giovedì 20 luglio 2017

Balla coi Becchi: la prima ripetizione

Zona: Canale, Valdadige
Sviluppo: 135 m
Esposizione: E
Difficoltà: 6c+
Protezioni: Fix
Materiale: Corda singola e 12 rinvii
Discesa: sentiero
Tempo: 3 h


Pubblichiamo qualche foto della prima ripetizione integrale della via “Balla Coi Becchi” aperta da noi nel mese di Aprile a Canale, effettuata dal nostro amico Lino Sganzerla & compagno.
Il grado obbligatorio del terzultimo e penultimo tiro è stato ammansito ad un 6c+, l’accesso avviene scendendo dalla Via November Rain e la discesa avviene anch'essa in discesa dalla mulattiera che percorre il crinale del Cordespino.
La relazione integrale descrittiva la si può trovare nella guida "V per Valdadige", presente su questo blog alla pagina "Pubblicazioni". Buone ripetizioni.











giovedì 13 luglio 2017

Flash 1918 alla Torre dell'Osservatorio

Zona: Piccole dolomiti
Sviluppo: 5 lunghezze, 95 metri
Esposizione: O
Difficoltà: 6a+
Protezioni: Fix
Materiale: Corda singola e 12 rinvii
Discesa: Doppia da 45
Tempo: 2 h

Breve e facile arrampicata, ottima per concatenamenti con vie sul Terzo Apostolo, siamo in Piccole Dolomiti, località Campogrosso sul sentiero che porta al Passo del Baffelan. L’esposizione ad Ovest permette di evitare le tipiche nebbie prealpine che contraddistinguono questa zona. L’attacco è posto poco sopra al sentiero, al centro della parete della Torre dell’osservatorio con una scritta rossa alla base, breve ghiaione di accesso.
Il primo tiro supera subito uno strapiombetto che porta su una cengia poi per facile arrampicata verticale su buona roccia si arriva alla sosta attrezzata a fix con anello sotto ad un masso.
Secondo tiro in traverso ascendente verso sinistra su roccia entusiasmante, segue un camino con un pò di detrito (attenzione ai passanti sotto) che conduce alla sosta sempre a fix con anello.
Terzo tiro di collegamento alla parete su pendio detritico, non smuovere sassi in presenza di escursionisti.
Il quarto tiro è la lunghezza simbolo della via: fessura gialla e compatta verticale, visibile dal basso, che supera con eleganza la paretina di testa della torre, “purtroppo” è ottimamente spittata perché potrebbe alloggiare dei sicurissimi friends, attenzione all’uscita in sosta, singolo passo friabile.
L’ultimo tiro con pochi metri di cresta conduce alla sosta di calata che con 45 m porta alla base. Si scende per traccia fino al sentiero passando dai pressi della galleria che conduce al pertugio di osservazione che spunta dalla parete dal quale la torre prende il nome.



vista dall'attacco

Primo tiro

Prima sosta

Secondo tiro


Tiro di trasferimento detritico

Il bellissimo tiro in fessura



venerdì 7 luglio 2017

Il Pentagramma della Pala del Rifugio

Via Gogna o del Pentagramma

Zona: Val Canali, Pala del Rifugio
Sviluppo: 550
Esposizione: sud
Difficoltà: p VI, pp V+/V
Protezioni: chiodi e clessidre
Materiale: set di friend, nuts, cordini
Discesa: sentiero, poi tracce fino alle doppie (6)
Tempo: 1.5h fino all'attacco, 7h la via, 3h alla macchina

