giovedì 17 gennaio 2019

Il Leone di Nemea, nuova via sulle Bastionate di Tessari

Zona: Bastionate di Tessari (Valdadige)
Sviluppo: 300 m 
Tempo: 4 ore 
Esposizione: E
Difficoltà: 6b (6a obb.)
Materiale: singola 60m, 12 rinvii (escluse varianti alpinistiche)
Apritori: Brighente, Confente, Leorato 
(Ott.2017-Gen.2019)

Tutti i sogni prima o poi si avverano, basta crederci! Il nostro era quello di realizzare una salita nella Valdadige veronese che parta dalla fascia basale e sbuchi sul crinale superiore, in perfetta concezione alpinistica, anche se attrezzata in stile moderno a fix. Ad onor del vero già due anni fa con "Balla coi Becchi" avevamo dato vita ad un itinerario simile e super logico a Canale, ma problemi di accesso ci hanno fatto optare per la non pubblicazione della prima metà della via. Ora grazie alla collaborazione e al fiuto del "Marione" siamo riusciti a realizzare questa linea, invisibile fino ad oggi, che percorre placche, diedri e fessure con bellissima continuità e poche brevi cenge. Questi elementi la contraddistinguono dalle storiche vie sulla destra (Avalon, New Age..), che morivano su un grande cengione sottostante all'ultimo risalto, costringendo ad un  poco intuitivo rientro in doppia, penalizzandone così le ripetizioni e facendole versare in uno stato di semi abbandono (recentemente le uscite di queste vie sono state "prolungate" fino ad uscire sul crinale).
Il "Leone di Nemea" è il mostro invulnerabile della mitologia Greca, combattuto da Ercole in una delle sue 12 fatiche, fatica che ha visto complici noi tre apritori per più di un anno per riuscire a sconfiggerlo e per dissolvere le nebbie che hanno nascosto da sempre questa linea meritevole e logica che stava li da tempi immemori, probabilmente la più lunga della Valdadige Veronese, in attesa solo di essere scalata. 

Particolarità di questa via sono le diverse possibilità di uscita. Oltre al tiro originale a fix sulla placca vi sono altre due varianti alpinistiche che corrono sulla cosiddetta "Recia" che vi troverete davanti quando arriverete sulla gran cengia, al termine di queste varianti vi troverete direttamente alla sosta di partenza di L10, tiro eventualmente da unire.

1. Lobo sinistro (Stefani in solitaria): fessura dulfer (25 m VI+), lasciati due cordoni in loco, utile serie di friends fino al n° 2 BD. 
2. Lobo destro: fessura larga e lineare, salibile con friend grandi.

Ph. Credits: S. Borrelli


Accesso:
Dal parcheggio di Tessari prendere il sentiero che scende dal Trapezio, una volta arrivati sopra ad esso si stacca una traccia con ometti (grande masso con bollo) che porta rapidamente alla base delle bastionate (Nebbie di Avalon ecc) .Una volta sotto alla parete costeggiarla verso sinistra sud (Ometti) brevemente fino a giungere in una ex cava, sul bordo sinistro della cava dalla quale partono i fix della via, nome alla base. (20 min)

L1: salire la facile placca (ex parete della cava) traversando poi verso destra; continuare successivamente sulla verticale verso un diedro molto aperto. La roccia è caratterizzata da strati orizzontali che offrono buoni appigli ed appoggi. La sosta si trova su un piccolo pulpito raggiungibile traversando nuovamente verso destra alla fine di un diedro.  5c, 5b (30m) 5 spit, 1 clessidra.

L2: affrontare la partenza verticale sulla sosta aiutati da una grande lama raggiungibile una volta alzati di qualche metro. Finita la verticalità puntare il leccio verso sinistra fino giungendo ad una comoda sosta su un altro grosso leccio. 5b, 3 (20m) 2 spit.

L3: salire la placca lavorata, che è più facile, e ammanigliata se affrontata tenendo la destra. Qui il primo tratto chiave della via che consiste in un traverso breve ma piccante verso sinistra. Proseguire poi diritti fino alla base della parete successiva. 5c, 6b (25m) 6 spit.

L4: la progressione continua tenendo la destra attraverso una bella placca per poi rimontare su uno spigolo facile che termina alla base di un evidente dietro monolitico. La sosta è a fianco di un singolare olivo. 5a, 5b, 3+ (35m) 4 spit, 3 chiodi.

L5: tiro molto estetico che affronta un bel diedro ammanigliato e addomesticabile, nonostante si senta le verticalità. Qui troviamo il secondo passaggio chiave della via, qualche spit prima della sosta. 6a, 6b (30m) 10 spit.

