mercoledì 29 luglio 2026

ZIG-ZAG TRA LE CLASSICHE

Sono passati quasi dieci anni dall’apertura della via che diede origine a Zig Zag tra le Ombre, l’articolo con cui Alberto Peruffo attaccò la Diretta delle ombre, aperta nel 2017 sulla parete Sud del Baffelàn da Confente, Gianesini e dal sottoscritto. Per molto tempo abbiamo evitato di alimentare quella polemica, ma, ciclicamente riaffiora, sovente alimentata o dai trolls del GognaBlog o da una manciata di nostri haters annidiati nella piazza di facebook. 

Oggi ritengo necessario rispondere, perché la discussione ha superato da tempo il confronto fra differenti modi di intendere l’apertura di una via. Peruffo aveva pieno diritto di ripeterla, criticarla, contestarne la chiodatura e proporre una diversa ricostruzione storica. Nel suo stesso articolo riconosce che si tratta di una bella linea e che merita di essere ripetuta. Poi il tono cambia. La critica tecnica diventa una delegittimazione degli apritori, del loro ruolo di istruttori CAI e perfino del loro diritto di intervenire sul Baffelàn. Il passaggio più grave riguarda la rimozione delle protezioni. Peruffo invitò apertamente gli apritori a togliere gli spit e sostenne che, qualora non lo avessero fatto, altri alpinisti avrebbero avuto il diritto di intervenire. In seguito la Diretta delle ombre è stata schiodata nel settembre 2025 e la scatola con i chiodi e il libro di via è stata ritrovata a 120 km di distanza a Spiazzi nel veronese da Giuseppe Vidali, quasi in concomitanza con l'evento al Malù Bar sui vandalismi alle vie in Val d'Adige...che coincidenza. Non conosco l’identità di chi ha materialmente compiuto l’intervento e non attribuirò incarichi diretti in assenza di prove. 

A. Peruffo durante una ripetizione della Montecchiani. Foto da "Arrampicate in Piccole"

Discutere di una via è normale, anche una critica molto dura può avere una sua utilità, purché resti ancorata alla relazione, alla storia della parete, alle protezioni presenti e ai passaggi effettivamente percorsi. L’articolo di Peruffo entra inizialmente in questo terreno, per poi abbandonarlo quasi subito. Dopo aver contestato il nome, i gradi e l’uso degli spit, definisce la via un “insulto”, parla di “sfregio” e mette in dubbio che gli apritori possano essere considerati "veri alpinisti". Arriva infine a domandarsi se fossimo “istruttori o distruttori del CAI”. 

Nella postilla, aggiunta in seguito alle rimostranze verso l'articolo dell’allora direttore della Scuola di Alpinismo di Montecchio, Alessio Gualdo (CAAI), Peruffo sostiene che sia difficile conciliare il ruolo di istruttore con l’apertura di una via di questo tipo e chiede pubblicamente al CAI di Montecchio Maggiore di richiamare i propri istruttori.

Definire degli istruttori “distruttori” non aiuta certo a stabilire dove passassero le presunte salite perdute dei fratelli Soldà, quelle che secondo i contestatori passavano proprio da quelle placche tra le vie Cocco e Sgreva. Definirci distruttori ha però aiutato il sottoscritto a trovare quella motivazione in più per conseguire il titolo di Istruttore Nazionale di Alpinismo e, in seguito, raccogliere il testimone alla direzione della stessa Scuola. Una realtà oggi più giovane e viva che mai, della quale peraltro, Peruffo in passato ne è stato una meteora. 

Tutta questa vicenda è stata un attacco diretto alla reputazione delle persone coinvolte, alla loro preparazione e al loro ruolo. Personalmente considero quelle parole infamanti, oltre che profondamente ineleganti da parte di un intellettuale. Peruffo avrebbe potuto contestare la via e basta ma ha scelto invece la delegittimazione pubblica, formulando giudizi su persone che non conosceva e delle quali, evidentemente, aveva raccolto soltanto opinioni filtrate da terzi, mossi da evidentissimo pregiudizio, indivia e rancore.

