Sviluppo: 350 m
Esposizione: SW
Tempo: 8-10 h
Difficoltà: A1 (IX-?); VII obb.
Materiale: friend fino al 4, 1 staffa.
Discesa: 1h30 a piedi
Apritori: F.Sartori, A.Rossi
Una linea evidente infilata nel punto più logico di una parete che per anni ha respinto ogni tentativo anche solo pensato, complice la fama della roccia. Qui si segue il diedro meno appariscente rispetto a quello dei primi salitori più a sinistra sui grigi (Sent e Melchiori, via Lino della Maria, 1954), quelli che definirono la roccia del Fracena “putrida”, e non avevano torto.. Il diedro guida tutto: continuo, fisico, a tratti ostile. Un piccolo “Diedro Casarotto”, come lo ha battezzato a caldo il mio compagno di cordata Federico, che da solo vale la via, assieme anche all'ultimo tiro forse il più solido e lavorato.
Nella parte terminale del grande diedro arriva la sequenza più caratteristica: cinque tetti in scala rovesciata che definiscono il carattere della via oltre che il suo nome. Tetti superati con logica ed intuito, mentre la roccia vira al giallo e assume un aspetto quasi terroso. La libera, pur con chiodatura ottima, resta ancora troppo delicata: le prese non danno quasi mai fiducia e tendono a sfaldarsi. In artificiale invece il ritmo cambia, più fluido, con numerosi tratti alternati alla libera che risultano divertenti.
La roccia nonostante la grande opera di pulizia, alterna tratti solidi a molte sezioni dove serve attenzione e sensibilità specialmente nei primi tiri. L'ambiente è appartato, caldo e selvaggio nonostante la vicinanza al paese, e con una certa rusticità che a momenti mi ha evocato sentori di Supramonte sardo nonostante la bellissima vista sui Lagorai ancora imbiancati di neve.
La nostra è stata la prima ripetizione assieme a Federico, Lodovico e Stefano, il 18 aprile 2026, in memoria di Franco Sartori, accademico, co-apritore della via e storico fornitore di solidi chiodi artigianali, deceduto per un malore fatale proprio alla base di questa parete 2 giorni prima. R.I.P.
Accesso: Da Villa Agnedo seguire le indicazioni per Castello Ivano e imboccare Via Scura. Salire fino al termine della strada dove si parcheggia (46.061177 N, 11.535257 E). Dopo la sbarra traccia a destra con bolli rossi e ometti che traversa nel bosco sotto vecchi muri a secco. Superare una zona con alberi abbattuti fino a una piccolo ghiaione, quindi salire e prendere il sentiero a zig-zag seguendo sempre i bolli fino alla base della parete. Circa 45 minuti.
Descrizione: lascio alla relazione precisa di Alessandro Rossi qui.
Discesa: Dalla cima seguire a destra una traccia che porta ad un intaglio. Risalire il sentiero bollinato di rosso nel bosco fino a intercettare una specie di totem. Da qui un sentierino ripido conduce alle trincee e in breve alla strada asfaltata del Monte Lefre. Si segue in discesa abbandonandola prendendo i sentieri CAI che riconducono alla base, stando attenti a tenere sempre la sinistra. (circa 1h30 dalla cima).
In alternativa, possibile discesa in doppia al lato della via (da S10), veloce ma meno interessante e con qualche tratto ancora delicato. In alternativa potete lasciare una seconda auto alle trincee (46°03'40.9"N 11°32'57.6"E).













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