Nella vignetta che apre la sua guida "Climbing around Ailefroide", JMC ringrazia dall'aldilà per i complimenti, per l'acquisto delle topo, per le adesioni e le donazioni all'associazione ONOS. Poi punta il dito verso il lettore: togliete le erbacce, spostate i sassi, ripulite i sentieri. "JMC is watching you". La memoria di un apritore si conserva meglio andando a scalare con una forbice appesa all'imbrago, controllando le soste, sostituendo un cordino, aggiornando una relazione, piuttosto che appendere un vecchio rinvio a un monumento: qualcuno queste cose le deve fare. A Cambon in Francia hanno costruito un monumento. In Italia, con ogni probabilità, gli avrebbero semplicemente rubato le piastrine dalle vie, mentalità diverse...
![]() |
| JMC is watching you |
La guida di Ailefroide racconta questo lavoro con una forma editoriale difficile da classificare ma che visivamente ritrovo comune alle guide francesi (si veda anche quella del Verdon per esempio). Dentro c'è di tutto: schizzi di vie, collage con sfumatura di vecchie foto, conti di ferraglia, cronache dal passato, necrologi, frecciate alle associazioni, statistiche sugli incidenti e un sottofondo di vecchi rancori non ancora del tutto sopiti. Assomiglia più ad un giornale di paese o ad verbale di una riunione finita male, talvolta tutto nella stessa pagina, ed è questo il loro fascino. Per capire Ailefroide è senza ombra di dubbio il documento must-have.
Prima che Ailefroide diventasse Ailefroide
I numeri attuali servono a dare la misura del fenomeno. L'edizione 2024 della guida descrive più di 160 vie lunghe, alle quali si aggiungono circa 300 monotiri e centinaia di passaggi boulder. Gli itinerari vanno da pochi metri a pareti di 400 o 500 metri, con difficoltà dal terzo grado al 9a. Nel 1995 la guida locale riportava appena 32 vie lunghe.
In mezzo ci sono trent'anni di "perforazioni", spazzole, disgaggi, riunioni e discussioni su chi avesse il diritto di fare cosa.
La prima salita documentata sulle pareti basse della valle è la Fissure d'Ailefroide, percorsa nel 1941 da Lionel Terray e compagni. Per parecchio tempo quel roccione rimase ai margini. Le guide locali lo usavano per testare i clienti, mentre l'attività seria si svolgeva più in alto, sulle pareti del Pelvoux e sulle "barre" innevate dell'Encrins.
Jean-Pierre Fédèle ricorda che, negli anni Sessanta, i ragazzi della valle arrampicavano sui massi e tentavano la Fissure con la corda legata in vita. Le vecchie guide li invitavano a smetterla con quelle "sciocchezze" e ad andare sulle vere montagne. Poi arrivarono climber dalle città e scoprirono che in fondovalle c'erano il sole, i mirtilli, un campeggio e pareti raggiungibili senza trascinare per ore uno zaino da alpinismo carico fino all'inverosimile. Si poteva passare la giornata ad arrampicare e basta: per l'epoca era quasi un'ammissione di pigrizia.
Negli anni Settanta Bernard Gorgeon e altri provenzali portarono ad Ailefroide l'esperienza maturata tra Buoux, Sainte-Victoire e Verdon. Nel 1973 Gorgeon e Maxime André aprirono Snoopy usando un solo chiodo e gli allora avveniristici eccentrici (i friends, a quel tempo, erano soprattutto gli amici portati in parete).
Negli anni Ottanta Dominique Stumpert iniziò a esplorare con qualche ancoraggio in più, spesso piantato a mano. Nello stesso periodo le guide, in particolare Pierre-Henri Paillasson, attrezzarono i primi settori di La Draye, La Fissure e Les Étoiles. I monotiri censiti passarono da una trentina nel 1986 a circa 110 nel 1988. La Cocarde, aperta da Stumpert, sarebbe diventata una delle vie più percorse della valle.
All'inizio degli anni Novanta arrivarono i perforatori a batteria. Il trio Cambon-Ghesquiers-Leblanc accelerò il processo. Tra il 1990 e il 1995 furono aperte almeno 29 vie lunghe. Seguirono Jean-Marc De Robert, Francis Élichabe, Henri Vincens, Hervé Guigliarelli, Gilles Crespi e diversi apritori provenienti da Marsiglia e dal sud della Francia. Negli anni successivi Guillaume Christian, Hervé Dégonon, Fred Jullien e Ben Kempf aggiunsero altri itinerari, compresi alcuni tentativi di recuperare uno stile trad su un granito che raramente offre fessure continue e pulite.
Ailefroide crebbe così: una generazione sopra l'altra, con idee spesso incompatibili. La guida ricorda che 6 apritori, Stumpert, Cambon, Leblanc, Fiaschi, Guigliarelli e Crespi, avevano realizzato 109 delle 144 vie lunghe censite nel bilancio del 2017. Cambon se ne attribuiva 79. La sproporzione è evidente, anche se lui stesso riempie le pagine con i nomi di chi lo ha aiutato a chiodare, pulire, fotografare e raccogliere informazioni.
Il prolifico che si prendeva in giro
Jean-Michel Cambon era un insegnante. Nella propria autobiografia si definisce un maestro della vecchia scuola, un alpinista di capacità modeste e un eterno dilettante, rimasto fuori dalla professione di guida alpina nonostante "una decina di tentativi spesso patetici".
Il ritratto prosegue attribuendogli imprese sulle ripide pareti dei fantomatici Monts Tif et Tond, sulle creste delle Bêches, sul Râteau e sulle pareti nord del Ballon de Vin Rouge. Per cercare sponsor, racconta, era persino disposto al sacrificio di indossare giacca e cravatta.