L6: continuare il tiro nel diedro che poi si apre e si appoggia. In corrispondenza del tratto dove la roccia è meno sana salire a destra su un pilastrino molto solido per poi arrivare alla comoda sosta. 5c, 5a, 3 (40m) 4 spit.

L7: proseguire dritto sul pilastro che si ha di fronte per poi obliquare a sinistra su roccia molto lavorata puntando alla base di un evidente diedro. 4b, 4a (35m) 4 spit, 2 clessidre.

L8: salire il diedro con decisione in quanto gli appigli ci sono ma è necessario usare bene i piedi. Le difficoltà si concentrano in qualche passaggio per poi arrivare ad una cengia e raggiungere la sosta sulla destra. 5c, 6a+, 2 (30m) 4 spit, 1 clessidra.

L9: traversare a destra per 7-8 m, ed attaccare la bellissima placca che poi offre una lama molto netta che agevola il passaggio. Sostare sulla ferrata + golfaro. 6b, 5c+ (25m) 5 spit.

L10: proseguire a sinistra seguendo la ferrata fino all’attacco di un’evidente fessura, salirla con logica fino ai lecci e poi per facili roccette fino al fine via. 5a, 3(30m) 2 spit, 1 clessidra.

Discesa:
Scendere per sentiero in direzione Forte S. Marco fino alla forcelletta tra la Bastionata del Talian e il Cordespino, qui per lieve traccia e ometti si scende evitando tutte le deviazioni che conducono verso destra (Falesia Talian) e verso sinistra (Falesia Lo Specchio). Rimanere sempre in centro canale fino ad una breve corda fissa, giunti all'ampio bosco scenderlo fino al ghiaione, scendere tutto il ghiaione nuovamente fino al bosco fino a incrociare il sentiero CAI n°71 che proviene dalla Roda del Canal e ricondurrà verso sinistra -nord al parcheggio. (40 min)

Note: prima ripetizione di M. Stefani in solitaria 





Discesa

martedì 8 gennaio 2019

Brentino: L'aldilà può attendere

Zona: Brentino, Pale basse
Sviluppo: 150 m 
Tempo: 3 ore 
Esposizione: E
Difficoltà: 6b (6a+ obb.)
Materiale: 14 rinvii


Recente ed interessante via, aperta da S. Coltri in solitaria dal basso e dedicata romanticamente alla compagna Giuliana quando si trovava ancora convalescente dopo una brutta esperienza che ha quasi del miracoloso sulla Pedra Longa in Sardegna. Si sviluppa su uno spalto roccioso che si aggiunge così alla serie delle “Pale Basse” di Brentino, immediatamente più a sud di Mamma Olga e quasi a ridosso di Preabocco. Il primo tiro in traverso ascendente verso sinistra, su gialli permette di superare la fascia strapiombante nel suo punto più debole, i due verticali tiri successivi permettono di raggiungere una breve fascia boscosa. Superata quest'ultima, un breve e facile tiro appoggiato e su gocce conduce alla placca chiave, via via sempre più verticale e tecnica, che si risolve con breve abbassamento verso sinistra. Dalla cengia comoda con libro di via, con un ultima facile lunghezza si è sul bosco sommitale. 
Nonostante sia passato poco più di un anno dall'apertura purtroppo alcuni tagli hanno rigermogliato e disturbano un pò la progressione in un paio di passaggi, prese un pò sporche di terra vista la presenza del bosco sommitale possono infastidire i più pignoli. Per scendere abbiamo deciso di proseguire nella macchia aprendoci un varco tra i lecci e in una decina di minuti, tenendo sempre leggermente la destra, siamo giunti alla base della placca del Desiderio Sofferto sul Sass de Mesdi. Questa soluzione di discesa a nostro riguardo sarebbe da valorizzare dalle future ripetizioni in quanto consente bei concatenamenti con le vie soprastanti ed evita così il noioso e ripido avvicinamento a questo settore.



A sinistra la nostra via, in blu la traccia per raggiungere le vie del Sass de Mesdì






sabato 5 gennaio 2019

Italia 61 in inverno

Zona: Piz Ciavazes
Sviluppo: 250 m 
Tempo: 8-9 ore 
Esposizione: S
Difficoltà: V+, A2
Materiale: NDA, 25 rinvii
Relazione seguita qui

