Sviluppo: 400 m
Esposizione: Nord
Tempo: 5-6 ore
Difficoltà: WI5, M5 (condizioni 12/2025)
Materiale: Viti corte, chiodi, friends.
Discesa: Doppie
Chiodatura: alcune soste attrezzate
Oggi non parliamo di vie di arrampicata o delle emozioni legate ad esse, ma di un tecnicismo che noto sempre più spesso tramite la mia lente di professionista in ambito digital. C’è un paradosso strano che abita gli spazi condivisi online: teoricamente, i gruppi Facebook (o i forum vecchia scuola rimasti attivi) dedicati alle nostre passioni, che sia l’arrampicata, la fotografia outdoor o la camperizzazione di van, dovrebbero essere un porto sicuro. Luoghi dove sentirsi a casa, scambiarsi consigli sulla "scarpetta" giusta o condividere la gioia di un tiro finalmente chiuso dopo mesi di tentativi. Invece, sempre più spesso, ne usciamo con l'amaro in bocca e i nervi tesi.
La radice del problema sta in quella che gli esperti chiamano "disinibizione online". Lo schermo ci fa sentire invisibili, toglie il peso del confronto fisico e annulla l’empatia. È così che persone che probabilmente alla base di una falesia accetterebbero volentieri "il tuo panino con la salsiccia", dietro una tastiera si trasformano in giudici spietati.
In questo vuoto pneumatico di contatto umano, molti utenti finiscono per agire come veri e propri troll: individui che non cercano il confronto, o mascherano per confronto la soddisfazione esclusiva del provocare, distruggere e alimentare conflitti. Spinti dall'idea che "online tutto è concesso", lanciano esche polemiche solo per vedere il gruppo bruciare, trasformando una discussione tecnica in un linciaggio.
Scatta poi quella difesa del fortino, il cosiddetto gatekeeping o ostruzionismo di ingresso chiamatelo come volete, dove chi è dentro da più tempo decide chi ha il diritto di definirsi un "vero appassionato". Se non conosci la storia, se il tuo stile non è allineato al loro, o anche se semplicemente fai una domanda troppo banale, diventi un bersaglio per i guardiani della purezza.
La cosa assurda è che in questo circolo vizioso più siamo simili, più diventiamo feroci. Ci scanniamo su dettagli insignificanti solo per nutrire l'ego e marcare il territorio. Freud lo chiamava "il narcisismo delle piccole differenze" che, nei casi peggiori, tracima fuori dal monitor trasformandosi in vandalismo, stalking o violenza psicologica. In questo clima, gli algoritmi fanno il resto: premiano chi urla più forte, chi divide, chi crea fazioni. O sei con il branco o sei un incompetente. Il "dipende", che è la base di ogni crescita reale, scompare.
Il risultato finale è tecnicamente la "spirale del silenzio". Gli utenti più esperti, quelli moderati ed educati che avrebbero davvero qualcosa da insegnare, vedono il fango, si stancano e smettono di partecipare. Restano solo i polemici di professione e i troll a urlarsi addosso in un guscio vuoto. Il gruppo resta numeroso, ma la qualità è morta.
Dobbiamo dircelo chiaramente: se gestiamo queste community, dobbiamo smettere di confondere la libertà di parola con il diritto all'insulto. Moderare non è censura, è fare giardinaggio. Se non estirpi le erbacce, i fiori non hanno spazio per crescere. E a chi ne sa di più, servirebbe ricordare che la vera autorevolezza non ha bisogno di aggredire per essere riconosciuta. Se usi quello che sai per umiliare chi ne sa meno, non sei un maestro: sei solo un bullo 2.0 con lo smartphone in mano.
Le community sono organismi viventi, come gli alveari. Se smettiamo di curarle, moriranno per la loro stessa tossicità. Forse è ora di tornare a parlare di ciò che amiamo con lo stesso spirito con cui ci leghiamo alla stessa corda: con la consapevolezza che le parole, esattamente come i gesti in parete, hanno sempre un peso.
Accesso: da Caprino Veronese seguire le indicazioni per S. Zeno di Montagna. Superata la frazione di Rubiana e prima della frazione di Lumini, dopo il grande tornante, parcheggiare in uno slargo con briglia di contenimento sulla destra (3 posti auto - 45° 37′ 7.91″ N 10° 46′ 30.37″ E). Tornare indietro in discesa per 150 m e prendere l'evidente sentiero per il Monte Crocetta che si stacca in salita. Lo si sale ripidamente fino all'intersezione con la forestale 054. Scendere per circa 400 m fino ad uno slargo con palina CAI, dal quale parte una traccia appena percettibile sulla sinistra (segni rossi). Seguirla fino ad individuare un ghiaione che va salito faticosamente per intero per portarsi alla quota degli attacchi. Traversare a destra tra la macchia fino ad individuare le prima rocce verticali da dove salgono le vie. (45°37'7.129"N, 10°47'13.790"E). La via parte dal pilastro più a destra degli attacchi di quelle spit. Cordone blu su albero. 45 min.
Descrizione:
L1 Risalire la placca compatta alla base dello spigolo con belle fessurine per le mani fino ad un intaglio. Sosta su 2 chiodi. V+ 15 m
L2 Breve caminetto poi spostarsi in placca aperta a sinistra. Rimontarla su piccoli appigli e poi andare a prendere lo spigolo di destra fino alla sommità del pilastro. La sosta su 2 chiodi si trova qualche metro sopra la forcella, V+. Passi di VI+ 25 m
L3 Cresta di solidi blocchi accatastati, sosta alla base dello spigolo di destra su 2 chiodi. III 20 m
L4 Risalire tutto lo spigolotto appoggiato tra fessure e placche. Sosta su golfaro. IV 1 passo di V 20 m
L5 Tiro elementare di uscita in comune con le altre vie. II 20 m
Discesa: Se si desidera percorrere un altra via di quelle a spit si può tornare alla base per il canale boscoso posto sulla destra viso a monte (soluzione non verificata). Altrimenti muoversi verso sinistra mantenendo la quota 800 m (ometti) prima per sottobosco roccioso e poi per vaga traccia marcata di rosso, la quale perde leggermente quota fino a raggiungere un piccolo bivacco sul tornante del sentiero 054 per il Monte Crocetta. Da qui in discesa fino al punto di partenza. 30-40 min.
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| In blu accesso, in giallo discesa |
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| I segni della grande guerra |
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| Alessio ci da uno strappo in auto |
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| Casel del Nenti |
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| Forcella Scura |
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| L4 con i Denti di Valtorta sullo sfondo |
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| Spiz de la Lastia e in primo piano il Dente di Satanasso |