martedì 10 aprile 2018

Un saluto al Fede

Domenica 20 Maggio saremo presenti all'alpe di Campogrosso per questa bella iniziativa organizzata dai più cari amici e compagni di cordata di Federico Canova, forte alpinista veronese scomparso sulle alpi svizzere nell'egosto 2017. Vi aspettiamo numerosi.


Novità in Valdadige: Via dell'Onda Lunga

Zona: Tessari, Salto del Faraone
Sviluppo: 190 m
Esposizione: Est
Difficoltà: V+ A2
Protezioni: golfari, spit, chiodi
Materiale: singola, rinvii, friends, staffe
Apritori: Brighente, Confente, Gianesini, Leorato, Sganzerla

Avvicinamento: da Tessari proseguire verso Nord in direzione della falesia della Grattugia, oltrepassarla con un saliscendi fino a sotto i grandi tetti, l’attacco è sulla sinistra del sentiero nei pressi di uno slargo panoramico formato da rocce montonate.

Tiro 1:  
salire facilmente lo zoccolo, chiodo grigio un pò  nascosto sopra ad un muretto poi fino alla cengia e traversare a destra. Sosta su clessidra con cordone. 1 chiodo, 20m, V p.
Tiro 2: 
verticalmente su terreno facile fino alla partenza dei fix che indicano l’inizio dell’arrampicata artificiale. Sosta a fix + fix anello sotto il tetto. 25 m, IV, A1.
Tiro 3:
si supera il tetto a soffitto attrezzato con golfari Ø8 fino alla sosta su piccola cengia esposta oltre il ciglio. Sosta fix + fix anello. 20 m, A2 (12 rinvii).
Tiro 4: 
con traverso ascendente verso destra si supera il muro strapiombante fino a raggiungere le placche appoggiate sommitali, poi marcato ma breve diedro fino a sotto una pianta. Sosta fix + fix anello. 30m 6b/A1, A2, V+, IV (14 rinvii).
Tiro 5:
continuare inizialmente sulla verticale nella prosecuzione del dietro, tenere margine dx, dopo la pianta, 1 chiodo, per poi obliquare leggermente a sinistra facendo attenzione ai grossi blocchi instabili. Sosta su grossi lecci + cordone.  30m, IV, II.
Tiro 6: 
traversare a destra (attenzione ancora massi instabili) per poi puntare ad una placca evidente che si percorre verso sinistra, 1 chiodo a metà per poi arrivare ad un ampio slargo. Tiro facilmente integrabile con clessidre, friends e nuts. Sosta a fix + fix.  40m, II, IV, III, II.
Tiro 7:
in verticale su placca lavoratissima, poi si traversa facilmente verso sinistra su calcare affilato, poi ancora in verticale in un pertugio nel boschetto di lecci. Comoda cengia ed ultimo passaggio in verticale fino alla sosta nel pianoro superiore. Sosta fix + fix. 40m, IV, III, IV.


Discesa: Salire slegati per facili risalti, attraversare verso destra e seguire i bolli rossi che conducono, attraversando una radura, al sentiero di discesa verso Sud.









