giovedì 22 febbraio 2018

Cascatismo a S. Stefano di Cadore

Uno dei templi del culto dell'arrampicata su ghiaccio si trova nell'alta val Comelico: tra i paesi di Sappada e S. Stefano di Cadore si trovano numerosissime possibilità di salite effimere e di soddisfazione su flussi ghiacciato dagli accessi talmente comodi da risultare imbarazzanti, ne consegue un elevata possibilità di affollamento ma se affrontate con la giusta tattica tempistica il problema non è poi così rilevante.

Carpe Diem, 200 m - III+
Cascata fuori dal coro rispetto alle vicine sorelle, in quando si sviluppa all'imbocco della Val Visdende, attacco sopra la galleria della strada. Successione di facili risalti e rientro a doppie su solide soste attrezzate.




Le tre grazie, 100 m - III
Curiosissimo flusso glaciale utile come riscaldamento della giornata, si parcheggia l'auto al secondo tiro (davero!!!) si scende nel bosco e si risale il primo facile tiro che passa sotto alla strada, da qui successione di divertenti risalti in base alle condizioni, rientro dal bosco.




Massacro delle caprette, 70 m - III+
Attraversamento impegnativo e poco intuitivo dell'impetuoso Piave, se non ci si vuole bisogna andare verso nord costeggiando la sponta e riuscendo a trovare la giusta combinazione di sassi, mettere in preventivo comunque di bagnarsi un po gli scarponi. La cascata non sarà di certo affollata e presenta un evidente e bella colonna finale. Corda ma di soddisfazione, discesa con unica calata da 60 m da solita sosta a fix.




Futura, 150 m, IV
Cascata che prende sole nel pomeriggio, esattamente di fronte al Massacro delle Caprette, non sempre salibile in sicurezza l'evidente colonna finale, si può comunque arrampicare sui divertenti risalti che la precedono.




Diagonal, 200 m, IV
Attraversamento Piave su cavo in acciaio, quindi munirsi di una buona carrucola. Cascata superclassica e sempre frequentata, tiri lunghi e soste solide ne fanno una salita da non perdere. Partire presto la mattina o mettersi in fila.



martedì 30 gennaio 2018

Equilibrium: misto moderno in Piccole Dolomiti

Zona: Parete dei Fondi, Piccole Dolomiti
Sviluppo: 80 m la sezione difficile fino alla cengia
Esposizione: N
Difficoltà: IV, M4 (passi di M5), TD
Protezioni: set completo di friends, nut e chiodi
Materiale: singola da 80 o mezze da 60 m
Relazione seguita qui

Non solo di alpinismo invernale classico vivono le Piccole Dolomiti, nel marzo 2017 la cordata vicentino-veronese Stefani-Canova a comando alterno ha aperto questa via particolare ed insolita se paragonata agli itinerari presenti in zona. Una prima parete apparentemente breve e facile, seguita da una cengia invisibile esposta ed aggettante che conduce aggira gli strapiombi gialli e collega alla terza ed ultima parte: una serie di nevai 
tradizione Recoarese. Irripetuta per quasi un anno, nonostante le condizioni ottime di questo inverno, ancora nessuno ci si era avventurato..
Una prima ripetizione se pur parziale, fino alla seconda sosta, per mancanza di tempo e forse per aver sottovalutato difficoltà e tempistiche. Fin qui 80 metri verticali e intasati di ghiaccio e vetrato, invisibile da sotto, tanto che pensavamo di scalarla con mani e scarponi. Invece ecco che ne sono usciti 2 tiri molto impegnativi di M4 e forse di più, che ci hanno impegnato per ore, quasi totalmente da proteggere, eccetto due chiodi di passaggio e le soste. Giochi di incastri di picche alternati a brevi passi in libera e placche lisce “irramponabili”, se nella prima parte la neve era dura e piccozzabile, man mano del passare delle ore si è fatta sempre più flebile e marcia nella parte alta, tanto che l’attraversamento sulla cengia aggettante ci ha dato non ben pochi pensieri.
Un cosiglio per una prima ripetizione integrale?
Partire molto presto in modo da trovare tutta la parete ghiacciata, anche nella parte alta, così si eviteranno anche le scariche di sassi dello spigolo che in alto prende sole dalla tarda mattinata. Set di friends completo, nuts, chiodi e birra (in senso metaforico). 
Aspettiamo fiduciosi notizie di un’altra meritevole scalata di questa bella via che a mio avviso si potrebbe benissimo ritenere tra le più impegnative del comprensorio.

Primo tiro. Abbiamo usato la tattica del recupero dello zaino per il primo viste le difficoltà,
a scapito però della velocità.

La parte bassa del Boale dei Fondi. 

Quasi alla sosta 1, scomoda.

La sezione più difficile: la placca liscia soprastante la sosta.