I numeri reali vengono subito dopo. Nel computo del materiale posato da Cambon e dai suoi compagni compaiono 780 tiri, 10.050 ancoraggi, circa 1.150 chili di ferraglia e 370 giornate trascorse ad aprire. Più di un anno intero. Lui riduce tutto a undici o dodici giorni all'anno per trent'anni: "in fondo, piuttosto modesto". Per rendere comprensibile il peso del ferro degli spit, lo paragona a un Renault Kangoo e precisa che è comunque molto meno del ferro necessario a costruire un impianto di risalita. In un'altra pagina si domanda che senso abbia avuto aprire 79 vie ad Ailefroide. Con la stessa energia avrebbe potuto salire 79 volte il Pilier Sud des Écrins, comprarsi due o tre Rolex o vivere 79 "storie d'amore". Arriva tardi a questa conclusione: il tempo perduto non tornerà ma è anche un modo efficace per impedire che il conteggio degli spit diventi pura idolatria. Cambon costruisce il proprio monumento e, mentre il cemento è ancora fresco, ci disegna sopra un paio di baffi.
Lo stesso umorismo entra nelle pagine dedicate alla sicurezza. Un climber quasi nudo in primavera rischia di diventare un "ghiacciolo di Sylvain Cambon" se la corda si incastra e deve bivaccare. Due alpinisti bloccati vengono definiti "crétins des Alpes". Tra gli aforismi scelti per introdurre i pericoli della montagna avverte: "Se sei morto, lo sei per il resto della vita".
La battuta è grossolana, però si ricorda. Cambon usava il comico come dispositivo di sicurezza: una vignetta di un climber intirizzito comunica più di una formula generica sulla necessità di portare indumenti adeguati.
Il suo umorismo aveva anche lati meno difendibili. Parlando di una vecchia vignetta sulla commissione del Parco, ammette di aver eliminato tre fumetti con contenuti sessisti, omofobi e razzisti. Li definisce provocatori e politicamente scorretti, poi racconta di averli tolti dopo le pressioni di un amico e per mantenere rapporti decenti con il Parc National des Écrins.
L'ammissione resta goffa. Serve comunque a evitare una lettura troppo pulita del personaggio. L'irriverenza di Cambon aveva punti ciechi, come spesso accade negli ambienti convinti che una battuta sia innocua solo perché fa ridere chi la pronuncia.
Viva i gradi facili
Il dato più interessante delle vie di Cambon riguarda il pubblico al quale erano destinate. Nella guida vengono contati 107 itinerari compresi tra il 5a e il 6a, 92 dei quali completamente attrezzati. Il commento è netto: "Vive les petits niveaux" (Viva i gradi facili).
Oggi il valore di un'area viene spesso raccontato attraverso il grado più alto ma Cambon ragionava su un'altra scala: cercava pareti sulle quali una cordata normale potesse trascorrere una giornata lunga, arrampicare da primi e tornare al campeggio senza aver bisogno del 7b come livello obbligatorio.
Negli ultimi anni prendeva in giro il proprio calo di prestazioni: ammetteva di essere arrivato vicino al 6c, senza aver mai salito un 7a, e riportava il giudizio di un compagno che aveva definito il suo livello "di merda". La risposta è una delle osservazioni più lucide della guida: "ciascuno rappresenta il livello di merda di qualcun altro". Anche chi si trova momentaneamente in cima alla scala verrà prima o poi superato. Il grado, per Cambon, rimaneva una mera informazione tecnica e non una patente di guida per pareti grandi o piccole.
Con l'età iniziò a cercare linee più corte e semplici, talvolta in settori che un tempo avrebbe considerato secondari o totalmente inappropriati all'apertura, come ad esempio la parete dove ora corre La Raclure. Scrive di essere ormai ridotto a prendere gli avanzi, aprendo vie poco interessanti per i forti. Poi, in quegli stessi avanzi, trovava La Part des Anges, Damoclès, Hanches en miettes o Mou du Cul. Itinerari frequentati da moltissime cordate di livello medio.
Dietro una via di 5c restavano le stesse giornate trascorse a togliere zolle, tagliare arbusti, consolidare lame, trovare la linea delle calate e trasportare il materiale avanti e indietro. Il granito di bassa quota di Ailefroide è spesso coperto di vegetazione e le fessure possono essere intasate di terra se va bene, o alla peggio di blocchi, quindi le pareti più abbattute richiedono parecchio lavoro manuale prima di diventare arrampicabili con un minimo di decenza.
Questo spiega anche la posizione poco ideologica di Cambon sul trad: riconosceva il valore delle vie da proteggere, aiutò a conservarne alcune e seguì con interesse le nuove aperture di Guillaume Christian. Osservava però che il terreno di Ailefroide offre poche fessure adatte a una protezione continua. Gli itinerari a spit si sviluppano sulle placche più piulite (anche se muschiose) lontane dalle fessure e raramente sottraggono spazio a linee trad credibili.
Snoopy, o dell'etica senza tribunale
La storia di Snoopy mostra bene il modo in cui ad Ailefroide si è discusso di etica.
Nel 1973 Bernard Gorgeon e Maxime André aprirono la via con un solo chiodo e protezioni veloci e nel 1989 Fred Augé la attrezzò a spit senza chiedere il consenso agli apritori. Non ci fu una vera opposizione, gli spit erano ancora una novità e le regole condivise risultavano piuttosto vaghe.
