Racconto per Up-Climbing, Maggio 2026
"Ma no" mi dice Christian, "non vedi che è sbarrato da un tetto orizzontale di almeno 4 metri? Come facciamo.. ci tocca salire in artificiale". Fine della discussione.
Il tempo passa, come anche le stagioni “a passo di giava”. Ritorna la primavera, il periodo migliore per scalare in Pastello. Siamo di nuovo qui io, Christian e Lodovico per ripetere la via "Giochi Estivi".
È il 18 maggio e sono finalmente riuscito a portar fuori casa Christian, reduce da un periodo che non ho dubbi sia stato il più intenso e traumatico della sua vita: la perdita quasi contemporanea di un genitore e la nascita di un primo figlio. Siamo qui tutti assieme per togliergli la ruggine dagli avambracci e i pensieri dalla testa.
Scendendo alla ex cava, durante l’avvicinamento, sulla radura panoramica che dà sullo spigolo Ovest dico ai miei compagni: "Perchè non andiamo a vedere la base di quel monolite?” indicando un sassone prolungato che dal fondovalle durante il tramonto mi è sempre sembrato un dente luccicante e che da sempre ha attirato la mia attenzione. Dente di Satanasso lo chiamavo, come quello sull’Agner.
In breve, ci ritroviamo all’attacco dello zoccolo, proprio nei pressi di un riparo di camosci a poca distanza dallo spigolo ovest. L’idea dell’improvvisata è stata mia, perciò parto io. La placca di partenza è un po’ liscia e un po’ bagnata, ma riesco ad agganciare una fessurina da dita che devo ripulire con la punta del martello dalla festuca, per renderla accogliente sia per i miei friend che per le mie dita. Pianto qualche buon chiodo "Sloveno" e, in un tempo indefinito, il lottare con la vegetazione sospende sempre il cronometro, raggiungo una scaglia affilata che mi permette l'uscita sulla cengia, la base vera e propria del monolite.
Recupero i compagni che, sotto di me, disgregano i massi pericolanti che avevo evitato. Per ultimo, staccano anche quella scaglia affilata che mi aveva permesso di saltar fuori. Appena arrivano in sosta, mi fulminano: "Ma non eravamo qui per la ripetizione di Giochi Estivi?"
Corda doppia e via, verso la parete principale, a fare quello che dovevamo fare.
Passa un mese e il ricordo di quella bella fessurina, e di quanto la compattezza del calcare fosse diversa da quella della Ovest, mi resta fisso in mente. Finalmente, un giorno propizio nel calendario per tornare con Christian e concludere l’opera. L’alta pressione africana sta spazzando via a spallate decise il bel fresco primaverile anche quassù, tra i faggi argentei della Lessinia. Ci carichiamo di acqua e partiamo lo stesso, tanto staremo in ombra tutto il giorno. Sono le ultime occasioni per andare lassù.
Parto di nuovo io visto che il primo tiro già lo conosco. Christian invece attacca il secondo, che in pochi metri si rivela già ostico: un pilastrino pericolante di qualche quintale incombe sulla sosta. Lo aggira sulla sinistra, piantando un chiodo a pressione artigianale e issandosi sopra lo supera. Segue un diedro appena accennato in spalmo che si trasforma in fessura, dove bisogna traversare decisamente a sinistra per prenderne un’altra formata da una lama enorme, che ora si segue più facilmente fino alla stretta punta del Dente dove recupera me e il sacco.
Un breve tiro di cresta di terzo fino al bosco; bosco che si risale ora ripido fino all’attacco del secondo spigolo vero e proprio, dove Christian nota un buco a forma di cuore sotto una fessura gialla. Inizio io ignorandola ma seguendo la logica dello spigolo, e con un tiro facile, purtroppo invaso dall'erba, sono a sostare sotto la prua che anticipa il grande tetto. Successivamente, durante la pulizia, raddrizziamo la partenza originale proprio su questa fessura per evitare la roccia friabile e la festuca.
La partenza è in strapiombo. Va Christian. C’è una fessura svasa e strapiombante che si sfalda a cubetti rovesci. Si traffica un po’ con chiodi e friend che saltano via fino ad arrivare ad un altra fessura, ora buona, che si risale fino a sostare di fianco allo strapiombo. Un tiro breve, preparatorio per quello lungo successivo.
Sembra che salendo dritti per una placca grigio scuro ora si possa bypassare il tetto, e questo è positivo. Parto, ma dopo cinque metri mi ritrovo su una placca in uno stallo, con un altro blocco instabile che incombe sulla sosta e che sono costretto a calpestare per avere un appoggio per i piedi. Lo supero senza toccarlo piantando un fix e, successivamente oltrepassata la convessità della parete, con grande sorpresa si apre davanti ai miei occhi una fessura pulita e lineare, che continua a vista d’occhio fino all’uscita su un camino strapiombante.
Per fortuna ho con me tutta la serie di friends, incluse le misure grandi. Si prosegue con incastri di pugno, non facili per la nostra attitudine orientale, e in un tempo sospeso raggiungo la “zanca” di uscita che mi proietta fuori, in piena esposizione, con un bel grido di soddisfazione. Sosto su spuntone nei pressi di un masso caratteristico che chiameremo “Il gendarme”.
