lunedì 29 dicembre 2025

Piz Serauta, Goulotte Trei Magi (400 m, WI5, M5)

Zona: Marmolada
Sviluppo: 400 m
Esposizione: Nord
Tempo: 5-6 ore
Difficoltà: WI5, M5 (condizioni 12/2025)
Materiale: Viti corte, chiodi, friends.
Discesa: Doppie
Chiodatura: alcune soste attrezzate

La goulotte, nelle condizioni di fine dicembre 2025, si presenta molto secca: mancano circa due metri di neve per raggiungere le soste classiche. Le difficoltà su roccia riportate nei vecchi report reperibili in rete vanno quindi rivalutate sul posto ed eventualmente aumentate di un grado, a causa dei risalti privi di ghiaccio, della qualità della roccia e di protezioni talvolta aleatorie. Nel giorno della nostra salita, Santi Padros ha integrato adattando la linea di calate al livello di neve attuale. Per quanto riguarda invece la colonna di ghiaccio, la difficoltà è confermata su WI5.

Accesso: dal Rifugio Fedaia risalire la pista fino ad arrivare di fronte alla goulotte. Prendere la strada di servizio dei gatti delle nevi e poi tagliare il pendio fino all'attacco. In alternativa, da Malga Ciapela, prendere un biglietto sola andata fino al primo troncone di Punta Rocca e arrivare all'attacco sciando.

Discesa: in doppie lungo la via. Poi sulla pista da sci fino al punto di partenza.






Relazione 2017. Credits F. Rigon


domenica 28 dicembre 2025

L'erosione delle community: perché i gruppi di nicchia stanno diventando tossici?

Oggi non parliamo di vie di arrampicata o delle emozioni legate ad esse, ma di un tecnicismo che noto sempre più spesso tramite la mia lente di professionista in ambito digital. C’è un paradosso strano che abita gli spazi condivisi online: teoricamente, i gruppi Facebook (o i forum vecchia scuola rimasti attivi) dedicati alle nostre passioni, che sia l’arrampicata, la fotografia outdoor o la camperizzazione di van, dovrebbero essere un porto sicuro. Luoghi dove sentirsi a casa, scambiarsi consigli sulla "scarpetta" giusta o condividere la gioia di un tiro finalmente chiuso dopo mesi di tentativi. Invece, sempre più spesso, ne usciamo con l'amaro in bocca e i nervi tesi.


Da tempo osservo questa deriva con gli occhi di chi quegli ambienti li frequenta per passione. Quello che accade è una sorta di erosione. Chi entra per chiedere un consiglio o per pubblicare una foto si ritrova in un'arena di "elitismo tossico" dove la competenza non viene usata per accogliere, ma per alzare muri.

La radice del problema sta in quella che gli esperti chiamano "disinibizione online". Lo schermo ci fa sentire invisibili, toglie il peso del confronto fisico e annulla l’empatia. È così che persone che probabilmente alla base di una falesia accetterebbero volentieri "il tuo panino con la salsiccia", dietro una tastiera si trasformano in giudici spietati.

In questo vuoto pneumatico di contatto umano, molti utenti finiscono per agire come veri e propri troll: individui che non cercano il confronto, o mascherano per confronto la soddisfazione esclusiva del provocare, distruggere e alimentare conflitti. Spinti dall'idea che "online tutto è concesso", lanciano esche polemiche solo per vedere il gruppo bruciare, trasformando una discussione tecnica in un linciaggio.

Scatta poi quella difesa del fortino, il cosiddetto gatekeeping o ostruzionismo di ingresso chiamatelo come volete, dove chi è dentro da più tempo decide chi ha il diritto di definirsi un "vero appassionato". Se non conosci la storia, se il tuo stile non è allineato al loro, o anche se semplicemente fai una domanda troppo banale, diventi un bersaglio per i guardiani della purezza.