Era da tempo che con Mathias sognavamo di salire questa parete, nel 2017, a fine estate eravamo stati ricacciati dal secondo tiro da un fortissimo vento di foehn che si faceva sobbalzare in sosta e annodava le corde. Ritirata strategica quindi, verso le più riparate pareti della Valsugana. Ad autunno 2018 ritorna in pista l'idea di ripeterla e con l'aggiunta dell'incognita invernale. Attediamo quindi la pausa lavorativa natalizia (27 Dicembre) per recarci ad un Passo Sella con poca neve, temperature sopra la media ma comunque sotto lo zero nelle prime e ultime ore della giornata. Questo ci fa optare per un approccio "leggero" alla via, lasciando alla base scarponi pesanti, ramponi, picche, sovrapantaloni e tutto quello che sarebbe finito nel sacco da recupero. La via procede liscia come da relazione, numerose soste intermedie spuntate sicuramente a causa dell'attrito delle corde ci fanno aumentare i tiri da 8 a 10 e ci vedono impegnati nell'ultimo e più impegnativo tiro con il sole già tramontato. 50 metri totali fino al golfarone in cengia, con numerosi passi di libera in mezzo all'artificiale, dove si è costretti ad integrare con qualche friend medio piccolo, 25 rinvii obbligatori se si vuole rinviare tutti i chiodi a pressione che qui a volte hanno un aspetto poco rassicurante.
Ormai con le frontali in cengia ci avvicendiamo non poco per ritrovare la traccia coperta dalla neve che riporta alla base. Qui è opportuno dire che di notte per ritrovare la via del ritorno sulla gran cengia dei camosci è opportuno tenere come riferimento il gran diedro subito a sinistra dello spigolo di Italia 61, in prossimità di alcune grottine da bivacco (cordone) ci si cala leggermente disarrampicando (roccia unta) fino a trovare i primi ancoraggi per le doppie (3 in totale).
Un esperienza, questa dell'artificiale, in inverno, con lo sfondo delle dolomiti imbiancate che sicuramente verrà messa nel cassettino dei ricordi più indelebili e avventurosi vissuti in montagna. 









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venerdì 4 gennaio 2019

Spigolo Bellavista alla torre Boffetal

Zona: Cornetto, Sengio Alto
Sviluppo: 140 m 
Tempo: 2 ore 
Esposizione: S-O
Difficoltà: IV+
Materiale: singola e rinvii
Relazione seguita qui

La Torre Boffetal (top. proposto) è il primo evidente pilastro che delimita la bastionata sud ovest del Cornetto sul suo lato sinistro. Torre a tutti gli effetti, è rimasta inspiegabilmente vergine fino a Settembre 2018 quando la cordata Stefani-Canova ha realizzato sul suo evidente spigolo questa bella cavalcata classica e su medie difficoltà rendendola attraente di ripetizioni da parte della moltitudine di scalatori che amano viaggiare su roccia senza eccessivi patemi d'animo per il puro piacere di arrampicare, e perchè no, anche di concatenare.  Infatto, prerogativa di questa bella ma breve arrampicata è la possibilità di raccordarsi in pochissimi minuti al sentiero che conduce al passo degli Onari e quindi la possibilità di salire altri itinerari in zona (Ometti, Soldà) aumentandone lo sviluppo notevolmente. Vi è comunque anche la possibilità di ritornare al punto di partenza in pochi minuti attraverso una galleria che entra nelle viscere della torre e raggiunge la Selletta Nord Est. Un grande plauso agli apritori per il fiuto, la voglia di esplorazione e di dedizione al grande lavoro di pulizia e "giardinaggio" svolto.









giovedì 20 dicembre 2018

Spigolo Bonatti in Medale

Zona: Corna di Medale, Grigna
Sviluppo: 200 m 
Tempo: 3 ore 
Esposizione: S
Difficoltà: VI+ (A0)
Materiale: singola e friend medi
Relazione seguita qui


Via super classica che non necessita certo di presentazioni. Supera con intelligenza in traverso una difficile placca  per raggiungere così un grande e verticale diedro che da la dirittura a tutta la via. Man mano che si sale la roccia diventa sempre meno lucidata dalle ripetizioni e le conformazioni carsiche superficiali così come le "gocce" aumentano. Si finisce così, con un ultimo tiro non della linea originale, sulla parte terminale della ferrata che si era percorso già per buona parte per raggiungere l'attacco a circa metà parete. Slegati si raggiunge rapidamente la grande croce di vetta. Dalla vetta si prosegue brevemente in costa e si prende il sentiero che ripidamente scende dal versante nord e velocemente conduce alla grande carreggiata che corre sotto tutta la parete. Per la prima volta ad arrampicare nel Lecchese, nonostante la temperatura al di poco sotto lo zero, l'eccessiva vicinanza della città e la roccia unta non ci siamo persi d'animo e siamo tornati a casa entusiasmati da questa parete così grande e così simile alla roccia di casa nostra.









lunedì 10 dicembre 2018

Couloir Maffei al Cornone di Blumone

Zona: Valle del Caffaro, Adamello
Sviluppo: 200 m
Esposizione: O
Difficoltà: AD, 70°
Protezioni: friends, nuts, viti
Materiale: singola da 60 m