La corrente termica sale e ha asciugato sudore e riserve d’acqua. Ora si va al sole in cresta con 30°C; anche se è facile iniziamo a sentire la disidratazione. Saliamo decisi in conserva, con l’unico obiettivo le caratteristiche fontane di Cavalo, che già una volta qui ci hanno salvato dalla sete. Ma la cresta è ancora lunga 100 m e, con sorpresa, a differenza di quanto scalato finora, è particolarmente infida e friabile.
Cataste di lastre appoggiate su sé stesse che ci ricordano le Piccole Dolomiti: più disgaggi più ti viene da disgaggiare. In un tratto dove si cammina troviamo anche una fettuccia anni ‘80 nascosta tra l’erba e sotto alle macerie. Di chi sarà? Qualcuno è già passato salendo dal lato del canale boscoso o addirittura in discesa, e ha già percorso questo tratto di cresta di sfasciumi arroventati. Decidiamo quindi di lasciare disattrezzato e “dis-disgaggiato” (passatemi il termine) questo tratto, in virtù della sua facilità e della presenza di quel testimone, il cui proprietario scopriremo qualche tempo dopo, e restando più che certi che la parte ostica della prua non sia mai stata salita prima di oggi. Lo leggiamo nella roccia, ce lo sussurrano le nude fessure.
Un ultimo muro a cubetti anticipa la riposante radura della sommità dello spigolo Ovest, dove confluisce anche la storica via di Menegardi. Qui mettiamo un barattolo con il libro di via, soddisfatti per aver salito in giornata una via inedita sul nostro amato Pastello senza ricognizioni precedenti dall’alto e senza pellegrinaggi di ritorno sulle corde fisse.
Ora ci incamminiamo, stanchi e assetati, sul sentiero in discesa, chiusi ognuno nei propri pensieri. In questo momento, il ricordo del piccolo dettaglio che Christian aveva notato all’inizio del secondo spigolo ci riporta indietro: quel foro a forma di cuore nella roccia, quasi come un sigillo posto dallo stesso Pastello.
Abbiamo trovato la nostra linea, la nostra via d’uscita, proprio quando Christian ne aveva più bisogno. La dedicheremo a Silvana e al piccolo Pietro, perché anche se la perdita e la nascita hanno scavato un vuoto profondo, c’è sempre un varco, un appiglio che testimonia che l'amore, in ogni sua forma, resiste a ogni strapiombo.
M. Leorato 6/2025
Il tempo passa, come anche le stagioni “a passo di giava”. Ritorna la primavera, il periodo migliore per scalare in Pastello. Siamo di nuovo qui io, Christian e Lodovico per ripetere la via "Giochi Estivi".
È il 18 maggio e sono finalmente riuscito a portar fuori casa Christian, reduce da un periodo che non ho dubbi sia stato il più intenso e traumatico della sua vita: la perdita quasi contemporanea di un genitore e la nascita di un primo figlio. Siamo qui tutti assieme per togliergli la ruggine dagli avambracci e i pensieri dalla testa.
Scendendo alla ex cava, durante l’avvicinamento, sulla radura panoramica che dà sullo spigolo Ovest dico ai miei compagni: "Perchè non andiamo a vedere la base di quel monolite?” indicando un sassone prolungato che dal fondovalle durante il tramonto mi è sempre sembrato un dente luccicante e che da sempre ha attirato la mia attenzione. Dente di Satanasso lo chiamavo, come quello sull’Agner.
In breve, ci ritroviamo all’attacco dello zoccolo, proprio nei pressi di un riparo di camosci a poca distanza dallo spigolo ovest. L’idea dell’improvvisata è stata mia, perciò parto io. La placca di partenza è un po’ liscia e un po’ bagnata, ma riesco ad agganciare una fessurina da dita che devo ripulire con la punta del martello dalla festuca, per renderla accogliente sia per i miei friend che per le mie dita. Pianto qualche buon chiodo "Sloveno" e, in un tempo indefinito, il lottare con la vegetazione sospende sempre il cronometro, raggiungo una scaglia affilata che mi permette l'uscita sulla cengia, la base vera e propria del monolite.
Recupero i compagni che, sotto di me, disgregano i massi pericolanti che avevo evitato. Per ultimo, staccano anche quella scaglia affilata che mi aveva permesso di saltar fuori. Appena arrivano in sosta, mi fulminano: "Ma non eravamo qui per la ripetizione di Giochi Estivi?"
Corda doppia e via, verso la parete principale, a fare quello che dovevamo fare.
Passa un mese e il ricordo di quella bella fessurina, e di quanto la compattezza del calcare fosse diversa da quella della Ovest, mi resta fisso in mente. Finalmente, un giorno propizio nel calendario per tornare con Christian e concludere l’opera. L’alta pressione africana sta spazzando via a spallate decise il bel fresco primaverile anche quassù, tra i faggi argentei della Lessinia. Ci carichiamo di acqua e partiamo lo stesso, tanto staremo in ombra tutto il giorno. Sono le ultime occasioni per andare lassù.
