giovedì 6 aprile 2017

Nella tana dell'orso, Ceraino Sinistra

Zona: Ceraino, settore Eldorado
Sviluppo: 5 lunghezze, 100 metri
Esposizione: O
Difficoltà: 7a A1, 6b obb.
Protezioni: Fix
Materiale: Rinvii, corda singola
Discesa: 3 doppie
Tempo: 3 h

Prima ripetizione con L. Sganzerla della via aperta da A. Bosaro sul nuovo settore Eldorado, a Ceraino sponda sinistra, di fronte al settore Teng. La via corre esattamente sopra all'ex galleria ferroviaria e a destra della via esplorativa "Explore". Lasciata l'auto su uno spiazzo prima della trattoria fronte la falesia di Ceraino classica, arrivando da Domegliara, si prende una traccia nel boschetto che raggiunge in breve la parete di Eldorado e la costeggia verso sud superando le vie "Fuori come Merli", "Hotel Guantanamo", risalendo un breve dosso roccioso si giunge nei pressi dell'ex galleria, nome alla base.
Il primo tiro sale verticale e logico su una fessura-diedro fin sotto ad una nicchia chiusa in alto da un ampio strapiombo, 20m, 6a+. Secondo tiro verso destra su ampie canne prima e prese scavate poi forza lo strapiombo con passi valutabili di 7a+ oppure A0/A1, in base all’altezza del ripetitore (15m), sosta appesa appena sopra alle difficoltà.
Terzo tiro breve di raccordo alle placche successive su roccia che risente ancora della pulizia avvenuta durante l’apertura, terra e sabbia sugli appigli, 15m, 5b.
Quarto e quinto tiro meritevoli, belli e tecnici su roccia entusiasmante, 20+25m con passi da noi valutati di 6b, qualche fittone residuato dell’ex ferrovia non disturba in alcun modo l’ascesa. La discesa avviene con 3 corde doppie.


Primo tiro

Secondo tiro



Terzo tiro

Quarto tiro

Quinto tiro

martedì 21 marzo 2017

Canale - Vento dell'Est (6b, 150 m, 6a obb.)

Zona: Valdadige, Canale
Sviluppo: 5 lunghezze, 150 metri
Esposizione: E
Difficoltà: 6b
Protezioni: Fix
Materiale: Rinvii, corda singola
Discesa: Rientro per traccia di Mamma li Turchi
Tempo: 2 h

"Il vento che arriva da est, come i raggi del sole di un nuovo mattino, come l’esposizione delle pareti della Valdadige", questo è il nome dai molteplici significati scelto da Mario Brighente per questa nuova via aperta in solitaria su una parete a lui nuova e battezzata “Parete Rossa di Canale”, toponimo ovviamente proposto vista la mancanza di toponimi. 
La via attacca sulla destra di Catullo V, nome scritto alla base. Il primo tiro dello zoccolo sale facilmente su solide placche per 30m con difficoltà massime di 5b, segue trasferimento verticalmente su cengia fin sotto all'evidente parete rossa. Secondo divertente tiro su canne con difficoltà massime di 6a (30m), segue terzo tiro con difficoltà sempre maggiori (6b) fino alla sosta scomoda ed aerea (25m). Tiro chiave (6b) si trova esattamente sopra la sosta in leggero strapiombo ammanigliato eventualmente azzerabile, segue pilastrino e diedro delicato fino alla sosta. L’ultimo tiro di rocce rotte ci conduce in breve fino alla sommità della parete (5b). Per scendere si può tagliare il pendio orizzontalmente verso destra per tracce fino a raggiungere il ghiaione che conduce al sentiero di Cordespino.


Attacco
Primo tiro



In vista del diedro ad L su cui corre la via

Prima entusiasmante lunghezza sul diedro



Sul secondo tiro via via più difficile

Ultima sosta in uscita dal tiro chiave



martedì 14 marzo 2017

"Chiari di Luna" alla parete di Preabocco

Zona: Valdadige, Preabocco
Sviluppo: 4 lunghezze, 150 metri
Esposizione: E
Difficoltà: VII-
Protezioni: Fix, chiodi
Materiale: 12 Rinvii, friends medio-grandi, nut
Discesa: 2 doppie da 60 m
Tempo: 3-4 h