Diretta

Sul tema della schiodatura, le parole pubblicate nel 2019 sono chiare: si consiglia agli apritori di tornare sulla via e togliere gli spit e se non lo avessero fatto, ogni alpinista dotato della consapevolezza da lui richiesta avrebbe avuto “il diritto di farlo. Di togliere quegli spit”. Conclude poi: “Perciò, se qualcuno in piena coscienza, decide di toglierli, li tolga.” E aggiunge: “Spero lo facciano gli apritori.” Nello stesso passaggio rivendica per sé e per altri una presunta autorità fondata sui rispettivi percorsi personali. Queste sono frasi ancora leggibili nella pubblicazione sul suo blog

Qualcuno, in seguito, è realmente salito sulla Diretta delle ombre, ha rimosso le protezioni e spezzato i tasselli. Chi ha eseguito il lavoro conserva la responsabilità materiale della propria decisione ma sarebbe però poco onesto separare completamente quel gesto dal clima che lo aveva preceduto. Peruffo aveva indicato la schiodatura come un atto legittimo, aveva attribuito ad altri il diritto di compierla e aveva presentato gli apritori come responsabili di uno sfregio indicibile, quasi edipico, di Mottiana memoria. Armiamoci e partite insomma.. e chi invita pubblicamente al vandalismo non può considerarsi completamente estraneo quando qualcuno raccoglie quell’invito. 

Una via può essere criticata e può essere evitata, un ripetitore può scegliere di non utilizzare gli spit, ma rimuovere le protezioni collocate dagli apritori è un intervento di natura diversa: modifica materialmente l’itinerario e cambia le condizioni affrontate dalle cordate successive. Può generare un problema di sicurezza quando circola da un decennio la relazione che descrive protezioni in realtà assenti (non tutti guardano la piazza di facebook per rimanere aggiornati). Una decisione simile non dovrebbe appartenere al singolo che si considera più consapevole, più storico, più autorevole degli altri e che ha tra le mani un piccolissimo tribunale privato. 

La questione appare ancora più evidente osservando la Via dei Montecchiani Ribelli, aperta nel 2015 sulla parete Nord del Baffelan dallo stesso Peruffo assieme al suo discepolo, anch'esso ex istruttore della sopracitata scuola e sezione, con la quale ha avuto un rapporto piuttosto conflittuale. La via ha uno sviluppo dichiarato di 165 m, difficoltà massima di VIII- e obbligatorio di VI+. Viene descritta come aperta dal basso, con chiodi artigianali e protezioni naturali. La relazione degli stessi apritori riporta dati molto precisi: l'attacco è situato cinque metri a sinistra della Via Vicenza, il terzo tiro parte da una “sosta in comune con la via Thiene”, il quarto tiro parte da una “sosta su golfaro in comune con la Vicenza”. Questi elementi non derivano da una testimonianza orale, da una relazione degli anni '20 difficile da interpretare o da un vecchio chiodo trovato in una zona approssimativa della pareteLa via si sviluppa in un settore già attraversato da 3 itinerari classici e utilizza più punti comuni con 2 degli stessi. La si può considerare una linea bella e difficile, si può apprezzarne lo stile di apertura, la qualità della roccia e il valore dei singoli passaggi. Ma rimane anche questa una via fortemente interconnessa con itinerari precedenti e per alcuni aspetti, a differenza della Diretta (che ha un solo punto obbligato di connessione con la Cocco nel Vajo), appare più un raccordo, o addirittura una variante, più che una linea dotata di autonomia e identità propria. 

Perché ciò che sulla parete Sud viene definito violazione, insulto e sfregio diventa un'apertura in pompa magna sulla parete Nord? Perché la possibile sovrapposizione con linee non più ricostruibili condanna la Diretta delle ombre, mentre due soste dichiaratamente comuni con la via Thiene e la via Vicenza non sembrano porre alcun problema alla Montecchiani Perché gli "incroci" fantasma degli altri autorizzerebbero una schiodatura, mentre quelli propri reali rientrerebbero nella normale complessità della parete? Una regola può essere severa ma deve valere per tutti. 