Invernale superclassica al Blumone, strada chiusa per Passo Crocedomini quindi unico possibile accesso dalla piana del Gaver (segnavia n°7, preventivare 2 ore). Sentiero fortunatamente tracciato fino al Rifugio Tita Secchi. Dal rifugio in mezzora si è all'attacco del canale. Le condizioni di scarso innevamento ad inizio stagione hanno complicato l'uscita dal famoso masso incastrato a circa metà canale: masso alto e non raggiungibile a causa di una meringa di neve inconsistente. Fortunatamente sulla destra si sono formati due colate di ghiaccio da salire in piolet, quello a monte, più diretto ma con ghiaccio troppo sottile, quello più a valle ben accettava viti corte.. quindi su di lì! Con un tiro da 60 m si è sui pendii ripidi del fianco del canale, sosta quindi sui primi grossi massi, che ben ospitano friends e nuts. Da qui per facili pendii si è sulla cresta che collega le due cime. 
Per scendere, seguire la cresta verso sinistra fino ad oltrepassare una forcella che da sul lato nord della montagna. Seguire la cresta in direzione passo del Blumone fin dove è possibile oltrepassarla (occhio alle cornici), scendere per facili pendii fino al passo e poi al rifugio.


Canale Maffei come da noi percorso





In uscita dalla cascata 


La vera vetta

Oltrepassata la forcella in direzione Passo del Blumone

Traccia di discesa verso il passo del Blumone

martedì 4 dicembre 2018

Canale centrale di cima Casse Larghe

Zona: Val di Scalve, Concarena (Orobie)
Sviluppo: 230 m
Esposizione: N-O
Difficoltà: III, M4, D
Protezioni: friends medi, qualche chiodo
Materiale: singola da 70 m

L’esplorazione è senza dubbio il lato romantico dell’alpinismo. Trovare le condizioni sbagliate per affrontare un itinerario non è sempre negativo bensì può dare la possibilità di staccarsi dagli schemi mentali dati dal possesso di una relazione super dettagliata, oggigiorno magari anche condita con tracce gps, fotografie dei passi chiave e chi più ne ha più ne metta. Questo è quanto successo a noi, nella speranza di percorrere Mengol Surprise, presi dalla voglia di riprendere in mano le piccozze, spinti dal proverbiale Veni-Vidi-Vici, in mancanza di notizie certe sulla condizione del manto nevoso (che si è rivelata poi non ottimale..) abbiamo abbandonato la comfort-zone di una relazione per intraprendere la via dell’ignoto. 
Il canale (per noi Veneti da qui in avanti denominato Vajo), questo lo scoprimmo successivamente, era stato più volte salito dai locals, ma nessuno si era mai preso la briga di indentificato con un nome preciso, noi quindi l'abbiamo chiamato Canale centrale delle Casse Larghe. 
L'attacco avviene abbandonando la traccia che conduce al Passo delle Ortiche, circa a metà canale, sulla normale per il Cimone della Bagozza, alla vista dei due vaji principali che solcano Cima Casse larghe, si sale quello di sinistra, decisamente meno incassato. Arrivati al primo risalto formato da un masso incastrato ci si lega (in base alla quantità di neve ndr) attrezzando una sosta con friend+sasso incastrato. Di seguito la relazione tiro per tiro.

Tiro1: Si supera il primo risalto e si prosegue in canale fino a dei ben più grossi massi incastrati su cui si sosta (friend+chiodo, poi rimosso). 70 m M4
Tiro2: Superare il risalto passando nel foro inizialmente non visibile dal basso. Ottime fessurine da incastro. Salire a spirale nella nicchia fino ad un secondo risalto che si supera più facilmente proteggendosi su un sasso incastrato, per canale poi fino alle prime rocce sulla sinistra dove si sosta (friend + chiodo, poi rimosso). 40 m M4.
Tiro3: Proseguire nel vajo con facili risalti fino ad un bivio dove si sosta, (due chiodi rimossi). 40 m.
Tiro4: Tenere la sinistra, superare un risaltino e proseguire su canale stretto ed estetico che passa sotto 2 massi incastrati consecutivi, a mò di tunnel. 70 m. Sosta su sasso incastrato con cordone (lasciato).
Tiro5. Con breve risaltino si giunge alla forcella finale direttamente sul sentiero delle creste. Sosta su due chiodi (tolti). 20 m.

Scendere con molta prudenza seguendo i segnavia CAI (se scoperti) fino al passo delle ortiche, ovvero la forcella tra le Casse Larghe e il Cimon della Bagozza. I pendii sono molto ripidi ed esposti e l'esposizione a sud possono renderli molto valanghivi. Dalla forcella facilmente fino al punto di partenza del nostro itinerario per canale e poi stradina che conduce al caratteristico rifugio Cimon Bagozza.


Photo Courtesy geoportale.caibergamo.it