Giocare con la gravità
di Christian Confente

Gennaio 2018. Instancabile, Mario non riesce a stare fermo un attimo, dopo aver terminato balla Sui Buchi scrutando i tetti dell’imponente parete del Salto del Faraone realizza un pensiero di innovazione. Vede i tetti non come un ostacolo bensì come un’opportunità di creare qualcosa assieme ai colleghi della Valdalpone che da qualche periodo si stanno cimentando nell’acrobatica disciplina delle staffe e della sfida con la gravità.. in pochi parole questo settore offre una partenza arrampicabile, una sezione superabile in artificiale sotto ad un tetto molto suggestivo, uno strapiombo ed infine la parte superiore nuovamente in “libera”. La via viene completata in più riprese, una prima uscita di Mario per sbrigare i tiri sottostanti fino all’attacco del tetto, una seconda con Simone e Manuel che lavorano duramente fino a più di metà del tetto, ed una terza nonché penultima giornata di lavoro che vede all’opera Lino e Christian. Quest’ultima puntata inizia in una giornata che, secondo le previsioni meteo, sembra essere una piccolissima finestra di bel tempo in un susseguirsi di colpi di coda dell’inverno che non ha intenzione di terminare. La prima parte la troviamo molto scivolosa ma con calma riusciamo a raggiungere l’inizio del tetto che, comunque, gocciola un po’. Siamo ben motivati e preparati grazie ad un’analisi puntuale fatta da sotto riguardo i riferimenti della parete, una volta appesi sotto al tetto ogni elemento visto, memorizzato e analizzato prima è vitale per non ciccare l’obiettivo. È la prima uscita di chiodatura in artificiale, le nozioni e i metodi sono chiari, ora c’è l’esame pratico! Già dai primi golfari le gambe e gli addominali iniziano a gridare aiuto: lavorare a sbalzo con la gravità che non ti molla un attimo pian pianino esaurisce presto le energie. Ciò nonostante arriviamo alla sosta prevista, dopo lo strapiombo.
Quindi Lino raggiunge la sosta oscillando sulle staffe come un bimbo con un sorriso che collega le orecchie. Il tiro successivo è su un costante strapiombo verso destra, interrotto all’inizio da alcuni cambi di pendenza, probabilmente “liberabili” su una roccia che si offre moltissimo in termini di appigli e lavorazioni calcaree. Spit dopo spit Lino arriva quasi alla fine dello strapiombo e, come stabilito con le gambe a terra, arriva a pochi metri dalla placche che ci porterà alla sezione arrampicabile di via. Domenica 8 aprile Simone e Christian si dirigono all’uscita della via dell’Obiettore, percorsa da Manuel e Mario il giorno precedente, e riusciamo a calarci fino alle ultime protezioni del tiro in strapiombo; percorrere tutta la parte in artificiale sotto ci porterebbe via troppo tempo. Quindi dopo aver recuperato le corde continuano dal basso per avere una lettura più fedele delle linee e piazzare le protezioni al punto giusto. Le difficoltà sono contenute ma il passaggio dall’artificiale alla libera regala sempre qualche brivido. Il tiro successivo è molto facile ma richiede di “tastare” sempre la roccia in quanto spesso sono presenti numerosi massi appoggiati abbastanza grossi. Il penultimo e ultimo tiro, invece, sono caratterizzati da placche appigliatissime ma altrettanto affilate che danno spesso modo di proteggersi con protezioni veloci.

lunedì 9 aprile 2018

Via dell'Obiettore, Tessari

Zona: Tessari, Salto del Faraone
Sviluppo: 120 m
Esposizione: Est
Difficoltà: V A0
Protezioni: chiodi
Materiale: singola, rinvii, friends medio piccoli
Ripetitori: Leorato-Brighente

Ripulita dalla vegetazione e ripetuta dopo molti decenni questa via classica del 1985, la prima sulla struttura "Salto del Faraone-Onda Lunga" in zona di Tessari (Valdadige). I primi salitori, i parmensi Rampini e Baroni, hanno individuato con intelligenza questo punto debole della fascia strapiombante seguito successivamente da un corridoio di roccia incredibilmente lavorata. Noi abbiamo percorso il primo tiro di una via adiacente che verrà pubblicata a breve sulla guida gratuita "V per Valdadige" traversando dopo la prima sosta a fix decisamente a sinistra su cengia, fino ad arrivare alla base del diedro, spesso bagnato. In questo modo si evita il rumego dello zoccolo percorrendo un tiro divertente e piccante. Il tiro successivo è il chiave e sale dritto fino alla base del tetto per poi seguire una fessura orizzontale che, con un traverso, ne permette il superamento (A0, V); la fessura era bagnata e non ha permesso la libera. Con altro passo in traverso si giunge ad un grosso leccio su cui si sosta, ricordarsi di allungare di molto i rinvii. 
I tiri successivi sono tutti da integrare a friends e seguono la linea più verticale possibile fino alla cima, qui è presente una vecchia sosta con cordone, una è stata aggiunta.
Per scendere si seguono dei bolli rossi che conducono prima ad uno spiazzo e poi al sentiero che conduce nuovamente ai Tessari.