Nel 2006 la guida Sébastien Foissac propose di schiodare Snoopy e restituirle una parte del carattere originario. Le ragioni erano solide: rispetto per gli apritori e conservazione di uno stile raro ad Ailefroide. Le obiezioni lo erano altrettanto. Una via trad richiede esperienza e una serie di friend, con un discreto costo che esclude automaticamente alcuni climber più squattrinati. Qualcuno faceva notare che sarebbe bastato ignorare gli spit. Altri chiedevano perché non aprire una nuova via invece di modificare quella esistente.
Tra la caricatura dell'aquila e il regolamento c'era anche una rete di persone capaci di parlare linguaggi diversi. André Buisson ne è un buon esempio. Consigliere comunale, per anni responsabile dell'ufficio guide, cacciatore e profondo conoscitore della fauna locale, si trovava al centro di gruppi che spesso si guardavano con sospetto. Il Parco si rivolgeva a lui per localizzare le aree di nidificazione. I climber gli chiedevano informazioni sulle vie. Conosceva l'impatto dell'arrampicata sull'economia della valle e quello della frequentazione sugli animali.
Le convenzioni funzionano meglio quando attorno al tavolo siede qualcuno così. Una persona che conosce il nome della parete, del chiodatore e dell'aquila..
Una topo serve anche a comprare gli spit
Nella ricostruzione di Cambon, le federazioni offrirono pochissimo materiale per le grandi vie di Ailefroide. CAF e FFME sostennero talvolta alcuni interventi, ma il grosso delle aperture venne realizzato con attrezzatura personale, con i fondi del piccolo club Écrins Escalade e con i ricavi delle guide.
Il Bureau des Guides non organizzava direttamente campagne di chiodature, donava però materiale agli apritori e destinava alle nuove vie i guadagni ottenuti dalla vendita della topo di Ailefroide presso il proprio ufficio. Molte guide erano anche chiodatori: Fred Roulx, Francis Élichabe, Hervé Dégonon, Guillaume Christian, Jacques Perrier, Marie-Claire Hourcade e altri. La distinzione tra professionisti, volontari e apritori rimaneva piuttosto porosa.
Per questo Cambon reagiva con tanta durezza alle guide che riprendevano il lavoro altrui e alle piattaforme web di topo-sharing gratuite.
La sua polemica contro Jean-Jacques Rolland e Camptocamp è feroce. Accusa il primo di aver pubblicato decine di vie di Ailefroide senza aver contribuito alla loro apertura o manutenzione. A C2C contesta l'ambizione di costruire una topo completa e gratuita senza prevedere un ritorno economico per chi sostituisce soste e ancoraggi.
Il tono supera spesso la misura. In una vignetta un rapinatore intima di consegnargli 583 tiri attrezzati. In un'altra, il web admin di C2C scopre con enorme stupore che una via moderna contiene materiale lasciato volontariamente in parete e che quel materiale, prima o poi, deve essere sostituito.
Cambon arrivò anche a inserire volontariamente, sette informazioni sbagliate nell'edizione 2005, limitandole - secondo il suo racconto - a dettagli incapaci di mettere in pericolo i climber e facilmente riconoscibili da chi conosceva il luogo. Gli errori reali erano dodici e rolland ne avrebbe ripresi sei nella propria guida.
Come trappola per individuare una copia è ingegnosa, come pratica editoriale in una relazione alpinistica rimane discutibile. Il lettore dovrebbe poter presumere che ogni errore sia involontario.
Il punto economico, invece, resiste alla provocazione. Aprire una via costa. Richiodarla costa di nuovo. Una descrizione gratuita può aumentare rapidamente la frequentazione senza produrre un solo ancoraggio. Il problema non si risolve difendendo a priori la carta o accusando chi condivide una relazione. Serve un meccanismo che riporti una parte del valore verso la parete. Ad Ailefroide quel meccanismo era la guida locale. Comprare la topo significava mettere qualche euro nel prossimo sacchetto di resinati.
Dopo Cambon
Jean-Michel Cambon morì in un incidente il 12 marzo 2020. Aveva aperto e mantenuto vie nell'Oisans per più di quarant'anni e pubblicato le guide di Ailefroide, La Bérarde, Oisans Est e Oisans Ovest. Il problema lasciato alla famiglia andava ben oltre la ristampa di alcuni libri.
C'erano centinaia di tiri da controllare.
La raccolta per il cairn commemorativo (l'ometto gigante) produsse un avanzo di 5.200 euro. Il denaro venne destinato al nuovo progetto editoriale Oisans Nouveau, Oisans Sauvage. Nel maggio 2021 il collettivo si trasformò formalmente nell'associazione ONOS, con lo scopo di coordinare la richiodatura delle vie dell'Oisans, sostituire il materiale deteriorato e ridurre le esposizioni eccessive rispettando il carattere originario degli itinerari. Entro il 2024 dichiarava circa sessanta vie di media e alta montagna già sistemate grazie al lavoro volontario.
In mezzo ci sono trent'anni di "perforazioni", spazzole, disgaggi, riunioni e discussioni su chi avesse il diritto di fare cosa.
La prima salita documentata sulle pareti basse della valle è la Fissure d'Ailefroide, percorsa nel 1941 da Lionel Terray e compagni. Per parecchio tempo quel roccione rimase ai margini. Le guide locali lo usavano per testare i clienti, mentre l'attività seria si svolgeva più in alto, sulle pareti del Pelvoux e sulle "barre" innevate dell'Encrins.
Jean-Pierre Fédèle ricorda che, negli anni Sessanta, i ragazzi della valle arrampicavano sui massi e tentavano la Fissure con la corda legata in vita. Le vecchie guide li invitavano a smetterla con quelle "sciocchezze" e ad andare sulle vere montagne. Poi arrivarono climber dalle città e scoprirono che in fondovalle c'erano il sole, i mirtilli, un campeggio e pareti raggiungibili senza trascinare per ore uno zaino da alpinismo carico fino all'inverosimile. Si poteva passare la giornata ad arrampicare e basta: per l'epoca era quasi un'ammissione di pigrizia.
