esposizione: E
Difficoltà: III
Chiodatura: Non presente
Materiale: Da ghiacciaio, cordini
Discesa: 1 doppia
Tempo: 2 h




Dopo la nevicata

Primo tiro della Tour Ronde

Rientro tra crepi e nebbie


Cena ristoratrice


Il dente

La terminale dell'Aiguille Marbrees

La cima e la cresta frastagliata

Fiamme di roccia

La doppia che deposita sul ghiacciaio



L'Aiguille Marbrees, dalla massima elevazione si percorre tutta la cresta verso destra

Foto by A. Bosaro

venerdì 21 agosto 2015

Lu mare, Lu sule..Porto Badisco


Come una consuetudine ormai degli ultimi anni mi trovo ad organizzare le vacanze "balneari" estive cercando comunque di non fermare l'attività arrampicatoria. Quest'anno si sceglie il Salento (Puglia) e quindi navigando in rete scopro che esattamente dietro ad una spiaggia che toccheremo durante il nostro viaggio itinerante in camper, si trova una piccola e simpatica falesia: Porto Badisco.

La parete è esposta al sole pomeridiano quindi è vivamente consigliato arrampicarci nei mesi estivi solamente durante la mattina. L'accesso purchè semplice non è alquanto intuitivo, l'area sottostante la parete è solcata da un profondo canale di scolo tagliato nella roccia ed invalicabile, l'unico ponticello con gradini che permette di superarlo si trova percorrendo il sentierino che superata la spiaggia sale sugli scogli di dx (faccia a monte).
Superato il canale proseguire per traccia in direzione delle evidenti rocce e così raggiungere le prime vie alla base della parete.
La lunghezza dei monotiri non supera quasi mai i 10 metri e l'attrezzatura in loco è nuova (Piastrine Raumer e doppio anello per la calata).

Caldo a parte, questo piccolo angolo di Salento regala un arrampicata divertente su calcarenite che vira dal dal giallo al bianchissimo, super lavorata, tanto che per arrampicare in autosicura non ho trovato difficoltà nel cercare clessidre alla base dei singoli monotiri. 

Buon divertimento a tutti!!

1. Vacanze salentine, 7a+
2. Fraci tana, 6c+ 
3. La ragnatela, 7a 
4. Balaiò, 6c
5. Arrisparmio, 5a
6. Martouche, 5b
7. 19 minuti, 5b
8. Lu piccione, 5a
9. Lu pizzarrone, 6b+ 
10. Mancu licheni, 6b
11. Tremo ma non mollo, 6a+
12. L’intuizione di Yalema, 6c

La spiaggetta

Le pareti viste dalle "docce"


La parete come si presenta dal sentierino




Autosicura


Roccia bianca e lavoratissima 



Pala della Gigia: L'approdo di Enea (130 m, V+)

"Aria di nuova apertura in dolomiti, durante l'avvicinamento per la ripetizione della Benvegnù alla Torre della Gigia in Moiazza, la nostra attenzione si è rivolta alla pala sud che si erge dal profondo canalone sovrastato da grandi tetti e che come un ferro da stiro appoggiato prosegue fino alla cima. Non facile è stato trovare il punto di accesso alla parete vera e propria e una volta raggiunto il nostro obbiettivo la qualità della roccia ha ampiamente ripagato le fatiche del ravanamento tra gli sfasciumi del canale. Ed è così che siamo approdati su questa nuova via.."

Aggiornamento 28 Luglio 2024, Prima ripetizione Leorato-Confente.

Zona: Moiazza, Pala della Gigia, Placconata SW
Sviluppo: 4 lunghezze
Esposizione: SW
Difficoltà: IV+
Chiodatura: Assente, solo soste.
Materiale: NDA
Tempo: 3 h
Apritori: S.Gianesini, M.Leorato

Avvicinamento: 1 ora e 30 dal Passo Duran.
Giunti alla base dello zoccolo della Torre Gigia e della Torre Jolanda, risalire sul lato dx il canale sulla sx, che scende sotto la parete sud della Torre delle Gigia, fino a una strozzatura contro una fessura nera strapiombante; da qui percorrere a dx una stretta cengia (terreno infido, passo del gatto), fino a un balcone alla base di un evidente spigolo arrotondato, dove si attacca, prima sul fondo del camino, fino a passare sotto un masso incastrato, poi portandosi direttamente sullo spigolo.
In alternativa si può giungere all'attacco percorrendo tutta la cengia di attacco delle vie del Topo-Benvegnù e risalire il canale per un centinaio di metri fino all'attacco.