mercoledì 28 marzo 2018

Parete Zebrata, Via Spinelo

Ogni tanto, tra un cantiere ed un altro, ci sta anche una buona ripetizione, a maggior ragione se la bella stagione è alle porte.  Venerdì sera io e Matteo palleggiamo proposte per l’itinerario da percorrere per capire quale debba essere la via candidata del giorno a venire ma non riusciamo a cavarne un ragno dal buco; tuttalpiù entrambi lontani da casa, quindi senza aver modo di consultare la guida Valle del Sarca Mon Amour. Posticipiamo la fase decisionale al viaggio di andata dove, anche con l’aiuto telefonico di Mario, definiamo quale sia l’itinerario da fare in Valle del Sarca. Da tempo era nostra intenzione ripetere Spinelo; questa via presenta le caratteristiche  ideali per l’apertura della stagione. Arrivati al parcheggio ci prepariamo ed, accompagnati da un’arietta frizzante tipica del fine stagione, puntiamo le maestose placche Zebrate. Le punte delle vette intorno a noi sono tutte bianche, ancora cariche di neve. Troviamo con facilità l’attacco e Teo decide di rompere il ghiaccio al primo tiro. Da sotto sembra una placca appoggiata ma alcuni passaggi richiedono una buona dose di fiducia sui piedi. Più sopra le difficoltà calano, su L2, per tornare poi a richiedere concentrazione sul traverso di L3; un traverso, appagante che, oltre ad essere orizzontale, successivamente si abbassa di qualche metro, prima di raggiungere la sosta (dove si arriva anche dalla variante Pi.Gi.). L4 viaggia in più di 50m di fessura, un viaggio veramente gustoso attraverso passaggi in Dulfer, spalmate e prese di equilibrio.  Le lunghezze successive sono caratterizzate da placche tanto più marcate quanto più ci alziamo sulla parete: l’ultima lunghezza è il cuore della via. Un altro viaggio tra le rigole e le bugne calcaree che permettono di passare delicatamente spostando il peso tra un piede e l’altro in un gioco di aderenza unico. Riusciamo a trovare un piccolo spazio sul libro di via dove lasciare le nostre firme per poi dedicarci alle doppie che ci riportano alla base. Il nostro giudizio della via è molto positivo, esaltato dal fatto che la chiodatura è sicura ma richiede allo stesso tempo concentrazione al primo di cordata. 
La giornata si chiude così con un giretto in centro ad Arco per qualche acquisto veloce e la tanto agognata birretta gratificatrice.

C. Confente







venerdì 9 marzo 2018

Cascate in val Revolto, parte 3

Dopo il primo post datato Dicembre 2012 sull'ipotetica prima salita della Cascata Boschetto e quello di Febbraio 2016 sulla cascata della Val Rossa, ritornano favorevoli le condizioni per le formazioni effimere di quella che per noi è il "Piccolo Canada Veronese", la Val Revolto. L'inverno scorso, freddo ma secco, ha visto la formazione solo per pochi giorni delle cascate del canalone NO del Plische (Varalta ecc) questo inverno 2017/2018 molto nevoso ma con solo una settimana e mezza con temperature consone alla formazione (sotto i -10°C) ha permesso la formazione del 90% dei flussi anche quelli di più rari e sconosciuti.

Scivolo del Canyon

Cascata che si forma quasi tutti gli anni, si trova all’imbocco del canyon di Campobrun, incastonata tra le rocce di sinistra e non visibile  dall’esterno, si raggiunge percorrendo il sentiero degli Orti Forestali o scendendo dal Rif. Revolto, abbandonando opportunamente la traccia nel pressi della grande piana boscosa del cosidetto Lago Secco (quello vero..). Due tiri di corda con ottime soste attrezzate per 50 m di ghiaccio talvolta delicato e con passi di IV. Discesa in doppia.