La cosa assurda è che in questo circolo vizioso più siamo simili, più diventiamo feroci. Ci scanniamo su dettagli insignificanti solo per nutrire l'ego e marcare il territorio. Freud lo chiamava "il narcisismo delle piccole differenze" che, nei casi peggiori, tracima fuori dal monitor trasformandosi in vandalismo, stalking o violenza psicologica. In questo clima, gli algoritmi fanno il resto: premiano chi urla più forte, chi divide, chi crea fazioni. O sei con il branco o sei un incompetente. Il "dipende", che è la base di ogni crescita reale, scompare.

Il risultato finale è tecnicamente la "spirale del silenzio". Gli utenti più esperti, quelli moderati ed educati che avrebbero davvero qualcosa da insegnare, vedono il fango, si stancano e smettono di partecipare. Restano solo i polemici di professione e i troll a urlarsi addosso in un guscio vuoto. Il gruppo resta numeroso, ma la qualità è morta.

Dobbiamo dircelo chiaramente: se gestiamo queste community, dobbiamo smettere di confondere la libertà di parola con il diritto all'insulto. Moderare non è censura, è fare giardinaggio. Se non estirpi le erbacce, i fiori non hanno spazio per crescere. E a chi ne sa di più, servirebbe ricordare che la vera autorevolezza non ha bisogno di aggredire per essere riconosciuta. Se usi quello che sai per umiliare chi ne sa meno, non sei un maestro: sei solo un bullo 2.0 con lo smartphone in mano.

Le community sono organismi viventi, come gli alveari. Se smettiamo di curarle, moriranno per la loro stessa tossicità. Forse è ora di tornare a parlare di ciò che amiamo con lo stesso spirito con cui ci leghiamo alla stessa corda: con la consapevolezza che le parole, esattamente come i gesti in parete, hanno sempre un peso.

sabato 27 dicembre 2025

Sojo Bostel: Il richiamo di Penna Bianca (6b, 245 m, 5c A1 obb.)

Zona: Val d'Astico
Sviluppo: 245 m
Esposizione: Sud
Tempo: 4-5 ore
Difficoltà: 6b, 5c A1 obb.
Materiale: 14 rinvii, staffa, cordini, 2 friend m.p.
Discesa: Sentiero (bolli gialli)
Chiodatura: Spit, chiodi, clessidre
Apertura: T. Balasso, S. Frigo 2015

Via molto bella e logica su roccia solida. Offre un'arrampicata varia e di impegno costante con chiodatura curata. L'itinerario si sviluppa a destra del grande spigolo-pilastro arrotondato (settore centrale) della parete Sud. Caratteristico l'ultimo tiro sulla rigola bianca (la penna), visibile anche dalla strada aperto in artificiale e liberato dai 4 Gati di Arsiero con grado proposto di 8a+. Ideale arrampicata invernale, va al sole dalle 10.

Accesso: Da Arsiero seguire per Trento, svoltare per Pedescala e salire verso Castelletto di Rotzo. Parcheggiare in uno slargo a sinistra 500m dopo il 6° tornante (altro spiazzo 100m più avanti). A piedi: scendere per 200m lungo la strada fino a un tombino con ometto. Risalire il bosco ripido (ometti) puntando all'attacco di "La Tosta-ta del Bostel" (punto più basso della parete, 10m sopra un tasso, placca grigia con edera a destra). Da qui traversare a destra sotto parete per 50m fino a un diedrino grigio (cordone su clessidra e pianta). Tempo: 10 min. dall'auto.