Negli anni Settanta Bernard Gorgeon e altri provenzali portarono ad Ailefroide l'esperienza maturata tra Buoux, Sainte-Victoire e Verdon. Nel 1973 Gorgeon e Maxime André aprirono Snoopy usando un solo chiodo e gli allora avveniristici eccentrici (i friends, a quel tempo, erano soprattutto gli amici portati in parete).
Negli anni Ottanta Dominique Stumpert iniziò a esplorare con qualche ancoraggio in più, spesso piantato a mano. Nello stesso periodo le guide, in particolare Pierre-Henri Paillasson, attrezzarono i primi settori di La Draye, La Fissure e Les Étoiles. I monotiri censiti passarono da una trentina nel 1986 a circa 110 nel 1988. La Cocarde, aperta da Stumpert, sarebbe diventata una delle vie più percorse della valle.
All'inizio degli anni Novanta arrivarono i perforatori a batteria. Il trio Cambon-Ghesquiers-Leblanc accelerò il processo. Tra il 1990 e il 1995 furono aperte almeno 29 vie lunghe. Seguirono Jean-Marc De Robert, Francis Élichabe, Henri Vincens, Hervé Guigliarelli, Gilles Crespi e diversi apritori provenienti da Marsiglia e dal sud della Francia. Negli anni successivi Guillaume Christian, Hervé Dégonon, Fred Jullien e Ben Kempf aggiunsero altri itinerari, compresi alcuni tentativi di recuperare uno stile trad su un granito che raramente offre fessure continue e pulite.
Ailefroide crebbe così: una generazione sopra l'altra, con idee spesso incompatibili. La guida ricorda che 6 apritori, Stumpert, Cambon, Leblanc, Fiaschi, Guigliarelli e Crespi, avevano realizzato 109 delle 144 vie lunghe censite nel bilancio del 2017. Cambon se ne attribuiva 79. La sproporzione è evidente, anche se lui stesso riempie le pagine con i nomi di chi lo ha aiutato a chiodare, pulire, fotografare e raccogliere informazioni.
Il prolifico che si prendeva in giro
Jean-Michel Cambon era un insegnante. Nella propria autobiografia si definisce un maestro della vecchia scuola, un alpinista di capacità modeste e un eterno dilettante, rimasto fuori dalla professione di guida alpina nonostante "una decina di tentativi spesso patetici".
Il ritratto prosegue attribuendogli imprese sulle ripide pareti dei fantomatici Monts Tif et Tond, sulle creste delle Bêches, sul Râteau e sulle pareti nord del Ballon de Vin Rouge. Per cercare sponsor, racconta, era persino disposto al sacrificio di indossare giacca e cravatta.
I numeri reali vengono subito dopo. Nel computo del materiale posato da Cambon e dai suoi compagni compaiono 780 tiri, 10.050 ancoraggi, circa 1.150 chili di ferraglia e 370 giornate trascorse ad aprire. Più di un anno intero. Lui riduce tutto a undici o dodici giorni all'anno per trent'anni: "in fondo, piuttosto modesto". Per rendere comprensibile il peso del ferro degli spit, lo paragona a un Renault Kangoo e precisa che è comunque molto meno del ferro necessario a costruire un impianto di risalita. In un'altra pagina si domanda che senso abbia avuto aprire 79 vie ad Ailefroide. Con la stessa energia avrebbe potuto salire 79 volte il Pilier Sud des Écrins, comprarsi due o tre Rolex o vivere 79 "storie d'amore". Arriva tardi a questa conclusione: il tempo perduto non tornerà ma è anche un modo efficace per impedire che il conteggio degli spit diventi pura idolatria. Cambon costruisce il proprio monumento e, mentre il cemento è ancora fresco, ci disegna sopra un paio di baffi.
![]() |
| Autoritratto |
La battuta è grossolana, però si ricorda. Cambon usava il comico come dispositivo di sicurezza: una vignetta di un climber intirizzito comunica più di una formula generica sulla necessità di portare indumenti adeguati.
Il suo umorismo aveva anche lati meno difendibili. Parlando di una vecchia vignetta sulla commissione del Parco, ammette di aver eliminato tre fumetti con contenuti sessisti, omofobi e razzisti. Li definisce provocatori e politicamente scorretti, poi racconta di averli tolti dopo le pressioni di un amico e per mantenere rapporti decenti con il Parc National des Écrins.
L'ammissione resta goffa. Serve comunque a evitare una lettura troppo pulita del personaggio. L'irriverenza di Cambon aveva punti ciechi, come spesso accade negli ambienti convinti che una battuta sia innocua solo perché fa ridere chi la pronuncia.
Viva i gradi facili
Il dato più interessante delle vie di Cambon riguarda il pubblico al quale erano destinate. Nella guida vengono contati 107 itinerari compresi tra il 5a e il 6a, 92 dei quali completamente attrezzati. Il commento è netto: "Vive les petits niveaux" (Viva i gradi facili).
Oggi il valore di un'area viene spesso raccontato attraverso il grado più alto ma Cambon ragionava su un'altra scala: cercava pareti sulle quali una cordata normale potesse trascorrere una giornata lunga, arrampicare da primi e tornare al campeggio senza aver bisogno del 7b come livello obbligatorio.
Negli ultimi anni prendeva in giro il proprio calo di prestazioni: ammetteva di essere arrivato vicino al 6c, senza aver mai salito un 7a, e riportava il giudizio di un compagno che aveva definito il suo livello "di merda". La risposta è una delle osservazioni più lucide della guida: "ciascuno rappresenta il livello di merda di qualcun altro". Anche chi si trova momentaneamente in cima alla scala verrà prima o poi superato. Il grado, per Cambon, rimaneva una mera informazione tecnica e non una patente di guida per pareti grandi o piccole.