Montecchiani

Il problema è il doppio standard: le pareti storiche sono composte da linee che si avvicinano, si allontanano e talvolta si incrociano, condividono cenge, camini, soste e tratti obbligati. Esistono varianti, tentativi interrotti, calate e passaggi dei quali non è rimasta una documentazione sufficiente. Sul Baffelàn, come su molte pareti percorse da quasi un secolo, la separazione geometrica assoluta è spesso impossibile; il punto riguarda il criterio usato per leggere questa complessità. Nel nostro caso, la presenza di vecchi segni sparsi e la possibile interferenza con salite delle quali non era sopravvissuto un tracciato sono state usate per negare dignità all’intera apertura. Nel caso della Montecchiani, la condivisione di soste con 2 vie classiche viene accettata come parte dell’itinerario. La differenza di giudizio sembra dipendere dal nome dell’apritore: nel proprio articolo Peruffo rivendica un’autorità derivante dal suo percorso personale, usandola per sostenere il diritto di ribaltare quanto realizzato da noi. Nessun curriculum attribuisce il diritto di cancellare unilateralmente una via, la storia personale merita rispetto ma per questo una parete non diventa una proprietà privata.

Applicando alla lettera il principio usato contro la Diretta delle ombre, qualcuno potrebbe sostenere che anche la Montecchiani Ribelli debba essere schiodata perchè anch'essa non degna secondo i canoni peruffiani, ma sarebbe la prosecuzione dello stesso errore. Una rimozione compiuta per ritorsione trasformerebbe una richiesta di giustizia in una vendetta. Confermerebbe l’idea che ogni alpinista possa modificare le vie degli altri sulla base della propria autorità morale. Lo potremmo fare ma non lo faremo. Chiediamo alla comunità che la Montecchiani Ribelli (ma anche la Arcoiris & Butterfly che si sovrappone a fix con la Casara, la Ceneri nel Vento, la Tranquillo e Placido, la stessa Roby Cocco, la Hidden Side of Baffelan, la Superbaffelan aperta a spit dall'alto, la Anna Verrà..) venga applicata la stessa attenzione riservata alla nostra via, e si sottoscriva che non è una via ma un incrocio, una variante di classiche. 

La vicenda si collega a un problema più ampio e reale: il destino delle vie delle quali sono andati perduti il tracciato, la relazione e ogni riferimento certo, in sostanza una parete, non può rimanere in ostaggio ed è quello che continueremo a portare avantiUna salita storica può essere realmente avvenuta e meritare pieno riconoscimento ma quando nessuno riesce più a localizzarla, il suo ricordo non può congelare per sempre un intero settore e per questo sarebbe necessario istituire un testamento spirituale dell'apritore, come suggerito da Alessio Conz nel suo Spit in Dolomiti, che suggerisco di leggere.

Spit in Dolomiti, A.Conz - Ed. Versante Sud

Rispettare la storia significa fare ricerca, consultare archivi, ricostruire relazioni e raccogliere fotografie e testimonianze, senza però arrogarsi il diritto di parlare al posto dei morti. Le supposizioni non possono diventare confini di comodo larghi decine di metri e allo stesso tempo, una via documentata e riconoscibile non può essere cancellata perché qualcuno si considera investito dell’autorità per farlo.  

Non chiediamo immunità dalle critiche: la Diretta delle ombre può essere discussa, ripetuta, valutata e confrontata con i documenti storici. Qualcuno potrà continuare a considerarla troppo chiodata, altri troppo poco, antri ancora incompatibile con la propria idea di alpinismo. Ma rimane appunto la propria. Rifiutiamo la delegittimazione personale, anche quella recente in cui in un ennesimo scivolone il Peruffo accosta il nostro nome al fascismo ("patacca e stella uncinata"), cosa assai risibile per chi ci conosce veramente visto che personalmente ho frequentato l'ambiente musicale dei centri sociali fino a non meno di 10 anni fa. 

Il Baffelàn non appartiene ad Alberto Peruffo e nemmeno a noi: appartiene alla propria storia geologica prima e alpinistica poi. Una comunità adulta dovrebbe confrontarsi con responsabilità e rispetto reciproco, quindi chiediamo una cosa semplice: lo stesso metro per tutti oltre che a delle scuse formali per tutte le ingiurie sopportate stoicamente in questo decennio.