Descrizione:
L1: Muro a sinistra del diedro, traverso a destra su muro verticale. Breve diedrino, uscita a sinistra su cengia. Sosta su fix e albero. 5c, 25m.
L2: Verticale sopra sosta, traverso a sinistra, salita e nuovo traverso a destra. Sosta su fix. 6a, 30m.
L3: Salita e traverso esposto a destra. Muro verso sinistra, poi gradoni e lista orizzontale a destra. Sosta su fix. 6b, 25m.
L4: Obliquo a destra puntando a fessura-lama. Salirla fin sotto il tetto, traverso a destra. Sosta su fix e clessidra. 6a+, 30m.
L5: Strapiombo marcato, uscita a sinistra. Traverso a sinistra (sosta facoltativa consigliata) e muro verticale (7b in libera). Sosta su fix. A0, 25m.
L6: Tiro sporco e molto vegetato con muretto centrale. Protezioni nascoste dalla vegetazione. Sosta su fix. 5b, 40m.
L7: Traverso a destra su cengia fino a diedro terroso. Salirlo fino all'uscita a destra su cengia. Sosta su fix. 5a, 25m.
L8: Traverso a destra, muretto, breve spostamento a destra e muro compatto. Sosta su fix. 5c, 30m.
L9: Passo singolo, traverso delicato a sinistra fin sotto il tetto. Seguirlo a destra su buone prese ma compresse, muretto e cengia a sinistra. Libro di via. Sosta su fix. 6b, 20m. Variante di uscita attraversando su cengia a destra.
L10: Due muretti in sequenza poi cengia. Muro compatto su caratteristica rigola bianca. Uscita nel bosco. Sosta su albero. A1 (8a+), 30m.

Discesa: A piedi (30 min): Dalla S10 risalire il bosco (30m) fino a una grande cengia. Seguirla verso Ovest (ometti) in quota. Raggiungere un terrazzamento inferiore, proseguire verso Ovest fino a un filo elettrico. Scavalcarlo, seguire traccia (tabelle gialle divieto caccia) fino al pilone. Da qui sentiero con bolli gialli verso sinistra (orografica) fino al parcheggio.

Foto relazione GRRC

L2

L8

L9

Tiro della penna bianca




domenica 14 dicembre 2025

Monte Creta, Cinquantesimo GEM (VI+, 100 m V+ obb.)

Via 50°GEM (VI+, 100 m V+ obb.)

Zona: Monte Crocetta
Sviluppo: 100 m 
Esposizione: SE
Quota: 800 m
Tempo: 3 h 
Difficoltà: VI+ (V+ obb.)
Materiale: singola, friends.
Discesa: a piedi
Chiodatura: chiodi normali
Apritori: M.Leorato, C.Confente, N.Bolla.
Apertura: 13/12/2025

Via alpinistica dedicata ai 50 anni del Gruppo Escursionistico Montebaldino di Caprino Veronese: la famosa via GEM85 l'avete sentita ancora?..ecco sono proprio loro. È stata scelta questa piccola cresta frastagliata ben visibile dal centro di Caprino e composta da 3 piccoli pilastri su roccia finemente lavorata che dai colori e le forme ricorda a tratti lo spigolo del monte Oddeu, “un piccolo supramonte di Caprino”, come lo ha definito uno dei primi ripetitori, richiamando gli altipiani calcarei della Sardegna, selvaggi e talvolta impenetrabili. Ambiente per nulla frequentato, snobbato… ma con una sorpresa.

La sorpresa
Sullo sperone occidentale sono state trovate almeno 2 o 3 vie (probabilmente del 2016-2017) prive di relazione pubblica, chiodate a spit seriali, nonostante la roccia super lavorata e adatta all’arrampicata tradizionale. Da alcune fonti risulta inoltre che la struttura fosse già stata salita in precedenza (prima delle vie a spit) da Franco “Babo” Coltri e compagni. Vista la qualità della roccia sono linee piacevoli intorno al 5a-5b, anche se un po' invase dalla vegetazione, e ideali per il concatenamento, magari in stile green-point, scendendo dal canale a lato.