Con l'età iniziò a cercare linee più corte e semplici, talvolta in settori che un tempo avrebbe considerato secondari o totalmente inappropriati all'apertura, come ad esempio la parete dove ora corre La Raclure. Scrive di essere ormai ridotto a prendere gli avanzi, aprendo vie poco interessanti per i forti. Poi, in quegli stessi avanzi, trovava La Part des Anges, Damoclès, Hanches en miettes o Mou du Cul. Itinerari frequentati da moltissime cordate di livello medio.
Dietro una via di 5c restavano le stesse giornate trascorse a togliere zolle, tagliare arbusti, consolidare lame, trovare la linea delle calate e trasportare il materiale avanti e indietro. Il granito di bassa quota di Ailefroide è spesso coperto di vegetazione e le fessure possono essere intasate di terra se va bene, o alla peggio di blocchi, quindi le pareti più abbattute richiedono parecchio lavoro manuale prima di diventare arrampicabili con un minimo di decenza.
Questo spiega anche la posizione poco ideologica di Cambon sul trad: riconosceva il valore delle vie da proteggere, aiutò a conservarne alcune e seguì con interesse le nuove aperture di Guillaume Christian. Osservava però che il terreno di Ailefroide offre poche fessure adatte a una protezione continua. Gli itinerari a spit si sviluppano sulle placche più piulite (anche se muschiose) lontane dalle fessure e raramente sottraggono spazio a linee trad credibili.
Snoopy, o dell'etica senza tribunale
La storia di Snoopy mostra bene il modo in cui ad Ailefroide si è discusso di etica.
Nel 1973 Bernard Gorgeon e Maxime André aprirono la via con un solo chiodo e protezioni veloci e nel 1989 Fred Augé la attrezzò a spit senza chiedere il consenso agli apritori. Non ci fu una vera opposizione, gli spit erano ancora una novità e le regole condivise risultavano piuttosto vaghe.
Nel 2006 la guida Sébastien Foissac propose di schiodare Snoopy e restituirle una parte del carattere originario. Le ragioni erano solide: rispetto per gli apritori e conservazione di uno stile raro ad Ailefroide. Le obiezioni lo erano altrettanto. Una via trad richiede esperienza e una serie di friend, con un discreto costo che esclude automaticamente alcuni climber più squattrinati. Qualcuno faceva notare che sarebbe bastato ignorare gli spit. Altri chiedevano perché non aprire una nuova via invece di modificare quella esistente.
Gorgeon accolse positivamente il progetto e propose una soluzione intermedia: soste attrezzate e pochi ancoraggi per tiro, sufficienti a evitare cadute direttamente sulla sosta. Cambon si dichiarò favorevole, aggiungendo due condizioni. Il lavoro doveva procedere con calma e ricevere l'approvazione della comunità che aveva costruito Ailefroide: apritori, guide, climber locali, giovani e vecchi. La sua frase è semplice: "Ad Ailefroide l'arrampicata non è una guerra".
Il progetto impiegò anni. Nel 2021 il Comune e il Dipartimento finanziarono infine la rimozione di una parte degli spit, mantenendo le soste e alcuni ancoraggi per limitare l'esposizione. Snoopy divenne una via parzialmente attrezzata, abbastanza vicina alla propria storia senza fingere che quarant'anni di frequentazione non fossero mai esistiti.
Questa vicenda offre un'indicazione utile anche fuori dalla Francia. Il rispetto dell'apritore conta ma conta pure la storia successiva della via. Tra questi due punti si inseriscono l'uso consolidato, il livello di rischio accettabile, l'accessibilità economica e il parere di chi vive il luogo. La soluzione richiese quindici anni. È un tempo poco adatto ai social network, dove una fila di spit può essere condannata, difesa o rimossa nel giro di un pomeriggio...
Il Parco, tra aquile e formulari
Cambon prendeva spesso in giro il Parc National des Écrins. Nelle sue pagine compaiono aquile invitate a nidificare altrove, funzionari che dettano l'etica seduti dietro una scrivania e commissioni incapaci di decidere se una via abbia troppi spit, troppo pochi o l'apritore è sbagliato.
Scrive però con altrettanta chiarezza che il Parco è un bene per il massiccio. Lo considera necessario per difendere la montagna dalla sovrafrequentazione e dall'industrializzazione, citando il rischio rappresentato dall'espansione dei vicini comprensori sciistici. Accetta l'esistenza di zone vietate per proteggere rapaci, fauna e vegetazione. Nelle sue proposte pratiche chiede ai climber di evitare anche i blocchi situati nelle aree sensibili.
Il conflitto riguardava soprattutto il metodo del parco. Nel 1993 il Parco, la FFME, il CAF, la Compagnie des Guides de l'Oisans, Mountain Wilderness, l'ONF e altri soggetti firmarono la Convention Escalade et Alpinisme. Ogni primavera una commissione esaminava i progetti di nuove vie e stabiliva le zone aperte e quelle interdette. Jean-Pierre Nicollet riuscì per anni a tenere insieme posizioni molto distanti.
Il sistema produsse risultati alterni: in alcune stagioni quasi tutti i progetti venivano accettati. In altre, pochissimi. Molti apritori rinunciarono a presentare domande e si spostarono altrove. Qualcuno aprì senza autorizzazione. Cambon, abituato da insegnante a compilare anche i formulari più assurdi, continuò a sottoporre le proprie richieste e attese sette anni prima che si sbloccasse una lunga fase di fermo.