Il ripristino della Diretta ovviamente sarà eseguito, la via originaria aveva un carattere semi-alpinistico. Le protezioni fisse erano concentrate nei punti ritenuti più delicati, mentre in altri tratti erano presenti i "chiodoni" forgiati dal compianto Franco Sartori (CAAI). Se nessuno fosse intervenuto, sarebbe rimasta così. La rimozione anonima delle protezioni ha cambiato le nostre condizioni, per questo la Diretta delle ombre assumerà una nuova identità. Diventerà una via sportiva al 100%, sul modello della vicina Roby Cocco: attrezzatura coerentemente, linea riconoscibile e relazione aggiornata.  

Chi è intervenuto voleva eliminare gli spit e cancellare l’identità della via ma otterrà l’effetto contrario. La Diretta tornerà sulla parete più "diretta" di prima e non sarà più una via semi-alpinistica. Se qualcuno, però, muoverà ancora la mano dopo il restauro della stessa, visto che la misura è ormai colma, è avvisato: la via dei Montecchiani seguirà lo stesso destino, verrà spittata alla stessa maniera ed il complesso edipico troverà la sua degna conclusione.

ML

4 commenti:

  1. Tutta questa storia a dir poco grottesca mette solamente in risalto la povertà intellettuale di certi personaggi che popolano il teatrino dell'alpinismo e dell'arrampicata. Essere capaci in questa disciplina non rende l'individuo stesso migliore degli altri poiché il valore delle persone va ricercato in ben altro. Parlare di etica senza nemmeno conoscere il significato di questa parola è un argomento che ultimamente va molto di moda. Gli alpinisti continuino a fare l'attività motoria che il padre eterno gli ha concesso di saper fare, l'etica lasciatela scomodare a persone di una certa levatura morale. Il mondo non gira intorno all'arrampicata, non siamo e non siete nessuno. I ragazzi che hanno aperto la diretta delle Ombre anche se avessero commesso una valutazione sbagliata, stavano giocando su una parete dove ognuno ha il diritto di poter andare. Criticare le azioni degli altri senza voler cercare un confronto e arrogarsi il diritto di essere giudici, ecco, questo non è etico perché mi dispiace deludere il signor Peruffo, ma sui libri di storia e filosofia il suo nome non compare.

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  2. Gentile Leorato,

    considerato che mi chiami in causa, che pubblichi parole e citazioni non proprio corrette, che usi foto di profili privati senza chiedere permesso o citare la fonte, provo a risponderti, costruttivamente e puntualmente. Entrando nel merito. E sul metodo. Se vuoi, successivamente, sono sempre pronto a un confronto pubblico, per lasciare a terze parti la possibilità di farsi un'opinione più “immediata”, dopo aver sentito le nostre voci discutere dal vivo, e non sulla carta.

    - Prima cosa, fondamentale. Nessuno vieta di “delegittimare” qualcuno nel ruolo che ricopre. È la cosa più semplice che possiamo fare quando troviamo delle contraddizioni e vogliamo evitare uno scontro fisico o violento, anche nelle parole. Il tuo ruolo di istruttore del CAI prevede il rispetto del Bidecalogo e delle Tavole di Courmayer, nate dall'articolo 1 dell'associazione. Voi, con tale apertura, non l'avete fatto. Non avete rispettato il mandato del CAI. Tutto qua. Aprire vie in questo modo, con spit ascellari o fuori luogo, dove non servivano affatto, come documentano in modo inoppugnabile le foto [1], non è proprio da Bidecalogo. Questa è la mia deduzione fondata sui documenti del CAI. Spero che non insegniate questo nelle Scuole di alpinismo, altrimenti davvero siete non solo delegittimabili, ma esautorabili teoricamente (ossia eticamente) dal vostro ruolo di istruttori perché contraddicete i principi del CAI, i documenti programmatici dell’associazione di cui siete soci promotori. Da qui la mia provocazione in d-istruttori. E, satiricamente, sulla patacca. Che è un simbolo universale mal riposto, come spiegato nella mia postilla. Nulla di più o di personale.