Accesso: da Caprino Veronese seguire le indicazioni per S. Zeno di Montagna. Superata la frazione di Rubiana e prima della frazione di Lumini, dopo il grande tornante, parcheggiare in uno slargo con briglia di contenimento sulla destra (3 posti auto - 45° 37′ 7.91″ N 10° 46′ 30.37″ E). Tornare indietro in discesa per 150 m e prendere l'evidente sentiero per il Monte Crocetta che si stacca in salita. Lo si sale ripidamente fino all'intersezione con la forestale 054. Scendere per circa 400 m fino ad uno slargo con palina CAI, dal quale parte una traccia appena percettibile sulla sinistra (segni rossi). Seguirla fino ad individuare un ghiaione che va salito faticosamente per intero per portarsi alla quota degli attacchi. Traversare a destra tra la macchia fino ad individuare le prima rocce verticali da dove salgono le vie. (45°37'7.129"N, 10°47'13.790"E). La via parte dal pilastro più a destra degli attacchi di quelle spit. Cordone blu su albero. 45 min.

Descrizione:

L1 Risalire la placca compatta alla base dello spigolo con belle fessurine per le mani fino ad un intaglio. Sosta su 2 chiodi. V+ 15 m

L2 Breve caminetto poi spostarsi in placca aperta a sinistra. Rimontarla su piccoli appigli e poi andare a prendere lo spigolo di destra fino alla sommità del pilastro. La sosta su 2 chiodi si trova qualche metro sopra la forcella, V+. Passi di VI+ 25 m

L3 Cresta di solidi blocchi accatastati, sosta alla base dello spigolo di destra su 2 chiodi. III 20 m 

L4 Risalire tutto lo spigolotto appoggiato tra fessure e placche. Sosta su golfaro. IV 1 passo di V 20 m

L5 Tiro elementare di uscita in comune con le altre vie. II 20 m

Discesa: Se si desidera percorrere un altra via di quelle a spit si può tornare alla base per il canale boscoso posto sulla destra viso a monte (soluzione non verificata). Altrimenti muoversi verso sinistra mantenendo la quota 800 m (ometti) prima per sottobosco roccioso e poi per vaga traccia marcata di rosso, la quale perde leggermente quota fino a raggiungere un piccolo bivacco sul tornante del sentiero 054 per il Monte Crocetta. Da qui in discesa fino al punto di partenza. 30-40 min.




L3



L1


L4

In blu accesso, in giallo discesa






giovedì 11 dicembre 2025

Le pagine di pietra del Lagorai

Racconto per PlanetMountain.com - Luglio 2025.

Le prime luci sull’erba ancora intrisa di rugiada lambiscono in controluce la corona frastagliata posta alla testata della Val Orsera. Non le Dolomiti con i loro paracarri, dove la roccia ad ogni tramonto si accende come braci, ma un’altra anima delle Orientali, più selvaggia. Qui, in questa valle il porfido rossastro e il granito si guardano, un cuore pesante e roccioso batte in un silenzio che solo il vento e le marmotte spezzano di tanto in tanto. Un gruppo montuoso ancora per buona parte, alpinisticamente inesplorato: il Lagorai. È in questa ultima riserva indiana, fatta di pietra ricoperta da licheni dorati che l’idea, nata nella mente lucida e appassionata di Alessio Conz, comincia a prendere forma. Conz, un cognome che risuona già di per sé di avventura e conoscenza profonda di queste solitudini, lui che ha saputo svelare l'anima di questi monti con le sue guide.

Le prime luci, in controluce...

Ancora oggi mi tornano alla mente le campagne di apertura al Rifugio Sette Selle, condotte assieme a lui e a Christian. Lì, la visione di Alessio e la sua tenacia, sempre accompagnate dall'inseparabile Makkia, quel barboncino brizzolato dagli occhi intelligenti e dal passo felpato, sono stai elementi imprescindibili di ogni esplorazione sul Roat Mauer o sulla Colombara. Da questa simbiosi sono nate vie come Bubba Ho-Tep, Vipera Turchina, L’ora d’oro, Picnic ad Hanging Rock.