Uno degli episodi più paradossali riguarda Rossinante. Nel 2008 Guillaume Christian aprì sul Plan des Durs una via trad, ripulendo a lungo la parete e senza lasciare spit. Chiese poi il permesso di aggiungere tre ancoraggi per rendere più omogeneo un itinerario altrimenti poco abbordabile. La commissione rifiutò, mentre nello stesso periodo autorizzava progetti molto più attrezzati. Il risultato fu esattamente quello che una regolamentazione dovrebbe evitare: gli apritori di vie trad capirono che, per mettere pochi punti, era più semplice non chiedere.
Il progetto impiegò anni. Nel 2021 il Comune e il Dipartimento finanziarono infine la rimozione di una parte degli spit, mantenendo le soste e alcuni ancoraggi per limitare l'esposizione. Snoopy divenne una via parzialmente attrezzata, abbastanza vicina alla propria storia senza fingere che quarant'anni di frequentazione non fossero mai esistiti.
Questa vicenda offre un'indicazione utile anche fuori dalla Francia. Il rispetto dell'apritore conta ma conta pure la storia successiva della via. Tra questi due punti si inseriscono l'uso consolidato, il livello di rischio accettabile, l'accessibilità economica e il parere di chi vive il luogo. La soluzione richiese quindici anni. È un tempo poco adatto ai social network, dove una fila di spit può essere condannata, difesa o rimossa nel giro di un pomeriggio...
Il Parco, tra aquile e formulari
Cambon prendeva spesso in giro il Parc National des Écrins. Nelle sue pagine compaiono aquile invitate a nidificare altrove, funzionari che dettano l'etica seduti dietro una scrivania e commissioni incapaci di decidere se una via abbia troppi spit, troppo pochi o l'apritore è sbagliato.
Scrive però con altrettanta chiarezza che il Parco è un bene per il massiccio. Lo considera necessario per difendere la montagna dalla sovrafrequentazione e dall'industrializzazione, citando il rischio rappresentato dall'espansione dei vicini comprensori sciistici. Accetta l'esistenza di zone vietate per proteggere rapaci, fauna e vegetazione. Nelle sue proposte pratiche chiede ai climber di evitare anche i blocchi situati nelle aree sensibili.
Il conflitto riguardava soprattutto il metodo del parco. Nel 1993 il Parco, la FFME, il CAF, la Compagnie des Guides de l'Oisans, Mountain Wilderness, l'ONF e altri soggetti firmarono la Convention Escalade et Alpinisme. Ogni primavera una commissione esaminava i progetti di nuove vie e stabiliva le zone aperte e quelle interdette. Jean-Pierre Nicollet riuscì per anni a tenere insieme posizioni molto distanti.
Il sistema produsse risultati alterni: in alcune stagioni quasi tutti i progetti venivano accettati. In altre, pochissimi. Molti apritori rinunciarono a presentare domande e si spostarono altrove. Qualcuno aprì senza autorizzazione. Cambon, abituato da insegnante a compilare anche i formulari più assurdi, continuò a sottoporre le proprie richieste e attese sette anni prima che si sbloccasse una lunga fase di fermo.
Uno degli episodi più paradossali riguarda Rossinante. Nel 2008 Guillaume Christian aprì sul Plan des Durs una via trad, ripulendo a lungo la parete e senza lasciare spit. Chiese poi il permesso di aggiungere tre ancoraggi per rendere più omogeneo un itinerario altrimenti poco abbordabile. La commissione rifiutò, mentre nello stesso periodo autorizzava progetti molto più attrezzati. Il risultato fu esattamente quello che una regolamentazione dovrebbe evitare: gli apritori di vie trad capirono che, per mettere pochi punti, era più semplice non chiedere.
Il caso di Pachamama fu ancora più pesante. Jean Delpy e Jean-Marc De Robert aprirono nel 1999 tredici tiri dal 6a al 7b su una parete classificata come zona proibita, dichiarando di non essere a conoscenza del divieto. Presero contatto con il Parco e avviarono un dialogo. Le riunioni successive decisero comunque la schiodatura senza invitare i due apritori a presentare le proprie ragioni. Nel 2001 la via fu rimossa a spese pubbliche.
Cambon proponeva una chiusura stagionale, legata alla presenza effettiva delle aquile, e un confronto diretto con gli interessati. Pachamama rimase una via fantasma: aperta, ripetuta, battezzata e poi resa inaccessibile nella forma originaria.
Cambon proponeva una chiusura stagionale, legata alla presenza effettiva delle aquile, e un confronto diretto con gli interessati. Pachamama rimase una via fantasma: aperta, ripetuta, battezzata e poi resa inaccessibile nella forma originaria.
![]() |
| Il burocrate detta i sei comandamenti dell'etica |
Tra la caricatura dell'aquila e il regolamento c'era anche una rete di persone capaci di parlare linguaggi diversi. André Buisson ne è un buon esempio. Consigliere comunale, per anni responsabile dell'ufficio guide, cacciatore e profondo conoscitore della fauna locale, si trovava al centro di gruppi che spesso si guardavano con sospetto. Il Parco si rivolgeva a lui per localizzare le aree di nidificazione. I climber gli chiedevano informazioni sulle vie. Conosceva l'impatto dell'arrampicata sull'economia della valle e quello della frequentazione sugli animali.
Le convenzioni funzionano meglio quando attorno al tavolo siede qualcuno così. Una persona che conosce il nome della parete, del chiodatore e dell'aquila..
Una topo serve anche a comprare gli spit
Nella ricostruzione di Cambon, le federazioni offrirono pochissimo materiale per le grandi vie di Ailefroide. CAF e FFME sostennero talvolta alcuni interventi, ma il grosso delle aperture venne realizzato con attrezzatura personale, con i fondi del piccolo club Écrins Escalade e con i ricavi delle guide.