    - Seconda cosa, trascurata. Invitare provocatoriamente qualcuno (del tipo: «togliete quegli spit, e se non lo fate voi, chiunque è in diritto di farlo» - visto che voi avete trapanato d'emblée e contraddicendo quanto detto sopra) a fare un'opera di “ricomposizione”, voi stessi; invitare a riconfigurare la via allo stile, alla geografia, alla storia di quelle pareti; fare ciò non credo sia un crimine e neppure un atto sconsiderato, dopo averlo documentato e argomentato. Soprattutto se si considera dove è stata aperta la vostra via e lo stile prevalente di quelle pareti, tra le quali è ancora possibile fare “alpinismo trad”. Voi invece avete importato il vostro stile plaisir della Val d'Adige e l'avete imposto con arroganza qui. Facendo voi per primi un’opera di vandalismo alla storia e alla natura della parete, chiodabile in stile tradizionale, su difficoltà risibili.

    [segue - nel sito dell'articolo originale lo trovate integrale]

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  3. Gentile Peruffo. Il confronto pubblico ha valore solo quando si basa sul rispetto reciproco, che è il presupposto di qualsiasi dialogo; e dalla vostra fazione emerge al momento solo odio (vedi gogna blog).

    Senza scuse chiare per la giustificazione delle schiodature e per gli attacchi personali, non esistono le condizioni per un dibattito. Non ci interessa la caciara o il teatrino dei commenti.

    Per noi contano i fatti: la sicurezza delle vie, la formazione continua e le passione per la roccia. Per quanto mi riguarda, la discussione finisce qui.

    ML

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  4. Gentil.mo Leorato,

    non so di cosa parli. Non leggo i commenti di Gogna Blog da tempo, anche se immagino la caciara. Comunque mi rammarico se qualcuno offende, sempre. Per questo non partecipo ai commenti (se non interpellato e in casi estremi). Non è tra le mie corde offendere, mai; ma argomentare, provocare. Da parte mia nessuna forma di odio, ma solo una critica severa, non sulle persone, ma su una loro singola opera sul Baffelan. E sulla contraddizione di ruolo. Su quello che una via fatta in quel modo e in quel posto comunica.

    Personalmente posso ammirare la vostra passione, formazione, sicurezza, che non mi sogno di mettere in dubbio, ma allo stesso tempo posso criticare queste vostre qualità quando sono in conflitto con i principi del vostro ruolo. Non posso neppure chiedere scusa per le mie provocazioni. Se sono argomentate e fondate sulla storia e il significato di ciò che parlo, in questo caso della parete del Baffelan.

    Capovolgo: non dovreste chiedere scusa voi per essere saliti con il trapano su una parete dove non serviva, e con la vostra punta perforante avete cambiato per sempre la fisionomia di quella parete o parte di parete che poteva stare silenziosa e bypassata senza il casino che portano questi fori arbitrari, ascellari?

    Se non fate un passo indietro voi (nella trapanatura) e uno in avanti ad affrontare il sottoscritto (che non appartiene a nessuna fazione, anche se qualcuna l'ha provocata, legittimamente, ma entro i termini del rispetto personale, a prescindere dalle conseguenze materiali sulle schiodature, quando ritenute una risposta "materiale" legittima alla violenza "materiale" subita dal trapano: ossia il rimettere le cose al loro posto, secondo i canoni del luogo), non solo la discussione è finita, ma la partita.

    E prima di trapanare in modo violento il Baffelan, in stile Plaisir, pensateci bene. Soprattutto se siete istruttori. Altrimenti l'alpinismo diventa turismo preconfezionato. E le scuole e il CAI semplici agenzie di viaggio. Per passare una domenica piacevole e rientrati a casa, dimenticarsi il resto. ap

    PS La mia risposta completa, articolata, con una postilla anche al commento di Cristian, la trovate qui https://casacibernetica.wordpress.com/wp-content/uploads/2019/06/risposta-a-leorato-sulla-diretta-delle-ombre.pdf

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