Descrizione:
L1 Passare sotto al masso incastrato e attaccare una bella fessura diagonale, traversare poi a sx verso una vecchia sosta di calata su chiodi. 1 cordone su sasso incastrato nella fessura. 30 m IV
L2 Tiro in spigolo verticale fino a sostare su clessidra attrezzata. 30 m IV+
L3 Verso sinistra rimontare una serie di lame poi in verticale su parete più appoggiata. Sosta su clessidra attrezzata sulla destra del grande intaglio. 40 m IV
L4 Placche via via più abbattute fino alla cengia detritica sommitale dove si sosta su spuntone con cordone. 30 m III  

Discesa: per la normale alla Pala della Gigia



Primo tiro, apertura


Ultimo tiro, apertura







Tiro finale, Prima ripetizione

Belle lame del terzo tiro

Seconda lunghezza

Accesso alla via, passo del gatto

lunedì 27 luglio 2015

Dito di Dio..o quel che ne rimane

Durante una ripetizione del Dito di Dio, la più famosa guglia delle Piccole Dolomiti, avvenuta in data 26/7/2015. Arrivati alla sosta sullo spigolo del terz'ultimo tiro, abbiamo constatato il crollo di una grossa fetta di roccia alla destra della fessura lungo la quale corre la Via Soldà. Al momento per superare il tratto di placca sprotetta è necessario munirsi di materiale per integrare altrimenti si deve procedere in libera per circa 15 metri su difficoltà di VI fino al raggiungimento del primo chiodo superstite. 

Ci auguriamo che questa superba ed estetica guglia rimanga in piedi il più a lungo possibile...



Prima e dopo il crollo

giovedì 16 luglio 2015

Via normale al Gran Zebrù

Zona: Val Cedec
Dislivello: Totale 3500 m
Esposizione: S-E
Difficoltà: PD+
Materiale: Corda, piccozza, ramponi
Tempo: 8 h
Partecipanti: io, Sandro

Salita superclassica di media difficoltà, le uniche problematiche son date solamente dalle caratteristiche del manto nevoso della pala in fase di discesa, quindi è consigliabile essere un vetta già alle prime luci dell’alba per poter scendere serenamente, questo implica però la conoscenza del tracciato, che di per se non è complicatissimo.
Fino al rifugio Pizzini la strada è molto agevole e rilassante, si può fare comodamente in scarpe da ginnastica. Il secondo giorno, al "chiar di torcia" è necessario seguire solamente i numerosi ometti che permettono di superare la morena e giunti ai margini della vedretta si punta il canale che porta al Passo della Bottiglia. Di qui si compie una lunga S rimanendo sempre sul margine sinistro della pala, fino a raggiungere un tratto quasi pianeggiante.
Di qui scegliere se raggiungere la croce sommitale per la direttissima (canale tra le rocce, con spit per eventuale calata) oppure obliquando a destra fino a prendere la cresta che conduce in vetta, questa seconda opzione è molto più esposta alla sottostante ripida pala, valutare le condizioni della neve. La discesa avviene per l'itinerario di salita.




















mercoledì 8 luglio 2015

Pilastro Dalai Lama, Via Aum

Zona: Malga Cornetto
Sviluppo: 5 lunghezze
Esposizione: S-O
Difficoltà: V+
Chiodatura: Presente
Materiale: 9 rinvii, cordini
Discesa: Doppie
Tempo: 1,5 h
Partecipanti: io, Simone, Erica

Un ottima via a pochi minuti da Malga Cornetto (Valli del Pasubio), la roccia su tutto il percorso è incredibilmente buona e lavorata per la zona il tiro chiave su strapiombetto è molto ben ammanigliato. La via sale parallelamente alla più conosciuta Kora, ma mentre questa cerca i punti di maggior sviluppo, Aum sale la linea più logica del Pilastro Dalai Lama, toponimo proposto dall'instancabile e fortissimo alpinista e apritore veronese Mario Brighente e autore stesso della via. 
Per prolungare l'ascensione, scesi in doppia nel vajo colpito dalla recente frana che ha schivato fortunatamente malga Cornetto, si può proseguire, sempre seguendo i bolli rossi e salire altri due pinnacoli in ambiente sempre più isolato, questo concatenamento è cosidetto "Cavalcata tra i Camosci".



Simone alla prima sosta

Terza sosta
Relazione per gentile concessione di M. Brighente