Il Bureau des Guides non organizzava direttamente campagne di chiodature, donava però materiale agli apritori e destinava alle nuove vie i guadagni ottenuti dalla vendita della topo di Ailefroide presso il proprio ufficio. Molte guide erano anche chiodatori: Fred Roulx, Francis Élichabe, Hervé Dégonon, Guillaume Christian, Jacques Perrier, Marie-Claire Hourcade e altri. La distinzione tra professionisti, volontari e apritori rimaneva piuttosto porosa.
Per questo Cambon reagiva con tanta durezza alle guide che riprendevano il lavoro altrui e alle piattaforme web di topo-sharing gratuite.
La sua polemica contro Jean-Jacques Rolland e Camptocamp è feroce. Accusa il primo di aver pubblicato decine di vie di Ailefroide senza aver contribuito alla loro apertura o manutenzione. A C2C contesta l'ambizione di costruire una topo completa e gratuita senza prevedere un ritorno economico per chi sostituisce soste e ancoraggi.
Il tono supera spesso la misura. In una vignetta un rapinatore intima di consegnargli 583 tiri attrezzati. In un'altra, il web admin di C2C scopre con enorme stupore che una via moderna contiene materiale lasciato volontariamente in parete e che quel materiale, prima o poi, deve essere sostituito.
Cambon arrivò anche a inserire volontariamente, sette informazioni sbagliate nell'edizione 2005, limitandole - secondo il suo racconto - a dettagli incapaci di mettere in pericolo i climber e facilmente riconoscibili da chi conosceva il luogo. Gli errori reali erano dodici e rolland ne avrebbe ripresi sei nella propria guida.
Come trappola per individuare una copia è ingegnosa, come pratica editoriale in una relazione alpinistica rimane discutibile. Il lettore dovrebbe poter presumere che ogni errore sia involontario.
Il punto economico, invece, resiste alla provocazione. Aprire una via costa. Richiodarla costa di nuovo. Una descrizione gratuita può aumentare rapidamente la frequentazione senza produrre un solo ancoraggio. Il problema non si risolve difendendo a priori la carta o accusando chi condivide una relazione. Serve un meccanismo che riporti una parte del valore verso la parete. Ad Ailefroide quel meccanismo era la guida locale. Comprare la topo significava mettere qualche euro nel prossimo sacchetto di resinati.
Dopo Cambon
Jean-Michel Cambon morì in un incidente il 12 marzo 2020. Aveva aperto e mantenuto vie nell'Oisans per più di quarant'anni e pubblicato le guide di Ailefroide, La Bérarde, Oisans Est e Oisans Ovest. Il problema lasciato alla famiglia andava ben oltre la ristampa di alcuni libri.
C'erano centinaia di tiri da controllare.
La raccolta per il cairn commemorativo (l'ometto gigante) produsse un avanzo di 5.200 euro. Il denaro venne destinato al nuovo progetto editoriale Oisans Nouveau, Oisans Sauvage. Nel maggio 2021 il collettivo si trasformò formalmente nell'associazione ONOS, con lo scopo di coordinare la richiodatura delle vie dell'Oisans, sostituire il materiale deteriorato e ridurre le esposizioni eccessive rispettando il carattere originario degli itinerari. Entro il 2024 dichiarava circa sessanta vie di media e alta montagna già sistemate grazie al lavoro volontario.
La famiglia costituì anche l'associazione Topos Cambon. Babeth Rambaud raccolse gli archivi e le informazioni lasciate da JMC. Il figlio Sylvain aggiornò relazioni e dati tecnici. Francis Élichabe verificò i settori di falesia, forte di trent'anni di manutenzione volontaria ad Ailefroide.
I ricavi delle nuove edizioni finanziano ONOS, l'acquisto di materiale per le richiodature e, quando esistono progetti, nuove aperture. Adesioni, donazioni e lavoro volontario completano il sistema.
La vera novità arrivò dal Comune di Vallouise-Pelvoux. Cambon aveva trascorso anni lamentando il disinteresse delle istituzioni e non si aspettava molto dall'amministrazione locale. Dopo la sua morte, il Comune decise di assumersi una parte della manutenzione, con il cofinanziamento del Dipartimento delle Hautes-Alpes.
Il Bureau des Guides, coordinato da Sylvain Rivoire, venne incaricato dei lavori. Tra il 2021 e il 2024 il rendiconto tecnico elenca almeno 17 vie lunghe richiodate, tra cui Snoopy, Fissure Ailefroide, Palavar les Flots, La Vie devant soi, La Rivière Kwai, Écrins Total e La Cocarde. Il programma comunale ha interessato anche circa 150 monotiri nei settori di La Gorge, La Fissure, Les Étoiles, Tenue de Soirée e La Draye.
Gli interventi sono stati eseguiti con ancoraggi resinati, mantenendo per quanto possibile l'impegno e la logica degli apritori. Le situazioni con rischio evidente di caduta a terra o direttamente in sosta sono state corrette. Il resto non è stato trasformato automaticamente in palestra.
ONOS continua a occuparsi delle operazioni volontarie e dei lavori minori. Il Bureau mette a disposizione la conoscenza del terreno e le competenze professionali. Il Comune e il Dipartimento finanziano le campagne più estese. Topos Cambon mantiene il circuito economico delle guide. Sylvain Rivoire coordina i passaggi tra questi soggetti.
È qui che Ailefroide diventa un caso interessante.