23 giugno 2016, accordo con Simone il ritrovo alle 4.30 al casello, destinazione: Pale di San Martino, Val Canali nello specifico. Sono assonnato ma non abbastanza per capire che sarebbe stato un grande giorno. L’andata è occasione per esaminare le varie ipotesi messe sul piatto i giorni precedenti: Gadenz o Wiessner sulla Cima del Coro oppure lo spigolo Gogna sulla Pala del Rifugio. La prima e la seconda sembrano non garantire molta continuità, mentre la terza sembra essere la miglior candidata. La conversazione viene interrotta spesso da lunghi silenzi riflessivi dove Simone mi dà modo di analizzare i vari aspetti tecnici dell’itinerario. Per me è la prima via di una certa lunghezza, sono gasato ma allo stesso tempo non così fiducioso possa essere alla mia portata. 
Arrivati al parcheggio prepariamo il materiale, smezziamo i pesi negli zaini e partiamo per una quarantina di minuti fino ad incontrare il Rifugio Treviso; da qui poi altri tre quarti d’ora su un sentiero irto a zig zag tra i mughi fino all’attacco della via. Individuiamo subito il camino iniziale, ottimizziamo il necessario in uno zaino e andiamo in esplorazione alla ricerca del primo punto di sosta citato nella relazione. Decido di partire io ma una volta arrivato a 8 metri circa dalla partenza mi guardo un po’ attorno e mi convinco sempre più che di lì non possa passare. Simone poco prima aveva scovato un cordone nero più a destra così dopo una breve consultazione disarrampico per ripropormi su quest’altra linea immaginaria fino al famigerato cordone. Proseguo traversando verso destra aiutato da una lama in rovescio ma il tutto mi sembra abbia un ritmo un po’ troppo sostenuto rispetto al IV in relazione. L’esposizione e la progressione con piedi dentro la parete e le mani più esterne mi dà un bel po’ di pepe; piazzo qualche protezione intermedia ma tengo il pensiero fisso sull’uscita di questo tratto angusto e avanzo senza sprecare troppe energie. Arrivo su una cengia erbosa, attrezzo una sosta e recupero Simone tirando un sospiro di sollievo. Di lì l’ascesa prosegue attraverso un bel diedro per niente banale, che regala passaggi interessanti per poi calare di intensità fino ad una comoda sosta. La terza lunghezza aggira un’enorme spuntone per poi riattraversare orizzontalmente su una cengia fino alla sosta, 2 ch. con cordone. Simone parte quindi su L4 non ritrovandosi perfettamente nella relazione; ad ogni modo giunge alla sella tra il Dente del Rifugio e la Pala attraverso roccia articolata. La roccia qui cambia drasticamente aspetto, passando da spuntoni svasi e prese levigate ad una placca molto estetica che si sviluppa verso destra e successivamente in verticale su una zona ricca di fessure e prese più nette. Il traverso della quinta lunghezza è esaltante, regala una progressione di equilibrio che richiede delicatezza e precisione.  L6 prosegue sul verticale, obliquando poi verso destra nuovamente in un canalino facile fino a 1 ch. e poi verticalmente in una divertente arrampicata di opposizione fino a giungere su una ampia e comoda cengia con vista panoramica. Su L7 continuo l’ascesa sulla verticale trovando una roccia lavoratissima che da l’imbarazzo della scelta ma….uno spuntone mi rimane in mano e riesco comunque ad evitare quello che sarebbe stato un volo con la V grande, avendo come ultima protezione un friend a 5m sotto ai piedi. L’adrenalina sale a mille ma riesco comunque a domare il momento e razionalmente raggiungo un buon punto dove sostare; probabilmente sono leggermente fuori via in quanto la sosta dovrebbe trovarsi sotto un terrazzo erboso ed io mi trovo in una nicchia… forse dovevo mantenere più la destra. Recupero Simone che, dopo aver scaricato lo zaino si fornisce di friend e rinvii e riparte rapidamente. Qualche minuto più tardi sarà lui ad avere qualche brivido, io da sotto sento un forte rumore ma non riesco a capire cosa sia accaduto; ad ogni modo la corda procede lentamente fino ai tre strattoni alla gialla, segno che è giunto alla sosta successiva. Anche questa lunghezza ha qualche passaggio interessante, e lo evinco anticipatamente dalle tracce di magnesio sulle prese. Alla sosta Simone mi conferma di aver rischiato il volo a sua volta in quanto una presa gli è rimasta in mano, causando il distacco di un masso più importante. L9 viaggia su una cresta erbosa ma non ci è chiaro dove finisca il tiro: gli elementi descrittivi della relazione tornano ma le lunghezze non sono per niente veritiere. Una volta obliquato a sinistra individuiamo il lungo camino descritto nella relazione e Simone lo affronta lateralmente in quanto le difficoltà non ci danno molta fiducia e , come sugli ultimi tiri percorsi, le protezioni sono praticamente assenti. La variante ha comunque il suo perché ma per lo meno ci fa giungere ad una sosta con 2 ch. su una placca giallo-grigia. Rileggiamo la relazione e capiamo che siamo in via ma su una probabile sosta intermedia aggiunta successivamente; optiamo per la sinistra assecondando uno spigolo molto esposto che conduce ad un naso da superare con determinazione. Le difficoltà poi calano e si avanza sul filo di una spaccatura andando un po’ a destra e un po’ a sinistra molto liberamente fino ad una comoda cengia erbosa fornita di clessidre. Il meteo inizia ad incupirsi ma sappiamo che siamo ormai arrivati. Le due lunghezze successive ci portano alla vetta! Foto di tiro e via sulle tracce del rientro in direzione Vallone delle Mughe. C’è da percorrere dapprima un sentiero molto segnato a tratti rossi per una decina di minuti, poi un tratto molto marcio in discesa che richiede attenzione fino a trovare il primo anello di calata. Da lì poi con sei doppie (una molto esposta) si ritorna sulle tracce dell’andata, recuperiamo il mio zaino e ritorniamo verto il rifugio iniziando a sentire la stanchezza sulle gambe. Beviamo qualcosa per rinfrescarci, firma sul libro del rifugio e via alla macchina. 
Grazie a Simone per avermi fatto conoscere questo angolo delle Dolomiti, un paesaggio singolare che non può mancare nel curriculum di un alpinista.


