Via Ryoby
mercoledì 16 settembre 2020
Ryoby & La nord dell'Eiger: placche del Pre de Bard, Val Ferret
mercoledì 9 settembre 2020
Sette Selle - Bubba Ho Tep (6a, 90 m, 5c obb.)
L2: Per rocce abbattute raggiungere la catena della via M49 (variante più diretta 6a/b). 15 m 4a.
L3: Alzarsi doppiando lo spigolo e salire in verticale usando il diedro fessurato fino ad un piccolo strapiombo rosso, superarlo a sinistra, sosta su catena su cengia. 6a. 25 m
L4: Salire verso sinistra e raggiungere la fessura che si allarga via via al termine della quale si sbuca in forcella su difficoltà inferiori (6a-4a). Prestare attenzione a qualche blocco presente. 20 m.
Discesa: in doppia lungo la via.
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| Spigolotto di attacco |
| In apertura su L3 |
| In apertura su L3 |
Dolomiti New Age: 130 arrampicate scelte a spit fino al 7a
Gli spit possono essere simpatici o non simpatici, c'è chi li ama e chi li vorrebbe eliminare completamente dalla faccia della terra, va da se però che sempre più, anche in terra dolomitica, stanno avendo successo le cosidette vie "plaisir", shortclimbs ben protette, sicure, ripulite, con avvicinamenti comodi per l'uomo e la donna che non cercano la prestazione da copertina, non gli interessa l'etica più talebana o l'inviolabilità della madre-montagna citata da Motti sulla Storia dell'Alpinismo. Queste persone sono la stragrande maggioranza, sono coloro che mantengono in vita le aziende di settore e quindi anche gli sponsor degli altleti dei record e quest'ultimi il lunedì mattina devono timbrare il cartellino per tirare avanti la famiglia non possono permettersi convalescenze e costose riabilitazioni. Ecco, per tutte queste persone il lungimirante autore ha raccolto e catalogato tutte le vie di questa nuova generazione di scalate, una nuova era, una New Age (da non fraintendere con qualche pratica freak o hippy). Gli itinerari sono stati a loro volta catalogati in tre macro gruppi: percorsi solo a spit, percorsi misti fino alle scalate più ingaggiose da integrare e dalle difficoltà più elevate. Qui dentro c'è pappa per tutti: anche per coloro che griderebbero allo scandalo per l'esistenza stessa di questa guida.
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Ortles 3905 m, Cresta del Coston (Hintergrat)
Classicissima e lunga attraversata in quota sul tetto del
Sud Tirolo: l'Ortles. Dopo vari tentativi e rinunce causa maltempo optiamo per
non pernottare al bel Rif. Coston ma proseguire la salita per guadagnare quota utile
all’indomani e bivaccare su un comodissimo grottino da 2 posti ben visibile al
termine del ghiaione e all’inizio delle roccette che solitamente si fanno al
buio nel primo tratto della salita. Va da se che deve esserci neve per farsi l’acqua
altrimenti oltre al peso del materiale per il bivacco bisogna aggiungere anche il
peso dei litri, quindi stagioni consigliate: tarda primavera, autunno. La via
si presenta all’altezza della nomea che la precede: dislivello, esposizione,
difficoltà e buona attrezzatura in loco. Tutti i tratti più ostici sono ottimamente
attrezzati con soste e chiodi di passaggio, anche il chiave presenta una lunga
fettuccia per eventuale azzero (settembre 2020). Altri punti sotto la vetta
sono meno protetti, ma si risolve facilmente con qualche friend o nut. La
discesa è lunga ed ostica, forse più della cresta stessa: tratti di disarrampicata
su roccia poco invitante, salita e discesa da forcelle esposte, tratti super
attrezzati che si alternano a tratti dove spariscono le tracce di passaggio
(nei pressi della Punta Tabarretta occhio a non perdersi, rimanere sopra ad un
evidente pilastrone e non seguire le tracce che ci passano sotto, ne salire troppo
in verticale in direzione di una targa metallica, quella è la normale alla
Punta Tabarretta!).
lunedì 31 agosto 2020
Via Elviro, covolo della Val Gadena
Fine agosto, le previsioni meteo mettono acqua, o meglio diluvio. Arrampicare all’aperto è impossibile, a meno che non ci si rifugi sotto ad un bel tetto. Era da giugno, data di apertura, che attendevo un giorno così, una giornata dove fuori non puoi fare nulla ma qui la realtà è diversa. L’ambiente è magico, Il Covolon della Val Gadena è un luogo selvaggio che sembra essere rimasto tale dall’era dei tempi. L’ampio arco è ampio, enorme, accogliente. All’ingresso lo sguardo non può vincere la curiosità di guardare in alto e in fondo a questo spazio gigantesco, percorso per tutta la sua lunghezza dal mitico Umberto Marampon nel ’94.
Mi era giunta notizia che a giugno era stata creata una nuova linea di artificiale da parte di tre membri del CAI di Camposampiero (PD) e la curiosità ha fatto il resto. Da molti mesi avevo promesso a Matteo portarlo a barcollare sulle staffe. Quando ero stato a fare il tetto di Marampon, il sentiero, non presentava particolari difficoltà ma stavolta le abbondanti piogge ci hanno obbligato a guadare letteralmente tratti di strada e parti di fiume togliendo le scarpe e tirandosi su i pantaloni, un’avventura che nella sua semplicità ci ha fatto sorridere e divertire come quando si è piccoletti.
L’attacco si trova sulla destra della caverna, targhetta alla base. Il primo tiro è verticale, chiodato molto bene e Matteo ha modo di iniziare a capire quale sia il meccanismo più redditizio per guadagnare metri in fretta, senza spendere troppe energie. Seguono due simpatici tettini dove le staffe si librano nel vuoto e le danze si fanno più aeree. Da qui la vista del tetto è orizzontale e si possono seguire con lo sguardo le gocce scendere sul ciglio del vuoto, i lampi continuano seguiti dai tuoni mentre noi, sotto a quel piccolo angolo asciutto, siamo spettatori. I due tiri successivi proseguono orizzontalmente verso sinistra passando dalla sosta Marampon, per giungere poi alla fine dell’arco -libro di via-. L’ultima lunghezza continua in modo insolito e curioso verso il basso fino a riportarci con i piedi per terra, il viaggio verticale è finito. Per Matteo è stata la prima volta e devo dire che la via si presta molto ad introdurre nuovi adepti nel mondo dell’artificiale.Il resoconto della giornata sono: piedi scalzi, guadi da giungla, diluvio, lampi e tuoni, natura selvaggia, vuoto sotto le chiappe.Complimenti agli apritori, in particolar modo a Paola Gottardello per la relazione e le info.
C. Confente






