Cascata dell'acqua fresca
Vera sorpresa della stagione, l'ultima volta che è stata vista formata era il lontano 2003. Autentica apparizione lungo la strada che conduce al Rif. Boschetto, sul lato sinistro nei pressi di una struttura in cemento, si parcheggia l'auto bordo strada si attraversa il Progno e si risale il canale in cemento che termina ben presto sotto un primo salto roccioso. La caratteristica di questa cascata è lo spessore veramente esiguo del ghiaccio, spesso non oltre i 5 cm. Ne consegue una difficile proteggibilità e quindi un grado giustificatamente elevato (6°). Zoccolo, candela a 90° per 4-5 m veramente divertente, muro più appoggiato che si fa via via più roccioso. Sosta a spit sepolta dalla neve sulla destra sotto una nicchia. Ulteriore risaltino facoltativo e discesa in doppia, 30 m.




Sosta a spit con anello di calata


Cascata dell'Orco
Cascatella appoggiata di 2° grado, didattica e breve, ubicata nella valletta che si trova sulla destra del secondo tornante dopo l'ultima contrada di Giazza: Boschengrobe. Difficile formazione vista la quota bassa, discesa in doppia da cordone su albero (da rinforzare). Qui il ghiaccio varia moltissimo da un giorno all'altro in base alle temperature, noi quest'anno l'abbiamo affrontata di notte con ghiaccio ridotto a granita.


La cascata in condizioni (2018)






martedì 27 febbraio 2018

La figlia illegittima della regina

Zona: Valdaone
Sviluppo: 100 m
Esposizione: S-E
Difficoltà: III
Protezioni: Viti
Materiale: singola da 60 m


Breve e facile goulotte sulla destra dello sperone roccioso che delimita il ramo della cascata Regina del Lago. Ottimo ripiego nel caso non si trovino le giuste condizioni per salire in sicurezza la cascata principale.
Sequenza di 3 tiri, ti cui il più bello è il primo, prima sosta su ghiaccio dopo 60 m, le altre due su alberi. Per rientrare salire il bosco e virare decisamente a sinistra, attraversare con attenzione il fiume che alimenta la Regina e da li scendere per comodo sentiero alla base.








giovedì 22 febbraio 2018

Cascatismo a S. Stefano di Cadore

Uno dei templi del culto dell'arrampicata su ghiaccio si trova nell'alta val Comelico: tra i paesi di Sappada e S. Stefano di Cadore si trovano numerosissime possibilità di salite effimere e di soddisfazione su flussi ghiacciato dagli accessi talmente comodi da risultare imbarazzanti, ne consegue un elevata possibilità di affollamento ma se affrontate con la giusta tattica tempistica il problema non è poi così rilevante.

Carpe Diem, 200 m - III+
Cascata fuori dal coro rispetto alle vicine sorelle, in quando si sviluppa all'imbocco della Val Visdende, attacco sopra la galleria della strada. Successione di facili risalti e rientro a doppie su solide soste attrezzate.




Le tre grazie, 100 m - III
Curiosissimo flusso glaciale utile come riscaldamento della giornata, si parcheggia l'auto al secondo tiro (davero!!!) si scende nel bosco e si risale il primo facile tiro che passa sotto alla strada, da qui successione di divertenti risalti in base alle condizioni, rientro dal bosco.




Massacro delle caprette, 70 m - III+
Attraversamento impegnativo e poco intuitivo dell'impetuoso Piave, se non ci si vuole bisogna andare verso nord costeggiando la sponta e riuscendo a trovare la giusta combinazione di sassi, mettere in preventivo comunque di bagnarsi un po gli scarponi. La cascata non sarà di certo affollata e presenta un evidente e bella colonna finale. Corda ma di soddisfazione, discesa con unica calata da 60 m da solita sosta a fix.




Futura, 150 m, IV
Cascata che prende sole nel pomeriggio, esattamente di fronte al Massacro delle Caprette, non sempre salibile in sicurezza l'evidente colonna finale, si può comunque arrampicare sui divertenti risalti che la precedono.




Diagonal, 200 m, IV
Attraversamento Piave su cavo in acciaio, quindi munirsi di una buona carrucola. Cascata superclassica e sempre frequentata, tiri lunghi e soste solide ne fanno una salita da non perdere. Partire presto la mattina o mettersi in fila.