Esposizione: E Tempo: 1-2 h Difficoltà: 5b (6a+ 1 passo)
Spittatura: S2 Discesa: in doppia Materiale: 10 rinvii, corda singola.
Via decisamente di stampo plaisir e abbastanza discontinua nelle difficoltà e nella verticalità. Bel granito rosa tipo del massiccio del Sarrabus (7 Fratelli) a poco meno di un ora da Cagliari. Ideale per il concatenamento con le vie adiacenti. Consigliata anche la via Zoè (linea di spit che parte sulla sinistra) con caratteristiche e difficoltà analoghe.
Accesso: Parcheggiare l'auto in un ampio slargo sulla sx orografica del Rio Picocca, in prossimità del ponte già in vista della struttura rocciosa. Attraversare la strada statale e scavalcare il guardrail in prossimità di un ometto fino a raggiungere facilmente il greto del fiume.
Sviluppo: 90 m Esposizione: E Tempo: 1-2 h Difficoltà: 6a+ Spittatura: S3 Discesa: in doppia Materiale: 10 rinvii, mezze
Linea sportiva e di soddisfazione per estetica e chiodatura: Pietra di Luna la da S2, ma gli spit a 7 metri su placca di spalmo a noi è sembrata più un S3.
Consigliabile smezzare il primo tiro sull'albero alla base del diedro per non avere le corde che tirano. E smezzare pure il secondo tiro su una sosta posta poco sotto al tettino di partenza della placca per lo stesso motivo. In questo modo le lunghezze diventano 4. Possono risultare utili dei friend medio piccoli per diminuire la distanza tra gli spit su L1 se si trovano punti bagnati e scivolosi come successo a noi.
Accesso: parcheggiata l'auto in uno degli spiazzi prima o dopo l'evidente struttura rocciosa si noterà una doppia striscia in vernice bianco-rossa sul guardrail ad indicare la partenza della traccia poco evidente che conduce ripida fino al greto del torrente (ometti).
La via è dedicata ai protagonisti dell'operazione, tuttavia mai realizzata, ideata dal "Conte di Serego" che prevedeva di sabotare la ferrovia facendo esplodere parte della montagna. Il piccolo nucleo indipendente di uomini mal equipaggiati che si muoveva tra Monte, Cavalo e Dolcè a seguito di delazione e rastrellamento fu catturato. Tre degli esponenti principali furono torturati barbaramente dai Nazifascisti e deportati a Mauthausen, solo uno sopravvisse. Il capogruppo, ex carabiniere, Giobatta Vivaldi fu fucilato il 14/11/1944.
La via prende il nome dall'articolo dello storico Olindo Domenichini pubblicato sull'Annuario Storico della Valpolicella 2011-2012.
Zona: Monte Pastello 1.128 m,
Esposizione: W
Apritori: Christian Confente, Lino Sganzerla, Lodovico Gaspari, Manuel Leorato, Daniele Dal Pozzolo
Sviluppo: 190 m
Tempo previsto: 3 h
Max: V, VI+ passi
Materiale: NDA, friends medi e grandi
Roccia: ottimo calcare
Via interessante, non molto esposta rispetto alle sorelle vicine, dopo un primo tiro semi-sportivo successivamente assume un carattere più alpinistico. La roccia è un bel calcare grigio compatto che alterna placche, diedri e lame. Tutte le soste sono a spit. Protezioni a chiodi e clessidre, tuttavia una scelta di friend e qualche cordino potrebbero tornare utili. Bellissima vista sul vicino Pilastro Centrale che da qui si mostra nella sua imponenza.
Note:
Il primo tiro è stato aperto nell’inverno 2017-2018 da C.Confente e L.Sganzerla.
La via è rimasta tale fino al 2021 quando L.Gaspari-S.Zampini incuriositi dagli spit hanno risalito il primo tiro e non trovando prosecuzione hanno proseguito a friend il camino sulla destra (ora secondo tiro della via “Giochi estivi”) per poi uscirne sulla sinistra e calarsi da una pianta (scritta Gaspari-Zampini ancora visibile). Nel 2022 L.Gaspari ritorna con C.Confente, trovando il camino già chiodato proseguono per placche sulla sinistra ed effettuano un aereo traverso sempre verso sinistra fino ad un camino sbarrato da una pianta. Nell'aprile 2024 L.Gaspari, M.Leorato e D.Dal Pozzolo proseguono oltre il massimo punto raggiunto in precedenza guadagnando l'uscita.