Bella e unica via della parete soprastante l’abitato di Preabocco a torto poco ripetuta e semi abbandonata. Forse i gradi severi lasciano intimorito il ripetitore ma è doveroso ricordare che i passi ostici sono comunque serviti con fix, le soste sono a fix e gli unici tratti alpinistici sono integrabilissimi (R1) grazie alle numerose fessure.
L’attacco si raggiunge in pochi minuti dal parcheggio nel centro dell’abitato, si prende una stradina nel bosco che sale in direzione delle pareti e di li a poco, nei pressi di una cabina, la si lascia per traccia quasi impercettibile che supera le due reti paramassi. Arrivati alla base nei pressi di un ometto si sale per una cengia ascendente verso destra e si sale così sullo zoccolo, per traccia con percorso a S di nuovo verso la parete fino ad un grosso ometto che indica l'attacco. Il primo tiro di V sale verticale fin sotto ai tetti colorati, ben protetto a chiodi e fix, disturbato solamente dall’erba cresciuta ormai in modo rigoglioso. Con il secondo tiro i toni cambiano, siamo sul VI- e si traversa sotto a dei tetti lavorati a canne e buchi, si può integrare con cordino su spuntone e parecchi friends, sono presenti comunque spit di passaggio. Dopo la traversata non lasciarsi ingannare dalla sosta di calata a sinistra ma salire in verticale superando uno strapiombetto fino alla sosta nei pressi di un alberello, questo tratto purtroppo ritorna ad essere disturbato dalle zolle d’erba e terra.
A questo punto si erge davanti a noi la stupenda placca gialla e verticale del tiro chiave della via, a parte il primo spit sopra la sosta le protezioni spariscono magicamente e si intuisce che si dovrà utilizzare la larga fessura visibile a destra, utile anche un cliff per attrezzare un foro sotto la fessura, VII-. 
Segue un traverso piccante su placca verso destra servito da spit, si supera un pilastrino con difficoltà via via sempre inferiori (pianta che ostacola il passaggio) fino a sotto la verticale del diedro, da qui risalire per 5-6 m fino alla sosta. 
(In questo tratto abbiamo trovato due cespugli di rovi che invadevano il diedro e sono stati rimossi a suon di coltellino e mani nude!).
Risalire il diedro strapiombante e fessurato (fessura e 2 spit), superato il tratto aggettante il diedro si abbatte leggermente ma la roccia si fa via via più delicata fino all’uscita nel bosco pensile, VI.
La discesa si effettua con 2 doppie da 60 m da un cordone su albero visibile pochi metri a sinistra dell’uscita.



Primo tiro

Terzo tiro

La placca del terzo tiro dal basso

La sosta del terzo tiro, dove solitamente nascono i rovi


Diedro fessurato finale







lunedì 27 febbraio 2017

Via della Livera e Bella Gioia

Pubblico il racconto inviatomi da Christian sulla doppia prima ripetizione di due nuove realizzazioni sulla Parete Rigata e sulla Roda del Canal, ad opera dell'attivissimo M. Brighente. Bella Gioia attacca subito a destra di "Ali di Farfalla", mentre la Livera parte a sinistra della via "L'apprendista" nella porzione più a sud della Roda del Canal. A breve pubblicheremo le relazioni su queste frequenze.