C. Confente










mercoledì 14 giugno 2017

Spigolo Franceschini + Via Esposito

Zona: Val Canali, Dente e Pala del Rifugio
Sviluppo: 18 lunghezze, 750 metri
Esposizione: N-O
Difficoltà: V+
Protezioni: Chiodi di passaggio, clessidre
Materiale: Dotazione alpinistica completa
Discesa: Doppie
Tempo: 7 h la via, 2 h la discesa


Un'altra classica della Val Canali, a torto meno ripetuta rispetto alle dirimpettaie con accesso meno problematico. Ottima la combinazione con il facile Spigolo Franceschini che permette di aumentare lo sviluppo dell’ascesa fino ad un totale di quasi 800 metri. Abbiamo perso un pò di tempo nella ricerca dell’attacco della Esposito dalla selletta sotto la parete, il cordone è grigio e si mimetizza molto bene, dove finiscono le tracce e gli ometti bisogna superare un muretto di III grado sullo zoccolo per trovare la sosta.
Consiglio vivamente inoltre di non percorrere la Esposito dopo un temporale in quanto le fessure chiave tardano molto ad asciugare e ci si trova costretti ad affrontare i passi chiave di V verticali ed esposti sul bagnato nero/lichenoso (50 m, 1 chiodo). mentre i tratti superiori più facili presentano qualche chiodo di passaggio in più..srano..


Per quanto riguarda la discesa abbiamo optato per le doppie che si trovano in fondo al canale tra la Pala del Rifugio e la Punta del Rifugio (erroneamente chiamata Punta Sant'Anna), si raccomanda di prestare attenzione nelle prime calate dove si potrebbero smuovere sassi, le corde non si sono mai incastrate, abbiamo solo riscontrato delle anomalie sulle lunghezze nella relazione fornitaci, la pubblico quindi corretta ed aggiornata con le corrette (spero) misure. Con questa opzione di discesa si evita il lungo rientro dalla forcella delle Mughe, guadagnando così circa un ora.



Secondo tiro Spigolo Franceschini

Ultimo tiro Spigolo Franceschini

L'attacco della Esposito

Prima sosta esposito, mimetica

Il sentiero di accesso dalla selletta visto dalla sosta
Terzo tiro su placche bagnate



Sul secondo tiro di V, decisamente più chiodato

Tiro dello spigoletto

Tiro del tetto ad occhio

Vetta dopo 7 ore dall'attacco della Franceschini


Prima doppia nel canale

Pen'ultima doppia, molto esposta.


mercoledì 31 maggio 2017

Spigolo Jori

Zona: Pomagagnon, Punta Fiames
Sviluppo: 16 lunghezze, 580 metri
Esposizione: S-O
Difficoltà: V+ A0
Protezioni: Chiodi di passaggio
Materiale: Dotazione alpinistica completa
Discesa: Ghiaione di Forcella Pomagagnon
Tempo: 6 h la via, 1.30 h la discesa



Aperta la stagione dolomitica 2017 con una via simbolo della conca Cortinese, una via senza problemi di rientri ancora innevati grazie alle nevicate tardive, la Jori non necessita di presentazioni o lungaggini di vario tipo.
Ampio parcheggio a bordo strada, avvicinamento evidente e non eccessivamente lungo, esclusi i sali scendi dell'ultimo tratto che richiedono attenzione e passo fermo (incidenti in passato sono avvenuti proprio qui, attenzione). I primi 5 tiri in comune con la Dimai sono facili e poco protetti/proteggibili (leggasi: Colatoio), ma comunque divertenti. Giunti dopo 50 metri di cengia sul vero spigolo la musica cambia subito e si è alle prese con l'ulto! 
Arrampicata tecnica e V sostenuto si alternano a tiri corti e facili in questo modo si guadagna rapidamente quota ed in breve si giunge alla piccola croce di vetta che offre un panorama impagabile.