Sulle pagine di pietra di Punta Brunella

Le vie di roccia sono viaggi che partono da lontano, dal momento in cui prepariamo meticolosamente l’attrezzatura e agganciamo la nostra corda a cavallo dello zaino. I lunghi avvicinamenti, quelle risalite pazienti attraverso boschi di larici via via più radi e poi improvvisamente i rododendri colorati, su sentieri che paiono cicatrici sulla pelle della montagna, sono parte integrante del rito. Ore con il pesante saccone in spalla, il fiato che si condensa nell'aria del mattino e i pensieri che si fanno leggeri come la polvere sollevata dai passi nella radura popolata da biondi cavalli sul retro del Rifugio Caldenave. È dopo queste marce sudate che la montagna si rivela, suggerendo linee, mostrando diedri invisibili, promettendo vertigine.


Ed è così che, percorrendo lungamente la Val Caldenave, si manifesta all’improvviso un ambiente alpino di rara amenità, la Val Orsera. Un paesaggio che per certi versi, quasi un miraggio in terra trentina, richiama alla mente le distese della Gallura sarda. Il granito affiorante, lavorato dal tempo e dagli elementi, le macchie di vegetazione bassa e resistente, i bivacchi dei pastori sotto i massi ciclopici e una scarsissima antropizzazione che rende questo luogo un Eden lontano dal frastuono, dove il tempo sembra scorrere secondo il ritmo dato dal gorgoglio dell’acqua sotto alle pietraie.
I segni della grande guerra

In questo quadro, l’occhio esperto di Alessio si posa su quella grande placca sopra al nevaio, destinata a diventare il punto di partenza della nostra nuova via. Una placca che, nella sua sinuosità e inclinazione, appare come una duna pietrificata, plasmata dal vento di un Sahara ancestrale, un richiamo ai racconti di Boccazzi, l’esploratore. Cino, il medico, lo scrittore e accademico Bellunese nato Valdostano, che ha attraversato il Sahara ventidue volte, dodici volte lo Yemen, un “nomade delle rocce” e delle sabbie. Le pagine dei suoi racconti, intrise del profumo delle città carovaniere e delle esplorazioni sulle guglie dell'Hoggar, hanno nutrito l'immaginazione dei suoi lettori, e sono queste suggestioni che mi suggeriscono l'idea del nome della via.


Il tutto ha inizio nel 2021, con le prime cinque lunghezze aperte dal sottoscritto, aiutato dagli amici Daniele prima e Paolo poi. Un lavoro paziente, metro dopo metro, tra placche di aderenza e diedri fessurati su roccia entusiasmante, con quel lichene discreto che non disturba l’aderenza. Si alternano i tiri, si integra con i friend dove le fessure generose lo permettono, un dialogo costante con la montagna fino a che il temporale dichiara il diritto di prelazione sulla volontà di noi piccoli uomini.

Poi, gli anni passano presi da mille altri progetti fino al 4 luglio 2025: il sigillo finale. Le ultime quattro lunghezze, salite in alternata con Christian, di nuovo compagno di mille salite, fino alla vetta squadrata di Punta Brunella. Il toponimo è proposto da Alessio stesso sulla sua guida Lagorai Rock. L'ultima spinta verticale sul pilastro ora raggiunto con un traverso, una fessura superficiale e sfuggente, un bivio preso “a sentimento” tra due brevi diedri ci conduce all’ultima paretina ammanigliata, che apre la strada alla cresta che porta ad una profonda trincea, testimone silenziosa di drammi passati. La Via Tuareg, 280 metri di sviluppo, oggi è sufficientemente protetta a fix, chiodi e cordoni, quasi definibile “plaisir” se non fosse per qualche friend che conviene tenere come asso nella manica per i diedri fessurati.

Alessio ci da uno strappo in auto

E così, nel cuore del Lagorai, nasce un nuovo itinerario di roccia che è un ponte tra mondi e un omaggio a chi ha saputo narrare l'anima dei deserti e a chi, come Alessio Conz, continua a cercare e a trovare nel cuore delle creste del Lagorai un luogo da esplorare e vivere. Il vento di questa catena bruna ora porta con sé, con le sue raffiche, anche l’eco lontano del vento del tenerè, un soffio d’eternità che lega queste rocce ai romanzi dello scrittore-alpinista che si spera non venga dimenticato dalle nuove generazioni.