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| In sosta sul "Gendarme" del Pastello |
Parto di nuovo io visto che il primo tiro già lo conosco. Christian invece attacca il secondo, che in pochi metri si rivela già ostico: un pilastrino pericolante di qualche quintale incombe sulla sosta. Lo aggira sulla sinistra, piantando un chiodo a pressione artigianale e issandosi sopra lo supera. Segue un diedro appena accennato in spalmo che si trasforma in fessura, dove bisogna traversare decisamente a sinistra per prenderne un’altra formata da una lama enorme, che ora si segue più facilmente fino alla stretta punta del Dente dove recupera me e il sacco.
Un breve tiro di cresta di terzo fino al bosco; bosco che si risale ora ripido fino all’attacco del secondo spigolo vero e proprio, dove Christian nota un buco a forma di cuore sotto una fessura gialla. Inizio io ignorandola ma seguendo la logica dello spigolo, e con un tiro facile, purtroppo invaso dall'erba, sono a sostare sotto la prua che anticipa il grande tetto. Successivamente, durante la pulizia, raddrizziamo la partenza originale proprio su questa fessura per evitare la roccia friabile e la festuca.
La partenza è in strapiombo. Va Christian. C’è una fessura svasa e strapiombante che si sfalda a cubetti rovesci. Si traffica un po’ con chiodi e friend che saltano via fino ad arrivare ad un altra fessura, ora buona, che si risale fino a sostare di fianco allo strapiombo. Un tiro breve, preparatorio per quello lungo successivo.
Sembra che salendo dritti per una placca grigio scuro ora si possa bypassare il tetto, e questo è positivo. Parto, ma dopo cinque metri mi ritrovo su una placca in uno stallo, con un altro blocco instabile che incombe sulla sosta e che sono costretto a calpestare per avere un appoggio per i piedi. Lo supero senza toccarlo piantando un fix e, successivamente oltrepassata la convessità della parete, con grande sorpresa si apre davanti ai miei occhi una fessura pulita e lineare, che continua a vista d’occhio fino all’uscita su un camino strapiombante.
Per fortuna ho con me tutta la serie di friends, incluse le misure grandi. Si prosegue con incastri di pugno, non facili per la nostra attitudine orientale, e in un tempo sospeso raggiungo la “zanca” di uscita che mi proietta fuori, in piena esposizione, con un bel grido di soddisfazione. Sosto su spuntone nei pressi di un masso caratteristico che chiameremo “Il gendarme”.
La corrente termica sale e ha asciugato sudore e riserve d’acqua. Ora si va al sole in cresta con 30°C; anche se è facile iniziamo a sentire la disidratazione. Saliamo decisi in conserva, con l’unico obiettivo le caratteristiche fontane di Cavalo, che già una volta qui ci hanno salvato dalla sete. Ma la cresta è ancora lunga 100 m e, con sorpresa, a differenza di quanto scalato finora, è particolarmente infida e friabile.
Cataste di lastre appoggiate su sé stesse che ci ricordano le Piccole Dolomiti: più disgaggi più ti viene da disgaggiare. In un tratto dove si cammina troviamo anche una fettuccia anni ‘80 nascosta tra l’erba e sotto alle macerie. Di chi sarà? Qualcuno è già passato salendo dal lato del canale boscoso o addirittura in discesa, e ha già percorso questo tratto di cresta di sfasciumi arroventati. Decidiamo quindi di lasciare disattrezzato e “dis-disgaggiato” (passatemi il termine) questo tratto, in virtù della sua facilità e della presenza di quel testimone, il cui proprietario scopriremo qualche tempo dopo, e restando più che certi che la parte ostica della prua non sia mai stata salita prima di oggi. Lo leggiamo nella roccia, ce lo sussurrano le nude fessure.
Un ultimo muro a cubetti anticipa la riposante radura della sommità dello spigolo Ovest, dove confluisce anche la storica via di Menegardi. Qui mettiamo un barattolo con il libro di via, soddisfatti per aver salito in giornata una via inedita sul nostro amato Pastello senza ricognizioni precedenti dall’alto e senza pellegrinaggi di ritorno sulle corde fisse.
| Le "dissetanti" fontane di Cavalo |
Ora ci incamminiamo, stanchi e assetati, sul sentiero in discesa, chiusi ognuno nei propri pensieri. In questo momento, il ricordo del piccolo dettaglio che Christian aveva notato all’inizio del secondo spigolo ci riporta indietro: quel foro a forma di cuore nella roccia, quasi come un sigillo posto dallo stesso Pastello.
Abbiamo trovato la nostra linea, la nostra via d’uscita, proprio quando Christian ne aveva più bisogno. La dedicheremo a Silvana e al piccolo Pietro, perché anche se la perdita e la nascita hanno scavato un vuoto profondo, c’è sempre un varco, un appiglio che testimonia che l'amore, in ogni sua forma, resiste a ogni strapiombo.
M. Leorato 6/2025


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