giovedì 27 luglio 2017

November Rain

Zona: Canale, Valdadige
Sviluppo: 235 m
Esposizione: Est
Difficoltà: 6a+
Protezioni: fix e cordini
Materiale: rinvii e materiale per le doppie
Tempo: 3 ore

Potrebbe benissimo essere la via più a sud della valle se si esclude la Chiusa di Ceraino. Senza dubbio la posizione e il panorama sulla piana di Rivoli sono unici nel suo genere, altro plus è dato dal distacco con l’autostrada del Brennero che qui non è tanto fastidiosa come in altre parti. Lo spigolo è caratterizzato da un lungo zoccolo erboso e da severe placche verticali sulla parte alta, superate grazie alla presenza di propizie fessure che le solcano, la roccia si presenta a tratti ottima e a tratti richiede attenzione specialmente sui terrazzini detritici dove bisogna evitare di muovere sassi. In ogni caso i tiri impegnativi sono stati attrezzati misti spit/cordoni rigorosamente dal basso. I tiri facili sono rimasti attrezzati in stile alpinistico. Le difficoltà non sono mai continue rendendo così piacevole l’arrampicata. L'avancorpo per pareidolia ricorda vagamente la testa di un elefante grigio dormiente e l’occhio chiuso è rappresentato da un pronunciato tetto bianco; la via corre sulla proboscide (nord).

Avvicinamento: Parcheggiata l’auto nel posteggio della falesia di Serpele, raggiungere la falesia del Cubo per mulattiera e tracce, già in vista delle prime case di fraz. Canale. Arrivati sulla radura antistante la falesia individuare, sulle placche lavorate, l’ultima sosta della via dalla quale si fa la prima corda doppia (45°35’14.7”N 10°49’36.2”E). Una volta giunti a fianco di una nicchia con grande pianta effettuare la seconda doppia fino ad una grande cengia. Da qui seguire i bolli azzurri e poi quelli rossi fino alla base del ghiaione quindi ad un traliccio metallico. Tenere la destra (verso sud) su traccia fino ad individuare l’attacco, che si trova dopo un tornante, alla vostra sinistra (faccia a nord). Scritta azzurra alla base.

1° TIRO  - Salire verticalmente il diedro, usciti sostare su pianta (consigliato per l’attrito) o proseguire salendo verso destra e sostare su clessidra attrezzata con cordone.  

2° TIRO  - Spostarsi verso destra e salire un bel pilastrino lavorato con belle fessure "friendabili". Superato il pilastro salire per rampa erbosa fino a raggiungere un ometto. Sosta su pianta. 

3° TIRO  - Salire verticalmente la rampa erbosa fino al termine dello zoccolo fino ad incontrare una sosta con spit+clessidra dove la roccia inizia ad impennarsi. 

4° TIRO  - Parte più succosa della via! Salire la placca grigia fin sotto allo strapiombo giallo, risalire la roccia gialla dopo di che puntare una bella fessura verticale e seguirla. All’ultimo spit consigliamo di uscire a destra e proseguire sul pilastrino roccioso III per un paio di metri e non fare l’uscita più logica sull’ampia cengia a sinistra per la presenza di sassi. Sosta a spit. 

5° TIRO  - Prendere la paretina verticale sullo spigolo, salirla fino ad uno strapiombetto che si evita traversando a sinistra. Verticalmente con qualche risalto detritico fino alla sosta; da qui il paesaggio inizia a farsi interessante.  

6° TIRO  - Tiro di trasferimento, proseguire verso sinistra fino a destra spigolo principale e della parete bianca. Ometti. Sosta su spit. 

7° TIRO - Salire a destra della sosta su un facile ma delicato tratto di III per poi ritornare a sinistra. Salire verticalmente fino al pilastrino con fix poi una divertente placca (fix) con lama rovescia che arriva su un corridoio detritico di qualche metro. Poi un’altra breve placchetta che conduce ad una nicchia + sosta su pianta. Libro di via.

8° TIRO - Ultima lunghezza che conduce alla sommità, dalla sosta su pianta proseguire a sinistra qualche metro fino alla placca e salire subito sempre verso sinistra; attenzione ai grandi massi instabili. Si giunge su un terrazzino, poi un altro facile risalto conduce ad seconda parte pianeggiante; tenere la destra fino a non imboccare il diedro con cordoni. Sosta su evidente placca clessidre + fix + anello.

Rientro per la mulattiera di accesso.











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