Accesso:
700 metri prima di Forte Masua arrivando da Cavalo (frazione di Fumane, VR) prendere una strada sterrata sulla sinistra in località Molane (880 m), palina CAI del sentiero Molane-Dolcè. Parcheggiare al bivio o seguire brevemente la sterrata fino alla sbarra con slargo. Si segue il sentiero CAI in discesa prima per pascoli, poi per faggeto. Poco dopo aver oltrepassato un cancello per il pascolo si trova un cartello naturalistico sulla sinistra, abbandonare quindi il sentiero CAI che scende ripido e prendere la traccia sulla sinistra. Questa mantiene la quota per poi perderla brevemente nei pressi di un vecchio fronte di cava. Oltrepassato un vecchio rudere si continua in piano e poi in leggera salita fino a scavalcare una sella. Da qui sempre mantenendo la quota, oltrepassata una radura ci si trova alla base dello spigolo.
Costeggiare tutto il grande zoccolo verso sud, arrivando così con un’ultima salita terrosa alle placche di attacco della via delle Quaranta Galee. Proseguire verso sud ed oltrepassare il Pilastro Centrale. Poco oltre, tra il grande camino del pilastro e la parete gialla sulla destra si trova l'attacco della via, cordone e nome alla base. (50').
Relazione :
L1 Primi metri per facili balze fino al chiodo sopra alla cengia. Rimontare quindi e traversare in diagonale verso sinistra, segue placca di decisione verso destra. Verticalmente fino alla sosta sopra una grossa lama. Diversi fix e chiodi. 5c, 1 passo di 6a+ obbligatorio. 30 m. Tiro aperto nel 2017 da Confente-Sganzerla.
L2 Subito placca e poi diedro fino al passo difficile nel rimontare sulla cengia. Chiodi. VI 25 m
L3 Traverso orizzontale su cengia. Primo 1 passo di V+ poi III. Chiodi e 1 fix. 20 m.
L4 Traversare ancora leggermente verso sinistra abbassandosi poi approcciare il camino e rimontare la pianta sulla sinistra (stretto per lo zaino). Una volta dentro il camino si scala in verticale sulla su faccia di destra. Sosta scomoda su piccolo pulpito sulla destra. 1 fix, chiodi e clessidre. VI, 25 m
L5 Sequenza di due risalti rocciosi non banali a cui segue una cengia erbosa da rimontare fino alla sosta nei pressi della grossa quercia. Chiodi e clessidre. V, 20 m
L6 Sequenza di facili balze separate da cengetta erbosa fino ad un un bel diedro fessurato con finale strapiombante per uscire su un pulpito. Chiodi e cordini. VI 25 m
L7 Si prende la fessura da friend medio-grandi uscendo sulla destra e la si segue fino al termine uscendo in cengia sulla destra. Diversi chiodi presenti ma posizionati in punti nascosti. 20 m VI
L8 Verticalmente per muretti articolati fino alla cengia dove si trova il libro di via. Chiodi e cordini. 25 m V.
Discesa:
Risalire il bosco (ometti) fino ad una una traccia che conduce a destra (sud) fino ad una radura. Costeggiarla in salita sbucando su una seconda più ampia e continuare sulla traccia, individuare un primo albero isolato in mezzo al prato e lasciarselo alla sinistra quindi continuare sulla destra nel bosco (ometti) per traccia fino al tornante della forestale. Scendere lungo questa oltrepassando ad un certo punto un cancello fino a raggiungere l’auto (30').
Zona: Chiusa di Ceraino Sviluppo: 200 m Esposizione: SW Tempo: 3 h Difficoltà: VI (V+ obb) Discesa: doppie Materiale: mezze corde, friend medi
"Di uccellini e uccellacci ne abbiamo visti tanti nelle nostre scorribande verticali in Valdadige..ma scalare in Valle con i gridi dei gabbiani probabilmente lo si può provare solo in Chiusa.."