Tiri da mezionare: 
  • Tiro dopo il trasferimento: camino unto.
  • Tiro della placca verticale che termina sul pulpito: placca unta.
  • Tiro della piramide umana: cordoni su sassi incastrati, unto. (chiave)
  • Tiro del tetto triangolare: esposizione unta.
  • Tiro della fessura gialla: fessura gialla unta con resinati.

Tutto il resto è puro divertimento ;)

















domenica 21 maggio 2017

Indiretta Carretta-Sgreva

Zona: Sengio Alto, Mt. Baffelan, parete sud
Sviluppo: 400 m
Esposizione: Sud
Difficoltà: VII A0 
Protezioni: chiodi
Materiale: dotazione alpinistica standard
Data ripetizione: 21/5/2017
Accesso: Da Campogrosso lungo la strada del Re, che si lascia in corrispondenza dell'evidente canale che scende dalla parete sud del Baffelan.
Discesa: Via normale al Baffelan

Una bella via a torto semi sconosciuta, ripetuta da pochi e temuta dagli altri, dove molte cordate di forti si sono perse, si sono calate nel vajo del Baffelan e al loro ritorno hanno contribuito in questo circolo vizioso circondandola di un aura di mistero. Noi l'abbiamo percorsa per voi, ci siamo persi, sul più bello abbiamo ritrovato la retta via e siamo giunti fino alla vetta. Attenzione, nel contenitore manca il libro di via, se qualche gentile alpinista volesse contribuire credo farebbe un grosso piacere anche agli apritori.
Tiro 1
Risalire per toppe d'erba e mughi l'intaglio a destra del Vajo del Baffelan, fino ad un grosso golfaro sotto un albero. Aiutano alcuni spit di una vicina via sportiva. 50 mt III

Tiro 2
Salire il liscio camino in verticale fino ad un evidente albero dove si sosta. 45 mt III

Tiro 3
Superare l'albero sulla destra e risalire lateralmente l'evidente pilastro, la sosta si trova sul pulpito. 30 mt, IV, 1-2 chiodi. Sosta a spit con cordino.

Tiro 4
Traversare l'intaglio ed alzarsi su placca delicata fino ad una fessura (primi chiodi) alzarsi fino ad un esile terrazzo, vincere le difficili placche con radi appigli svasi verso sinistra (numerosi chiodi, tiro chiave) fino al termine delle difficoltà, superare una placchetta più facile fino alla sosta con spit e cordino. 45 mt. VII A0, IV. Delicato.

Tiro 5
In traversata verso sinistra si superano delle bellissime placche e si oltrepassa un camino. Sosta con spit e cordino. 40 mt V.

Tiro 6
In verticale per placche, si supera uno strapiombetto, poi ad una nicchia si traversa verso sinistra per terreno facile misto ad erba fin sotto ad un evidente spigolo che forma dei diedri. Attenzione, quei è facile perdersi, noi non abbiamo trovato la sosta e ne abbiamo attrezzata una volante. 50 mt, VI e III.

Tiro 7
Salire i bellissimi diedrini in verticale per 40 metri fino ad un pulpito sotto l'evidente strapiombo giallo. Sosta a spit. V e IV+.

Tiro 8
Compiere una C prima verso sinistra e poi verso destra, su placche bianche bellissime, oltrepassare una sosta intermedia, superare una difficile placca di equilibrio e sostare sotto una fessura aggettante. 40 mt IV e V+. Chiodi.

Tiro 9
Successione di strapiombetto, bella fessura aggettante e placca facile. Al nicchione giallo virare nettamente a sinistra per terreno delicato fino alla sosta con libro di via. VI, IV. Numerosi chiodi.

Tiro 10
In verticale su diedri di IV+ assolutamente non banali a causa della roccia delicata fino al termine delle difficoltà, sosta su golfaro. 35 mt. Chiodi.

Tiro 11
In conserva fino alla vetta.

Relazione grafica seguita e consigliata: oltrelavetta.com


Il secondo tiro visto dal golfaro. In alto la pianta della sosta.

Tiro chiave. Delicato.

Su placche stupende.

Il tiro dove ci si perde. Puntare i diedrini la in alto.

Tiro a C (n°8) su placche bellissime.

Sorpresa, manca il libro di via.

In uscita dal secondo tiro chiave, anche qui delicato.

Il diedro di uscita.