"In settimana mi sento col Teo e gli faccio una propostona.. Due prime ripetizioni in località Tessari…la sua risposta affermativa non tarda ad arrivare.
La prima a passare sotto le nostre grinfie è “Bella gioia” via mista aperta in solitaria da Mario Brighente sulla così detta Parete Rigata a destra dell’abitato di Tessari. Cinque le lunghezze con una difficoltà massima V+. Alla base il nome non c’è (ora presente NdR) ma la via si fa riconoscere subito attraverso la descrizione dataci in precedenza da Mario. La partenza è entusiasmante V+ e ci fa capire subito che per passare bisogna trovare una buona combinazione di spostamenti ed equilibrio. La prima sosta è comoda, recupero Matteo che arriva con un sorriso di soddisfazione. Dal primo tiro notiamo altre cordate sulla sinistra che ripetono “Ali di farfalla”, quindi Matteo prosegue all’apertura del secondo tiro che si sviluppa su roccia ottima e ancora qualche residuo dei lavori di apertura. Arriviamo a S4 e Teo riparte lanciato obliquando a sinistra e puntando una placca generosa di appigli ma da studiare; quest’ultima conduce ad una larga cengia, quindi è necessario un piccolo trasferimento di una decina di metri fino alla base dell’ultimo tiro. La roccia ora non presenta più zone distinte ma sembra un blocco monolitico che diventa una placca con poche fessurazioni, quindi con calma mi studio il passaggio ed una volta portato i piedi dove avevo le mani mi distendo e fino a che il mio sguardo (e poi anche le mani) non si posa su una lama obliqua non visibile da sotto, passaggio veramente emozionante! Di li a poco le difficoltà si abbattono su una cengia con sfasciume che dopo pochi metri porta ad una pianta con il cordone della sosta finale.
Rientriamo esaltati dalla prima ascesa e ci dirigiamo alla Roda del Canal,  “Via della livera”, una creazione novella di carattere sportivo frutto del lavoro del trio Mario Brighente, Giovanni Bogoni, Daniele Dal Cerè. Il curioso nome della via allude al piede di porco (livera) utilizzato per disgaggiare un imponente  masso, ancora visibile alla base della via, ora divenuto parte integrante della delimitazione del sentiero. Alla destra e alla sinistra del nostro itinerario ci sono altre vie ancora non pubblicate caratterizzate da una partenza molto simile della nostra dal punto di vista morfologico. Ad ogni modo l’attacco (senza nome alla base) combacia anche qui con le indicazioni forniteci. Matteo si aggiudica il primo tiro: la partenza obliqua sulla destra 5b, poi 5c e rientro verso sinistra con passaggio di sesto. Il successivo è il tiro chiave, super ammanigliato ma non banale, 6a+ poi via ancora sulla verticale fino alla sosta e così anche la lunghezza successiva, nonché ultima; qui è utile un friend medio piccolo per chi vuole integrare.
Ambedue le ascese hanno in comune la continuità dell’arrampicata e il divertimento che ne consegue. Complimenti agli apritori e buona arrampicata!"


Christian Confente

VIA BELLA GIOIA
Zona: Valdadige, Tessari, parete rigata
Sviluppo: 5 lunghezze, 145 metri
Esposizione: E
Difficoltà: V+
Protezioni: Fix
Materiale: 10 Rinvii
Discesa: Sentiero o doppia
Tempo: 1,5h
Primo tiro di Bella Gioia

Secondo tiro





VIA DELLA LIVERA
Zona: Valdadige, Tessari,Sviluppo: 4 lunghezze, 90 metri
Esposizione: E
Difficoltà: V+
Protezioni: Fix
Materiale: 10 Rinvii
Discesa: Sentiero o doppia
Tempo: 1,5h

Primo tiro della Livera

Il masso smosso con la "livera" (piede di porco)

In sosta 1


Sul terzo tiro


Roccia lavoratissima sull'ultimo tiro

Roda del Canal, Pensieri nell'aria (7a A0)

Zona: Valdadige, Roda del Canal
Sviluppo: 5 lunghezze, 120 metri
Esposizione: E
Difficoltà: 7a A0
Protezioni: Fix
Materiale: 10 Rinvii
Discesa: Sentiero
Tempo: 2h


2 Dicembre 2016, un venerdì pomeriggio, io e Lino ci avventuriamo sull’ultimissima via della Roda del Canal, aperta da M. Brighente e C. Confente in due giorni con il tiro duro ancora da liberare. L’attacco si trova a destra della via Zig Zag, 30 m a destra del cartello “Divieto di Arrampicata” messo in loco da qualche bontempone con l'intento poco convincente di dissuadere l'ascesa. Attacchiamo il primo tiro che sale in traverso ascendente verso sinistra sotto ad un tetto con dei fix dorati e un cordino nuovo su pianta, la parete è già in ombra e le mani faticano a scaldarsi sulla roccia. Alla prima divertente lunghezza segue un tiro semplice su belle lame e poi un bellissimo tiro con gocce e canne magnifiche valutato di 6b. A lato di queste lunghezze sono presenti due vecchi chiodi che testimoniano un tentativo non andato a buon fine. La logicità ineccepibile della linea prosegue con passi sempre più aerei verso lo strapiombo giallo e bianco con un passo chiave impegnativo che valutiamo come un 7a di continuità ben chiodato, con prese presenti ma da cercare con accuratezza. Segue l'uscita dalle difficoltà integrando, volendo, con un friend medio. 
Dopo il classico trasferimento sommitale su cengia, notiamo l'ottimo lavoro di pulizia effettuato dagli apritori. Arrivati alla bella parete lavorata terminale si sale di petto e poi verso destra per non intercettare alcune linee della palestra abbandonata e ricoperta di vegetazione denominata "Rotaryrampega". Si prosegue in un canalino sempre sul margine destro della placca e si giunge così sui prati sommitali.
Arrivati con il sole già tramontato e con il Pastello incendiato di rosso ritorniamo alla base grazie al solito sentiero per tracciato comune discesa di tutte le vie della Roda del Canal.