Da tempo facevamo l'occhiolino, passandoci sotto in auto, a questo grande e logico diedro sulla paretona di Volargne: unico punto debole di questa parete così repulsiva e al contempo il maggior sviluppo essendo il suo andamento diagonale. L'unica cosa che ci ha sempre bloccato? La rigogliosa vegetazione presente: dei veri e propri giardini pensili; fino a quando i tempi non sono stati maturi per rompere gli indugi. La via è prettamente alpinistica ma ben protetta, aperta nella primavera-estate 2023 dal basso in più riprese da Christian Confente, Manuel Leorato e Riccardo dalla Brea; le protezioni sono clessidre e chiodi, fix utilizzati solo nei punti di sosta e su L7 non chiodabile in sicurezza altrimenti. Arrampicata sul calcare oolitico tipico della sponda sinistra idrografica della Chiusa di Ceraino, la roccia è discreta nelle prime 2 lunghezze nonostante la meticolosa pulizia può risultare umida dopo piogge recenti, poi man mano che si sale la qualità migliora fino ai muri compattissimi degli ultimi tiri.
"Cocai" è il nome onomatopeico con cui vengono chiamati i gabbiani in dialetto veneto, questo nome in omaggio alla loro presenza che ci ha sempre accompagnato durante le giornate di apertura, altro unicum di questa bellissima gola nella parte più meridionale della Valdadige: la coesistenza di gabbiani e camosci a distanza di pochi chilometri in linea d'aria.
Accesso: parcheggiare nell'ampio parcheggio sulla destra della chiesa di Volargne (fontana per acqua). Scendere sulla pista ciclabile che costeggia l'Adige (Ala di Marmo). Percorrerla verso nord per 500 m ed entrare con attenzione dentro ad un grande tubo di scolo-sottopassaggio sulla destra aiutandosi tenendosi al parapetto, attenzione. Risalire il ghiaione verso sinistra e seguire gli ometti sotto parete, oltrepassato l'attacco del Colpo dello Scorpione seguire un sistema di cenge sotto parete che porta da una rampa con fettuccia blu corrimano che indica l'attacco della via nei pressi di una rampa-diedro. 15 minuti.
Relazione:
L1: Rampa-diedro fino a sostare su grosso albero. Roccia delicata. 20 m IV
L2: Rimontare il leccio, traversare verso destra fino a prendere la rampa, risalirla con passi su placche e un diedrino fessurato fino a sostare su piccola cengia. 30 m III-IV.
L3: Ancora su rampa ascendente sotto alla larga fessura e con brevi risalti fino a sostare su comoda cengia erbosa. 20 m III-IV.
L4: Placca tecnica ascendente dove compare qualche goccia fino al suo termine dove si trasforma in un camino verticale, risalirlo (cordoni). Sosta su piccola cengia rocciosa. 25 m V+.
L5: Attraversare a destra e rimontare la placca tecnica verticale fino al boschetto, sosta sulla sinistra. 20 m VI (1 passo).
L6: Traversare la cengia verso sinistra, risalire un breve diedrino fessurato che conduce ad un ampio e facile camino abbattuto, sosta sotto al grande camino nei pressi di un fittone. IV-III, 20 m
L7: Risalire il camino sfruttando la liscia placca di sinistra (5 fix). All'uscita rimontare dei massi incastrati (Attenzione!) e sostare su una cengia sulla destra. 20 m 6a.
L8: Seguire la lama a dulfer di IV+ (cordoni) oppure la bella placca sulla destra V+ (cordini e 1 chiodo). 15 m totali, sosta su pulpito panoramico (fix + fittone)
Discesa: Rientro in doppia dalla via possibile da tutte le soste con brevi calate, l’ultima evitabile calandosi da S2 direttamente a terra (mezze corde). S8-S6, S6-S5, S5-S4, S4-S2, S2-Terra.
Zona: Val di Fumo Sviluppo: 95 m Avvicinamento: 4-5 h Esposizione: W Difficoltà: WI3+ Materiale: NDA
Salitori: Manuel Leorato, Daniele Ceron, Christian Confente
Salita: 28-1-2024
Divertente e facile colata ad Y di 3 lunghezze, posta di
fronte a Malga Breguzzo ma nascosta alla vista da una quinta rocciosa. Non sono state rinvenute tracce di precedenti passaggi, soprattutto per le calate dagli alberi
sommitali. La cascata proseguirebbe per una bella goulotte.. pena un altro non
breve trasferimento in neve profonda. Attenzione, tutta la zona va affrontata
con condizioni del manto stabile, pericolo ed evidenti tracce di valanghe.