Secondo tiro dalla seconda sosta


La cengia, qui arrivati ormai a tardo pomeriggio la neve ha iniziato
a cedere e le scariche sullo spigolo ci hanno fatto desistere


Tracciato



giovedì 25 gennaio 2018

Val di Ledro: nuova via sulla Regina del Lago

Riceviamo e pubblichiamo direttamente dall'apritore questa interessantissima nuova via alpinistica sviluppata sulla celebrata falesia "La regina del lago", a picco sul lago di Garda, aperta nell'aprile 2017 cercando una logica successione di placche levigate ed entusiasmanti a fianco della quasi omonima via "Il Re del Lago" dalla quale trae ispirazione per il nome.

Via "Il cadetto del lago"

Zona: Biacesa, Val di Ledro, Regina del lago, settore A
Sviluppo: 200 m
Esposizione: S-E
Difficoltà: V-
Protezioni: chiodi 
Materiale: corda singola, rinvii, friend
Apritore: Mario Brighente,  22 aprile 2017

Percorso alpinistico che viaggia sulla sinistra del conosciuto “Re del lago”. Il primo tiro presenta la necessità di superare qualche passo con movimenti di aderenza, più facile il secondo. A seguire la via incrocia il sentiero che porta alla ferrata F. Susatti, oltre il quale si sale per terreno articolato fino a una cengia con segni di postazioni militari. Da questa una bella parete con strapiombino molto ammanigliato accompagna a un’altra ma più esile cengia, che con andamento verso sinistra permette di evitare il compatto muro superiore. Dalla sosta si procede in verticale fino al primo chiodo, per poi traversare pochi metri a sinistra, per trovare delle bellissime tacche che permettono di salire con movimenti tecnici una placca compatta. L’ultimo tiro parte prima a destra e poi prosegue in verticale con difficoltà medie fino a un movimento che necessita di un allungo, dopo il quale una parte più articolata accompagna all’uscita. I passi di V+ non sono azzerabili. Roccia ottima, solo in pochi punti discreta. Necessaria normale dotazione alpinistica. Nome alla base del primo e del terzo tiro. Per attacco e rientro, vedi la relazione del “Re del lago”.

Ultimo tiro

Primo tiro

Partenza del quinto tiro



lunedì 22 gennaio 2018

Vajo Casara & Vajo Invisibile

Zona: Campogrosso, Pra degli Angeli e Boale dei Fondi
Sviluppo: 200+250 m
Esposizione: Nord
Difficoltà: TD - V
Protezioni: chiodi e cordoni
Materiale: dotazione alpinistica completa


L’inverno 2017-2018 passerà di certo sugli albi d’oro dell’alpinismo come “l’inverno dei vaji”, infatti da più di un mese lo stato dei canali sui versanti nord delle Piccole Dolomiti è strabigliante: condizioni di neve compatta e ghiacciata che non si vedevano da molti anni. Dopo svariati tentativi non andati proprio a buon fine finalmente ci riesce un bel concatenamento sull’Obante ovvero il Casara e l’Invisibile.
Vaji quasi dirimpettai, il primo facile Casara parte dalla base della guglia omonima, sul lato destro del Prà degli Angeli, la sua prosecuzione naturale sarebbe il Vajo Caure, ma quest'ultimo prende molto sole già dal mattino quindi visto l'orario tardo si decide di visitare il ben più tosto Invisibile. Il vajo Casara sulle guide è dato come TD con passaggio di V grado ma noi personalmente non abbiamo trovato nessun ostacolo, la pendenza comunque è abbastanza sostenuta e non è proprio adatto al neofita.
Dell'Invisibile a detta del suo nome, non si avverte della sua presenza, se non per il cono valanghivo alla base, dalla fine del Casara si taglia il pendio tutto a destra e sci scende per pochi metri. Si risale dentro il camino-canale come in una scala a chiocciola fino ad arrivare ad una grotta formata da un masso incastrato. Si può optare per passare dallo stretto foro o dalla lingua di ghiaccio esterna poco proteggibile. Dalla sosta sul pianerottolo superiore, con passo azzerabile si giunge al vajo vero e proprio, da qui le soste saranno tutte da attrezzare se si decide di proseguire legati. Il canale mantiene pendenza costante ed è ostacolato da soli due facili e divertenti risalti. L’uscita è posta a pochi metri da Bocchetta Fondi che rappresenta la via di discesa.