Primo tiro

Secondo tiro

Terzo tiro

La sosta del terzo tiro

Tratto chiave

Uscita aerea del chiave


L'ultimo tiro



mercoledì 22 febbraio 2017

Vajo Gaibana

Zona: Val Ronchi
Avvicinamento: 1.30 dal Rif. Revolto
Sviluppo: 300 m di canale + 102 m di misto
Esposizione: N
Difficoltà: passi di M4
Materiale: Picche, ramponi, friend, chiodi
Discesa: A piedi
Tempo: 8/9 h
Partecipanti: io e Christian

La storia di questa ascensione risale a 3 anni fa, Dicembre 2014, intenzionati a salire la linea evidentissima del vajo nord di cima Trappola nel gruppo del Carega, veniamo bloccati al Passo Pertica da una tormenta di neve. Perso il colpo veniamo anticipati da Franz Rota Nodari che con grande fiuto porta a termine la prima salita (Relazione qui). 
Passano gli anni ed il progetto cade nel dimenticatoio, fino ad oggi fino a quando non trovo in Christian un ottimo compagno, predisposto al "ravanamento" e alle mille incognite di un ascensione in una zona totalmente fuori dagli itinerari classici.

18 Febbraio 2017, partiti dal Revolto alle 6.30, raggiungiamo il Pertica per traccia, da tracciamo il sentiero che conduce a cima Trappola su neve sfondosa che ci accompagnerà fino a sera. Raggiunto il bosco di faggi che permette di scendere il Val Ronchi (8.30), seguiamo una traccia che inizialmente ci sembra di camoscio ma via via ci appare chiaro che camoscio non è..Tracce e peli di canide, facciamo uno più uno: "tracce di Lupo." Un piccolo branco di Lupo della Lessinia, già udito e più volte avvistato in zona. Tanto male, abbiamo le picche ma non dovrebbero attaccare l'uomo! Fin qui sarebbe già valsa la pena del ravanamento fino in fondo al canalone. 
Sorpassiamo senza accorgerci l'impluvio del Vajo che sale a Cima Trappola fino a giungere alla base della cima di Castel Gaibana. Un grosso zoccolo chiude tutti gli impluvi sommitali e li fa precipitare in alto sopra ampie balze, l'unico salibile senza troppo ingaggio su rocce evidentemente marce è il nostro canale, che strozzato in alto svolta e sinistra apparentemente in direzione della vetta.
Saliamo nutrendo la speranza di trovare neve portante fino alla base delle pareti che lo chiudono, qui va un và meglio, ma sul più bello che la neve regge, la neve termina. Visto che il canale non conduce in dirittura della vetta ma si chiude su se stesso puntiamo la parete dove più debole e con 2 tiri da 30 m con passi di M4, costretti a pulire le prese con mani e picche, attrezziamo una sosta su roccia (lasciata) e una sosta veloce su grosso larice. Con un unico tiro da 60m per zolle e mughi arriviamo fradici sulla forcelletta che ci dovrebbe spianare la strada per la vetta. Ci stupiamo nel notare che la forcella è solo una forcella e basta..che precipita per 30/40 m su di un vajo pensile e si incunea in un stretto canyon in direzione delle vetta. Decidiamo di battere quindi ritirata vista l'ora ormai tarda (14.00), comunque convinti che la linea di salita logica del vajo è stata superata!

Quattro doppie e alle ore 16.00 siamo nuovamente al Rifugio Pertica dopo 2 ore di snervante salita sul sentiero 109 della Val Ronchi su neve marcia...Ma i giochi rimangono ancora aperti!

L'attacco del canale

Lungo il canale

La parete che lo chiude in alto

Segni di slavine recenti e non portanti

Saliamo sulla sinistra dove la parete è meno repulsiva

Sosta su larice del secondo tiro

Giunti sulla forcella

Vista verso il Carega