Avvicinamento: dalla sbarra di malga Boazzo sono 10 km per raggiungere malga Breguzzo, prima per strada e poi per il sentiero che costeggia al lago, calcolare 4-5 ore. Arrivati alla Malga attraversare il ponte e puntare all’evidente canalone attraversando un piccolo laghetto ghiacciato. Depositare sci e materiale e battere traccia fino alla goulotte di attacco posta 70 metri sopra.
Descrizione:
L1. Facile goulotte. Sosta su ghiaccio. 25 m WI3
L2. Facili balze ghiacciate. Sosta su albero sulla destra. 40 m WI3
L3. Breve ma bel candelino per poi uscire in roccia sulla sinistra. Sosta su piccolo larice attrezzato. 30 m WI3+.
Discesa: attraversare a sinistra fino ad un grosso larice
attrezzato. Da qui con 2 doppie, la prima di 50 metri, la seconda di 20 m da
abalakov fino all’attacco. Si prosegue poi per traccia a ritroso fino alla base
del canale.
Zona: Piccole Dolomiti Sviluppo: 9 km Tempo: 3 h Esposizione: S-O Difficoltà: MS Dislivello: 400 m
La pala sud del monte Mesole (1672 m), ben visibile già dalla pianura e dalla val Chiampo, sembra un grande ferro da stiro adagiato con andamento sinistra-destra, in totale contrapposizione con il suo scosceso versante Recoarese (nord) ove vi corrono itinerari alpinistici invernali impegnativi (Vajo Incredibile, Russian Circus solo per citarne alcuni..). Su questo grande piano inclinato, salvo la disponibilità del manto nevoso, è possibile tracciare belle curve su pendenza moderata in vista della piana di Malga Campodavanti e della relativa Cima con la quale si possono inventare interessanti concatenamenti. Vi si accede parcheggiando al rifugio Bepi Bertagnoli e percorrendo la lunga forestale, spesso battuta dal gatto delle nevi, che conduce a Bocchetta Gabelelle, dove inizia l'evidente bel pendio sciabile. Preferibile avventurarsi subito dopo nevicate abbondanti per evitare la repentina trasformazione della neve vista l'esposizione solare della pala; il tracciato nella parte terminale richiede nevi assestate.
Sviluppo: 160 m Esposizione: S Tempo: 2 h Difficoltà: V+ (6b 2 passi) Discesa: a piedi Materiale: friend medio-piccoli
Interessante via a torto poco ripetuta che si svolge tra le due vie più ripetute: il Cadetto e il Re; apritori sconosciuti. Complessivamente le caratteristiche difficoltà sono analoghe delle altre vicine, quindi placche lavorate protette con clessidre cordonate e qualche chiodo nei tratti più impegnativi, trasferimenti brevi per collegare le varie paretine. Tutte le soste sono attrezzate con maglia rapida per la discesa. Giunti all'ultimo tiro la sinfonia cambia: ci troviamo davanti ad un tiro quasi sportivo protetto con 6 fix non proprio S1 e con difficoltà sul 6b+. Superati i 2 tratti chiave la via confluisce sul Re del Lago con la quale condivide la sosta finale. Questo tiro comunque è evitabile salendo il vicino penultimo tiro del Re che attacca pochi metri a sx. Per uscire sulla sommità si percorre l'ultimo facile tiro del Re del lago aggiungendo una lunghezza alla relazione originale sotto riportata.
Accesso:
Dall’imbocco della galleria si prosegue in discesa sulla vecchia strada del Ponale, arrivati di fronte ad uno spiazzo sterrato sulla destra imboccate il sentiero che sale al termine del muro in sassi sulla sinistra. Seguirlo in salita fino a superare un tratto esposto. Poco dopo si arriva ad un bivio contrassegnato dalla tabella “palestra”. Da qui continuare per raggiungere il SETTORE A. Raggiunto il Settore A continuare alla base delle pareti fino in fondo per trovare l'attacco della via posto tra le vie Il cadetto del Lago e il Re del Lago, scritta sbiadita nera "Il M.".
Discesa: prendere verso destra il sentiero che scende superando alcuni facili tratti attrezzati, mantenendosi in direzione Biacesa (attenzione a non scendere verso Riva del Garda). Proseguire seguendo il sentiero che, aggirando tutta la base delle pareti, riporta a Biacesa in un ora e mezza. Se si vuole accorciare la discesa, calarsi dai primi due tiri della via il Sogno di Carlo (sosta con anello).