L'Ago Casara
Partenza del Vajo Casara





Attraverso il foro del vajo Invisibile



Terzo facile risaltino




martedì 16 gennaio 2018

Artificiale in Valdadige: I Tre Re di Affi

Zona: Brentino, Gem 85
Sviluppo: 150 m
Esposizione: Est
Difficoltà: IV, A1/A2
Protezioni: fix da 8 mm
Materiale: Staffe e 27 rinvii
Relazione seguita qui

Presi dall'entusiamo verso l'artificiale come potevamo perderci la seconda via in Valdadige della cordata Filippi-Bertolotti? Ed ecco che cade all'assedio anche "I Tre Re di Affi" (in realtà gli apritori sono tre:  Filippi, Bertolotti, Spinelli NDR), in zona Pale Basse di Brentino, sulla sinistra dell'indimenticabile diedro di GEM85. Giornata uggiosa da nebbie "alte", mentre sopra i 2000 mt si scia su powder e sui nostri amati Vaji ci si diverte sul glacionevato e cascate di ghiaccio, eccoci a battere i denti in cengia in due, anche noi come i Re in tre, aspettando che il nostro compagno scompaia dalla nostra vista al di là del grande tetto da superare dondolando sulle staffe. Tecnica di allunghi sul verticale e buona chiodatura sull'orizzontale rendono la via semplice ma non banale, se l'affronterete dopo piogge sappiate che anche se oltre il tetto ci sarà il sole, sotto il tetto pioverà ancora, inesorabilmente. 
Sensazione di smarrimento sui primi metri del soffitto, come Rusconi lo descriveva sulla Piussi, se pur per noi in scala nettamente minore, ma per un attimo non si capisce se si è capovolti, dov'è il sotto e dov'è il sopra, mal di mare da staffe che comunque passa rapidamente tutti presi nelle lente manovre che dilatano il tempo e lo spazio.
Al di sopra del grande strapiombo un'ultima lunghezza facile e divertente che alterna libera e artificiale, su parete via via più lavorata da carsismo superficiale ma anche via via sempre più invasa dalla vegetazione, qualche masso instabile obbliga ad un minimo di delicatezza.

Giunti al boschetto basta seguire i numerosi ometti che conducono all'ancoraggio di una brevissima doppia che ci deposita sulla bocca del vertiginoso diedro di GEM85, da li basta tuffarsi nel vuoto (in doppia!) e ci si ritrova dove il nostro viaggio ha avuto inizio, di fronte al sentiero da percorrere in discesa che ci porterà alle nostre case, dove passeremo i prossimi giorni sognando e desiderando nuovamente di poterci, ancora una volta, cullare sulle staffe.

M.Leorato










martedì 9 gennaio 2018

Vecchio Falco, Parete Rigata

Zona: Valdadige, Parete Rigata
Sviluppo: 125 m
Esposizione: Est
Difficoltà: VI- un passo, IV
Protezioni: chiodi 
Materiale: corda singola, rinvii, friend


Senza ombra dubbio una via fuori dal coro se paragonata alle sorelle della Parete Rigata. Questa è come si presenta la new entry “Vecchio Falco”, aperta in solitaria dal basso da C. Murari con pochi chiodi e logica alpinistica. Non logicità di linee ma logicità di ricerca delle minori difficoltà, caratterizzano il primo tiro da affrontare con friends medio piccoli alla mano, per integrare le poche protezioni fino alla sosta, oggi rinforzata, su due piccoli chiodi. I tiro successivo ancora leggermente detritico ma su bella fessura-canale funge da collettore alle due lunghezze finali su roccia dall’orogenesi strabiliante, tipica di questi calcari del fondovalle Baldense.
Anche per questa via la relazione completa la potete trovare su "V per Valdadige": il nostro ebook gratuito contenente tutte le più interessanti novità alpinistico-sportive del comprensorio ;)









venerdì 22 dicembre 2017

Via della Discordia

Zona: Campogrosso, Sojo dei Cotorni
Sviluppo: 200 m
Esposizione: Est
Difficoltà: D-, 60°
Protezioni: chiodi di passaggio e cordoni
Materiale: corda, picche, ramponi e qualche rinvio

La via della Discordia nata nel secchissimo ma freddo inverno 2016 è un simpatico e logico percorso che corre lungo una fenditura del Sojo dei Cotorni in Piccole Dolomiti. Da molti scambiato per un vajo, cosa che non è vista la mancanza di pendi valanghivi, si tratta invece di una divertente via di misto facile da percorrere come approccio alla disciplina. Le condizioni non proprio felici in cui l’abbiamo trovata ad inizio stagione hanno reso l'ascesa forse leggermente più difficile di come sarebbe percorrendola con abbondante neve e ghiaccio. Purtroppo la bassa quota (sotto i 1500 mt) e l'esposizione ad est sono vincolanti per percorrere questo itinerario alpinistico che in mancanza di neve e ghiaccio si riduce ad una ravanata tra mughi e terra e risalti rocciosi di IV grado da percorrere in libera. Sicuramente una buona scusa per andare a rifarla magari concatenandola con la vicina via “Il buso del Diaolo”.

Relazione seguita qui