Cambon aveva costruito molto attraverso una quantità fuori scala di lavoro personale. Dopo la sua morte, quel patrimonio rischiava di deteriorarsi insieme agli spit degli anni 90. La risposta ha distribuito il peso tra famiglia, apritori, guide, volontari e amministrazione.
Un modello pieno di discussioni
Ailefroide continua ad avere contraddizioni. Ci sono vie aperte senza autorizzazione, progetti bloccati, vecchie chiodature contestate, interventi istituzionali arrivati tardi e idee diverse su quanto una richiodatura debba modificare l'originale. Proprio per questo il suo esempio è utile.
La collaborazione non è nata da una comunità sempre concorde. È arrivata dopo decenni di attriti, quando è diventato evidente che il lavoro di un singolo non poteva reggere per sempre. Il Parco ha riconosciuto l'arrampicata come attività da governare, il Comune ha riconosciuto le vie come parte del proprio territorio e della propria economia. Le guide hanno accettato un ruolo operativo. Gli apritori hanno condiviso informazioni e, almeno in alcuni casi, discusso le modifiche. Le associazioni hanno creato un passaggio leggibile tra il denaro delle guide e il materiale messo in parete.
Anche il climber entra in questo patto: compra la guida locale, segnala un ancoraggio deteriorato, evita di spostare gli spit secondo il proprio gusto, rispetta le aree di nidificazione e magari dedica un'ora a liberare un sentiero invaso dall'erba. La parete frequentata da centinaia di persone non si mantiene per generazione spontanea.
Cambon lo aveva capito molto bene. Per questo, dalla prima vignetta della guida, ringrazia tutti e subito dopo assegna un lavoro.
I ricavi delle nuove edizioni finanziano ONOS, l'acquisto di materiale per le richiodature e, quando esistono progetti, nuove aperture. Adesioni, donazioni e lavoro volontario completano il sistema.
![]() |
| "Se l'avessi saputo, avrei aperto di più" |
La vera novità arrivò dal Comune di Vallouise-Pelvoux. Cambon aveva trascorso anni lamentando il disinteresse delle istituzioni e non si aspettava molto dall'amministrazione locale. Dopo la sua morte, il Comune decise di assumersi una parte della manutenzione, con il cofinanziamento del Dipartimento delle Hautes-Alpes.
Il Bureau des Guides, coordinato da Sylvain Rivoire, venne incaricato dei lavori. Tra il 2021 e il 2024 il rendiconto tecnico elenca almeno 17 vie lunghe richiodate, tra cui Snoopy, Fissure Ailefroide, Palavar les Flots, La Vie devant soi, La Rivière Kwai, Écrins Total e La Cocarde. Il programma comunale ha interessato anche circa 150 monotiri nei settori di La Gorge, La Fissure, Les Étoiles, Tenue de Soirée e La Draye.
Gli interventi sono stati eseguiti con ancoraggi resinati, mantenendo per quanto possibile l'impegno e la logica degli apritori. Le situazioni con rischio evidente di caduta a terra o direttamente in sosta sono state corrette. Il resto non è stato trasformato automaticamente in palestra.
ONOS continua a occuparsi delle operazioni volontarie e dei lavori minori. Il Bureau mette a disposizione la conoscenza del terreno e le competenze professionali. Il Comune e il Dipartimento finanziano le campagne più estese. Topos Cambon mantiene il circuito economico delle guide. Sylvain Rivoire coordina i passaggi tra questi soggetti.
È qui che Ailefroide diventa un caso interessante.
Cambon aveva costruito molto attraverso una quantità fuori scala di lavoro personale. Dopo la sua morte, quel patrimonio rischiava di deteriorarsi insieme agli spit degli anni 90. La risposta ha distribuito il peso tra famiglia, apritori, guide, volontari e amministrazione.
Un modello pieno di discussioni
Ailefroide continua ad avere contraddizioni. Ci sono vie aperte senza autorizzazione, progetti bloccati, vecchie chiodature contestate, interventi istituzionali arrivati tardi e idee diverse su quanto una richiodatura debba modificare l'originale. Proprio per questo il suo esempio è utile.
La collaborazione non è nata da una comunità sempre concorde. È arrivata dopo decenni di attriti, quando è diventato evidente che il lavoro di un singolo non poteva reggere per sempre. Il Parco ha riconosciuto l'arrampicata come attività da governare, il Comune ha riconosciuto le vie come parte del proprio territorio e della propria economia. Le guide hanno accettato un ruolo operativo. Gli apritori hanno condiviso informazioni e, almeno in alcuni casi, discusso le modifiche. Le associazioni hanno creato un passaggio leggibile tra il denaro delle guide e il materiale messo in parete.
Anche il climber entra in questo patto: compra la guida locale, segnala un ancoraggio deteriorato, evita di spostare gli spit secondo il proprio gusto, rispetta le aree di nidificazione e magari dedica un'ora a liberare un sentiero invaso dall'erba. La parete frequentata da centinaia di persone non si mantiene per generazione spontanea.
Cambon lo aveva capito molto bene. Per questo, dalla prima vignetta della guida, ringrazia tutti e subito dopo assegna un lavoro.
Niente finale solenne insomma, probabilmente lo avrebbe rovinato con una battuta.
JMC vi guarda: mettete il casco, controllate la lunghezza delle corde e non rubate gli spit: nella sua guida avverte che l'inferno è troppo caldo per portarceli.
Poi arrampicate, in fondo come scrive nell'ultima pagina, è solo per divertirsi.
JMC vi guarda: mettete il casco, controllate la lunghezza delle corde e non rubate gli spit: nella sua guida avverte che l'inferno è troppo caldo per portarceli.
Poi arrampicate, in fondo come scrive nell'ultima pagina, è solo per divertirsi.
ML







Nessun commento:
Posta un commento